The Good Wife – 6×12 The Debate

The Good Wife - 6x12 The DebateThe Good Wife si è da sempre configurata come una serie capace di occuparsi di attualità in modo creativo e originale, riuscendo con i suoi casi ad avvicinarsi agli eventi contemporanei con un approccio innovativo per i cosiddetti legal drama. È con “The Debate” che si fa un passo in più e si va a dare un’occhiata persino oltre il presente. 

A questo si pensa quando, a inizio episodio, veniamo avvisati del fatto che tutto ciò che vedremo è stato scritto e girato prima delle sentenze relative ai casi di Ferguson e di Staten Island; ed è sempre con lo stesso spirito che ci vengono offerte le prime immagini, documenti simil-amatoriali che puntano a rendere ancor più reale il collegamento con i casi che ancora oggi scuotono l’America.
The Good Wife - 6x12 The DebateSulla carta, quindi, si tratta di un’operazione di tutto rispetto: i King decidono di andare oltre e di narrare la contemporaneità giocando d’anticipo, prevedendo (non che ci fossero tante altre opzioni) la decisione del Grand Jury e immergendo il caso di questa “nuova Ferguson” nella vita politica di Alicia e di Peter. Nella pratica, però, qualcosa non ha funzionato, e il risultato finale ci lascia con la sensazione che, con una storia come questa e una possibilità del genere, si potesse puntare molto più in alto, e soprattutto trattare la questione come qualcosa di più di un mero pretesto per spiegare gli imbrogli della politica.

No one’s winning a Nobel Peace Prize here.

È chiaro che in una serie come questa spesso i casi di attualità vengano usati come mezzo per raccontarci altro, ma forse questa vicenda si meritava qualcosa di più; un approfondimento maggiore rispetto ad un finale in cui una non-rivolta (spacciata o meno come tale a seconda delle convenienze) viene placata da una mossa fin troppo semplice come quella di Peter.
Invece l’intera storia viene schiacciata da una puntata che mette in campo tutto – letteralmente tutto – quello che ha a sua disposizione, al punto che la morte di un uomo in queste condizioni risulta solo un elemento tra i tanti sia da parte del gruppo di Alicia (che quando la prepara mette sullo stesso piano il caso Willis, il dibattito, l’affair di Peter e Ramona), sia da parte di Peter, a cui Eli dice senza mezzi termini “This is your Giuliani moment, sir. […] I’m not saying you take advantage of it, but no one will talk about Ramona if you handle this properly”.
The Good Wife - 6x12 The DebateChissà, forse era proprio questa l’intenzione dei King, mostrare come nonostante tutto persino un evento del genere venga letto praticamente solo per le sue connotazioni politiche (esemplari in questo senso l’uso che ne fa Prady per rimandare il dibattito e la conseguente reazione di Alicia, che, seppur senza grandi entusiasmi, supporta la decisione di Elfman di sfruttare questo a suo vantaggio). Ma che sia stato intenzionale o meno, ciò non toglie che tra l’inizio e la fine dell’episodio ci sia stato un brusco calo delle aspettative, e che ci si sia ritrovati davanti ad una puntata che in altri momenti avrebbe saputo trattare il tema in maniera molto, molto diversa.

I can go after the top crooks because I know who they are.”
Because you represented them.”
Yes!”

The Good Wife - 6x12 The DebateCiò che a questa puntata riesce invece molto meglio si trova proprio in quello che non viene sbattuto in faccia con la forza dell’accumulo (delle storyline, delle frasi ad effetto) ma che viene suggerito da una serie di input che giungono al culmine proprio alla fine dell’episodio, con il confronto tra Alicia, Cary e Diane.
Facciamo però un passo indietro: nell’ambito dell’avventura politica di Alicia Florrick, la mossa più astuta dei King fino ad ora è stata quella di lavorare in modo atipico sull’avversario. Fino a quando questo era rappresentato da Castro, infatti, era facile riconoscere nella struttura uno dei più classici cliché da “political fight”: lei, la candidata che prima-non-vuole poi-però-ci-pensa e infine combatte-per-i-più-deboli, e lui, il nemico corrotto da sconfiggere, che non si risparmia di certo quando si tratta di mettere i bastoni tra le ruote della squadra avversaria.
Con l’arrivo di Prady, invece, abbiamo assistito a qualcosa di diverso: certo, si tratta di una corsa elettorale, quindi nessuno si aspetta che non si combatta con le unghie e con i denti; tuttavia c’è da parte dei King la volontà di far trasparire finalmente qualcosa d’altro. È una gara in cui, incredibile dictu, c’è del sostanziale rispetto tra le due parti, soprattutto dovuto al fatto che entrambi sono quanto di più estraneo ci sia alla politica: Alicia, per il percorso che ben conosciamo; Prady, che arriva da una carriera di commentatore politico (l’ambito è quello, ma la natura è diametralmente opposta).
Per questo persino una scena come quella della cucina, che non brilla certo per originalità, di sicuro non può sembrare falsa o posticcia, perché il rapporto tra i due è stato costruito esattamente per arrivare qui: a due candidati che spiegano perché vogliono essere eletti discutendo realmente dei problemi in questione, senza countdown, rossi o verdi che siano, e senza regole sui minutaggi da perderci la testa. Non è certo un confronto tra educande, quindi i colpi bassi ci sono, ma non sanno mai di scorretto: ed è per questo atteggiamento che persino la precedente difesa di Prady nei confronti di Alicia davanti al giornalista risulta sentita e tutt’altro che falsa – a differenza del discorso stesso della donna, ormai giunto con quel “how dare you, sir?” ad evidenziare una certa stanchezza creativa.

The Good Wife - 6x12 The DebateTornando quindi alla parte riuscita dell’episodio, possiamo dire che è questa in definitiva la puntata in cui Alicia capisce che vuole candidarsi perché lo desidera davvero, perché vuole senza ormai alcun dubbio vincere e diventare Procuratore; per poter dimostrare che lei sa cosa c’è da fare e per farlo davvero. Fino a qui non è mai stato così chiaro perché Alicia ci è stata mostrata immersa in un ambiente che non le apparteneva e di cui stava ancora cercando di imparare le regole, apprese le quali ne seguono sempre altre, nuove, bizzarre – “Green? Why does it blink green? Why not red?” “I don’t know. To screw with us!”. Aver zittito il giornalista Mancini e aver discusso con Prady utilizzando ciò che conosce meglio – parlare, liberamente e senza filtri – è quello che le fa guadagnare punti e al contempo comprendere non solo che può farcela, ma che tutto questo le piace. Un’intuizione, una sensazione di sentirsi maggiormente a proprio agio che si insinua lentamente fino ad esplodere (in modo anche poco razionale, forse) quando in questo suo desiderio non si sente capita fino in fondo.

Why am I still in? Because I think I would make a better state’s attorney.
There.
You have a problem with that?

The Good Wife - 6x12 The DebateA complicare una puntata che ha già fin troppa carne al fuoco ci si aggiunge Chumhum e il ritorno di David Lee nello studio. Senza scendere nel dettaglio del caso, per quanto riguarda la riacquisizione dell’avvocato è possibile dire che entrambe le parti abbiano le loro ragioni: è evidente che Alicia potrà dedicare sempre meno tempo alla firm e che quindi dovrà imparare a delegare, ma è altrettanto vero che una mossa come quella di prendere David Lee senza il suo assenso (ammesso che si possa fare) risulta abbastanza ridicola, se si pensa poi che persino Cary veniva consultato in prigione per alcune decisioni da prendere.
Allo stesso modo, l’accusa di sessimo che Alicia lancia a Cary, ma soprattutto a Diane, pare essere priva di senso – ad onor del vero lo è anche l’attacco Lockhart/Agos, perché fino a che Cary era in carcere l’idea di Alicia in Procura andava bene a tutti, ora no e tanti saluti a tutto il resto.
Insomma, tutta la parte legata al conflitto interno allo studio non ha mostrato la parte migliore della scrittura di The Good Wife, ma è stata senza dubbio funzionale come goccia che fa traboccare il vaso: se prima Alicia aveva subodorato di essere forse adatta alla corsa, ora non ha più alcuna esitazione, e il modo con cui dice a John “Everything’s great. I’m gonna win” lo dimostra più di tanti altri discorsi.

The Good Wife - 6x12 The DebateCi sarebbe ancora molto da dire per una puntata che riesce a condensare qualunque trama e sottotrama in poco più di 40 minuti (ivi compresa la chiacchierata-chiarificatrice – ma forse no – tra Alicia e John e l’addio di Peter a Ramona), senza risparmiarsi neanche in una difesa preventiva di razzismo, mettendo in bocca ai personaggi domande che il pubblico potrebbe indirizzare alla serie stessa: il confronto Nora-Eli o frasi come “you’re saying there needs to be more black people in office, and that’s why we need two more white people running” non sono altro che una riflessione metatelevisiva, la cui utilità dipende chiaramente dalla sensibilità di ciascuno.

“The Debate” inizia con un potenziale molto alto e lo porta a conclusione solo in parte, facendosi prendere un po’ troppo la mano dalla voglia di rendere tutto vorticoso e confuso per Alicia, al punto da non vedere che, come per tutte le cose, il troppo a volte stroppia. Non è affatto una brutta puntata, ma non è nemmeno una di quelle a cui i King ci hanno abituato, e a questo giro la sensazione di occasione sprecata un po’ si sente, soprattutto perché sarebbe bastato poco – limitare il caso Chumhum, per dirne una – per dare a tutto il resto la giusta importanza.

Voto: 7-

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Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

3 Risposte

  1. eleonora scrive:

    Bella recensione per un episodio un pò difficile da capire .
    I king hanno usato l’uccisione dell’uomo di colore e l’assoluzione dei 2 episodi sia per tenere TGW sempre ancorata alla relatà , sia per evidenziare che la politica calpesta ogni cosa.
    Di questo episodio il momento che mi è piaciuto di più è stato il confronto finale Diane / Alicia/ Cary , perché lo aspettavo da tanto anche se avrei preferito che avvenisse in modo diverso.
    La Buona Moglie fino ad ora non aveva ancora capito cosa voleva veramente, ora si: vuole diventare SA.
    Ramona : porella , proprio un agnello sacrificale. NON si è visto niente della suaa storia con Peter che l’ha liquidata in 10 minuti per salvare la sua anima, ops pardon , la sua carriera :)

     
  2. Massimo scrive:

    Mmm mi dispiace ma non credo che sia stato un episodio da 7-.. Secondo me non è vero che è stato alcune cose sono state liquidate velocemente. Si tratta di una puntata ‘realistica’ per Alicia: ricordiamoci che si tratta della crescita di un personaggio e non di una visione oggettiva e esterna. Mi viene in mente la parte in cui Alicia manda accuse sessiste a Diane: è appena tornata da un dibattito in cui si mettevano in campo due schieramenti- razzismo e non- e oggettivamente in un momento di rabbia poteva darsi che Alicia rivolgesse quelle accuse (per associazioni di idee all’opposto). Ma si tratta di Alicia, non dei King. Ricordiamoci che la scrittura è in parte rivolta a sviluppare un personaggio, non a dare un giudizio oggettivo. Non confondiamo giudizio realistico ed oggettivo, cose diverse.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Caro Massimo, quella che tu dai come interpretazione dello sfogo di Alicia è una cosa assolutamente personale, che può di certo avere delle basi “umane”, ma che non vengono in alcun modo messe in evidenza dalla puntata in modo tale da essere date per certe. Il punto è che proprio un’accusa del genere nei confronti di una donna come Diane è assolutamente out of character e senza senso, e non credo proprio che passare una giornata alle prese con un dibattito sul razzismo possa far dimenticare ad una donna come lei quanto Diane sia l’ultima persona a cui si possa dire una cosa simile. La si può accusare di molte cose, ma di sessismo proprio no. E’ proprio perché si tratta di Alicia che non è accettabile, proprio perché sa benissimo da quale background provenga Diane e la scusa del momento di rabbia non può giustificare qualunque cosa una persona dica. Non si tratta dunque di un giudizio in alcun caso, si tratta di coerenza narrativa. Un personaggio può essere incoerente? Certamente, come qualunque essere umano. Può uscirsene con una cosa che non ha alcun senso solo perché “è arrabbiata”? Mah, si può anche fare, ma ci vuole comunque un minimo di rispetto per il personaggio che si è creato, e qui Alicia (che aveva pure ragione sulla questione David Lee) ci fa solo la figura della sciocca.

      La puntata (vado a memoria, visto che parliamo di più di 6 mesi fa) non ha preso un voto più alto comunque per ben altri motivi, che sono in sostanza quelli spiegati all’inizio. I King avevano tra le mani un’idea ottima (come spesso accade), ma questa volta non sono stati in grado a mio avviso di dare l’importanza necessaria alla vicenda, facendola perdere in un turbine di eventi che hanno fatto più male che bene alla narrazione.
      A presto! 😉

       

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