Girls – 4×02 Triggering

Girls - 4x02 TriggeringSin dagli esordi, una delle caratteristiche basilari della creatura di Lena Dunham è sempre stato il legame inscindibile tra personaggio e persona, cioè la confusione, la sovrapposizione, tra la creatrice e i suoi personaggi.

Questo doppio filo rosso è anche l’arma più affilata che l’autrice continua ad usare consapevolmente contro il pubblico, trasformando una “tonalità narrativa” in una narrazione che racconta se stessa.

La Dunham non è assolutamente nuova a questi espedienti concentrici, in cui all’interno dell’episodio argomenta e dà spazio alle accuse mosse alla serie (e quindi a lei, sostanzialmente) senza prendere mai una posizione in merito, ma lasciando volontariamente aperto uno spazio ambiguo tra sé e il pubblico (“I Get Ideas“, per esempio). Ed è sull’ambiguità, sulla zona grigia e nebulosa tra le parole che la Dunham scrive e Hannah pronuncia, che si gioca “Triggering”, secondo appuntamento di questa apparentemente anomala quarta stagione.

Girls - 4x02 TriggeringL’immagine di Hannah, che in “Two Plane Rides” stringe al petto la lettera che le annuncia la possibilità di abbandonare New York, aveva fatto presagire l’anteprima di una svolta: la crescita e la maturazione sembrate finora impossibili per il suo personaggio. E “Iowa” ha in un certo senso confermato le aspettative su di lei, tanto che la vediamo finalmente decisa ad uscire dal pantano della grande città, lasciarsi indietro la sua immobilità e quindi osare. Nella lenta velocità delle quattro protagoniste di Girls, il paesaggio urbano ne è sempre stato parte integrante, sia del loro immaginario, che della loro collocazione nel mondo, ma soprattutto come specchio della loro tautologica irrequietezza. Le azioni, i movimenti o i tentativi di movimenti pregressi non hanno fatto che aggrovigliarsi col passare del tempo in un cumulo confuso di piccoli eventi – quotidiani, normali, quasi insignificanti se isolati l’un l’altro (relazioni che finiscono, amicizie messe in discussione, feste, urla e chiarimenti), eppure capaci di riempire esistenze. In realtà, e Hannah sembrava averlo capito inconsciamente accettando di frequentare la scuola di specializzazione, oltre questi piccoli tasselli giornalieri e qualche soprammobile d’occasione, c’era aria di vuoto nella loro vita. Nessuna di loro aveva mai pensato di tendere le energie verso un disegno più grande, generale, e smettere di abbandonarsi meramente alla casualità. Ecco perché la decisione senza timori di Hannah poteva davvero rappresentare il tempo giusto in cui essere coscienti e consenzienti, il primo vero atto di volontà, di scelta, da parte di chi ha sempre preferito lasciarsi trasportare, che trasportare.

Girls - 4x02 TriggeringE invece, anche fare un passo in più per la sua esistenza e formazione equivale per Hannah semplicemente a spostare fisicamente e materialmente la sua persona e le sue cose da un luogo all’altro del paese. L’incapacità di mettersi in discussione, cioè il maggior difetto disegnato sul personaggio di finzione, diventa invece per la Dunham il terreno fertile per rappresentare drammaticamente quella stessa incapacità del suo pubblico di discutersi oltre le banali illazioni, di mutare il punto di vista e di ripensarsi al di là della propria rigidità.
La sequenza al tavolo durante il primo giorno di lezione ne è l’esperimento perfetto: non a caso, infatti, il paragrafo letto da Hannah è la descrizione su inchiostro di una delle scene più crudeli della prima stagione della serie. Scegliere di riproporre quel frangente e non un altro, non è un banale sintomo del “non rinnego nulla” di Hannah o Lena, ma la cifra stessa del racconto che pretende di sbloccare Girls: la provocazione, per essere vera provocazione, non può esserlo se fine a se stessa, così come lo sono alcune performance contemporanee o certe sedicenti espressioni artistiche. Se esiste un mandato dell’arte è alimentare la comunicazione, alzare polvere dove si è sedimentata l’usura delle menti; e Hannah potrà farlo malissimo, anzi ne è l’espressione elevata all’ennesima potenza, ma chi le dà luce, vita e soprattutto parola, continua a farsi e volersi come una sorta di sicario. Non c’è da decidere se Girls sia o no femminismo, se la Dunham sia una novella Simone de Beauvoir o se è blasfemia anche solo accostare i due nomi; no, Girls è il punto di vista di una ventiseienne che mette in scena una ventiseienne e ti sfida personalmente a sederti a quel tavolo e discutere.

Dove lascia perplesso questo gioco delle parti è nella sua stessa realizzazione. Il nocciolo centrale dell’episodio è quanto di più puntuale e veritiero la Dunham abbia detto su di sé e il suo lavoro in ben quattro anni; ma a questo punto sorge una domanda: fin dove invece può spingersi l’auto-referenzialità del personaggio che invece mette in scena? 

Girls - 4x02 TriggeringAlla sequenza dominata dalle parole e dalle obiezioni isteriche (ed hipsteriche) dei suoi compagni di corso, segue non a caso il processo di compressione contrario: l’era della comunicazione, della risposta istantanea, censurata dalla docente che pretende l’ascolto silenzioso dell’altro, si trasforma voracemente nel mondo dell’impossibile trasmissione, dominato dal silenzio, dalla solitudine, dall’oppressione della distanza. Prima Hannah non può ribattere sul suo pezzo, poi non riesce a contattare o avere una vera conversazione con Shosh o i suoi genitori – gli stessi che stanno giocando a scarabeo. Non bastano quindi il possesso del canale, del mezzo per parlare e farsi ascoltare, non bastano i contenuti per scioccare, ma bisogna essere disposti ad entrare in contatto (come recita il titolo del racconto letto da Hannah) con l’altro per poter davvero recepire la presenza di entrambi: non importa come, non importa con quali sotterfugi o giochini, ma l’atto più trasgressivo, provocatorio e violento che si possa fare è avere la pretesa di farsi ascoltare, mettersi al centro dell’attenzione e urlare. Anche qui: Lena riesce e vince, Hannah getta la spugna e perde, preferendo nascondersi nei fiumi dell’alcool e della promiscuità. L’arrivo di Elija, il festino universitario, la lotta nella piscina gonfiabile, tornare a casa all’alba percorrendo lo stesso prato verde di ventiquattro ore prima, ma vederlo ancora vuoto: sono i “nuovi momenti vecchi” che anche l’Iowa può tranquillamente farle collezionare.

Così però Girls, l’intera serie, che in questi termini si muove su due livelli narrativi distinti, sembra diventare essa stessa ciò che racconta: un groviglio di eventi e sequenze mirate, bellissime, geniali, ma con sotto una superficie piatta, uguale a se stessa, irrimediabilmente schiacciata dal genio della sua creatrice e quindi sostanzialmente impossibilitata ad uscire dal suo dominio. Forse ad un certo punto la sfida per la Dunham sarà il tentativo di disegnare e concretizzare un punto di rottura, un vero momento di non ritorno; magari sarà lì, in quel caso, che Girls diventerà qualcosa in più rispetto ad ora.

Voto: 7,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Per me questo è stato uno degli episodi migliori dell’intera serie.
    Dopo un inizio che mi ha dato tante speranze, specie per il lavoro “evolutivo” fatto sui personaggi, Hannah in primis, qui la Dunham non si arresta, non si accontenta e spinge forte sull’acceleratore.
    Pedale che, come scritto anche nella recensione, è spesso costituito dalla sua persona, da una scrittura che è al contempo del sé e di sé.
    Del sé perché in tutta la prima parte racconta, a mio parere molto bene, il lato artistico della sua persona e dunque la componente autobiografica della sua opera, facendo anche un lavoro autoriflessivo in merito al rapporto tra la serie e la critica. La sequenza della lettura del suo testo davanti ai colleghi della scuola è la traslazione in piccolo del suo prodotto al cospetto delle critiche piovute da ogni dove sin dalla prima stagione, ivi compresa l’accusa (?) di troppo autobiografismo.
    Di sé perché nella seconda parte a prendere il sopravvento è la donna sull’autrice, Hannah che è anche Lena, una ragazza che si mostra completamente spogliata del suo ruolo artistico, nuda con la sua umanità e femminilità, fungendo da rappresentazione principe delle millennials della Dunham.
    Se queste sono le premesse, Girls non sembra assolutamente perdere la sua carica creativa.

     

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