The Newsroom – 3×04 Contempt

The Newsroom - 3x04 ContemptCiò che nei primi episodi di questa terza stagione aveva fatto ben sperare, facendo sì che The Newsroom assorbisse e, in qualche modo, superasse le numerose critiche che il suo creatore Aaron Sorkin aveva raccolto, subisce una battuta d’arresto in Contempt.

In questa puntata il ritmo avvincente e i dialoghi serrati non riescono a distogliere l’attenzione dello spettatore da un profondo grido di protesta, in cui l’impronta personale del creatore sembra animare l’intera vicenda. Cercheremo di riflettere sui diversi passaggi rivelatori di questa vena piuttosto polemica che, pur non intaccando la qualità media di uno show che ha degli innegabili punti di forza, attenta comunque alla credibilità del racconto; racconto in cui l’impianto narrativo era riuscito a trovare e mantenere un seppur fragile equilibrio di forze.
La trama orizzontale progredisce: mentre Neal è ancora in Venezuela, Will viene citato per comparire dinanzi al Gran Giurì affinché possa rivelare la fonte che ha causato una fuga di notizie sensibili e classificate. Tuttavia, la totale e ferrea integrità dell’anchorman gli impedisce di cedere di fronte alle pressioni del giudice, il quale, seppur riluttante, emette un’ordinanza per fargli rivelare la fonte/spia, ma Will si rifiuta.
L’evento centrale che si dipana dalla ricezione del mandato di comparizione fino all’udienza in tribunale si snoda lungo un arco temporale di circa cinque giorni, in cui, oltre ad assistere al processo per oltraggio che vede McAvoy protagonista, siamo partecipi di ulteriori attacchi mossi all’impavida e stoica ACN. Contempt come oltraggio, l’accusa che Will deve fronteggiare in un’aula di tribunale; ma contempt anche come il disprezzo, il sentimento che Jim manifesta nei confronti di Hallie, e Charlie nei confronti di Pruit.

I hereby declare that amateurs are awesome and professionals are so 20 years ago. Only instead of professionals, I’m gonna say old media, and instead of Jim, I’m gonna say Tim because I’m Hallie Shea, Senior Fuck You Correspondent.

The Newsroom - 3x04 ContemptL’atteggiamento di Jim nei confronti del nuovo impiego di Hallie è a dir poco tedioso, moralista ed arrogante. Se nel precedente episodio l’intento era quello di mettere a confronto posizioni diverse su un livello paritetico, in questo caso emerge chiara e forte la condanna del reporter nei confronti di un giornalismo giudicato velenoso e inferiore. Il fatto che Hallie scriva un editoriale ispirato alla propria vita di coppia funge da pretesto per porla in cattiva luce e, nello stesso tempo, fornisce a Jim l’occasione di manifestare la sua critica feroce rivolta al cosiddetto citizen journalismCome sottolineato già da Maggie nel secondo episodio, all’ACN i collaboratori si esprimono spesso attraverso lunghi monologhi, e sembra sia proprio il caso dello stesso Sorkin in questa sequenza: risulta difficile, infatti, scindere l’accorata reprimenda di Jim dal reale pensiero dello sceneggiatore.
A questo proposito, a mio avviso, è opportuno fare alcune considerazioni. The Newsroom è uno show molto interessante anche per la natura dei dibattiti che riesce a sollevare circa l’idealismo con cui viene ritratto il mondo dell’informazione e i suoi protagonisti; il concetto di “autorialità” abbraccia molteplici sfumature, e rappresenta una ricchezza in quanto espressione di un punto di vista unico, libero quindi di concretizzarsi nelle forme ritenute più opportune e con lo stile che si desidera. In questo senso, i difetti che possiamo ascrivere all’opera di Sorkin fanno parte integrante del suo essere uomo e autore, e vanno interpretati alla luce di questo concetto. Insomma, l’autore decide come e perché raccontare una storia; eventuali “strafalcioni” o sviste nella resa realistica dei personaggi (o delle dinamiche fra questi) rappresentano marche stilistiche autoriali, ciò che in un’ultima analisi connota l’impronta personale e rispettabile in quanto tale, al di là di ogni ricezione critica.

Your contempt for the second-rate seems to be a contradiction, too, since you believe the best reporting is done by anyone with a phone and the time it takes to write “epic fail”. 

The Newsroom - 3x04 ContemptViceversa, anche lo spettatore/critico ha legittimamente voce in capitolo per quel che può riguardare alcune “cadute di stile”; tuttavia, piuttosto che una critica all’autore, sarebbe opportuno rilevare come, in questo caso, un’eccessiva enfasi sulla diatriba tra old e new media tende ad offuscare del tutto la godibilità del racconto. La controversa critica di Charlie al nuovo approccio di Pruit riassume, probabilmente, la visione apocalittica di Sorkin sulla digital revolution bullshit menzionata da Jim, ma, proprio per questo motivo, risente di un’acredine in cui il confine tra il divertente e il caricaturale del capo di redazione diventa molto, molto sottile. Questa sovrapposizione tra autore e personaggio va a tutto discapito del racconto, poiché più che una scelta di stile appare come una debolezza emotiva che disturba il messaggio di cui Charlie si fa portatore.
Il superamento dell’istanza narrativa sui protagonisti, quindi, emerge più volte durante l’arco della puntata, mettendo in secondo piano la vicenda principale che vede Will prima accusato e poi colpevole di oltraggio alla corte. Anche per questa ragione, l’interminabile montaggio musicale in chiusura, come colonna sonora dei preparativi dell’improvvisato matrimonio tra quest’ultimo e Mac, più che emozionare stanca, certamente anche per la spropositata lunghezza conferita al minutaggio (circa 7 minuti).
Alla luce di queste considerazioni, e tenendo fermo un generalizzato giudizio più che positivo per le migliorie apportate in questa terza stagione, “Contempt” si presenta come l’episodio più debole visto finora, nonostante accadano eventi certamente rilevanti ai fini dell’avanzamento della trama orizzontale, come il matrimonio anticipato tra Mac e Will, l’incarcerazione di quest’ultimo e l’acquisto della compagnia da parte di Lucas Pruit.
Purtroppo, gli slanci troppo pronunciati del narratore disturbano la fluidità degli eventi e, di conseguenza, il pieno coinvolgimento dello spettatore nella storia.

Voto: 7

 

Fabiana Sarnella

Spiantata, spiazzata e snervante, nera dentro e fucsia fuori, ho studiato scienze della comunicazione e cerco il mio posto nel mondo. Appassionata della prima ora di Gilmore Girls, sono diventata un'appassionata delle serie tv di qualità.

17 Risposte

  1. Namaste scrive:

    A proposito di fissazioni o auto-referenzialità dell’autore, l’Ave Maria di Schubert veniva usata anche nella1x05 di “The West Wing”. E avendo incidentalmente anch’io una perversa passione per la musica classica e per quel pezzo in particolare, sarà forse per questo che non ho trovato i 7 minuti di montage alla Sutter particolarmente tediosi. Mi sono sempre invece la parte più riuscita dell’episodio, sicuramente il più debole, e con tutti i difetti, ridondanze e approssimazioni peraltro ottimamente segnalati in recensione, ma è più forte di me, io a Sorkin continuo a volergli bene.

     
  2. Questo episodio mi ha irritato probabilmente come nessun altro di The Newsroom, proprio perché sembrava che Sorkin si stesse dando una regolata e invece…no. La recensione è perfetta nello spiegare in maniera pienamente oggettiva (cosa che probabilmente io non sarei riuscita a fare) come certe scelte siano non soltanto discutibili sul piano “morale” (che in fondo si potrebbe considerare qualcosa di soggettivo – anche se spessissimo giudichiamo serie e film per il messaggio che portano avanti, se retrogrado, sessista o razzista per esempio) ma anche da un punto di vista qualitativo. Se una serie diventa soltanto lo spottone per le idee (francamente ridicole) di Sorkin e non un lavoro ragionato, attento alle individualità dei personaggi, e accurato nella costruzione degli eventi allora non è un buon lavoro. Sorkin campa di rendita perché scrive dialoghi pazzeschi, scrive cose che in tv solo lui scrive, e ha una passione per certi temi che comunque condivido e trovo interessantissima… ma a me questo non basta. Sarà colpa mia? Sicuramente sì. E dico questo perché mi rendo conto che il mio fastidio nel guardare certi episodi nasce principalmente dal fatto che non riesce a raccontarmi la storia che vorrei, non riesce a presentarmi un mondo che mi piaccia davvero NONOSTANTE la mia e la sua visione del mondo sia molto, ma molto vicine. Mi spiego: anche io ammiro il professionismo (sono quanto di più lontano possa esistere da un grillino, giusto per fare un esempio preso dalla “vita reale”) e credo (fortissimamente) in un giornalismo etico proprio come quello di News Night. Ma a differenza di Sorkin non odio il mondo digitale, non odio il giornalismo che non sia d’inchiesta (anzi), apprezzo Buzzfeed e i suoi simili esattamente per quello che sono e credo che ci sia del giornalismo di gran lunga migliore di quello di News Night. Perché poi, al di là di tutto, spesso il tg di Will non è questa gran cosa… penso all’invettiva anti-tea party, per me fallimentare, o al servizio di Maggie sul presunto attentatore di Boston (si sono congratulati tutti per la cautela, ma che informazione era?). E’ un po’ il problema di Studio 60: gli sketch non facevano quasi mai ridere. E io non ho ancora visto un servizio di Will davvero, davvero bello. Non che mi farebbe dimenticare tutto il resto, però potrebbe attenuare un po’ il mio fastidio. Invece, come ha sottolineato la bravissima Fabiana, a prevalere è sempre e comunque il moralismo di Sorkin (perché di questo si tratta, in ultima analisi, solo rovesciato rispetto a ciò a cui siamo abituati), che, sarà in parte anche colpa di chi guarda, ma che comunque occupa gran parte della narrazione. Tra l’altro in questo episodio Sorkin ha fatto di tutto per dargli addosso alla povera Hallie, facendola accusare perfino dal ragazzo di Maggie e dunque dalla stessa Maggie che, a quanto pare, l’aveva difesa soltanto per non lasciar trasparire il suo amore per Jimmy. Jimmy che pensavo fosse, anche agli occhi di Sorkin, un po’ uno stronzo (come avevo scritto settimana scorsa), ma che adesso è tornato a rappresentare il perfetto idealista. Jimmy è Sorkin e Sorkin è Jim: beh, mi spiace per il buon Aaron, ma non ci fa una bella figura.
    Capisco che guardare un prodotto di Sorkin significa firmare un patto con l’autore, ovvero accettare di essere trasportato in un mondo che di fatto non esiste ed è pura idealizzazione, ma il patto prevede comunque che l’autore sia in grado di trasportarti in quella dimensione, che non sia tu a dover fare tutto il lavoro. Che tu non debba farti piacere per forza un montaggio con l’Ave Maria (per un matrimonio, dai) di 7 minuti, che tu non debba accettare senza fare domande qualunque discorso tronfio e fuori dal mondo (no, non è una cosa positiva, è cecità) che Sorkin mette in bocca ai suoi autori. Un liberal progressista quale dovrebbe essere sa andare oltre il proprio naso, Sorkin dimostra di non esserne in grado. E di questo ne risente la sua serie, perché non ha respiro, perché è finta e non solo idealizzata. Capisco che quello di Sorkin sia un genere, capisco che o ti piace o non ti piace (insomma, non sarei così estrema), ma non è vero che la rappresentazione del mondo che si trova in un prodotto non ne determina anche il valore. Se uno scrittore rappresenta gli antagonisti e i protagonisti all’interno di una storia in maniera stereotipata sta facendo un buon lavoro? Ci sono i tropi, ci sono delle linee guida che tutti seguono e alle quali si attendono, e poi ci sono gli stereotipi. Faccio un esempio: SoA è una serie che si basa interamente su degli archetipi letterari, ma ognuno di questi archetipi ha un’anima, è un vero e proprio personaggio e non soltanto un mezzo per permettere a Sutter di mostrarci quanto è bella la sua visione del mondo. In The Newsroom dove sono i personaggi? Sono tutti stereotipi, tanto i protagonisti idealizzati quanto gli antagonisti demonizzati: pensate a quello che dicono Pruit e Hallie in questa puntata, cose come “I wanna be part of the digital revolution”, che farebbero ridere chiunque e sono buttate lì solo per servire degli assist ai loro interlocutori così da poterli smontare. Ti piace vincere facile, Sorkin, ma a me non sta bene. Questa non è dialettica, non è lo scambio di opinioni costruttivo della scorsa settimana, è solo supponenza. E una serie (e un autore) che non è capace di mettersi in discussione per me ha fallito.

     
  3. Fabiana scrive:

    Che bello! Io sono grata a Sorkin anche solo per il fatto che, come detto in recensione, solleva questo tipo di reazioni. Davvero, crea un terreno così fertile per commenti e scambi di vedute sul modo di rappresentare un mondo o di scrivere i dialoghi che trovo esaltante. Io in pratica sono d’accordo con entrambi, alla fine non credo che la serie da prendere in toto e buttare nella spazzatura, ma allo stesso tempo certe scelte, certe modalità con cui si vuole ribattere su determinate questioni risulta effettivamente fastidioso. Certamente la qualità è molto alta, ma francamente il dialogo tra Jim e Hallie in cui, tra l’altro, lui alla fine le dice di riconoscere che lei sa che lui ha ragione, non se poteva proprio sentì 😀 Più che altro, per quanto riguarda il montaggio finale, il fatto è che durante l’episodio non c’è stato davvero modo di mettersi nei panni di Will e Mac, nonostante quest’ultima viva un conflitto interno molto duro – pare – riguardo i sacrifici che tutti stanno facendo per trasmettere la notizia. Alla fine, per quanto preoccupata, lei è comunque determinata a far uscire la storia, e infatti probabilmente il matrimonio lampo è celebrato comunque in funzione di questo, per una questione legale; invece, su Will il fuoco dell’attenzione non è molto calibrato: in pratica lui rimane fermissimo sulla sua decisione, e quindi alla fine l’aura conferita dalla musica che punteggia un momento di gioia chiosato dall’arresto, secondo me svilisce un po’ l’aspetto drammatico. Non saprei, non me la sento di condannarlo a priori, ma magari non 7 minuti ecco.

     
    • A me è sembrata non solo eccessiva, ma anche un po’ pigra come scelta. L’Ave Maria è quanto di più scontato, e proprio per questa sua sovrautilizzazione non riesce a coinvolgerti veramente. Ma magari il problema è mio, visto che da almeno 10 anni a questa parte ad ogni matrimonio che io mi ricordi c’era la classica tipa semi-stonata che cantava l’Ave Maria. 😛 Sarò io che le associo brutti ricordi, ecco.
      Però penso, per esempio, alla 1×04 con il montaggio sulle note di Fix You. Scontato anche quello (visto il titolo dell’episodio), forse non del tutto motivato e quindi un po’ tirato per le corde, ma almeno capace di emozionare. Ecco, forse il merito è della canzone, non so, ma questo montaggio al confronto è stato molto meno incisivo. Capisco che Charlie è andato alla Julliard a raccattare i musicisti per sottolineare che a loro je piace er talento, però si poteva mostralo davvero questo talento, ecco.

       
  4. Attilio Palmieri scrive:

    Francesca, io i personaggi di The Newsroom li vedo eccome. Oltre a volere a tutti tanto bene, credo che caratteri come Will, Mac, Charlie, Jim, Maggie, Don e Sloan siano figure molto complesse e raccontata in pochi episodi spesso davvero bene. Senza considerare Will e Mac che sono ovviamente quelli più affrontati, penso che il lavoro che Sorkin e i suoi collaboratori fanno su Jim sia davvero notevole. Dici bene quando affermi che Jim è l’alter ego di Sorkin (anche se non è il solo, Will, Mac e Charlie non sfuggono a questo tipo di parallelismi) e in quanto tale sin dall’inizio è stato delineato come il personaggio su cui spalmare tutti i principi del Sorkin pensiero, ma c’è anche molto altro; Jim non è una bella persona, cosa che non contrasta affatto con il suo essere idealista, anzi, sta proprio qui il coraggio dell’autore, nel dire che spesso propri gli idealisti (o almeno i suoi idealisti) non sono belle persone. E quanto è grande questo ragionamento, tutto incentrato sull’approfondimento di un personaggio come Jim, se lo trasliamo alla nostra esperienza quotidiana o all’attualità che ci capita di incrociare? Per me enorme. In più Jim è Sorkin, cosa che non può non essere anche una messa a nudo dell’autore (quasi vontrierianamente) di tutte le sue fragilità e le sue colpe. Sorkin, come Jim, è un grande idealista e, probabilmente, non è una bella persona (e questo siamo in tanti a immaginarlo, credo).
    Rispetto ai personaggi funzione io il tuo discorso lo capisco fino a un certo punto: ci sono personaggi funzione e basta, e spesso sono secondari o temporanei; e poi ci sono personaggi che hanno ANCHE il ruolo di funzione. Se Sorkin mette in bocca delle cose a Charlie, a Hallie (digital revolution) che hanno il compito di uscire dalla dieresi e incarnare un messaggio più generale o un indicazione metaforica, ciò non esclude affatto l’approfondimento sul personaggio o che questi sia ridotto a figurina come spesso mi è capitato di leggere.
    Pensa solo alla rappresentazione della donna in The Newsroom attraverso tutti le facce che Sorkin ci racconta, da Hallie a Mac, da Maggie a Sloan. Dietro questo lavoro ci sono tantissime letture possibili e tutti convivono sotto un’impalcatura narrativa che sicuramente ha tra le sue richieste quella di stringere un patto con l’autore, ma che è al contempo l’artefice di tutte le qualità messe in mostra in questi tre anni.
    Namaste, ricordo bene la sequenza dell’Ave Maria in The West Wing, e forse proprio per questo il montaggio finale mi ha commosso ancora di più. Don che prova l’anello, Sloan con i fiori, l’espressine di Maggie in chiesa, Charlie al conservatorio che spia di nascosto, il dialogo tra Will e il prete e il bacio finale con le manette. C’è un’epica in questo racconto che solo i migliori (come Sorkin e Jim) sanno padroneggiare.
    L’esempio di Fix You è perfetto: io detesto la canzone e detesto il gruppo, ma quella sequenza l’ho adorata.

     
    • Non sono per niente d’accordo su Jim, e sai perché? Il tuo discorso era valido, validissimo, se applicato alla scorsa puntata. Ed infatti è anche quello che ho scritto io nella recensione: finalmente Jim era umano proprio perché meschino. MA stavolta tutto ci fa invece pensare che sia proprio il contrario. Tutti, da Maggie al suo fidanzato fino alla stessa Hallie, concordano in fondo sul fatto che sia Jim ad avere ragione e che quindi la vera stronza, la vera brutta persona sia proprio la sua ragazza.
      In secundis, vorrei precisare una cosa: il fatto che i personaggi parlino per Sorkin non è il motivo per cui sono ridotti a figurine. Per me il problema sta nel fatto che di loro resta SOLO questo. E per me è abbastanza evidente. Certo che un pg può essere una funzione, ho cercato di spiegarlo con l’esempio di SoA, ma non può essere solo quello, specie se secondario, specie in una serie che per coinvolgerti davvero ha bisogno, a mio parere, di mostrarti anche l’umanità. Sennò diventa, per l’appunto, la rappresentazione di un mondo idealizzato e nulla più. A qualcuno può bastare, a me sinceramente no.

       
      • *specie se NON secondario, scusate l’errore.

         
        • Attilio Palmieri scrive:

          Fra non è che a me basti, semplicemente io non li vedo figurine, ma li vedo, come ho scritto, anche funzioni, oltre che personaggi scritti benissimo (specie i principali). Per me non resta SOLO quello.
          Sul discorso Jim non so, rivedrò sicuramente la puntata, ma non è che se altri personaggi lo assolvono allora è da assolvere. Il modo in cui lui tratta Hallie è orribile ed è sotto gli occhi di tutti.

           
        • winston smith scrive:

          Io condivido quello che ha scritto Attilio: Jim ha (nell’80% dei casi) ragione ed è uno stronzo, anche in questo episodio. Non bisogna mica essere manichei: il retropensiero di Jim sui pericoli del spacciare amatori da professionisti e professionisti da amatori (che, poi, diciamocelo pure, la vera differenza sta nell’esperienza, così come si evince dal percorso di Maggie, la quale, se nella prima stagione è già una professionista, ma rispetto agli altri sembra un’incapace, dopo anni di duro lavoro e impegno costante si può permettere di umiliare, professionalmente parlando, Jim e Don) è ampiamente condivisibile (da me), ma ciò non toglie che il modo in cui pungola e mortifica la sua ragazza non è francamente accettabile (da me), per di più se si considera che è proprio lui ad andarla a stuzzicare con il solo scopo di affermare e riaffermare (ancora e ancora e ancora) la sua presunta – a seconda dei punti di vista – superiorità morale e deontologico. Jim avrà pure ragione, ma non ne esce molto bene come essere umano e questo Sorkin non lo nasconde affatto, anzi, in pieno rispetto del suo stile narrativo, sembra che faccia di tutto per spiattellarlo in faccia allo spettatore (la scena in cui si prepara un sandwich è di questa puntata oppure no? A me pare proprio di sì).
          Per me The Newsroom rimane una delle migliori dieci serie che ho visto negli ultimi anni. Ecco, l’ho detto.
          Nella prima stagione è stato dato troppo spazio ai pentagoni amorosi (errore grossolano per due ragioni: all’inizio di una serie i personaggi non si conoscono ancora bene, ergo è difficile che ci si appassioni alle loro vicende sentimentali, specialmente se non è quello il nucleo centrale della serie stessa; la ridondanza portata all’estremo: ogni personaggio sembrava doversi necessariamente accoppiare con qualcuno per ordine divino: sarebbero bastati Will e Mac con il loro romance intermittente a dare dignità alla tematica da posta del cuore senza tirare in ballo in maniera forzosa Jim, Maggie, Don, la roommate di Maggie, la giornalista di gossip e probabilmente qualcun altro che non ricordo nemmeno). Dalla seconda in poi, tuttavia, Sorkin ha aggiustato il tiro e francamente io mi esalto non poco ogni volta che uno dei suoi personaggi apre la bocca e si lancia in filippiche in grado di reggere il confronto con quelle di Demostene e Cicerone, il che avviene ad occhio e croce almeno una volta ogni sette minuti. Ad esempio, quando Charlie in questo episodio recita quel discorso in parte riportato in recensione per ridicolizzare la visione giornalistica del nuovo acquirente del network, io gli avrei stretto la mano se mi fossi trovato nella stanza con lui. Inoltre, a dare maggiore dignità e valore all’opera tutta, vi è la profonda attualità delle tematiche portate sullo schermo: basti vedere a cosa è successo qualche giorno fa alla redazione della rivista americana New Republic, ora di proprietà di uno dei fondatori di Facebook che ha (ovviamente?) esportato l’ideologia della Silicon Valley (in pratica un ultracapitalismo liberal riferito alle nuove tecnologie applicate al sociale). In poche parole, quella di Sorkin è la sua visione personale del mondo reale e non la sua visione personale di un mondo immaginario ideato dall’autore stesso (magari basantesi su fatti realmente accaduti, ma su cui si ricama sopra fino ad ottenere ciò che si vuole ottenere), come avviene nel 90% delle serie americane. Sapere che un autore come Sorkin in televisione non vuole più lavorare forse dovrebbe dar da pensare; forse è l’inizio della fine della cosiddetta Golden Age della serialità; o forse è il rantolo bilioso dell’ei fu enfant prodige ora brontosauro verso quel pezzo di mondo che ha contribuito a creare – The West Wing inizia quando inizia The Sopranos – e che ora lo rinnega. In ogni caso, qualunque sia la risposta esatta, io questo fatto non lo sottovaluterei. È pur sempre un segnale forte. Di cosa esattamente lo sapremo fra qualche anno.

           
        • winston smith scrive:

          * Jim mode on *
          Davvero il montaggio finale dura SETTE minuti? A me sono sembrati due. Sarà che non vedo mai le serie o i film con il cronometro in mano, ma sono rimasto profondamente sconvolto dalla notizia che quel montaggio duri la bellezza di SETTE minuti, come scritto in recensione e ripetuto in quasi ogni commento prima del mio. SETTE, dico io, ma è impossibile! Inaccettabile! Basta! Non se ne può piùùùù!!!11!!
          * Jim mode off *

          Puntualizzo che sto scherzando (tranne che sul fatto che per me il montaggio è volato come un falco che scivola in picchiata verso l’ignara preda), eh, casomai qualcuno se la prende e pensa che sono uno stronzo come Jim. XD

           
        • Attilio Palmieri scrive:

          Winston, sottoscrivo ogni tua parola.

           
        • Francesca Anelli scrive:

          Citazione da Attilio Palmieri:
          Winston, sottoscrivo ogni tua parola.

          Scusate ma sono da cellulare e non riesco a rispondere senza citare.
          Jim avrà ragione secondo voi, non secondo me. Trovo ridicola la sua posizione, come trovo ridicola quella di Sorkin che proprio perché presenta la sua versione del mondo reale invece che un semplice mondo parallelo è ancora più ridicolo. Perché queste parole così dure? L’ho scritto sopra. Sorkin non ha sfumature: i nuovi media fanno schifo, tutti, e un imprenditore della silicone valley è per forza un coglione che pensa che il giornalismo sia condividere notizie e scrivere epic fail. Così è troppo facile. Lo apprezzerei se ci mostrasse la vera realtà del giornalismo moderno che no, non è solo questo. Questa demonizzazione denota ottusità e uno scrittore ottuso è un scrittore che non sa portare a termine il proprio compito. Jim non è solo una merda umanamente, cosa che per me non viene sottolineata come invece pensate voi, ma si fa portatore di una visione del mondo retrograda. Quello che è successo al New Republic è un caso interessante e molto sorkiniano, ma è, appunto, un caso. Qui invece diventa la norma, visto che Sorkin spala merda su qualunque giornale online e chi ci lavora. Ho sempre pensato che Sorkin facesse un uso scorretto degli antagonisti, continuo a pensarlo più che mai. Il fidanzato di Harry in Studio 60 doveva essere per forza un cretino, Dantana un’idiota incapace di prendersi le proprie responsabilità, Hallie una che dice minchiate sulla digital revolution e alla fine dà tacitamente ragione a Jim e Pruit un coglione senza speranza.
          La cosa che mi fa incazzare è che non c’è bisogno di fare questo per parlare di etica, per esaltare la professionalità e celebrare il vero giornalismo (che evidentemente non include un sacco di materiale validissimo ma non abbastanza “serio” per Sorkin). Non c’è bisogno di fornire una visione distorta e nostalgista delle nuove tecnologie, non c’è bisogno di demonizzare internet! Anzi, farlo denota una certa chiusura mentale che io non riuscirò mai ad accettare serenamente, specie se si tratta di una persona altrimenti capace di analisi ragionate e critiche costruttive ( penso alla questione morale che riguarda il whistleblower, affrontata benissimo).
          So che non ne verremo mai a capo, perché è una questione di soglie di tolleranza e di cose che per alcune persone contano tanto e per altre meno. Sorkin per me è un autore mostruoso ma allo stesso tempo limitato dalla sua stessa visione del mondo, a sua volta limitata. Questo influisce pesantemente sul suo lavoro e spesso mo disturba. Ho trovato veramente riuscite solo le puntate in cui faceva lo sforzo di aprirsi ad un mondo diverso, di confrontarsi davvero con l’altro da sé. E mi incazzo perché evidentemente lo sa fare e dunque non posso non chiedermi perché non lo faccia sempre. Studio 60, che è il suo altro lavoro che ho visto, mi è sembrato molto più riuscito in questo senso, visto il modo in cui ha trattato i “crazy christian” ( che se lo meritavano molto meno di internet). Perché The Newsroom non riesca mai a decollare io non lo so.

           
  5. Fabiana scrive:

    Al di là del discorso sui personaggi (Soa lo sto ancora recuperando e non posso fare confronti) io credo che l’idealismo in questo venga in qualche modo “oggettivato” e per come Hallie parla, sembra davvero che alla fine lei sia una povera stupida che sparla del fidanzato online. Le questione sollevate su twitter, sui danni che possono scaturire da un certo modo dissennato di utilizzare questi mezzi, trovo la dicotomia citizen journalism = cattivo giornalismo ACN = buono (perdonate la forse infelice scelta di termini). Quello che sto cercando di dire è che: 1. Non è vero che chi posta qualcosa dal telefono e ci scrive Epic Fail, per parafrasare Charlie è automaticamente un giornalista e va bene così; 2. Ma che c’entra Buzzfeed col New Yorker per esempio? Sono cose molto diverse, e ci sta bene tutto, mica devono entrare in conflitto! Nel mondo può benissimo esistere Carnivore come L’ACN, come allo stesso modo siti come Buzzfeed, Vulture etc etc. e il New York Time o il Washington Post. Se dobbiamo valutare Sorkin – in questo caso – attraverso i dialoghi/monologhi dei suoi personaggi, allora va considerato che è francamente un po’ apocalittico e poco corretto promulgare l’idea che questi siti siano velenosi e causino danni inenarrabili (escludendo il discorso dei tweet alle compagnie aeree che diffondono attacchi terroristici, per dire. (Mi pare lo scrivesti tu, Francesca). Alla fine sono sistemi diversi, e ci può essere un giornalista che fa male il proprio lavoro in un grosso broadcast, come un bravo freelance che scrive pezzi straordinari attraverso il suo blog online. Io amo Charlie, e appunto per questo non ho condiviso la gestione del suo conflitto con Pruit; sembra davvero che diventi matto a un certo punto, e l’ho trovato un po’ ai limiti del didascalico. Per la complessità dei personaggi, non saprei, devo ancora formarmi un ‘idea precisa, certo non sono bidimensionali, ma nemmeno particolarmente complessi… Leggevo un articolo che evidenziava come Will non avesse avuto nemmeno un minimo ripensamento di fronte all’incombente minaccia di un processo, mentre Maggie, dopo le prime due stagione manifesterebbe un mal celato e rinnovato interesse per Jim? Forse il percorso di Mac è stato più interessante in questo episodio, sebbene anche lei non è che si sia dilaniata più di tanto per le sorti di Will. Sono persone integerrime, dai saldi princìpi morali ed è bellissimo da vedere, avvincente e d’ispirazione: assolutamente non sono figurine, ma non ravviso molta complessità… A mio personale avviso, sarebbe stato bello anche vedere come il loro mondo interno sia smosso o ricostruito o ricalibrato in rapporto a ciò che si vive in the Newsroom. Altrimenti più che altro, tutti si riducono a baluardi “idealistici”.

     
    • winston smith scrive:

      Il vero punto dirimente non è l’esistenza di siti o riviste che trattano notizie serie da un punto di vista scandalistico e la loro coabitazione con siti e riviste che trattano notizie serie in maniera seri(os)a, quanto la standardizzazione che un sistema scellerato e scarsamente regolamentato sta provocando.
      Facendo un esempio italico e non legato strettamente all’ambito giornalistico, sebbene lo comprenda, come mai la Rai, in altri tempi, faceva informazione con la “I” maiuscola e produceva sceneggiati con la “S” maiuscola interpretati da attori con la “A” maiuscola diretti da registi con la “R” maiuscola, mentre da quando c’è Mediaset (ma non solo) è un loop infinito di simil-Barbara D’Urso e “fiction” pessime? Il tema è tutt’altro che banale e le risposte, a onor del vero, sono molte, tuttavia non si può negare che i dati d’ascolto (o i click sul mouse) qualcosa c’entrino pure e che un pubblico abituato all’immediatezza, alla mancanza di approfondimento e allo stereotipo come sinonimi di alta qualità non cambia abitudini da un giorno all’altro.
      Un conto è fondare un sito o una rivista di stampo tragicomico per rivolgersi ad un’utenza media che apprezza il tragicomico, un altro è rilevare un sito o una rivista che fa dell’elevato standard professionale un vero e proprio marchio di fabbrica e trasformarlo in una forma parodica di ciò che un tempo ha rappresentato. Sempre rimanendo in Italia, quale rivista d’informazione diresti che fa il bel giornalismo d’inchiesta di una volta ( è vero che il rischio nostalgia è dietro l’angolo, ma, purtroppo o per fortuna, io sono giovane, per cui non rimpiango affatto un mondo che non ho mai abitato, però ciò non significa che non possa guardare indietro e constatare che, se sotto tanti punti di vista ora facciamo meglio dei nostri padri e dei nostri nonni, sotto altri facciamo oggettivamente peggio). Sempre banalizzando e per dirla con una frase che sembra uscita dal Renzi di Crozza, il mondo è bello perché è vario, ma se si ammazza la varietà e la si rimpiazza con lo spettacolo di Varietà, be’, allora si salvi chi può.

       
  6. Fabiana scrive:

    Ps. Anch’io mi son lasciata prendere e non ho ricontrollato la forma ma spero si capisca il messaggio, chiedo venia!

     
  7. Namaste scrive:

    Così, come semplice dato statistico, curioso constatare come i voti assegnati per questo episodio da quei 4 gatti che ancora seguono la serie, spazino dal 4 al 9. E come ha già detto Fabiana, bellissimo in ogni caso leggere opinioni così discordanti su un telefilm e sul suo autore che, a questo punto, credo lo faccia di proposito. Non può essere infatti un caso che, come già accaduto nei commenti del precedente episodio e di molti altri, i due fronti opposti del ring virtuale, vedono di nuovo schierati, ad un angolo le donne, oltraggiate dal comportamento di Jim/Aaron, e all’altro i maschietti che sì, questa volta Jim l’ha fatta indubbiamente fuori dal vaso, ma ehi, avercene in TV di autori così!

    Non credo di dover chiarire, a questo punto, quale sia la mia posizione in merito, avendolo già fatto ampiamente nei commenti alla 3×03.

    Mi permetto solo di aggiungere un’ulteriore considerazione, peraltro già suggerita da uno precedenti commenti, che vorrei però in questo caso ribaltare: ma dove ca… sta scritto che siccome Jim si comporta così allora quello è Aaron? E perché mai Sorkin dovrebbe abbracciare e persino incarnare il punto di vista di uno che si comporta il maniera così meschina e gratuitamente cattiva con la sua donna?…

    Quindi o lo fa perché non ha una grande opinione di sé stesso e invece di andare da uno bravo preferisce usare le sue sceneggiature per dircelo, che però è un po’ l’esatto contrario del voler vincere facile o del non volere mettersi in discussione, oppure… ed è questa la mia opinione, il suo punto di vista sulla questione non è affatto quello dell’idealista Jim, ma piuttosto quello della bistrattata Hallie, che non può certo essere considerata una cattiva persona solo perché scrive per “Il Carnivoro”, e alla quale va tutta la nostra empatia e solidarietà, che a questo punto, voglio sperare, sono anche quelle dell’autore.

     

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