The Affair – 1×06 6

The Affair - 1x06 6Con il sesto episodio, The Affair presenta una modifica sostanziale del racconto, ma offre al contempo un ritorno alla struttura ben nota che ha visto la versione di Alison arrivare dopo quella di Noah: all’interno di quello che sembra un passo indietro nella narrazione, avviene invece una svolta importantissima ai fini del racconto. 

Dopo aver offerto diverse varianti (inversione dei due punti di vista, sovrapposizione dei racconti prima, successione cronologica dopo), torniamo ad una struttura molto simile a quella utilizzata la prima volta: i due punti di vista raccontano la stessa fetta di tempo, ma con un piccolo (e tuttavia importantissimo) slittamento in avanti di quello di Alison, che inizia subito dopo la festa e si conclude con l’apparente rottura della relazione.
The Affair - 1x06 6Dove si trova quindi la differenza con gli altri episodi? Come abbiamo visto nella precedente puntata, l’interrogatorio nel presente si è momentaneamente concluso, eppure i due racconti – con tutte le loro discrepanze – continuano senza sosta, rendendo la loro stessa natura soggetta a domande ulteriori: se non rappresentano più le due diverse dichiarazioni al detective, cosa sono questi due punti di vista? È legittimo ritenere che uno dei due sia in realtà la storia che Noah sta scrivendo, come da molti ipotizzato fino a questo punto? E soprattutto, dobbiamo pensare che il legame con il presente si sia interrotto? Molto probabilmente no: le indagini per l’omicidio di Scotty sicuramente devono arrivare ad una svolta, ed è possibile che queste riprenderanno quando la narrazione arriverà alla notte incriminata. Si tratta tuttavia di illazioni: ciò che invece è certo è che, per la prima volta, in questa puntata le differenze di racconto non sono tanto legate alla relazione tra i due, quanto alla percezione che entrambi hanno di loro stessi nel contesto del traffico di droga gestito dai Lockhart.

You know, sometimes I worry you’re just a really great dream.”
“Well, don’t wake up now.”

The Affair - 1x06 6Il racconto di Noah inizia alla festa a cui partecipa con Max, l’amico cocainomane introdotto opportunamente per permettere all’uomo di farsi due domande sul traffico di droga che lega i Lockhart, la stazione dei taxi e le consegne di pesce di cui si occupa Alison. Siamo stati abituati fino ad ora a vedere una Alison che, dal punto di vista di Noah, risulta molto più “femme fatale” di quanto sia nel racconto della donna, e questa parte della puntata sembra apparentemente indicarci la stessa cosa; in realtà, ad un’analisi più approfondita, le differenze di percezione di questo episodio si basano molto meno su un aspetto romantico-sessuale e molto di più sulla visione morale che Noah ha della donna – e che poi, come vedremo, Alison ha di se stessa.

C’è una profonda colpevolezza di Alison nel quadro che Noah ci restituisce, una responsabilità figlia di un atteggiamento spavaldo e complice che rappresenta la più grande differenza nelle due parti di racconto di questa puntata. L’uomo appare ai suoi stessi occhi come la vittima delusa di una serie di eventi di cui lui non ha alcuna responsabilità, mentre Alison rappresenta l’artefice dell’inganno, colei che lo ha svegliato dal “grande sogno” che lui temeva così tanto. È lui che in questa parte del racconto sta vicino alla donna e le promette di tornare da lei; è lui che scopre il traffico di droga ed è sempre lui che va ad affrontare Alison, per trovare davanti a sé una “drug-dealer” (I hate that word) che lo tratta con distacco e che lo rispedisce a casa, approfittando della sua soffiata su Oscar per mettere in allerta il marito e i cognati.
The Affair - 1x06 6Dal racconto di Noah trapela un (vero o presunto, poco importa) senso di colpa per la situazione che si è venuta a creare e che emerge nel suo rapporto con Helen – la quale si lamenta delle poche attenzioni del marito nei suoi confronti – e nelle frasi di Max, che parla di matrimoni riusciti come se appartenessero solo a mondi alieni, non reali. La delusione provata davanti ad Alison (inquadrata ancor di più come spregiudicata quando si chiude con lui nel bagno nonostante ci sia la bambina in quello accanto) è ciò che spinge nuovamente Noah tra le braccia di Helen; una delusione che crea uno scollamento tra ciò che l’uomo pensava di Alison e ciò che invece ha scoperto di lei.
Lui, la vittima emotiva in balia dei suoi sentimenti e delle sue delusioni. Lei, la carnefice razionale, che sì, forse prova qualcosa per lui, ma che davanti alle esigenze familiari si trasforma in un’altra persona.

I don’t fucking care if I live or die or go to jail or space.

The Affair - 1x06 6Come si diceva, c’è un leggero slittamento temporale tra i due racconti, e non è casuale: nella parte dedicata all’uomo vediamo per la prima volta la coppia inserita in un contesto sociale come quello di una festa, dunque qualcosa che riguarda molto più la natura di Noah che quella di Alison. Allo stesso modo, vediamo come la seconda parte della puntata avrà in aggiunta la rottura tra i due osservata dal punto di vista della donna, a cui è sempre stato dedicato l’approccio più intimista della serie. Sin da subito emerge il senso di colpa di Alison per il suo ruolo e lo fa per netto contrasto: l’angoscia di un orologio che segna il tempo di un appuntamento improrogabile, una doccia fatta da sola senza alcuna promessa di future visite di Noah, una scelta di vestiti color pastello che accentua per comparazione la combinazione canottiera-pantaloni scuri del racconto precedente.

Qui è Alison a percepirsi come vittima: degli eventi, di Cole, di Noah.
Degli eventi, perché non è lei a voler tenere il ranch a tutti i costi, e soprattutto non è lei a voler rimanere ancorata a quel posto. La sua partecipazione, persino il suo ruolo nello svelare il “problema Oscar” risultano quasi sempre secondari, dimessi, comunque dipendenti dalle scelte degli altri.
The Affair - 1x06 6Ma soprattutto, e da diverse puntate, Alison ci sembra sempre più in balia della vita di Cole, il personaggio più interessante dopo i protagonisti di questo affair e sul cui giudizio è ancora difficile esprimersi. Ci è stato infatti presentato come marito amorevole in certe occasioni (indimenticabile la difesa di Alison contro la madre Athena), affettuoso in altre, ugualmente in lutto per il figlio e potenziale ottimo padre in relazione a Martin in questo episodio; al tempo stesso, però, non si può dimenticare come sin dall’inizio abbia ambiguamente mostrato una natura quasi violenta (rimarcata qui alla notizia della fuga della giumenta), un ruolo da capo familiare che risulta sempre più come un’imposizione sui fratelli, e una morale altamente discutibile – i grandi discorsi sulla salvaguardia del paese vengono gettati via quando garantire il progetto di Oscar significa salvare i suoi traffici. Cole visto con gli occhi di Alison (e dunque il Cole che vediamo anche noi) è un uomo che contiene due anime, e fino a che punto questo sia una conseguenza del lutto (sia per l’uomo nel comportamento, che per la donna nella percezione del marito) o sia invece un indice della colpevolezza nell’omicidio del fratello è ancora presto per dirlo.

The Affair - 1x06 6Infine, ma non per importanza, Alison si percepisce vittima di Noah nel suo non essere compresa fino in fondo. Se nella prima sezione della puntata era lui la parte debole della coppia, qui è la donna ad essere incastrata tra forze più grandi di lei, e Noah – che ne aveva compreso la natura più intima a seguito della rivelazione del lutto – viene rappresentato come la delusione: colui che l’aveva capita forse più di chiunque altro arriva al suo limite, oltre il quale non si può più andare – After today, I’d have to be insane to keep this going. Lui diventa l’uomo che affronta la decisione, che decide il luogo dell’appuntamento – casa di Phoebe, non più il ranch – e che si dimostra come la parte più forte della coppia; è qui che lui tira in ballo il figlio (e stupisce come questo non emerga in relazione al racconto di Noah, dove avrebbe avuto più senso, ma in quello di Alison, come a far riemergere il trauma della perdita del bambino e aumentare così il senso di colpa per tutta la vicenda). Lui, l’uomo che l’aveva capita, diventa qualcos’altro, e si crea anche qui uno scollamento tra ciò che la donna pensava di lui e ciò che invece le appare davanti agli occhi. Lei, la vittima emotiva. Lui, il carnefice razionale, che nonostante i sentimenti provati fa prevalere la testa sul cuore.

The Affair - 1x06 6Impossibile sapere se nelle prossime puntate tornerà l’indagine del presente a ridare valore a queste differenze del racconto, ma per il momento possiamo dire che anche senza la valenza dell’interrogatorio le discrepanze tra i due servono per chiarire meglio la situazione, e la percezione che entrambi hanno (avranno?) di se stessi e dell’altro. Insomma, non ci sono le domande dell’interrogatorio, ma questi racconti sembrano essere, e per la prima volta, chiare accuse alla personalità e moralità dell’altro, e non può essere un caso. È ancora difficile capire come tutto ciò si inquadrerà nella storia dell’omicidio, e questo potrebbe essere tanto l’aspetto geniale quanto la condanna della serie: arrivati al sesto episodio, non c’è quasi nulla che si possa definire chiaro, quindi la valutazione può basarsi solo ed unicamente su quello che vediamo, ovvero una relazione complicata vista da entrambe le parti. Su questo fattore, il giudizio non può che essere estremamente positivo; vedremo con le prossime puntate se questo si potrà dire anche su tutto il resto.

Voto: 7/8

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

5 Risposte

  1. Frank Underwood scrive:

    Complimenti davvero. Moltissime volte mi ritrovo a voler proporre la mia candidatura per recensire una serie, dall’alto dei miei 10 anni nel giornalismo e relativa iscrizione all’albo dal 2004. Ma quando poi leggo una recensione con un’analisi così profonda, piena di sentimento e soprattutto oggettivamente condivisibile, penso che non serva “vantarsi” di avere un ineccepibile morfosintassi e una corretta grammatica. Serve davvero tanta capacità introspettiva. Ma soprattutto anima e cuore. Non voglio fare il romantico, ma davvero complimenti Federica. Si vede lontano un miglio che sei figlia degli anni 80 come me 😀 Tornando alla futilità della vita, The Affair entra di diritto nella Top5 delle migliori serie del 2014. Ritengo non sia davvero facile ai giorni nostri appassionare lo spettatore partendo dalla più semplice delle trame: ovvero una volgarissima “storia di corna”. La genuinità della scrittura ha elevato le potenzialità della serie, che si permette ora di spostarsi nel poliziesco, ora nel drammatico, non dimenticandosi del lato soap-operistico (!) e di quello psicologico, con dialoghi intelligenti e mai banali. Certo, non abbiamo un Rust Cohle a farci magistrali pipponi sul chi siamo e perchè, ma le reazioni degli effetti sulla coppia (sia nel caso di Noah che di Allison) è veramente da manuale psicopedagogico.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Grazie mille per i complimenti! Mi fa piacere che si colga ciò che intendevo, diciamo che è stata una recensione un po’ sofferta quindi son contenta che sia passato quello che volevo dire :-)

      Io credo che la cosa più bella di the affair sia proprio che, nonostante non si capisca quasi nulla della struttura, rimanga un prodotto incredibilmente affascinante. Non so quali altre serie potrebbero instillare i medesimi dubbi mantenendo l’attenzione così alta dopo sei episodi del genere. La scrittura, e soprattutto l’approfondimento emotivo e psicologico, sono davvero eccezionali.

      Ps.: un tentativo con il “collabora” puoi farlo quando vuoi! :-)

       
  2. melania scrive:

    Sono d’accordo con la bella e non scontata analisi che fa Federica Barbera di questo episodio dove, in effetti, l’oggettivizzazione dei vissuti dei due protagonisti, svincolati dall’inchiesta del presente, paradossalmente produce un confronto introspettivo profondo e molto vitale, che secondo me giova alla trama e al ritmo. Mi sembra che da un paio di settimane la serie sia migliorata e arricchita di particolari forti. Intanto, ed è logico, cominciamo a saperne di più sugli eventi che occupano l’inchiesta, gli stessi fatti narrati divergono, qua e là sensibilmente e poi ci sono dettagli che si impongono all’attenzione; basti pensare, per fare un esempio, alla figura del detective, a come ora si ponga ambiguamente, specchio riflettente delle altrui situazioni, e alle informazioni che distilla con sadica attitudine (comunque mi iscrivo al partito di quelli che pensano che almeno una sezione scaturisca in realtà dal romanzo di Solloway).
    Non che prima non mi piacesse, è una serie che seguo dall’inizio e trovo sia una grande produzione, probabilmente la migliore della stagione presente. Tutto è bellissimo: molti degli interpreti sono noti e carismatici, l’ambientazione stile “Scandalo al sole” è meravigliosa con le scene che rianimano le illustrazione di Rockwell, che prendono prestiti da Hopper e via elencando le ottime cose che tutti abbiamo pensato, letto, scritto, ecc. Ecco, al limite proprio il flusso narrativo affidato al sapiente ma, come è stato detto, un po’ rigido contrappunto fra i due punti di vista gemelli non lo trovo tanto originale, ne’ fecondo, ne’ proposto in modo eccezionale. E’ un espediente narrativo che ha già molto dato al nostro immaginario. E non penserei di dover scomodare Kurosawa, o Pirandello e Schnitzler e molto altro, ma nemmeno True Detective.
    Infine, così per chiacchiera, dissento da chi non ama West/McNulty in questo ruolo: a me sembra che ci stia bene: ottimo rappresentante working class che è andato avanti sfruttando cervello e fortuna, una bella faccia che non ha complessi di inferiorità,un belloccio in classica crisi di mezza età.

     
  3. Dreamer88 scrive:

    Innanzitutto mi unisco agli elogi nei confronti della recensione di Federica. Io, personalmente, avrei dato un otto pieno perché l’episodio, per la prima volta, mette in luce in maniera netta e chiara il lato oscuro della famiglia Lockhart (operazione necessaria per farci capire le possibili motivazioni dell’omicidio); questa svolta narrativa però non distoglie il nostro sguardo da “The Affair”, che, con questa rivelazione, subisce un’ulteriore evoluzione, rendendo il rapporto tra Noah ed Alison ancora più problematico. Le cose si fanno sempre più interessanti!

     
  4. Federica Barbera scrive:

    grazie a entrambi per i complimenti =)

    @melissa: concordo sostanzialmente col tuo discorso. La serie sta migliorando molto, il punto su cui mi trovo dubbiosa è la legittima paura di non capire se quello che sta venendo a crearsi, come dico nella recensione, sia al limite della genialata o dell’errore. Del resto, non essendo chiaro quello che vediamo, è legittimo avere dubbi sul giusto prosieguo della serie, però ammetto che (in maniera molto più soggettiva, ergo meno adatta ad una recensione 😉 ) sono ottimista.
    E sì, West piace pure a me, anche se ammetto di avere una predilezione per il personaggio di Alison

    @Dreamer88: il motivo per cui ho evitato l’8 è stato proprio per il discorso che ho appena scritto a Melania, con l’aggiunta di un dato fondamentale: io porto avanti infatti un’illazione nel dire “molto probabilmente l’indagine tornerà”, ma non ne ho, ovviamente, la certezza. Quindi questa puntata vive un po’ sul filo del rasoio, e di sicuro col senno di poi sarà più facile dare un voto più alto (o più basso eheh) a seconda dell’evoluzione. Insomma, date le incertezze e nonostante il fatto che mi sia piaciuta molto, non me la son sentita di dare l’8 bello completo e ciccione 😀

     

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