The Americans – 3×01 EST Men

The Americans - 3x01 EST MenDopo la sconvolgente rivelazione di Claudia nello scorso season finale, era facile aspettarsi una premiere che si (e ci) buttasse barbaramente nel bel mezzo della questione, focalizzandosi su di essa e facendo un po’ il punto della situazione per quanto riguarda il resto. Le cose sono andate in modo leggermente diverso. 

Certo è nello stile di The Americans affrontare le questioni con la dovuta calma e introspezione, mettere tutti gli elementi a cuocere per poi farceli esplodere in faccia con la potenza di una bomba. È però singolare che una premiere come questa decida di utilizzare questo tipo di ritmo e al contempo di offrirci un episodio fin troppo ricco, con così tanta carne al fuoco da uscirne storditi, e con un senso di confusione che mal si concilia con il ritmo lento che traspare dalla puntata.
The Americans - 3x01 EST MenLa premiere della scorsa stagione, “Comrades”, trovava il proprio punto di forza nell’esatto opposto, e infatti si trattava di un episodio che riepilogava la situazione, aggiungendo come ovvio nuovi dettagli, ma con un ritmo decisamente più sostenuto; qui, invece, il tripudio di informazioni, eventi e personaggi non trova nell’andatura della narrazione un corrispettivo adeguato.
Probabilmente è questo l’unico vero difetto dell’episodio, che ha in questa sua contraddizione contenutistico-formale la risposta alla sensazione di straniamento che colpisce a fine puntata, che porta quasi a chiedersi se quella che abbiamo visto sia stata davvero una season premiere.

You’re living in the realm of non-experience, which is why your lives don’t work.

Il titolo, “EST Men”, fa riferimento a un genere di seminario come quello cui partecipano Philip e Stan, brevemente sintetizzato da alcune frasi che sentiamo mentre osserviamo lo stupore dei due uomini davanti a concetti che paiono al limite dell’assurdo. Ma lo sono davvero? E se sì, perché dedicare addirittura il titolo della premiere a questa sezione? Il concetto di “non-esperienza” come si applica a The Americans?
La bugia, la finzione, il vivere costantemente due vite (e non solo, come vedremo), hanno portato spesso Philip ed Elizabeth a “non esperire”, a fingere di vivere determinate situazioni con un coinvolgimento che è falso, posticcio, finalizzato solo ad un unico obiettivo: portare a termine la missione.
The Americans - 3x01 EST MenNon a caso l’esempio che viene fatto durante il seminario ha a che fare con il sesso, chiave di lettura fondamentale per il concetto di “non esperienza” all’interno della puntata: dal rapporto tra Annelise e Philip (non sentito da lui, percepito con grande sofferenza da lei) fino al ridicolo nella scena tra Philip e Martha, il rapporto sessuale diventa lente attraverso la quale leggere proprio la differenza tra il vivere e il non vivere. Ecco che quindi l’unica che cerca di chiamarsene fuori davvero – per amore, l’Esperienza per eccellenza – non può che morire per mano di quello stesso Yousaf per cui avrebbe rinunciato alle regole imposte. “Eros e thanatos” non è certo il binomio più originale del mondo, ma acquisisce qui un significato nuovo, proprio alla luce della dicotomia esperienza/non esperienza che investe l’intero episodio.

The Americans - 3x01 EST MenChi decide di vivere questa vita (i Jennings, Annelise, ma anche Stan dalla parte opposta della barricata) è posto davanti ad una scelta obbligata, perché far parte di questo mondo – quello della Guerra Fredda – implica essere distaccati, razionali, persino anaffettivi. E quando invece l’emozionalità prende il sopravvento, i castelli così perfettamente costruiti cadono: Stan, innamorato di Nina, ha perso la sua famiglia perché incapace di gestire la sua doppia vita; Annelise è morta, per amore di quell’uomo con cui voleva essere sincera (e l’onestà in questi casi non paga); i Jennings, divisi sin dalla prima stagione tra la Causa e la Famiglia, si trovano qui davanti ad un’ulteriore sfida, che inizia proprio con questo episodio a evidenziare le prime vere crepe interne alla coppia.
Se si vuole esperire la vera vita, come viene detto al seminario, bisogna smettere di essere ragionevoli e di sperare che le cose andranno meglio, e semplicemente godersi ciò che si ha.
Ma i Jennings possono davvero farlo?

“You’re assessing her. You’re developing her.”
I don’t know what you’re talking about. She’s my daughter.”

The Americans - 3x01 EST MenLa doppia vita di Philip ed Elizabeth rischia, con questa stagione, di subire un’ulteriore scissione: c’erano già stati, sin dall’inizio, indizi sul diverso adattamento dei due alla loro realtà, con Elizabeth sempre più focalizzata e devota, e Philip più propenso ad accettare la realtà in cui vive, più disposto persino ad assorbire parte della cultura americana. La differenza, formativa e personale, diventa decisamente più complicata davanti al banco di prova di questa stagione, ovvero il coinvolgimento di Paige richiesto dal Centro. Il no ferreo del padre si riflette in un no ambiguo da parte della madre, che per ora si cela dietro ad un generico “dico quello che vogliono sentirsi dire”, ma che non riesce a nascondere un velo di comprensione e di senso di giustezza per questa prospettiva di vita. Nemmeno il rapporto tra i due sembra sopravvivere alle logiche ferree della Causa, e persino quel minimo di “vita esperita” che i due riuscivano a condividere rischia di crollare miseramente sotto il peso della Madre Russia.
Il Centro manda non a caso Gabriel, loro riferimento pre-Claudia in terra americana, e lo fa proprio per sfruttare quello che è un evidente rapporto genitoriale instauratosi tra l’uomo e la coppia. Gabriel, un perfetto Frank Langella, funge da figura paterna esattamente nel momento del bisogno, quando è necessario parlare “da genitore a genitore”: ed è qui che questo confuso rapporto familiare si eleva all’ennesima potenza, con il padre putativo che dona alla figlia acquisita il documento attraverso il quale la vera madre preannuncia la sua morte.

The Americans - 3x01 EST MenLa scena, opportunamente non sottotitolata, in cui Elizabeth ascolta il messaggio registrato gode della splendida interpretazione di Keri Russell per farci comprendere qualcosa che davvero non ha bisogno di spiegazioni; un passaggio di consegne da una madre, che ha rinunciato ad una figlia per la Causa, ad una figlia ormai madre a sua volta e che si ritrova, in condizioni estremamente diverse, a compiere però la medesima scelta. In questo senso va forse interpretata la scena iniziale, quella della piscina: vero flashback (e non stenteremmo a crederlo) o interpretazione, forse fin troppo didascalica, di quello che Elizabeth sente di dover fare? A sottolineare la tensione, l’ennesima bugia da copertura viene montata esattamente dopo questa scena, quando Elizabeth risponde con un secco “no” alla domanda dell’agente della CIA “You have a daughter?”.
Ad ogni modo, la formazione diventa elemento fondamentale e presumibilmente tematica importantissima della stagione: proprio durante l’episodio vediamo la donna alle prese con il training di Hans – un assett che un giorno potrebbe benissimo essere la giovane Paige.

Reagan wants to turn Afghanistan into our Vietnam.

Il legame con “Comrades” ritorna sin dall’inizio della puntata con il parallelo delle situazioni di Philip ed Elizabeth: se allora era il primo a rischiare durante una missione, questa volta è lei che, ad un passo dall’ottenere delle informazioni importantissime, finisce col dover cavarsela da sola ed uscire da una situazione complicatissima. Lo sfondo che di nuovo viene portato alla ribalta è quello dello scontro russo-afghano, che ritorna così a livello narrativo il terreno minato su cui Russia e America testano le reciproche forze. È una sorta di traslazione, verso altri territori e altri confini, che allontana illusoriamente il conflitto solo per poi farcelo sentire ancora più vicino, con i filmati osservati alla Rezidentura e la morte di Annelise per mano di Yousaf.
The Americans - 3x01 EST MenE mentre tutti sono presi dai loro piani (nell’abbondanza di avvenimenti forse evitabili trova spazio perfino una microscena di Oleg che spia Beeman), la morte di Brezhnev passa curiosamente sotto gli occhi di un solo personaggio, la cui reazione dice moltissimo sulla puntata stessa: Paige sarà anche aperta ideologicamente, culturalmente e politicamente, come la madre afferma, ma non c’è il benché minimo interesse – nemmeno quello ordinario – davanti alla notizia del telegiornale, segno di come la strada per la formazione della ragazza sia molto più lunga di quanto ci si possa aspettare.

“EST Men” si configura dunque come un’ottima puntata nell’inquadramento della situazione dei personaggi, un po’ meno dal punto di vista della narrazione: la necessità di parlare di ogni cosa, di reinserire ogni storyline e di dare un po’ di spazio a tutti ha avuto come risultato un’eccessiva frammentarietà, che si sarebbe potuta evitare a favore di una maggior coesione dell’insieme.
Il materiale è tuttavia sempre di eccezionale fattura, così come la capacità di individuare filtri interpretativi utili a cogliere un significato altro rispetto a quello meramente superficiale: e questa, in The Americans, è sempre una certezza.

Voto: 7/8

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

5 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Tantissima carne al fuoco, è vero, ma rivedere i Jennings dopo tutto questo tempo è stata una cosa meravigliosa. Le chiavi di lettura sono come sempre tantissime, e la profondità di questo “EST Men” (nonostante i piccoli difetti) conferma come quella che abbiamo davanti è una delle serie migliori degli ultimi anni, complici due interpretazioni (Rhys e la Russell) a dir poco eccezionali. Tantissima fiducia per questa terza stagione!

     
  2. Annalisa M. scrive:

    Riflettendoci questa mi è comunque sembrata una première adeguata, certo troppo ricca di spunti e forse poco coesa, ma capace di fornire molti elementi per la riuscita della stagione. In particolare mi affascina sempre di più la prosecuzione del conflitto interno dei Jennings, che mi sembrano molto più divisi rispetto alla prima stagione. Tutte le loro diversità ideologiche e caratteriali si sono riversate su Paige, e credo che la sua storyline questa stagione sarà interessantissima.
    Come sempre, la recensione è da complimenti 😀

     
  3. Dreamer88 scrive:

    Ricomincia la serie spy per eccellenza e lo fa con una premierè ottima, piena zeppa di avvenimenti e con l’introduzione di un personaggio (quello interpretato da Langella) che sarà probabilmente centrale in questa terza stagione. Brava Federica per l’ottima recensione, vorrei solo soffermarmi brevemente su un punto: la scena finale, ovvero quando si viene a sapere della morte di Breznev, ha una duplice funzione perchè, oltre a farci vedere il totale disinteresse di Paige riguardo l’evento, probabilmente aprirà nuovi scenari che influenzeranno la vita (quindi l’operato) delle nostre due spie preferite.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Grazie!
      Certo, la morte di Brezhnev a livello storico ha avuto conseguenze importanti quindi è evidente il peso che avrà sulle vite dei nostri protagonisti, che in quella storia sono inseriti.. Vedremo come decideranno di raccontarcelo 😉

       
  4. Attilio Palmieri scrive:

    Due parole: Frank Langella.
    Welcome back The Americans

     

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