The Newsroom – 3×03 Main Justice

The Newsroom - 3x03 Main JusticeConoscete il termine mansplaining? Una definizione sommaria potrebbe essere: “provare piacere nel dare spiegazioni arroganti e imprecise, offerte con l’assoluta certezza del proprio avere ragione, perché in questa conversazione tu sei l’uomo” (per approfondire – con ironia – potete leggere il pezzo da cui è tratta la citazione).

Ecco, nonostante questo termine venga associato (alle volte a sproposito, alle volte con cognizione di causa) anche a Sorkin, credo che, giocando con le parole, si possa ottenere un neologismo sincratico ben più adatto a The Newsroom: journalismsplaining. Certo, è un po’ cacofonico e non può vantare la diffusione del primo, però sostituite “tu sei l’uomo” con “tu sei Will McAvoy”, immaginate che la discussione verta sulla prassi giornalistica… et voilà, ecco in breve l’ultima fatica di Aaron Sorkin.

Almeno fino all’anno scorso.

The Newsroom - 3x03 Main JusticeEh sì, perché questa terza ed ultima stagione si sta via via configurando come un prodotto molto diverso da quanto mostratoci in precedenza, pur continuando a mantenere un forte legame con il passato e presentando ancora delle debolezze di cui discuteremo più avanti. Il cambio di prospettiva, comunque, è evidente: se prima gli “antagonisti” (persone in carne ed ossa come il Jerry Dantana di Genoa ma anche e soprattutto ciò che certe figure rappresentavano, ad esempio il giornalismo contemporaneo e in particolare quello online) venivano dipinti come dei classici villain senza alcuna possibilità di replica, adesso Sorkin sembra disposto a trattare, a dare una voce anche a chi non gli piace. E nel farlo, come succede ogni volta che ci si confronta con l’altro in maniera intellettualmente onesta, scopre qualcosa in più di sé o, in questo caso, del suo giornalismo, senza preoccuparsi di mostrarcene anche le contraddizioni interne. La sequenza del litigio tra Jimmy e Hallie è un esempio brillante di quanto appena detto: ad uscire sconfitto dalla discussione (che si potrebbe anche considerare una mansplaination, giusto per restare in tema) è proprio il ragazzo che, come confermato dal dialogo successivo con Maggie, da timido idealista si sta trasformando sempre più in un povero stronzo affetto da nostalgismo.

The Newsroom - 3x03 Main JusticeA colpire è il fatto che non si tratti di una deriva involontaria come accaduto in passato, ma di una scelta consapevole dell’autore, forse ancora un po’ esitante (si veda la scena dell’incontro tra le due coppie al ricevimento) e tuttavia sicuramente ben disposto verso una maggiore apertura al mondo reale. Troppo politically correct? Forse, ma si tratta innanzitutto di una mossa vincente a livello narrativo, che permette di costruire l’atmosfera necessaria a trascinare davvero lo spettatore nel mondo di Sorkin, a credere insieme a lui che sia davvero possibile. Come? Mostrando che anche questa realtà ha le sue sfaccettature e che perfino i super-redattori della super-redazione di News Night, alle volte, possono essere meschini e retrogradi. Perfino l’introduzione di Pruit, che nel sistema di valori sorkiniano potrebbe benissimo rappresentare l’anticristo, risulta tutto sommato equilibrata e lascia quasi intravedere la speranza di una qualche forma di conciliazione tra i mondi infinitamente distanti di Charlie Skinner e dell’eccentrico imprenditore. Sarà davvero così?

The Newsroom - 3x03 Main JusticeMeno efficace dal punto di vista narrativo e poco lodevole da quello etico è il tentativo di rispondere alle critiche sul presunto sessismo attraverso il ribaltamento delle dinamiche da screwball comedy di cui Sorkin si è servito fin dall’inizio della serie. Gli uomini, nello specifico Don e Jimmy, ci vengono mostrati come dei tontoloni (non riescono a usare la strumentazione tecnica, Jim non sa da cosa è composta l’anidride carbonica) a cui le donne e soprattutto la nuova Maggie devono spiegare tutto, con il risultato che i veri perdenti nello scontro tra i sessi alla fine sono loro. Se si evita di scadere negli eccessi, comunque, queste soluzioni possono anche rivelarsi interessanti, specie in quanto parte integrante dell’identità della serie, che da sempre alterna il registro serioso della più classica epica sorkiniana a punte di commedia vecchio stile. Anche in questo episodio si è fatto largo uso della comicità per smorzare i toni, alle volte con risultati convincenti (Don e Sloan) altre fallimentari (il botta e risposta a sfondo wedding planning tra Mac e la sua amica).

Sul fronte della trama orizzontale, invece, si è fatto qualche piccolo passo in avanti scegliendo di svelare l’identità (o quanto meno l’aspetto) del whistleblower e facendo avanzare le indagini quel tanto che basta per continuare a nutrire l’ancora apertissima questione morale che dilania i nostri protagonisti, aggravata dalla possibilità che la talpa sia davvero one of the bad guys. Non sappiamo, invece, se avrà un seguito né dove eventualmente andrà a parare la storyline del rapporto EPA, che per il momento appare francamente un po’ surreale.

A parte qualche difetto, dunque, Main Justice conferma il trend positivo di questa stagione, che fino ad ora è senza dubbio la migliore di sempre.

Voto: 7 1/2

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

16 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Lo pensavo anch’io e invece… la questione EPA non è ahinoi affatto surreale. Grazie ad una segnalazione intercettata sul twitter, questo il link di un sito che ha fatto fact-checking (http://www.motherjones.com/blue-marble/2014/11/climate-desk-fact-checks-aaron-sorkins-climate-science-newsroom) in cui si evince che, dopotutto, il buon Aaaron abbia fatto, anche questa volta, i compiti a casa.

    Sul journalismsplaing, sui sorkinismi e sulle accuse di sessismo, mi permetto solo di aggiungere, si tratta di critiche che non nascono certo ora e che, dopo 3 stagioni, mi suonano un po’ pretestuose e che, in ogni caso, raramente mi hanno trovato d’accordo, nel senso che, simili dinamiche tra colleghi o tra boss e sottoposte, soprattutto se l’ambiente promiscuo è quello di una redazione giornalistica, ovviamente esistono, ci sono, ci saranno sempre, ma non li ha inventati certo Sorkin che, da par suo, si “limita” a mettere in scena, quello che nella realtà è molto peggio e molto meno “brillante”. Che poi lo faccia con sommo divertimento e ghigno malefico, mentre scrive le sceneggiature, questo davvero non lo so.

    Per il resto, il “solito” Sorkin descritto in recensione: battute e situazioni riuscite, altre un po’ meno, ma che arrivano ad un ritmo così frenetico e sostenuto che, spesso, non ci fai nemmeno troppo caso. Arrivi alla fine della puntata, con gli occhi strapazzati, che non sei nemmeno sicuro di aver compreso pienamente tutto. Sai solo che Sorkin è riuscito ancora una volta a “rincoglionirti”, o forse è solo colpa di Olivia Munn che, quando compare in scena, che tu sia uomo o donna, ti dimentichi per un attimo di seguire i dialoghi. Alla fine, sai solo che quello che hai visto ti è piaciuto. O almeno, questo è sempre stato il mio approccio alla visione di un Sorkin, e raramente riesco a lamentarmene.

     
    • Ciò che trovo surreale nella questione del rapporto EPA non è il rapporto in sé, ma il tono apocalittico da fine del mondo. L’articolo da te citato evidenzia lo stesso limite, pur riconoscendo la validità delle informazioni fornite.
      Sul fronte mansplaining etc: non vorrei essermi spiegata male, ma la recensione puntava proprio ad evidenziare come Sorkin stia cercando di “darsi una regolata” e che dunque rispetto agli inizi siano stati fatti significativi passi in avanti. Non ci sono esempi di rapporti uomo-donna (ma anche uomo-uomo, per questo parlo di journalismsplaining e non di mansplaining e basta) particolarmente problematici qui, anzi, tutto il contrario rispetto agli standard sorkiniani! La premessa serviva a spiegare perché questo episodio (ma anche il precedente, bellissimo) rappresenta una conquista per The Newsroom e per tutti quelli che lo hanno sempre seguito storcendo un po’ il naso. Perché il problema, riallacciandomi a quanto scrivi tu, non è che certe dinamiche sessiste e paternalistiche non possano essere rappresentate sullo schermo dal momento che esistono, ma che The Newsroom è una serie fortemente ideologica e a tratti anche ideologizzata, per cui certe scelte hanno un peso e una ragion d’essere ben diversa rispetto ad altri prodotti. Ti faccio un esempio: c’è chi ha accusato Mad Men di essere una serie maschilista per il modo in cui rappresenta la donna; per me questa è miopia, perché raccontare la realtà lavorativa degli anni ’60 e rappresentare le donne in un certo modo non significa assolutamente condividere quella visione né promuoverla, tanto più se la scrittura rifugge gli stereotipi e le banalizzazioni. Altra storia è inscenare sempre la stessa idea di rapporto tra i sessi, riproponendo situazioni viste e straviste che manco le peggiori commedie romantiche e accompagnando il tutto da dialoghi spessi quanto la carta velina. In una serie come The Newsroom, per altro, che come dicevo prima, idealizza i suoi protagonisti.
      Il motivo per cui certe scelte mi infastidivano non era tanto il discorso strettamente etico (si può essere maschilisti o nostalgisti e scrivere roba grandiosa), ma soprattutto creativo: Sorkin poteva e può fare di meglio, e questi episodi lo hanno dimostrato. Si può parlare di coppia e anche fare uso di cliché senza per forza scadere negli stereotipi, no? E lo stesso vale per il rapporto con la modernità e il giornalismo contemporaneo.
      Come in Studio 60, quando si confronta con il diverso, quello che non gli piace (Harriet e la sua fede) e cerca comunque di capirlo, o quanto meno di concedergli la libertà di “spiegarsi”, per me Sorkin dà il meglio di sé e dimostra di essere davvero il liberal a cui altre volte si atteggia soltanto.
      Questo non significa che dobbiamo capire tutti indistintamente o che tutti possono essere nostri validi interlocutori, ma che quando si racconta una storia chiudersi a riccio nei propri pregiudizi (che sono cosa ben diversa dai giudizi, quelli sì più che legittimi) nuoce in primis alla qualità di ciò che si sta mettendo in scena.

       
  2. Namaste scrive:

    Sicuramente non sei stata tu ad esserti spiegata male, Francesca. Né io ad aver frainteso. Nel mio intervento, provavo solo a ribadire come alcune delle critiche più diffuse che spesso sentiamo riferite a Sorkin, e soprattutto in relazione alle precedenti stagioni di TNR (ma anche dei suoi precedenti lavori), siano state spesso, dal mio punto di vista – e posso anche sbagliarmi, ovviamente – a volte inconsistenti o “surreali”. Hai citato il caso di “Mad Men” che, essendo ambientato in altra epoca e altro contesto sociale, non può naturalmente fare a meno di ritrarre un mondo ed una condizione per quello che era e che, in molti casi, è tuttora. Ma volendo fare un elenco di altri show e di altri autori che risultano profondamente misogini, persino razzisti o fastidiosamente politicizzati, mi vengono sicuramente in mente altri nomi, che non quelli di Weiner o appunto di Sorkin.

    Il punto, secondo me, è ancora un altro. Che cioè, quando tu e molti altri dite, giustamente, che la visione di Sorkin sui suoi personaggi e sulle storie, è quella di essere fortemente ideologica e soprattutto iper-idealizzata, questa secondo me è una critica perfettamente centrata, ma che dopo tanti anni di show e film scritti da Sorkin, autore che tutti noi possiamo apprezzare o meno, non ha più molto ragione di essere usata.

    E non vorrei con questo limitare o suggerire un giudizio di critica e di pensiero che rimane ovviamente sacrosanto. Quello che voglio dire è che, Sorkin è quello, il suo non è mai stato un mondo perfettamente aderente alla realtà. Può anche essere quello, ma nella maggior parte dei casi, è solo un mondo ideale, quello “bello e giusto” in cui l’interlocutore ti serve le battute, in cui tutti parlano in maniera fluentemente brillante ed in cui uomini più o meno “interessanti” vanno a letto con Olivia Munn.

    “Situazioni viste e straviste che manco le peggiori commedie romantiche” le hai definite tu. Certo, avere una visione di quel tipo, può senz’altro non piacere, ma non l’ho mai vissuto come un difetto, almeno non un difetto di sceneggiatura tale per cui poi si possa dire che i dialoghi di quei personaggi siano stati, in qualche occasione, “spessi come la carta velina”, espressione che potrebbe trovarmi anche d’accordo, ma che faccio sempre molto fatica ad attribuire a Sorkin autore, dell’uomo o del pensatore m’interessa un po’ meno, e che, almeno nel mio caso, ho ormai imparato ad apprezzare e ad accettare, per quello che è, e non per quello che, se solo volesse, se solo si decidesse a dare più ascolto ai giudizi dei suoi spettatori in internet, potrebbe invece essere.

     
    • Vedi, secondo me c’è un problema di comunicazione :)
      Cito: “che cioè, quando tu e molti altri dite, giustamente, che la visione di Sorkin sui suoi personaggi e sulle storie, è quella di essere fortemente ideologica e soprattutto iper-idealizzata, questa secondo me è una critica perfettamente centrata, ma che dopo tanti anni di show e film scritti da Sorkin, autore che tutti noi possiamo apprezzare o meno, non ha più molto ragione di essere usata.” Ma io non lo critico per questo, non so come spiegarmi meglio… Come dici tu è una critica che non ha senso fare né a questo punto né mai, e infatti non la faccio. Il mio discorso è diverso: in questo sistema di valori, in questo mondo che ha tutto il diritto di esistere e anche un discreto fascino, se si vuole idealizzare i personaggi bisogna proporne una caratterizzazione comunque sfaccettata, per evitare di scadere nel ridicolo e offrire qualcosa che da idealista diventa buonista. I due concetti non sono sinonimi: buonismo vuol dire mediocrità, idealismo non necessariamente, anzi. Sorkin è un idealista, non un buonista, deve semplicemente dimostrarlo. E qui lo ha fatto.
      Sul discorso dialoghi e cliché: Sorkin scrive da Dio, lo sappiamo tutti, lo abbiamo visto tutti. E allora non ti fa incazzare vedere il modo in cui ha trattato la storia tra Maggie e Jimmy? E’ a questo che mi riferisco quando parlo di “situazioni viste e straviste che manco le peggiori commedie romantiche”. A fronte di altri lavori come Studio 60, che ho citato prima, non credi che si potesse fare MOLTO meglio? Anzi, che Sorkin potesse fare molto meglio?
      Io penso di sì.

       
  3. Namaste scrive:

    Ah, gli annosi problemi di comunicazione in internet! :-) Spero si tratti “solo” di questo e non di un ben più serio problema di comprensione. Vedremo in quel caso di spiegarci un po’ meglio, Francesca.

    Il “problema” con le serie di Sorkin, per me è solo uno, e non riguarda né il buonismo o l’idealismo, la cui differenza tra e due cose credo ancora di saper riconoscere, ma solo il fatto che spesso, come nel caso di questa tua recensione, ci si ritrova spesso a parlare più di Sorkin e dei suoi cosiddetti sorkinismi, che non della puntata in questione. Alla fine, mi sembra che siamo più noi spettatori a idealizzare il personaggio autore e quale possa o debba essere il suo tipo di scrittura, di quanto non faccia egli stesso quando idealizza i suoi personaggi e le loro storie. Ed anche nel caso di questo nostro confronto, mi sembra che stiamo facendo un po’ questo. Metto il “noi”, ma insomma, spero che a questo punto si sia capito che il mio è più un discorso di chi, partendo proprio dagli spunti offerti dalla tua analisi, prova ad aggiungerci delle considerazioni di carattere un po’ più generale.

    Non so o non ricordo adesso nello specifico se tu ti stia riferendo al famoso video “Sex & the City” finito su You Tube o ad altro episodio, quando parli delle “brutture” narrative usate nella story-line tra Jimmy-Maggie. A me Maggie poi fa venire l’orticaria, una come McKenzie la metterei volentieri sotto un pulmann, non shippo nessuna delle coppie e l’unico personaggio femminile di TNR che io consideri davvero riuscito, è quello di Leona, ma… come dicevo, avendo ormai imparato col tempo a pendere Sorkin per quello che è, so che scegliendo di seguirlo, mi toccherà comunque sorbirmi un bel po’ di quei plot romantici, caratteristica imprescindibile delle sue narrazioni, che si concluderanno sempre con Lui & Lei, che dopo essersi punzecchiati e nel frattempo consolati con un altro Lui ed un’altra Lei, alla fine tornano insieme. Non è il massimo, ma ripeto, ormai I deal with it… Non è questo insomma che mi fa dire “qui, secondo me, si poteva fare molto meglio”. Ogni autore ha il suo stile, le sue nevrosi, le sue ossessioni, e quindi è anche giusto, secondo me, che possa decidere di raccontarli come pare a lui, seguendo una sua personalissima visione del mondo.

    Come semplici spettatori, noi possiamo solo decidere di accoglierla o rifiutarla, o se è del caso criticarla. E, nel caso di Sorkin, anche per gli episodi meno riusciti come questi, mi sembra che la critica, la tua, la mia, di altri, sia stata e continui ad essere sin troppo facile. Faccio l’esempio del rapporto EPA che abbiamo visto in questo episodio e che, a prescindere dal modo raffazzonato scelto per introdurlo (l’uomo che decide di divulgarlo solo perché colpito dalla correttezza etica di Maggie), viene giudicato in recensione un po’ “surreale”. M’immagino Sorkin alla sua scrivania, il tempo speso per fare delle ricerche, per sentire anche lui dei consulenti, prima di passare al lap-top e inserire così tutto quello in una sceneggiatura che, quando andrà in TV, risulti poi per noi spettatori particolarmente attrattiva. “Eh, sì vabbè, ma è surreale, troppo esagerato”. Sì, lo è senza dubbio, perché Sorkin non è Will McAvoy, non è un conduttore televisivo a cui viene chiesto di essere prudente, di non procurare facili allarmismi in chi lo segue da casa. Sorkin è invece un autore televisivo, il cui compito è prendere quei dati, prendere una notizia e poi inserirla in uno show televisivo in modo da risultare “appagante”.

    Tutto questo Sorkin lo sa fare? Riesce Sorkin, con 50 minuti di telefilm a disposizione, a fare informazione & spettacolo? Io penso di sì. Ma soprattutto ritengo, che nessuno di noi, a parte Sorkin, avrebbe davvero saputo, al suo posto, fare di meglio.

     
    • Francesca Anelli scrive:

      Ho capito cosa intendi, ma ripeto – perché l’ho già detto su – che anche volendosi affidare ai cliché, agli stessi tropi, alle solite dinamiche (visto che per scrivere una bella storia non bisogna necessariamente essere originali) ci sono modi e modi di parlare d’amore. La storia tra Maggie e Jimmy era brutta. Anche per Sorkin. O almeno io la vedo così.
      Non sono per niente d’accordo con te quando dici: “ah noi non avremmo saputo fare di meglio”. Ma certo, non significa che non possiamo criticare certe scelte. I recensori non devono essere in grado di scrivere una serie per parlarne, mi sembra perfino ridicolo precisarlo. Mi sta bene che non ti piaccia la recensione, o che tu la ritenga incompleta (anche se mi sembra di aver parlato dell’episodio e non soltanto del passato della serie), però non credo sia proficuo discutere dell’incapacità dei recensori rispetto agli autori, anche perché allora varrebbe per qualunque serie recensita. Ovunque.

       
      • Namaste scrive:

        Pur rileggendomi, non sono riuscito a trovare nei miei precedenti interventi traccia di un solo passaggio in cui abbia criticato la recensione, detto che non mi piace, che fosse incompleta, ecc.

        Ho altresì specificato che il mio discorso voleva abbracciare l’argomento Sorkin e le critiche che spesso gli sono rivolte più in generale, senza quindi riferirmi al singolo episodio o ad un aspetto in particolare, che laddove presente serviva solo a fare da esempio.

        Sul “provare a fare di meglio”, scaturito da una tua domanda, non era poi nemmeno un invito, ma solo una considerazione, che poteva riguardare in questo caso te (la critica), me (lo spettatore), ma che potrei anche tranquillamente estendere a tutti gli addetti ai lavori più quotati: ritengo che nessuno, a parte Sorkin, sarebbe oggi in grado di scrivere una sceneggiatura “alla Sorkin”, semplice parere personale. E sì, a questo punto, c’è un evidente problema di comunicazione. Capita.

         
        • Francesca Anelli scrive:

          Spero di non aver dato l’impressione di essermi “punta” per una critica, rileggendomi suonavo acida e mi dispiace. Comunque ho riletto il tuo commento e non ti riferivi alla recensione ma al nostro “scambio di idee” quindi scusa se ti ho frainteso. Per il resto, non amo quando si puntualizza che i recensori o gli spettatori non avrebbero saputo fare di meglio per quello che ho scritto sopra e specie quando si tratta di Sorkin, perché proprio il fatto che sia un autore così brillante e unico nel suo genere mi spinge a volere il meglio da lui e a non “giustificarlo” accontentandomi delle sue epiche one-liner. Se non avesse dimostrato di poter fare di più, allora mi sarei rassegnata e lo avrei apprezzato per quello che di buono c’è (o c’era) in The Newsroom senza lamentarmi del resto. Ma so che può fare di meglio, so che ha la capacità di farti credere davvero in quello che scrive, ed è questo che gli “chiedo” di mostrarmi.
          Tra l’altro è divertente come tutta questa discussione sia nata sotto una recensione che di fatto è positiva e in cui la premessa sulle critiche serviva solo a spiegare che non sono più valide. :)

           
  4. alessandra scrive:

    secondo me non si sposano. 😀

     
    • Namaste scrive:

      Ah, sicuro come un omicidio in una puntata di Law & Order, che non si sposano. Vedrai che alla data prevista ti esce la super-notizia bomba che solo loro due possono coprire, perché nessun altro al mondo lo può fare! :-) Spero solo che, adesso, questa storia dei “preparativi” non si prenda buona parte del minutaggio.

      @Francesca: non è successo nulla, solo che ad un certo punto, ognuno dei due (e se sono sembrato scortese me ne scuso anch’io), se ne sia andato a ruota libera, parlando anche d’altro. E sì, alla fine è stato anche divertente.

      Che poi da Sorikn e dai telefilm in generale ci si aspetti sempre e solo il meglio, credo che lo vorremmo tutti.

      Bon dimanche!

       
  5. alessandra scrive:

    volevo solo rompere un po’.
    trovo questa terza stagione molto molto più bella delle precedenti, ma sulle ragioni sono un po’ indecisa: è perchè è veramente fatta meglio, più coinvolgente, più comprensibile e, perchè no, con i siparietti comici più riusciti; o mi sono abituata al ritmo e se rivedessi le altre due stagioni mi piacerebbero di più?

     
  6. Attilio Palmieri scrive:

    Non so voi, ma io ho il magone. Tra tre puntate non ci sarà più The Newsroom e benché non sia il miglior lavoro di Sorkin (ma un lavoro medio suo equivale al migliore di tanti altri), è una serie che ho amato molto.
    Certo, era impensabile rifare The West Wing, così come Shawn Ryan non rifarà mai The Shield e Winer Mad Men, ma questa serie a me continua a piacere tantissimo. Perché? Perché in un modo o nell’altro continua a parlarci tanto, raccontarci il nostro presente, non solo sul giornalismo e sulla rappresentazione della realtà, ma anche sulla comunicazione. Poi vabbè, io ho adorato i momenti tra Sloan e Don, un po’ perché la Munn dovrebbe stare in ogni serie, un po’ perché secondo me Sorkin i momenti di screwball li sa gestire molto bene.

     
    • Namaste scrive:

      A me personalmente mancherà tantissimo! Proprio per i motivi che hai spiegato tu. E soprattutto se dovesse rivelarsi vero quel rumor secondo il quale Sorkin non scriverà più per la TV. Per consolarmi quando finirà TNR, ho già deciso che m’immergerò sotto Natale nel recupero di “Sports Night”, l’unica serie di Sorkin che finora manca al mio appello.

       
      • Attilio Palmieri scrive:

        Oppure imbarcarsi in un rewatch di The West Wing con i lucciconi agli occhi.
        Su Sports Night ovviamente non posso far altro che incoraggiarti. Non riesco a immaginare nessuna cosa scritta da Sorkin che non rientri nell’aggettivo “bellissimo”, e non si tratta dai essere di parte o meno.

         
  7. Dreamer88 scrive:

    Anche questo episodio è stato molto godibile, in linea con quello che questa stagione finora ci ha fatto vedere.
    The Newsroom è la dimostrazione che alcune serie televisive (non tutte, sia chiaro) danno il meglio con stagioni composte da pochi episodi invece che con le canoniche 10/12/13/22 puntate stagionali (ma questo gli inglesi l’hanno capito già da diversi anni); questa stagione per ora è la migliore della serie perché, con a disposizione solo sei episodi, il ritmo narrativo è elevato (il marchio di fabbrica della serie) ma, a differenza delle due scorse stagioni, Sorkin è riuscito a limare alcuni difetti che caratterizzavano TN (la presenza di storylines secondarie inutili e qualche momento di vuoto narrativo).

     

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