Banshee – 3×04/05 Real Life Is the Nightmare & Tribal

Banshee – 3x04/05 Real Life Is the Nightmare & TribalSe qualcuno pensava di dover attendere, come accaduto nelle scorse due annate, per vedere gli assi nascosti nella manica della serie, si sbagliava. Ad appena metà stagione Banshee lancia quello che potrebbe essere tranquillamente un season finale, anticipato alla perfezione dal più classico degli episodi preparatori.

I poli sono quattro, identificati da altrettanti personaggi: Proctor, Carrie, Chayton e Hood. Quest’ultimo inoltre è perfettamente al centro, adiacente a tutti gli altri e per questo potenziale vittima di qualsiasi fuoco incrociato.
La coppia di episodi appena andata in ondata testimonia nella maniera più cruenta possibile questa condizione.

3×04 – “Real Life Is the Nightmare”

Banshee – 3x04/05 Real Life Is the Nightmare & TribalSi tratta di un episodio che inizia in medias res, nell’ormai classico montaggio non lineare che Banshee ha utilizzato più volte e con ottimi risultati, fatto dell’alternanza di sequenze appartenenti a diverse temporalità, di cui una carica di tensione e azione, l’altra impostata sulla riflessione.
L’azione è sempre al centro, anzi, si potrebbe dire che in Banshee non è la trama a sviluppare i momenti di action, bensì il contrario; sono le scene di grande tensione e impatto sullo spettatore che rappresentano i turning point narrativi essenziali al procedere del racconto. Di questi momenti la serie non può fare a meno in quanto rappresentano il suo specifico stilistico, come nel caso della missione che vede coinvolti Rebecca e Clay Burton (coppia più strana non si può) con la giovane che al volante dimostra al suo rude partner di avere attributi in quantità industriale. Mentre in altre serie questa sequenza avrebbe avuto senso anche solo come momento d’azione fine a se stesso, in questo caso risulta fondamentale sia per l’approfondimento di Rebecca, sia per la legna che mette nel camino esplosivo della rivalità tra Proctor e gli indiani, scontro che deflagrerà in “Tribal”. La morte di alcuni membri della comunità, infatti, scatena l’ira di Chayton che promette morte a ogni sguardo, vendette che non mancheranno all’appello.

Go to your grandmother. She needs you.

Banshee – 3x04/05 Real Life Is the Nightmare & TribalMerito dell’episodio è di essere preparatorio allo straordinario tassello successivo: questa condizione embrionale in parte lo limita, ma al contempo rende merito agli autori per la costruzione di un arco narrativo di grande complessità oltre che di rara dinamicità. La malattia della mamma di Proctor, apparentemente quasi irrilevante, diventa centrale grazie all’episodio successivo; allo stesso modo è di importanza cruciale la scelta dell’ex moglie di Brock di lavorare per Proctor: la rivalità tra i due uomini si fa così ancora più aspra ed entrambi ne pagheranno le conseguenze nel momento meno opportuno.
Il più grande punto interrogativo fino a questo momento è rappresentato dal personaggio di Carrie. Durante le scorse due stagioni la donna è stata al centro di ogni sviluppo narrativo per via della sua posizione mediana che, all’interno delle maglie del racconto, la vedeva come il principale fulcro drammatico da cui partivano da una parte la vendetta verso il padre, dall’altra la storia d’amore con Hood. A questo punto della serie invece entrambe le cose sono ormai alle sue spalle e Carrie sembra un po’ troppo isolata rispetto al resto, nonostante la pulizia narrativa con cui viene piano piano affrontata la sua condizione familiare e in particolare il rapporto con la figlia, che rappresenta oggi il vero legame tra lei e Hood.

3×05 – “Tribal”

Banshee – 3x04/05 Real Life Is the Nightmare & TribalIl quarto episodio finisce con un bellissimo montaggio alternato che da una parte mostra il litigio tra Hood e Siobhan alla centrale di polizia e dall’altra Chayton e i suoi che caricano i mitra per andare all’attacco. Come da manuale le due azioni si incontrano nel momento di massima tensione, naturalmente interrompendo, per cause di forza maggiore, la discussione tra i due amanti. Da qui in poi sarà un inferno: l’episodio si apre infatti con un breve montaggio che fa susseguire ai ricordi di Hood con Siobhan l’imminente attacco di Chayton. In poco tempo la centrale di polizia diventa il fortino da difendere, la roccaforte in cui nascondersi e da cui contrattaccare, facendo da location dell’intero episodio. Qui si punta in alto e la serie dialoga perfettamente con modelli narrativi di grande prestigio. La sensazione di claustrofobia ricorda molto cinema di John Carpenter e in particolare Fog; l’idea dell’assedio ad una roccaforte che poi diventa prigione dalla quale è impossibile fuggire rimanda al cinema di George Romer; così come la sensazione di disperazione quasi senza speranza ci riporta al noir nichilista di William Friedkin; infine, non si può non citare, specie per via del finale, la tragedia viscerale ridefinita da Sons of Anarchy, che nei prossimi anni dimostrerà di aver fatto scuola ‒ e Banshee rappresenta solo il primo dei suoi figli legittimi.
L’idea del fortino da difendere si conferma un topos narrativo sempre efficace e in questo caso usato alla perfezione, anche perché riporta il racconto a una classicità aristotelica in cui le unità spaziali e temporali tendono alla sovrapposizione.

I will make you suffer.

Banshee – 3x04/05 Real Life Is the Nightmare & TribalFinalmente si assiste alla costruzione di un villain davvero cattivo e apparentemente invincibile, cominciata nella scorsa stagione e che in questa vede la sua massima deflagrazione, grazie anche a un lavoro sul personaggio non banale. Chayton infatti non è solamente l’incarnazione definitiva del demone senza pietà, la rappresentazione pura della paura, ma anche un personaggio di cui sono stati analizzati gli stati d’animo, i vizi, gli affetti e i traumi subiti. Chayton è un ribelle senza cittadinanza, finanche un rivoluzionario per certi versi; un personaggio grande in tutti i sensi, per cui fino al finale di quest’episodio si è stati naturalmente portati a tifare. Ora le cose sono cambiate, perché gli autori hanno tirato di nuovo i dadi ribaltando la prospettiva e caricando il gigante indiano di quel ruolo che gli spetta e che solo lui può ricoprire in questo modo. L’uccisione di Siobhan è una delle cose più violente viste in televisione negli ultimi anni, che non a caso fa pensare a Sons of Anarchy, per il dolore, dannatamente gratuito e per questo ancora più forte, che provoca nello spettatore; per quella sensazione di orrore, dopo la quale è impossibile guardarlo allo stesso modo. Il montaggio musicale finale, grazie anche alla scelta di un folk di grande cupezza, certifica il legame con la serie di Kurt Sutter, proiettandoci completamente nello sguardo ferito e vendicativo di Hood, che dal prossimo episodio in poi non se ne starà certamente con le mani in mano.

Arrivati a metà stagione la serie infila una coppia di episodi che rappresenta un punto di non ritorno per l’evoluzione del racconto e dei personaggi. La perfetta complementarità dei segmenti è ribadita dalla scelta di dedicare alla preparazione della seconda puntata un primo tassello (il quarto episodio), in cui vengono piantate le fondamenta con grande cura, anche a costo di lasciar per strada qualche pezzo (la storyline di Carrie). In “Tribal” con grande naturalezza la tragedia raggiunge livelli altissimi, mettendo al centro il tema dell’identità, da sempre centrale nella serie: proprio quando Hood si era rivelato agli occhi dell’amata, nel momento in cui lei lo stava conoscendo davvero, Chayton gliela porta via per sempre. L’episodio è condotto alla perfezione e, nonostante la soluzione finale possa risultare un po’ prevedibile, si tratta di una scelta voluta: solo prevedendo i drammatici esiti si può aver davvero paura che accadano, solo in questo modo si può empatizzare profondamente per i personaggi e soffrire con loro. Kurt Sutter docet.

Voto 3×04: 7,5
Voto 3×05: 8,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

5 Risposte

  1. Zoidberg scrive:

    Banshee dal piacevolissimo fumettone pulp degli esordi si è evoluto fino a diventare a mio avviso una delle migliori serie in circolazione; direi che tra quelle in onda giusto the americans e shameless siano superiori. Gran lavoro, spero che riesca a coinvolgere altrettanto anche carrie, sugar e job ancora un po’ troppo “abbozzati” in questa stagione. Lili simmons è sempre una gioia per gli occhi, ma non riesco a capirne il personaggio: in una scena spaventata nell’altra psicopatica assassina.
    Confido ciecamente che questa seconda metà riesca a cuocere a puntino tutta la carne messa al fuoco. Non vedo l’ora!

     
  2. Irene scrive:

    Ma non vi sembra che sia stata una scelta facile da parte degli autori far morire Siobhan? Voglio dire, a me è piaciuto tanto tutto l’episodio, compresa la scena finale straziante, e verissimo tutto quello che dici alla fine della recensione. Ma, da un punto di vista della trama, ci si ritrova di fronte ad un atteggiamento molto comodo per gli autori: chi scopre la vera identità di Hood deve morire. Forse sarebbe stato più interessante vedere come se la cavavano i personaggi in uno scenario in cui il segreto era stato svelato ad uno di loro…
    In fondo, Hood sembra sempre dover ritornare al ruolo del vendicatore nei confronti di un torto che gli è stato fatto del tutto ingiustamente. La prigione se l’è beccata solo lui, Rabbit voleva morto solo lui, Chayton il torto più grande l’ha fatto a lui che non gli aveva ucciso né il fratello né la cugina, o quello che era la tipa indiana.
    E banalmente ricondurrebbe la storia d’amore a Carrie.

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Io non l’ho trovata una scelta comoda. Credo che la costruzione della loro relazione sia stata sempre funzionale a qualche altra cosa, lo strumento per andare in un’altra direzione. Se si fossero ancora concentrati sulla loro relazione la serie sarebbe stata forse un po’ troppo legata alla loro coppia e probabilmente sarebbe potuta diventare un po’ noiosetta.
    Secondo me hanno rischiato, hanno proseguito con quella dinamicità narrativa per cui proprio quando pensi di aver centrato il punto, loro di sbalordiscono ribaltando completamente obiettivi ed equilibri.
    Torneranno in corsa il militare con cui ha una relazione Carrie, la stessa Carrie, Job e Sugar. Loro insieme a Proctor e Becca sono l’ossatura della serie, le pedine attorno a cui gira Hood. Il rapporto tra Rebecca e Clay poi può rivelarsi parte centrale della seconda metà di stagione, specie per la condizione di “sopravvissuto” di Clay.
    Non c’è dubbio, oggi Banshee è una serie strepitosa, tra le migliori in onda.

     
  4. Dreamer88 scrive:

    Con questi due episodi Banshee è maturato definitivamente, questa stagione si sta già dimostrando come la migliore dell’intera serie (e mancano ancora cinque puntate alla fine). L’espressione di Hood nel finale ci dice che ora saranno dolori per Chayton (uno dei migliori villain non solo di Banshee, ma anche di tante altre serie molto più celebrate ora in onda).

     
  5. Michele scrive:

    Sono d’accordo con Attilio: belle puntate e bella recensione!
    Grande l’assedio! Strepitoso! Certo che ricorda SoA, ma, volendo andare un po’ piu’ indietro, mi ricorda anche Rambo.
    E’ vero, Banshee è evoluta, ora più che mai e lo ha fatto bene. A questo punto si aprono diverse strade, per esempio Hood ilvendicatore, cosa gia’ vista e in linea col personaggio, oppure Hood che deve trovare se stesso, senza avere punti dermi nella sua vita, o, infine, che torna da Carrie.
    E’ proprio vero che tutto quello che tocca Antony Starr diventa sangue, soprattutto se lui ti confessa il suo vero nome.

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *