The Newsroom – 3×05 Oh Shenandoah

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahOh, Shenandoah, I’m bound to leave you
Away
You rolling river
Oh, Shenandoah, I’ll not deceive you
Away
We’re bound away
Cross the wide Missouri
Away.

Ormai ci siamo: il prossimo appuntamento con The Newsroom sarà anche l’ultimo che la HBO produrrà e manderà in onda. Un’ultima stagione – breve – per chiudere definitivamente il turbolento discorso portato avanti da Aaron Sorkin che, come nessun altro autore televisivo, è riuscito a dividere la platea degli spettatori. Che sia un merito o un demerito è tutto da vedere, ma è certo che sulla televisione americana (ahimé molto meno nel nostro locale panorama), The Newsroom non passerà sotto silenzio.

Aaron Sorkin ha preso, sin dal primo minuto del primissimo episodio, una decisione molto netta, non lontana dagli altri prodotti che aveva realizzato in passato: la sua mano non doveva essere solo un tocco leggero, ma una presenza fissa e dominante. Questo ha fatto sì che molto spesso i protagonisti della serie sembrassero, più che entità virtuali con proprie idee e sentimenti, sfaccettature di un’unica mente pensante, autocelebrante e convinta di essere nel giusto. Per chi, come me, non la pensa in maniera molto distante da Sorkin su diverse tematiche sociali, questi momenti erano pura esaltazione, ma travalicavano coscientemente il discorso meta-narrativo trasformandosi in vera e propria arringa (e per chi veniva attaccato, propaganda). Questo è il primo e fondamentale punto con cui venire a patti nel giudicare e seguire la scrittura di The Newsroom che sceglie di affrontare, con un taglio ancor più paternalistico di quanto già accadeva con The West Wing, tematiche estremamente scottanti e divisive.

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahPaternalistico, dicevo, è spesso il tono con cui Sorkin si è approcciato a questa serie: l’intenzione, più o meno decisa, sembra spesso essere quella di alzare il livello di consapevolezza dello stesso spettatore, un messaggio politico-sociale travestito da serie televisiva; questo è il motivo per cui i suoi personaggi hanno sofferto in molte occasioni di un tratteggio un po’ troppo semplicistico, con una morale che appare ai nostri cinici occhi poco credibile e realistica. Ecco perché le critiche intorno a questa serie sono spesso violente e caustiche e la tematica dello stupro affrontata in questo quinto appuntamento ha sollevato un vespaio di polemiche senza pari.

Torniamo, quindi, all’inizio del nostro ragionamento: è davvero così sbagliato che un autore faccia sentire così nettamente la propria mano? Quando ad occuparsi di una serie è un Autore non è forse giusto che egli si sobbarchi fino in fondo del compito che ha deciso di caricarsi sulle spalle? Sorkin idealizza un mondo che vorrebbe, una realtà in cui spera, un ritorno alle origini che non è in sé nemmeno una tematica così originale. L’occhio di Sorkin è netto e non accetta con facilità sfumature diverse. Ecco perché questa serie è così attaccabile ed ecco perché questo quinto episodio ha in sé il germe dello scontro di idee.

Ci sono alcune tematiche fondamentali che si affrontano in questa puntata, temi ed argomenti che non solo hanno a che fare con il mondo giornalistico – che pure resta dominante – ma che sembrano essere lo specchio di una crisi tra generazioni e mentalità diametralmente opposte che non paiono in grado di trovare un punto di stabilità. Non c’è scampo a questa lotta di forze e Sorkin non ci nasconde, nemmeno per un secondo, quale sia la sua posizione in tutto questo.

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahSe nelle prime due stagioni The Newsroom aveva mosso guerra ai Tea Party senza mediazione alcuna, questa terza stagione è tutta incentrata sullo scontro generazionale e le idee che dividono nettamente la generazione figlia dei grandi ideali e quella moderna ancora in lotta nella ricerca di una propria identità più precisa e meno caotica. In questo polverone, Sorkin non ha mezze misure e tratteggia il “nuovo” mondo come qualcosa di distruttivo, di nocivo, privo di quei capisaldi che hanno fondato gli ideali a lui contemporanei. Sorkin sembra non voler capire le esigenze di un mondo che si è enormemente espanso dall’arrivo di internet e non nasconde la sua diffidenza.
#uracn trasformato in “urine” e in un’offesa per il lavoro classico ed idealista di Mackenzie è il simbolo di come il giornalismo – il solo giornalismo degno di stima in questa serie – non sia in grado di integrarsi davvero con la modernità.

Il totale rifiuto per Pruitt, come prima era accaduto per gli eredi Lansing, tocca il suo apice nella morte per infarto di Charlie, l’unica persona che stava cercando, non senza difficoltà e diffidenza, di mediare tra le istanze di due mondi che mal si sopportano. Non c’è conciliazione possibile – e staremo a vedere come andrà a finire con il prossimo episodio – e Charlie muore tentando di fare qualcosa di insperato.
La parola d’ordine diventa “Etica”; essa si trasforma nell’ossatura più forte e caratterizzante della vecchia guardia, mentre i nuovi arrivati sembrano essere cinici e punitivi nei confronti di coloro che quotidianamente masticano e sputano via. L’etica giornalistica è la tematica più volte ribadita anche in questo episodio e tocca con decisione ben quattro protagonisti: Will, Sloane, Mackenzie e Don.

And that picture of you and your father, I’ll bet he wasn’t trying to teach you about civic morality. I’ll bet he was just trying to teach you to fish.

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahQuanti sono i giornalisti oggigiorno disposti a finire in carcere per 52 giorni pur di non rivelare il nome di una fonte? E decidere di rimanere anche quando quella stessa fonte si è uccisa, beninteso. Ecco, Will McAvoy è uno di quelli, un giornalista vecchio stile (ricordiamoci che la sigla precedente lo inseriva tra grandi nomi del giornalismo storico americano) che mantiene dritta la barra e non arretra di un passo nei confronti delle proprie convinzioni. Non ha un secondo di cedimento, non ha un momento di debolezza nemmeno quando a fargli compagnia in cella è lo spettro di suo padre, l’ubriacone violento che tanto spazio ha avuto nella sua crescita e nella sua formazione. In totale solitudine Will è costretto a fare i conti con un passato che riappare per tormentarlo, per ridicolizzare tutti gli aspetti che lo caratterizzano ora che è ben lontano da quel Nebraska a cui ironicamente fa spesso riferimento. Due mondi lontani, due visioni totalmente ed umanamente differenti che sanciscono, una volta per tutte, come Will si sia allontanato da quella tanto discussa figura paterna.

Eppure, in questi monologhi – e gli avversari di Sorkin hanno potuto imputargli l’apogeo di un egocentrismo magniloquente – ritorna il tema con cui la serie si era aperta: eccoci di nuovo alle prese con la missione di civilizzazione, con quel Don Chisciotte con cui Will si identifica e con cui noi potremmo identificare lo stesso Sorkin: come il cavaliere di Cervantes, Will e la sua squadra devono lottare contro i mulini a vento, mostri ed avversari contro i quali non hanno nessuna speranza. È curioso che di tale riferimento letterario si prenda solo un aspetto, dimenticandosi come Cervantes voglia ridicolizzare non solo l’esterno, ma anche il proprio eroe, simbolo di un mondo, quello cavalleresco, che aveva ormai dovuto lasciare il passo alla modernità. Mantenendoci ben lontani da una critica letteraria che non ha luogo qui, Sorkin con ancora più convinzione indossa l’armatura e si dichiara pronto a combattere i mulini a vento, non accorgendosi che anche lui è ormai parte di quel mondo che si ostina a rifiutare.

– It’s entertainment.
– […] My concern is for the rest of us who you’re turning into a wild pack of prideless punks.

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahLottare contro i mulini a vento significa anche voler tracciare un solco tra il giornalismo canonico ed il “citizen journalism, che ha tutte le ragioni per essere criticato. Anche qui, però, Sorkin lo fa senza mezze misure, contrapponendo una donna di straordinaria intelligenza ed abilità, come Sloane, contro un cicciottello nerd incapace di reagire alle tutt’altro che velate aggressioni della giornalista. Lo scontro è impari sin dal primo istante ed è anche ampiamente prevedibile dalla conversazione che ha scatenato la decisione di portarlo in TV. Con la complicità di Mackenzie che non ha alcuna intenzione di piegarsi alla volontà di Pruitt tramite Charlie, Sloane tira fuori gli artigli e ci dà una lezione di giornalismo che avrebbe avuto probabilmente più efficacia se la controparte non fosse stata così necessariamente inetta. Gli autori non lasciano spazio al pensiero opposto, non permettono la valorizzazione di idee che non siano quelle ritenute insindacabilmente giuste, indebolendo così in automatico il proprio discorso. La cosa non significa che sia di per sé negativa – lo ripeto, a scanso di equivoci, che Sorkin mi trova d’accordo su moltissimi dei suoi argomenti – ma la resa scenica non è all’altezza del messaggio che vuole trasmettere.

I’m scared of getting raped. I’m scared all the time. All the time. So you know what my site does? It scares you. It scares the living shit out of any guy who thinks even once about putting his hands on someone without an invitation.

Arriviamo, così, alla parte più discussa dell’episodio e che ha generato commenti molti dei quali, a mio parere, esagerati e violenti. Parliamo chiaramente dell’incontro tra Don e Mary, la ragazza di Princeton che, non riuscendo ad ottenere dalla giustizia le difese che meriterebbe dopo uno stupro di gruppo, decide di aprire un sito in cui, anche anonimamente, ragazze come lei possono riportare le loro esperienze con tanto di nome e cognome del carnefice. Sorkin si butta a capofitto in una questione che, diversamente da altri scontri in cui ne esce per lo più vincitore (i video contro i tea party, ad esempio, sono ancora oggi di grande efficacia), è fonte di polemica e discussione.

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahAndiamo per gradi. In questa sezione ci sono due livelli di narrazione: il primo, da cui partiamo, si lega a doppia mandata all’argomento principale che questa puntata ci presenta. La decisione di Pruitt di chiamare in scena vittima e carnefice in virtù della vendibilità del prodotto e della sua forza sui social network – che serve a trainare i giovani – è inaccettabile per la morale di Don che rispecchia il giornalismo classico. Il punto su cui lui stesso si batte è quello di convincere la ragazza davanti a sé a non prendere parte a quel mercato, di scegliere di rifiutare un’arena del genere che avrebbe avuto solo il compito di depotenziare le sue stesse pretese. Ancora una volta, quindi, è uno scontro tra una modernità senza scrupoli ed un classicismo rispettoso della persona; non stupisce, però, che a vincere sia la modernità, anche per la distanza tra Don e Mary sulla natura stessa del sito.

Eccoci quindi al livello che ha generato moltissime polemiche (un’autrice si è persino dissociata, trovando lo sconcerto di Sorkin stesso): la conversazione tra i due è uno degli argomenti più delicati trattati sinora da questa serie. Un sito che permette la segnalazione anonima degli stupratori ed ha una influenza così forte sulle università al punto da far scartare i candidati riportati come carnefici, non rischia di essere utilizzata anche come arma di vendetta nei confronti di chi non si è davvero macchiato di un così vergognoso atto contro la persona? Eppure non è questo comunque un modo per difendersi ed evitare di rimanere una vittima silenziosa di un sistema ancora a fortissima impronta maschile? Il dialogo è sicuramente molto teso e la scrittura di Sorkin è efficace nel tratteggiare entrambe le parti con sensibilità e forza. I due personaggi hanno una dialettica convincente e certo non è semplice sapersi districare tra una posizione condivisibilissima ed un’opposizione ragionata.

The Newsroom – 3x05 Oh ShenandoahA scatenare probabilmente l’ira di molti è la decisione di Don di ignorare la scelta finale di Mary e di non mandare comunque in onda la sua intervista. Il punto che credo molti abbiano frainteso è che, data la doppia lettura dell’incontro, a prevalere non sia la contrarietà di Don ad un sito di tale natura, ma il suo punto di vista sull’aspetto giornalistico del racconto: da buona volpe del mestiere, Don è perfettamente consapevole che porre vittima e carnefice sullo stesso piano significa dare ad entrambi la stessa forza, significa trasformare la vittima, agli occhi dell’opinione pubblica, non più in qualcosa da difendere, ma in una persona da giudicare. In questo non c’è il maschilismo tanto decantato da più parti e che ciclicamente torna ad attaccare Sorkin, ma una sempre netta superiorità di un certo tipo di giornalismo che è e rimane il fulcro fondamentale dell’analisi dell’autore.

Dopo questa lunga – ma non a sufficienza – disamina su alcune delle tematiche di questo episodio, bisogna tornare nel tracciato, ossia nell’idea che si è di fronte ad una puntata di una serie televisiva che ha un solo appuntamento per chiudere quanto iniziato due anni fa. Ecco che in questo si inseriscono le vicende carcerarie di Will (con una sempre splendida Marcia Gay Harden) e soprattutto il lato più leggero, che vede finalmente il ricongiungimento tra la nuova Maggie e Jim, il nerd imbranato. Impegnati in una impossibile intervista a Snowden, i due rappresentano il momento più spensierato del racconto, ben inseriti nella loro essenza narrativa. In questo calderone di riflessioni e pensieri e per la scarsa invadenza del loro minutaggio, i due sono insolitamente più funzionanti di altri momenti.

Che dire, quindi, di questa puntata? Oh Shenandoah è un episodio molto forte, uno dei più importanti in assoluto della narrativa di Sorkin e sicuramente tra i fondamenti di questa serie. Con alti e bassi, Sorkin continua ad avere un’invidiabile capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo e l’abilità, condivisibile o meno, di trasmettere messaggi, i suoi messaggi. Non si può quindi che promuovere questo episodio nonostante qualche riserva, perché la narrazione funziona ed appassiona. Sarà comunque il canto del cigno per coloro che non hanno mai amato questa serie poiché rappresenta, come mai accaduto finora, il sunto totale del pensiero di Sorkin.

Voto: 7/8

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

3 Risposte

  1. Joy Black scrive:

    Recensione approfondita, perfetta e accurata. Gran bel lavoro, Mario, complimenti!

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    “è davvero così sbagliato che un autore faccia sentire così nettamente la propria mano? Quando ad occuparsi di una serie è un Autore non è forse giusto che egli si sobbarchi fino in fondo del compito che ha deciso di caricarsi sulle spalle?”
    Bravissimo Mario.
    Siamo a un solo episodio dalla fine, lunedì The Newsroom non ci sarà più e, un po’ come succede al cinema con Lars Von Trier, la sua assenza creerà un enorme vuoto, di supporters come di haters come di semplici osservatori.

     
  3. Joy Black scrive:

    TRovo difficile aggiungere altro rispetto a quello che hai già detto tu, Mario. Questo episodio sarebbe un capolavoro se non fosse che Sorkin non mette una sorta di “controparte” forte che contraddica e metta quanto meno in dubbio le sue idee. Perché credo che i temi proposti meriterebbero una discussione più articolata e meno ideologica, comprendendo delle vie di mezzo. Ma capisco la coerenza e il parallelo fra i suoi personaggi (e l’autore stesso) con Don Chisciotte, un figlio di un mondo diverso, classico e medioevale, incapace di affrontare i cambiamenti della modernità, e quindi destinato a soccombere per la sua inadeguatezza e mancanza di adattamento. Ma credo che uno spirale di sintesi sia possibile, un punto di incontro, un tentativo che poi può anche fallire, ma mi sembra che Sorkin non lo faccia. Oppure è un modo per sottolineare la propria percezione di inadeguatezza delle vecchie generazioni e dei suoi personaggi che la rappresentano (da qui magari è collegato anche il suo addio alla narrazione televisiva).

    Per questi motivi, ritengo che la parte migliore dell’episodio sia proprio la parte fra Don e la ragazza, seguita, sorprendentemente, dalle scene con Jim e Maggie (la dimostrazione che nonostante alcune scene tra loro mi risultassero indigeste nelle precedenti stagioni, la voglia di vederli insieme c’era).

    Come detto se non ci fosse questi “difetti congeniti” che caratterizzano Sorkin questo episodio probabilmente sarebbe il migliore della serie, o nella sua top 3 quanto meno.

    Il mio voto è 8/8-

     

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