American Horror Story – 4×09 Tupperware Party Massacre

American Horror Story - 4x09 Tupperware Party MassacreRallegriamoci: mancano solo quattro episodi alla fine di American Horror Story – Freak Show. In realtà, per una qualsiasi serie (anche la peggiore), ben quattro puntate sarebbero tante prima di annunciare la parola fine; ma la serie ha così poco da dire e da raccontare che più il tempo si riduce, più si riduce la noia cui ci siamo auto-costretti.

Già con Coven e ora definitivamente con Freak Show, Ryan Murphy certifica che la parte “horror” del titolo è davvero niente più che una semplice parola, non solo svuotata di ogni incidenza sulla narrazione, ma che ormai non filtra neanche dalle immagini – dove invece aveva sempre continuato a brillare. Nella scorsa stagione, a guardarla in maniera sistemica e lontana, un minimo sentore orrorifico sussisteva almeno nei primi episodi, poi lasciato scemare in un vortice di piccole sequenze senza alcun tipo di deriva narrativa ad unirle. Qui la sensazione principale è stata una confusione ancora più capillare, una segmentazione ricercata, voluta e pensata male sin dall’inizio.

American Horror Story - 4x09 Tupperware Party MassacreNeanche la sequenza che dà il titolo all’episodio sortisce alcun effetto, per quanto elegantemente confezionata. La depressione di Jimmy, che segue le orme ubriache della madre, diventa il semplice pretesto per lasciarlo trottolare in giro a collezionare danni, far riapparire Ethel di tanto in tanto e continuare il suo ambiguo e altalenante rapporto con Maggie. Forse è questo il personaggio più debole che Murphy abbia pensato e realizzato per uno dei suoi pupilli, Evan Peters, che di solito ricopre uno dei ruoli interessanti nella coralità di AHS. La frammentazione netta tra una parte e l’altra dell’inesistente racconto si può sintetizzare isolando il solo “caso” del Ragazzo Aragosta: se i vari eventi non capitassero specificamente a lui, non avrebbero nessun’altra connessione o coerenza. Il flirt con Sonja e più tardi il dialogo con le gemelle siamesi, tanto per fare un esempio, non hanno infatti il minimo collegamento; forse, come Jimmy, anche Brad Falchuk era ubriaco mentre scriveva la sceneggiatura dell’episodio.

American Horror Story - 4x09 Tupperware Party MassacreCome già accennato, la messinscena del party tra signorotte medio-borghesi che affittano gli arti di Jimmy, terminato con il successivo massacro compiuto da Dandy, non vanno oltre il mero disturbo visivo di una piscina colma di sangue. Naturalmente l’intento era di dipingere crudelmente, nell’ennesima chiave studiata da Murphy, l’ipocrisia color pastello della tipica middle-class americana, che copre con i tupperware (simbolo casalingo per eccellenza) le  brutture e le insoddisfazioni che essa stessa nutre e cova dentro di sé, incapace di guardare il diverso per quello che è, ma decisa a sfruttarlo giusto se utile a qualcosa. Il “cambio della guardia” tra Jimmy, cacciato via di casa perché considerato pericoloso, e Dandy, che entra ben accolto infondendo il suo charme, racconta velocemente quella che dovrebbe essere l’anima di questo Freak Show: l’abisso tra apparenza ed essenza, la cecità del “normale”, l’endemica e profonda difficoltà di accettarsi/farsi accettare dell’emarginato, del diverso. Verrebbe da chiedersi se Murphy, nei suoi vari progetti, abbia mai variato di argomento; ma arrivati volontariamente alla nona puntata della quarta stagione di AHS, ha davvero poco senso indagare.

American Horror Story - 4x09 Tupperware Party MassacreIn questo quadro desolante, in realtà, le azioni di Dandy sono le uniche che hanno il merito di rientrare in uno spettro narrativo vagamente più omogeneo e di essere forse in sintonia con quanto poteva essere, anche ad ampio raggio, tutta la stagione. Ma non giocano a suo favore due questioni molto importanti: l’essere isolato rispetto al mare di noia che lo circonda e l’isterismo esasperato di cui lo stanno caricando. Soprattutto in questo episodio, il delirio caratteristico del suo personaggio, uno schizofrenico chiuso in un corpo cresciuto solo all’esterno, per quanto finora abbia funzionato e divertito, rischia di ribaltarsi nel suo contrario e quindi di annoiare per eccessività visive che diventano ad un certo punto inutili. E qui torna un discorso già sentito con il precedente Coven: se al di sotto dell’immagine, della visione, del colpo d’occhio, non c’è un minimo di storia a sorreggere l’impalcatura, il tutto non può che sgonfiarsi sotto il suo stesso peso. Neanche l’eventuale parallelismo tra i rapporti madre/figlio di Ethel/Jimmy da un lato (la madre-mentore che torna a bacchettare) e Dandy/Gloria dall’altro (la madre-succube che viene letteralmente imbalsamata come tale), riesce a compensare questa mancanza, sempre perché è tutto troppo labile e raffazzonato per attirare davvero l’attenzione.

American Horror Story - 4x09 Tupperware Party MassacreIn ultima battuta, rimangono le gemelle siamesi, altro teorico fulcro fondamentale della storia. Sarah Paulson è certamente brava e apprezzabile nel tentativo di dare vita al personaggio invece più ambizioso partorito sempre dalla mente ossessivo-compulsiva di Murphy; ma recitazione e potenzialità non bastano neanche in questo caso. La fuga, il ritrovamento da parte di Elsa, il raggiro, il ritorno, il momento di intenso pathos e ritrovata complicità tra le due, la confessione di Jimmy: frettoloso, noioso, pretestuoso. Nessuna storyline è mai durata in AHS, ma poche volte lo svolgimento all’interno di una puntata era stato così spezzettato, incoerente e facilmente dimenticabile. In più, altra grande pecca di questa stagione (e che si verifica qui per la prima volta), è la debolezza del personaggio di Jessica Lange. Nel bene o nel male, ha sì sempre ricoperto lo stesso ruolo in ogni stagione di American Horror Story, ma assieme a questo ha anche avuto il costante compito di fare da perno insostituibile a quel poco di racconto che c’era. Senza neanche questa cruna dell’ago, è normale che la frammentazione ne esca ancora più visibile e insopportabile che nelle altre stagioni.

Giusto per menzionare tutto e non tralasciare il minimo sentore di una storia che potrebbe svilupparsi, c’è l’altro parallelismo, lanciato nel mucchio giusto per fare numero, e che vede al centro dell’azione Dell e Stanley. Il primo, colui che dovrebbe essere l’uomo più forte del mondo, è un vero e proprio bell’Antonio che cede anche alla tentazione del suicidio (grazie per il tentativo, Ethel); l’altro, il truffaldino omosessuale (e qui l’eco del creatore è forte e chiaro), ha ed esibisce invece una sessualità straordinaria. C’è giusto una lieve brezza di aria di famiglia ad avvicinare i vari pezzi, in quanto torna il discorso apparenza vs. essenza; ma è talmente tutto aleatorio che sembra quasi inutile sperare in eventuali svolgimenti di trama.

C’è poco da concludere arrivati a questo punto. Lo show di Murphy continua a mietere successo oltreoceano e quindi probabilmente si continuerà così anche nei prossimi anni; perciò l’unica riflessione davvero sincera da fare forse sarebbe la rassegnazione e il prendere AHS per quello che è (o per quello che è diventato). Ma, in nome del passato e delle gioie che Ryan ci ha saputo regalare, qui si continua a criticare – sia mai che si torni sulla retta via.

Voto: 4,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Stefano scrive:

    Recensione ineccepibile, sono d’accordo su tutto. Che delusione questo AHS…pensavo (speravo?) che l’inconsistenza di Coven fosse l’eccezione, che quest’anno Murphy avrebbe tirato fuori dal cilindro la qualità vista nella seconda stagione ..e invece sta saltando fuori che forse, era proprio quella l’eccezione.
    Oramai ho l’impressione che questa serie abbia perso completamente di vista le sue peculiarità iniziali. Oltre alla scomparsa del lato horror, che hai ben sottolineato, comincio a percepire tutte le svolte narrative come delle semplice esagerazioni, delle forzature: naturale conseguenza di una trama mal curata e di personaggi originali nel loro aspetto esteriore ma così banali dal punto di vista psicologico.
    Sembra quasi che gli autori perdano più tempo a decidere l’estetica delle scene (sempre impeccabile) che a sforzarsi di creare dei contenuti convincenti.
    Curioso inoltre come l’unico episodio che mi sia piaciuto finora sia stato quello in cui Elsa racconta la sua vera storia, ovvero l’unico in cui non compaiono le gemelline.
    Bei tempi quelli dell’ospedale psichiatrico! :)

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *