Agent Carter 1×03/04 – Time and Tide & The Blitzkrieg Button

Agent Carter 1x03/04 - Time and Tide & The Blitzkrieg ButtonLa serie evento con protagonista la bella (e brava) Hayley Atwell piazza un dittico di episodi di buona fattura: il prodotto riesce a liberarsi dall’etichetta di “riempitivo” che troppo frettolosamente gli si vorrebbe attribuire, grazie a dei personaggi solidi, un’ambientazione storica credibile e svolte narrative non sempre scontate. Ah, e poi c’è Stan Lee. 

La doppia premiere di Agent Carter aveva fatto ben sperare per il proseguimento della serie, e le attese non sono certo state disilluse; nonostante il continuo calo di ascolti, infatti, il prodotto ABC/Marvel non propone cambi di rotta improvvisi o svolte importanti della trama, ma preferisce continuare a focalizzarsi principalmente sui personaggi e sulle interazioni tra di loro. Questa scelta comporta due implicazioni, una sicuramente positiva e un’altra il cui giudizio si può esprimere con meno certezza. Cominciamo dalla seconda: il numero ristretto di episodi (otto) lascia che ci si aspetti un ritmo molto più incalzante rispetto a quanto si è visto; la trama dovrebbe avanzare più rapidamente ed evitare molte storyline che sanno di riempitive, e che molte volte risultano inutili per l’economia della serie. Di contro, vi è una graditissima concentrazione sugli aspetti caratteriali dei singoli personaggi che si muovono nella New York post-bellica; questo fatto è, naturalmente, enfatizzato per i protagonisti (Peggy e Jarvis su tutti), ma non lascia sullo sfondo neanche i comprimari che difficilmente si riducono a stereotipi. La linea sottile su cui viaggia l’anima seriale di Agent Carter è raccolta in questa dicotomia: continuare questo lavoro profondo sui suoi protagonisti o lasciare più spazio ad una trama ricca di azione di cui ci sono tutti i presupposti perché possa, letteralmente, prendere il volo?

Agent Carter 1x03/04 - Time and Tide & The Blitzkrieg ButtonQuesta difficile scelta sul futuro della serie bisogna, però, porla nel contesto in cui è nata. Il fatto che sia un prodotto Marvel è un dettaglio importante: quel logo non sta a significare una mera proprietà di diritti ma, come abbiamo imparato negli ultimi anni, fa anche sì che la serie si cali all’interno di un progetto mediatico molto più vasto, quello che oggi è conosciuto come Marvel Cinematic Universe. Tuttavia con queste due puntate si capisce sempre più chiaramente come Agent Carter voglia affermare la propria indipendenza da quell’universo che vorrebbe porle dei limiti; certo, i personaggi rimangono legati alla saga cinematografica di Capitan America e, indubbiamente, la serie avrà conseguenze che si ripercuoteranno su Agents Of S.H.I.E.L.D. o su un altro prodotto Marvel, ma ciò non toglie che essa abbia già acquisito una propria identità.

“I may not always be truthful with Anna, but I am always honest.”
“Difficult balance, that.”
“One that I imagine you know all too well.”

Agent Carter 1x03/04 - Time and Tide & The Blitzkrieg ButtonL’identità di Agent Carter passa, soprattutto, attraverso la propria protagonista: Peggy è un personaggio interessante in quanto è perennemente in contrasto con l’ambiente socio-professionale in cui è calato. La donna incarna l’avanguardia di un mutamento sociale che si sarebbe concretizzato solo un paio di decenni più tardi, rispetto al tempo in cui è ambientata la serie. In questo senso, la missione affidatale da Howard Stark, ovvero riabilitare il suo nome, diventa per lei un tentativo di emergere all’interno di una società maschilista che non apprezza le sue qualità solo perché è donna.
Il sessismo si conferma come uno dei temi forti alla base della serie. Molti degli ambienti sociali con cui Peggy si confronta sono esemplari in tal senso: partendo dall’hotel femminile che la ospita, diretto dalla rigida e severa Miriam, che il più delle volte assume tratti anche fin troppo caricaturali, passando all’ambiente di lavoro, in cui la presenza della donna vale solo in quanto utile a portare il caffè e a fare qualche telefonata. È il natural order of the universe, come spiega chiaramente a Peggy l’agente Jack Thompson, uno dei personaggi più estremi della serie su questo tema.

So thank you, Howard, for reminding me who Steve was and what I aspire to be.

Agent Carter 1x03/04 - Time and Tide & The Blitzkrieg ButtonL’anacronismo della protagonista ben si sposa con le sue caratteristiche morali: è una “donna forte” in un contesto che non lo permette e non lo capisce, ma allo stesso tempo sono ben bilanciate in lei vitalità e debolezza, sicurezza e fragilità. Fragilità che si manifesta chiaramente nel confronto finale con Howard Stark in “The Blitzkrieg Button”: Peggy scopre che il miliardario le ha mentito fin dall’inizio e questo fa doppiamente male poiché lui era l’unico che la considerava al suo stesso livello (socialmente parlando). Dal bellissimo dialogo, con il conseguente sfogo di Peggy, emerge come lei sia impegnata in un eterno raffronto psicologico con il ricordo di Steve Rogers, unico uomo che abbia mai amato, con il quale non riesce a sentirsi all’altezza; la figura di Capitan America è ingombrante e difficile da dimenticare per una donna che tenta sempre di fare la cosa giusta, ma nel farlo più volte rischia che persone innocenti si facciano del male.

Don’t ever play poker. You rub your ear when you lie.

Agent Carter 1x03/04 - Time and Tide & The Blitzkrieg ButtonSe di Peggy ammiriamo il suo tentativo di farsi notare dalla collettività, cerca di fare tutto il contrario il personaggio di James D’Arcy. In “Time and Tide” vengono rivelati molti dettagli sul passato misterioso del maggiordomo di Howard Stark, che spiegano verosimilmente la sua instancabile e assoluta devozione verso il miliardario donnaiolo. Jarvis diventa un personaggio sfaccettato e ricco di contraddizioni interne;: sembra che abbia raggiunto un ottimo livello di complicità con Peggy, che ancora non si sa dove potrebbe portare, ma allo stesso tempo si sente obbligato a doversi schierare sempre dalla parte di Stark, in quanto gli deve la sua vita e quella della moglie. Questa situazione viene alla luce in modo molto più marcato nel finale del quarto episodio, quando il rapporto tra Peggy e Howard è ormai irrimediabilmente compromesso: Edwin Jarvis comprende il peso della sua condizione nei confronti del suo datore di lavoro, tanto da prendere quasi una posizione a favore della donna, lasciando Stark seduto su una panchina, con un occhio nero, in un silenzio imbarazzante. I thought I’d built up a callus apologizing for you. But this stings.

Shut up, English. You talk too much.

Agent Carter 1x03/04 - Time and Tide & The Blitzkrieg ButtonSe si può rimproverare qualcosa ad Agent Carter, potrebbero essere alcuni difetti di scrittura degli episodi. La trama orizzontale, se pur con fatica e lentezza, procede verso una meta ben precisa; il problema è che arrivati al quarto episodio avremmo voluto forse sapere qualcosa in più su chi o cosa sia Leviathan, quale sia il suo piano e qual è la minaccia che l’eroina in divisa deve sventare. Risultano disturbanti, quindi, tutte quelle storyline investigative, da parte degli agenti dell’SSR, che si risolvono in un nulla di fatto, portando solo ad aumentare il minutaggio complessivo ma senza apportare contributi interessanti né riguardo al caso, né godibili per lo spettatore. Da questo ne consegue anche un’eccessiva meccanicità della scrittura, piena di forzature che tendono a non mettere mai veramente in pericolo i protagonisti; un esempio chiaro è l’eliminazione di Zandow (il criminale del molo) e di Krzeminski. Sarebbe stato molto più interessante capire come Peggy avrebbe gestito un criminale che l’aveva addirittura vista in faccia e che avrebbe potuto, facilmente, condurre gli agenti dell’SSR a lei.

Agent Carter arriva al giro di boa confermando tutte le buone impressioni dei primi due episodi, e rilancia la posta per la seconda metà di stagione. Se la serie riuscirà nel suo intento di discostarsi sempre di più dal marchio Marvel, raggiungendo l’indipendenza cui tanto anela, potrebbe diventare una piccola perla del genere e farsi ricordare a lungo anche dopo la sua conclusione. Per farlo, però, deve limare quei piccoli difetti che le impediscono ancora di prendere il volo e di imporsi come meriterebbe nel panorama televisivo. Il futuro di Peggy e dell’SSR è tutto nelle loro mani, vedremo se ci deluderà o riuscirà ancora una volta a sorprenderci.

Voto 1×03: 7,5
Voto 1×04: 8-

 Note:

– Il cameo di Stan Lee strapperà più di un sorriso a tutti fan Marvel.
– Nel finale di “The Blitzkrieg Button” scopriamo che la nuova inquilina dell’hotel, Dottie, possiede doti atletiche sorprendenti, nonché una capacità di uccidere con facilità non indifferente. Da come si muove potrebbe essere collegata al progetto Black Widow, chi conosce i fumetti sa che ci sono state altre Vedove Nere prima di Natasha Romanoff. Staremo a vedere.

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

2 Risposte

  1. Rorschach scrive:

    L’agente Carter promette molto bene!
    Scusate la volgarità, ma sono contento di vedere finalmente una protagonista molto prosperosa

     
    • Davide Tuccella scrive:

      Io Hayley Atwell l’avevo apprezzata molto sia come donna che come attrice già nella miniserie di Pillars of the Earth, quindi concordo con il tuo commento

       

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