Girls – 4×03 Female Author

Girls - 4x03 Female AuthorCome è stato già messo in luce molte volte, Girls è un prodotto particolare, che si propone fin dai suoi esordi come la voce di una generazione, la cosiddetta “generazione y” o dei millenials, raccontando la semplice vita di quattro ragazze: un quartetto di antieroine postmoderne che sono alla ricerca di un equilibrio, o forse no.

Ciò che è sempre emerso, fin dalle prime stagioni – e che in “Female Author” conferma questa cifra narrativa –, è la modalità con cui l’autrice utilizza la propria creatura: non solo come una grande opportunità di espressione creativa, ma anche come strumento di esercizio dialogico con il pubblico dello show, che ha suscitato spesso molte critiche. Un dialogo che prende forma non solo nelle battute dei suoi personaggi, ma anche tra la stessa Lena/Hannah e un pubblico radunato intorno a lei, cui noi spettatori possiamo ascriverci per estensione. La sua “sfuriata” con i compagni di corso è un’opportunità per demolire coloro da cui si sente respinta e non apprezzata, e la disputa sull’autorialità femminile in letteratura risente di tutta la sua frustrazione. Nella cornice del nuovo appartamento nell’Iowa, infatti, Hannah inizia a rivelare i primi cedimenti riguardo la sua avventura, scricchiolando sotto quel senso di narcisismo solipsistico che l’affligge costantemente.

Girls - 4x03 Female AuthorCome già ravvisato puntualmente in “Triggering“, la potenza di un gesto avvolto nella magica aura del cambiamento, quasi eroico nell’accezione vogleriana del termine, in realtà non sembra spingere Hannah verso una maggiore autoconsapevolezza. Piuttosto, quest’ultima tende ad annacquare e a mal celare a se stessa durante la video chiamata con Jessa  la carenza di entusiasmo per il corso, frequentando feste di poeti con Elijah e manifestando molta più esaltazione nel preparare i brownies. In questo caso è proprio Elijah a fungere da cartina al tornasole mostrando come, ancora una volta, Hannah si senta fuori luogo e inquieta anche nell’Iowa, e per di più nel fare ciò che lei stessa ha proclamato essere la sua vocazione: scrivere. Non solo: la funzione psicologica dell’ex fidanzato festaiolo, che compare inizialmente sotto le vesti di amico/protettore, contribuisce alla confusione brulicante di dubbi della ragazza, suggerendo che lasciar perdere l’attaccamento a un’idea inflessibile di se stessi sia fonte di sollievo.

Girls - 4x03 Female AuthorPer una Hannah che fa fatica a ri-trovare se stessa, c’è una Marnie che in modo quasi inedito riesce a imporsi nonostante le pesanti insicurezze che pure gravano sul suo ego, minacciose come nuvole grigie che offuscano un cielo sereno. Per quanto il tratto della penna di Lena dia in qualche modo a questo personaggio meno spessore rispetto agli altri, riusciamo a cogliere un guizzo di maturità nel confronto con Desi. Certo, le ci è voluto un po’ di “incoraggiamento” da parte di Ray, ma alla fine Marnie in questo episodio è quella che riesce a ottenere in un sol colpo un successo lavorativo e anche una sorta di rivalsa personale: dall’essere la semplice “mistress” ad incarnare la donna che comprende di avere un valore al di là di questa posizione, e non si accontenta più di “gareggiare” con Clementine per argomentare la propria debole superiorità, a tutto vantaggio del furbo Desi.

Girls - 4x03 Female AuthorL’altra nuova coppia, o per meglio dire il binomio di cui seguiamo le orme è composto da Jessa e Adam: appare molto interessante la scelta di avvicinare i due ragazzi nel percorso riabilitativo presso gli Alcolisti Anonimi, sebbene non sia chiaro quando e perché abbiano iniziato a frequentare il centro. Una coppia di outsider, all’interno di un gruppo più vasto di emarginazione, ma con lo stesso virus del vagabondaggio emotivo e di un vago senso di vuoto che deve essere riempito. Anche qui emerge l’inedito, la battuta dai contorni quasi commoventi con cui Jessa esprime il bisogno dell’amicizia di Adam, apre la strada a un cambiamento effettivo nel modo di percepire se stessa e la realtà in cui la ragazza è inserita.
“Female Author” ci racconta un collettivo di solitudini, in cui è stabilito un palleggio tra il dialogo, spesso oppositivo, con l’altro da sé e lo sguardo intro-verso con cui bisogna fare i conti. Piuttosto che limitarsi a puntare la fotocamera su di sé, è “illuminante” – come suggerisce Elijah – voltarla intorno a sé per poter raccogliere ed elaborare nuovi stimoli che ci permettano di confrontarci meglio con noi stessi e scoprire che, magari, ammettere i propri limiti può essere un modo per sentirsi meno isolati.
Uno spazio minore per il momento è riservato a una Shoshanna in gran forma, la quale durante la scena del colloquio sfoggia un taglio e una mise che la fanno assomigliare un po’ a un’abitante di Capitol City, e che connota certamente il suo passaggio al mondo degli “adulti”. L’idea della prova generale per il colloquio di un lavoro che lei in realtà non vuole rientra perfettamente nell’assetto strutturale del personaggio, e diverte nella perplessità che permea la sua intervistatrice.

Questa quarta stagione si apre brillantemente, riuscendo a dosare nel giusto equilibrio gli interrogativi sempre stringenti che riguardano l’identità individuale e le riflessioni sul proprio ruolo sociale. Lo show della Dunham non delude i fan di una stagione che promette bene, e che si apre in ogni caso a uno sviluppo più maturo, sia nella forma sia nei contenuti, pur mantenendo gli elementi di uno stile fortemente caratterizzante che ne individua l’unicità e la bellezza.

Voto: 8

 

Fabiana Sarnella

Spiantata, spiazzata e snervante, nera dentro e fucsia fuori, ho studiato scienze della comunicazione e cerco il mio posto nel mondo. Appassionata della prima ora di Gilmore Girls, sono diventata un'appassionata delle serie tv di qualità.

2 Risposte

  1. Eppure Marnie, come hai scritto anche tu, riesce a farsi valere solo dopo che un altro uomo, Ray, l’ha convinta. Con lei è sempre la stessa storia, e credo che, nonostante tutto, questo sia un grande merito di Lena Dunham.

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Mettendo da parte il personaggio di Hannah, un’eccezione sotto tanti punti di vista, io trovo che il personaggio di Marnie sia quello dove emergono maggiormente il meriti di scrittura di Lena Dunham.
    Proprio nel suo essere piane di difetti, perennemente in affanno e in difficoltà, sempre alla ricerca di una maschera perché il suo vero volto è troppo lontano da raggiungere e/o fa impressione prima di tutto a se stessa. In questa rappresentazione che spesso ha avuto forme orribile, cattive, meschine, emerge una grandissima umanità, il ritratto di una condizione contemporanea (credo) molto comune, offerto in modo trasparente e senza filtri.

     

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