Marco Polo – 1×01 The Wayfarer

Marco Polo - 1x01 The WayfarerMarco Polo è una serie con un passato piuttosto travagliato: nata come progetto di Starz nel 2012, è stata poi abbandonata per essere prodotta dalla Weinstein Company, e solo ora lo show ha potuto vedere la luce grazie alla distribuzione da parte di Netflix.

La premessa (raccontare i primi anni di Marco Polo alla corte di Kublai Khan) non è certamente tra le più originali e si inserisce in un genere popolato da prodotti spesso simili tra loro, il cui obiettivo è quello di catturare una buona fetta di pubblico con la messa in scena di sesso e violenza, intrighi e qualche richiamo storico non sempre accuratissimo. Si può subito dire che non ci troviamo davanti ad una rivoluzione o ad un ribaltamento del genere: la serie si adatta alle regole e ai topoi della sua categoria senza troppi problemi, presentandone così sia i limiti che i punti forti.

My only fear is that I might awaken in my bed destined to live a common life once again.

Marco Polo - 1x01 The WayfarerQuello che rende questo pilot più debole di quanto avrebbe potuto essere è sicuramente la sceneggiatura: tutto viene costruito secondo gli stereotipi più canonici, offrendo delle linee narrative e delle caratterizzazioni che non riescono a coinvolgere quanto dovrebbero. C’è, per esempio, il protagonista, eroe ribelle ed intelligente, il “maestro”, saggio e indistruttibile, ci sono amanti, traditori, e così via; la trama, quindi, risulta tanto prevedibile quanto poco interessante, soprattutto a causa di uno svolgimento che non presenta alcuna scossa significativa, risultato di una focalizzazione sulla presentazione della trama e dei personaggi che sarebbe comunque stata più interessante, se gestita meglio. In particolare, si può dire che la forza di una serie di questo tipo risiede spesso nella sua capacità di intrattenere, di far passare allo spettatore un’ora non troppo impegnata e abbastanza convincente da invogliarlo a vedere la successiva: in questo caso gli autori hanno puntato su una struttura più lenta e quasi “riflessiva”, senza avere, tuttavia, le capacità adatte a renderla convincente.

Marco Polo - 1x01 The WayfarerFunziona molto meglio, invece, il comparto tecnico: la fotografia costituisce la parte più riuscita e curata dell’episodio, e la regia di Joachim Rønning e Espen Sandberg (candidati all’Oscar per il miglior film straniero nel 2012 con Kon-Tiki) la accompagna alla perfezione, andando a costruire una resa estetica davvero notevole. I giochi di luci e di ombre, le inquadrature e anche le scenografie catturano lo spettatore fin dall’inizio, ed è quasi impossibile non rimanere a bocca aperta di fronte a certi squarci tra cui, per esempio, quello della Venezia del XIII secolo o della città sotto assedio nella conclusione della puntata.
È un peccato che la parte visiva sia l’unica a soddisfare completamente, anche perché senza una scrittura solida la più bella delle inquadrature crolla dopo pochi secondi, ovvero nel momento in cui i dialoghi mostrano una mancanza di qualità che risulta talvolta difficile da sopportare; considerando la direzione che la serie sembra aver preso, insomma, una resa tecnica del genere sembra addirittura sprecata.

Prisoners and privileged guests. One and the same.

Marco Polo - 1x01 The WayfarerParlando di una serie di ambientazione storica, comunque, non si può non citare il rapporto che la trama ha con la cultura e le usanze dell’epoca, che può spesso costituire una delle parti più importanti del prodotto: in questo caso, tuttavia, l’aderenza con la realtà sussiste davvero poco, e la serie si avvicina più ad un fantasy storico che alla fedele rappresentazione del viaggio di Marco Polo. Infatti, le due culture (quella italiana e quella orientale) vengono mostrate attraverso la lente dello stereotipo e del semplicismo, e sono spesso preferite soluzioni più “audaci” (come la sfacciataggine della moglie del principe durante il sesso) all’accuratezza dal punto vista storico. Inutile dire, quindi, che chi cerca realismo e fedeltà non apprezzerà affatto un prodotto del genere, che è indirizzato a chi accende la televisione per avere un intrattenimento più leggero e meno ricercato. Oltre a tutto ciò, comunque, non si deve dimenticare il sempre presente problema della lingua, che in questo caso non può che suscitare numerose perplessità dal punto di vista della coerenza narrativa: i protagonisti alternano spesso inglese ed italiano, che si trovino in Italia (quindi tra compaesani), in viaggio o in Oriente, facendo chiedere allo spettatore più di una volta quale sia la regola secondo cui viene usata una lingua piuttosto che un’altra. Non si tratta certo del difetto che farà crollare l’intera struttura della serie, ma il fastidio provocato da tale scelta non può essere ignorato.

La nuova serie di casa Netflix, quindi, si presenta come un prodotto riuscito a metà, a causa principalmente di due obiettivi opposti tra loro: da una parte si ha la pretesa (non realizzata) di mostrare qualcosa di grande, lento ed ambizioso, dall’altra la semplice volontà di non annoiare, fornendo allo spettatore dei contenuti non troppo impegnati. Le posizioni sono ovviamente in contrasto ed è inutile dire che, se la seconda dovesse prevalere sulla prima, perlomeno si avrebbe un prodotto non perfetto, ma in grado di regalare del sano intrattenimento televisivo.

Voto: 6-

 

Pietro Franchi

Piccolo o grande schermo, se vale la pena litigarci sopra ci sto. Tutto qui!

8 Risposte

  1. Domenico scrive:

    Non son d’accordo, spero non atteniate le recensioni dei prossimi episodi su questo qui

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Ciao Domenico, su quale aspetto in particolare non sei d’accordo?

       
    • Francesco Runcio scrive:

      Pure io non sono d’accordo con Pietro ma di certo non spero che le recensioni rimanenti vengano affidate ad altri.. cioè proprio non capisco questo ragionamento.

      In ogni caso: come già detto nemmeno io sono d’accordo ma più per una questione di come mi sono (probabilmente) approcciato alla serie.. Onestamente partivo con tantissimi dubbi e mi ero fin da subito rassegnato che sarebbe stato un prodotto.. diciamo non “così bello”.
      Invece, una volta finito il pilot, non mi ero reso conto fossero passati già 52 minuti. Non è di certo una serie eccezionale, ma è riuscita ad intrattenermi e per ora questo mi basta a promuoverla! 😉
      Ci rivediamo a quando avrò visto il season finale! :)

       
      • Pietro Franchi scrive:

        Io onestamente sono partito senza avere la minima idea di cosa mi sarei trovato davanti: da un lato c’era una serie che, dalle premesse, era simile a tante altre, dall’altro la distribuzione da parte di Netflix mi dava un po’ di fiducia. Alla fine non so, come ho spiegato nella recensione credo che si possa fare di più, basta aumentare il fattore intrattenimento e mantenere lo stesso livello di regia e fotografia, che sono la parte che mi ha colpito di più :)

         
  2. Dreamer88 scrive:

    Non me ne voglia Pietro, ma non sono d’accordo con lui nel suo giudizio sulla puntata (6- mi sembra davvero troppo poco per questo episodio). Ovviamente questa puntata ha alcuni difetti (descritti bene nella recensione): sceneggiatura non brillantissima (anche se, avendo già visto il secondo episodio, la situazione va a migliorarsi) ed alcune forzature (che però, personalmente, non mi infastidiscono più di tanto, dato che è palese che si tratta di un prodotto di puro intrattenimento). Il discorso è questo: Marco Polo è un progetto di Starz, un network che, quando si imbatte in drammi storici, tira fuori prodotti con determinate caratteristiche (è la rete di Spartacus e Da Vinci’s Demons, per intenderci); il passaggio a Netflix ha avuto per me l’effetto positivo di togliere quella patina di tamarraggine tipica di Starz per tirare fuori uno show più raffinato. Una menzione d’onore per la regia e per le scenografie: davvero superlative, vedere questa puntata è stata proprio un piacere per gli occhi (evitate battutine, chi ha visto l’episodio…).

    Curiosità: Marco Polo è costata a Netflix 90 milioni di dollari; per farvi avere un’idea dell’investimento, la HBO, per la prima stagione di Game of Thrones, spese in tutto tra i 50 ed i 60 milioni di dollari…

     
    • Pietro Franchi scrive:

      E chi te ne vuole, son gusti, ci mancherebbe :) Il mio voto è stato così basso perché credo che le potenzialità della serie non siano state realizzate in questo pilot. La parte visiva è pazzesca, e il suo contrasto con la scarsa qualità della scrittura secondo me ha abbassato di molto il livello dell’episodio, che, appunto perché introduttivo, non è riuscito ad intrattenermi quanto avrebbe dovuto. Si ricordi comunque che non è un voto alla serie ma al singolo episodio, come ho scritto nella conclusione sono fiducioso che, concentrandosi di più sul fattore “leggerezza” (nel senso che nessuno si aspetta di assistere a drammi esistenziali e profondi), la serie potrebbe risultare molto, molto godibile.

       
  3. sasà scrive:

    Io invece sul Pilot sono assolutamente d’accordo con Pietro. Fortunatamente con gli episodi successivi a mio parere si vede un miglioramento sotto il punto di vista della screneggiatura (ma di questo parleremo nelle prossime recensioni :-)).
    Una cosa volevo chiedervi: che ne pensate dell’attore (italiano) che interpreta il protagonista?

     
  4. alessandra scrive:

    Ho visto solo il primo e non mi ha entusiasmata. Sembra un po’ banalotto e facilone, simile ad altri prodotti.
    Ma io ho l’età per aver visto tutto il Marco Polo di Giuliano Montaldo, e il confronto mi viene facile.

     

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