Agent Carter – 1×05/06 The Iron Ceiling & A Sin to Err

Agent Carter - 1x05/06 The Iron Ceiling & A Sin to ErrDa una serie come Agent Carter, nata come spin-off di Agents of Shield, non ci si aspettava granché. Le prime puntate erano servite a dichiarare gli intenti degli autori: confezionare qualcosa in più rispetto ad una serie “tappabuchi” e stupire gli spettatori con nuovi personaggi interessanti, citazioni per gli appassionati e un’atmosfera anni ’40 ricreata in modo gradevole.

L’intreccio si è sviluppato in maniera abbastanza intrigante nei primi episodi, ma ha trovato una svolta definitiva negli ultimi due: la questione “Leviathan”, dopo molta oscurità, viene finalmente approfondita con convinzione e facendo passare in secondo piano tutto il resto; il viaggio in Bielorussia, infatti, ci fa respirare un’aria diversa da quella della solita New York, oltre a permetterci di comprendere i piani dei sovietici contro gli Stati Uniti. Questa parte di trama si rivela abbastanza funzionale, perché introduce risolutivamente un po’ di azione e presenta al pubblico nuove personalità, alcune accattivanti e altre un po’ meno, ma non è, comunque, esente da difetti: appare chiaro che le scene d’azione siano girate con davvero poca grinta, cercando forse di concludere il tutto rapidamente ottenendo il maggior profitto possibile. Un’atmosfera di “già visto”, dunque, che a tratti potrebbe annoiare ma dalla quale emerge quantomeno il minimo sindacabile.

Agent Carter - 1x05/06 The Iron Ceiling & A Sin to ErrGli episodi si concentrano principalmente su alcuni dei personaggi, creandone introspezioni che, come nel caso di Thompson, mettono in luce le incertezze di una società – quella americana – appena uscita dalla guerra ed entrata definitivamente nell’età moderna; un’età in cui non possono più esistere privilegi per il sesso maschile e nella quale c’è una forte necessità di dimostrare le proprie capacità e guadagnarsi una posizione. Da un certo punto di vista, però, le vicende assumono un carattere filo-americano che risulta essere piuttosto disturbante per chi riesce a coglierlo.

Ulteriore aspetto stimolante è rappresentato dall’introduzione del passato di Dottie, personaggio palesemente destinato ad assumere un ruolo di primo piano nello sviluppo della vicenda. L’analisi dei suoi trascorsi in Unione Sovietica è utile a creare un parallelismo con Peggy: entrambe sono donne, nate in società profondamente diverse eppure così simili nella discriminazione del sesso femminile; tutte e due vogliono affermarsi e hanno le capacità per farlo, ma per il semplice fatto di non essere uomini incontrano grosse difficoltà. I due personaggi, naturalmente, intraprendono percorsi differenti (Peggy per la giustizia, Dottie dalla parte dei cattivi); è tuttavia particolarmente rilevante il loro comune carattere ribelle, che contribuisce a rendere le donne protagoniste assolute della serie.
Agent Carter - 1x05/06 The Iron Ceiling & A Sin to ErrCiò che emerge dalla visione delle puntate è, dunque, una manifesta critica al sessismo. In una società maschile dalle vedute ristrette spiccano soprattutto personaggi femminili: che si tratti di decriptare un messaggio russo in pochi secondi, sfruttare la propria bellezza per attrarre uomini ingenui o adoperare le proprie doti di attrice per ingannare agenti di polizia – come fanno rispettivamente Peggy, Dottie e Angie –, il mondo delle donne finisce sempre per prevalere su quello degli uomini.
È la serie, insomma, della rivalsa femminile, dove non sono più gli eroi a salvare le proprie donzelle, ma il contrario – lo dimostra il comportamento codardo dell’agente Thompson, che dietro ad una maschera di superbia e maschilismo nasconde grande vigliaccheria. Talvolta, però, la critica risulta essere troppo spinta e si ricade facilmente nell’uso massiccio di stereotipi.

Se la natura particolarmente movimentata dei due episodi ha fatto passare alcuni dei personaggi principali (come Stark) in secondo piano, Jarvis resta capace di strappare sorrisi agli spettatori grazie all’impeccabile umorismo inglese che lo contraddistingue, portandolo ad essere protagonista di situazioni, seppur convenzionali, molto divertenti. Classico maggiordomo britannico, abitudinario e ligio al dovere, in questi ultimi episodi sembra essere al centro di un’evoluzione caratteriale non indifferente, trovandosi in tensione tra la necessità di rispettare gli ordini del suo superiore e quella di fare la cosa giusta, ovvero diventare complice di Peggy nella sua ostinata lotta per la giustizia; diventa perciò interessante osservare una mente all’apparenza così equilibrata e coerente in preda ad un dilemma tanto intenso, che lo porterà quasi sicuramente a cambiare in modo radicale la sua attuale personalità.

C’è spazio, inoltre, anche per approfondire il personaggio di Sousa, il quale dimostra apertamente di avere un debole per Peggy: è lui stesso a smascherarla, ma non riesce a credere che la sua collega di lavoro possa essere realmente una traditrice. Se in passato era stato l’unico a considerarla sua pari, ora è costretto a darle la caccia, ma non si dimostra capace di spararle nel momento di farlo; è impossibile non prendere questo gesto come segnale di un possibile sviluppo tra i due.
Coinvolgente, inoltre, l’introduzione di un nuovo, pericoloso nemico: il dottor Ivchenko, con le sue straordinarie doti di ipnotista, si impone prepotentemente come avversario principale nella strada verso il season finale. Capace di indurre al suicidio un agente di polizia e di riconoscere aspetti della vita privata da un semplice sguardo, la sua intelligenza riesce a colpire anche lo spettatore; in definitiva, un personaggio davvero intrigante dal quale possiamo aspettarci molto.

Agent Carter - 1x05/06 The Iron Ceiling & A Sin to ErrSe da un lato non si può che promuovere la serie in sé, che ha il merito di far trascorrere quaranta minuti in modo piacevole, dall’altro è necessario sottolinearne la poca innovatività. Non si sentiva certamente il bisogno di una serie del genere, e la sensazione è quella di assistere al solito minestrone Marvel: prodotti piacevoli ma poco impegnati, densi di cliché da un punto di vista di scrittura, di regia, di musica e di recitazione, e con una notevole presenza di patriottismi “all’americana”. Se Christopher Nolan, ne “Il Cavaliere Oscuro”, è riuscito a lasciare un’impronta originale nel genere dei cine-comic, vuol dire che svincolarsi dai classici prodotti già “impacchettati” è possibile. Agent Carter anelava proprio a questo: rendersi una serie valida e indipendente, seppur inevitabilmente collegata alle altre creature Marvel. Un presupposto che sembrava potersi realizzare, ma che purtroppo è andato scemando di episodio in episodio, convogliando in situazioni, sia di trama che di messa in scena, che ricalcano pesantemente i tipici schemi del genere; un vero peccato, se si pensa che al salto di qualità potevano contribuire la mancata conoscenza, da parte della maggior parte del pubblico, del personaggio (e la conseguente occasione di spaziare maggiormente in merito alla scrittura) e la tematica decisamente più adulta.
Queste puntate, perciò, rispecchiano perfettamente l’anima della serie: intrattenimento intelligente ma – purtroppo – con il freno a mano tirato; il fatto che soltanto altri due episodi ci separino dal season finale, unito all’incertezza del rinnovo per una seconda stagione a causa degli (immeritati) ascolti bassi, lasciano inevitabilmente delusi coloro che si aspettavano un definitivo salto di qualità.

Voto 1×05: 7-
Voto 1×06: 6,5

Note:

– L’inizio dell’episodio 1×05, con l’apertura dell’occhio di Dottie, è un evidente omaggio a Lost.

 

Simone Martone

Profondamente ossessionato da ogni tipo di arte, è legato soprattutto al cinema, assumendo come autorità assoluta Stanley Kubrick. Nella disperata - e tutt'ora in atto - ricerca di un artista capace di replicarlo, si imbatte "accidentalmente" nelle serie televisive, colpevole anche la carenza del moderno settore cinematografico. Così vede Lost, poi Fringe, poi Breaking Bad, fino a raggiungere uno stato di totale dipendenza seriale. Già accanito lettore di Seriangolo, entra nella redazione per coltivare la sua grande passione per la scrittura.

3 Risposte

  1. Rorschach scrive:

    Non ho visto ancora la sesta, ma questa serie mi sta piacendo molto, sicuramente di più della seconda stagione di AoS, spero in un rinnovo!

     
  2. Davide Tuccella scrive:

    Bellissima recensione!
    Sono in disaccordo solo sulla scelta del paragone con “Il Cavaliere Oscuro”, secondo me è un confronto impari, sia perchè si tratta di due media completamente differenti e ritengo ingiusto fare questi accostamenti (a scopo di critica, si intende) per diversi motivi di carattere più tecnico, sia perchè parliamo di stili e personaggi completamente differenti. La Marvel ha intrapreso un progetto multimediale immenso che ha molti punti di vantaggio rispetto al film di Nolan, ma altrettante carenze: dalla sua parte ha un universo enorme da cui poter attingere, che giova del fatto che tutte le storie raccontate (dai fumetti alla tv al cinema) sono collegati dai medesimi personaggi e dalle conseguenze di uno per gli altri, come difetto ha il fatto di aver scelto un target molto ampio, andando a creare opere che possano essere fruite da bambini, come da adulti e famiglie.
    Non che non si possa creare qualcosa di originale, sicuramente è possibile e probabilmente è vero che la Marvel abbia piantato dei “paletti” entro cui muoversi, ma, sempre e solo IMHO, Agent Carter si è discostata abbastanza da quello a cui ci aveva abituato il MCU con AoS, creando una serie di spionaggio storica, intrigante e divertente, con diversi spunti riflessivi su personaggi nuovi e moderni. (finora non aveva mai sperimentato con eroine che potessero reggere un ruolo da protagonista, Skye in AoS riesce perchè aiutata dal resto del gruppo di Coulson)

    Intendiamoci, The Dark Knight è uno dei miei cinecomics preferiti (oserei dire anche dei miei film preferiti).

    Riguardo la serie, queste due puntate mi sono piaciute per l’accelerazione che hanno dato alla trama (era anche ora) e per l’introduzione di un villain interessante. Qualche scelta troppo comoda mi ha ancora fatto storcere il naso, più qualche assurdità tipo il fatto che Peggy si accorga dopo una puntata di aver perso la chiave del suo appartamento, dove ha nascosto il sangue di Steve, e oltretutto non fa una piega. A parte questo mi sono divertito molto e non vedo l’ora di vedere come concluderanno le trame lasciate in sospeso. :)

     
    • Simone Martone scrive:

      Grazie del complimento, Davide! Anche la tua recensione sugli episodi precedenti mi è piaciuta moltissimo.

      Comunque, per la questione “Nolan”, comprendo la tua opinione ma non condivido il presupposto che una serie del genere non possa avvicinarsi ad un prodotto cinematografico. Il mio commento, nella recensione, voleva essere uno spunto di riflessione, ovvero perché limitarsi a rispettare i canoni fissi dei cine-comics quando c’era la possibilità di reinventarli in modo originale? Non ho seguito AoS perché, come avrai capito, sono un detrattore della Marvel e del suo moderno modo di fare “cinema” solo per soldi, tuttavia ho apprezzato almeno in parte Agent Carter per questo suo carattere semi-indipendente, e mi sono arrabbiato ancora di più quando ho scoperto che, in fin dei conti, era il solito prodotto Marvel. Ho tirato in ballo Nolan perché ha saputo rendere un supereroe più interessante grazie a spunti innovativi e regia non banale; poi lasciamo stare le atmosfere dark: non pretendevo certo tutto questo da una serie TV, ma quantomeno un tentativo di rendersi più intelligente e, secondo me, c’è riuscita a metà. Una discussione sull’argomento, comunque, può essere molto interessante 😀

      Parlando delle puntate, invece, come avrai dedotto dalla recensione sono anche io piuttosto soddisfatto dei nuovi risvolti narrativi e, a questo punto, curioso di vedere gli ultimi due episodi :)

       

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *