Better Call Saul – 1×05 Alpine Shepherd Boy

Better Call Saul - 1x05 Alpine Shepherd BoyBetter Call Saul, ovvero: la storia di come “Jimmy lo scivolone” divenne James McGill e poi Saul Goodman. A tre nomi appartenenti alla stessa persona si legano i tre livelli temporali della serie, che taglia con questo episodio il traguardo di metà stagione.

Non è facile abituarsi alla visione di questa serie: tra echi importanti e voglia di indipendenza, è sempre utile (se non fondamentale) ricordare che Better Call Saul è uno spin-off. Diversamente da cosa può succedere con un remake, cioè con la replica più o meno rielaborata e/o originale di uno stesso prodotto, lo spin-off ha necessariamente due matrici: il punto di partenza (Saul Goodman) e il punto di arrivo (Breaking Bad). Ecco perché è molto più importante capire cosa c’è e si sviluppa tra questi due termini: quali contenuti il buon Vince Gilligan si è inventato per mantenere della logica attinenza con il suo precedente capolavoro così da riuscire – tra, si spera, diverso tempo – ad agganciarli l’uno all’altro. “Alpine Shepherd Boy” è (almeno finora) l’esempio migliore e più concreto di questa allettante sfida.

Better Call Saul - 1x05 Alpine Shepherd BoyPartendo dall’elemento più macroscopico, il primo e necessario aggancio è il luogo. L’Albuquerque che faceva da sfondo a Walter White è la stessa in cui si muove Jimmy, anzi, James McGill e il tentativo di appropriarsi di questo nome. Al di là delle somiglianze panoramiche, il punto fondamentale è che il luogo diventa una precisa scelta estetica di continuità visiva e narrativa. Se accettiamo di banalizzare momentaneamente Breaking Bad e descriverlo come la storia di uomo che cambia, è doveroso dire che probabilmente nessun altro posto poteva prestarsi così bene come scenario. Il New Mexico caldo e assolato è la terra di confine tout court, dove convivono da sempre due culture: si mischiano, si contaminano, si incrociano l’una sull’altra, eppure ciascuna cerca (paradossalmente) di mantenere una propria identità. Tra le maglie del racconto in sé, in entrambi i prodotti di Gilligan emerge prepotente la ricostruzione di un ambiente che si anima dei suoi personaggi mentre ne alimenta le azioni, raccontando le contraddizioni intrinseche dell’uomo che sono anche parte integrante di questo strano territorio – il tutto racchiuso in una circolarità funzionale ed affascinante. Non a caso, negli scorsi episodi il deserto aveva dominato la scena, mentre in questo episodio sono le zone residenziali a risaltare maggiormente in scena e a fare da contrappunto visivo.

Le mura domestiche, non a caso, sBetter Call Saul - 1x05 Alpine Shepherd Boyono descritte nello stesso identico modo: possono essere sia il rifugio che separa da tutto, sia il regno unico e indipendente in cui crescere le proprie ossessioni, oppure un lusso che non a tutti è concesso avere. In ciascuno di questi casi, la casa è un focolare animato dalle stesse contraddizioni che sono propri del luogo, ma anche della famiglia e poi dell’uomo singolo, che quindi le rinchiudono e le raccontano. Il grande possidente che vuole fondare un suo stato e stampa persino le sue stesse banconote, la donna che mette a testamento le statuine in ceramica, il padre di famiglia che vorrebbe brevettare un water parlante, sono tutte iperboliche e sarcastiche rappresentazioni delle manie umane, dove l’identità diventa megalomania e il riconoscimento pubblico che le ha attirate diventa solo più detestabile. Per Jimmy/Saul, a questo punto, il tentativo di impersonare qualcun altro per affermare la propria esistenza è solo l’ennesima tappa durante la ricerca di una sua autonoma identità; e ciò, tra le righe, è anche l’anima stessa di Better Call Saul intesa come serie.

Better Call Saul - 1x05 Alpine Shepherd BoyIl contesto esterno è quindi la forma oggettivata di questa ricerca, che si fa sostanzialmente più esplicita ed esibita di quanto avveniva con Heisenberg/Walter White. Non per nulla, nel caso di questa serie si può parlare a tutti gli effetti di dramedy: il “dramma”, il movimento in scena, racconta e fa avanzare una storia che di fattuale ha ben poco finora; i momenti più strettamente comedy intrattengono e hanno il compito di rappresentare visivamente e in maniera più immediata. A sostegno di questa architettura che si può leggere a più livelli ci sono soprattutto i personaggi co-protagonisti, su cui brilla il sempre più interessante Chuck. “Alpine Shepherd Boy” è inoltre l’episodio che si concentra maggiormente su di lui, per metterne a fuoco la strana condizione mentale e per aumentare lo spessore del nostro protagonista. Chuck rappresenta infatti una molla interna per Jimmy/Saul in quanto modello di intelligenza ed integrità, ma nell’economia del racconto è anche la spinta d’azione maggiore per vedere il vero protagonista spogliato delle sue sovrastrutture e quindi per osservare la reale evoluzione verso l’avvocatuccio da pubblicità che diventerà.

Better Call Saul - 1x05 Alpine Shepherd BoyIn questo senso, altra carta vincente del racconto, e che lo allontana dalla banalità che poteva teoricamente essere, è la scelta di strutturare il tempo del racconto su tre piani: il passato fa capolino solo in pochi momenti così da rimanere come possibile spazio di manovra sempre disponibile, mentre il focus attento e puntuale è sul presente, cioè su chi è oggi Jimmy e su come arriverà a scegliersi come Saul Goodman. Rimane fuori il terzo piano, cioè il futuro, poiché su questo invisibile filo del rasoio si gioca tutta la gestione con Breaking Bad: essendo il livello più conosciuto e presente agli occhi dello spettatore, Gilligan ha giustamente scelto di non ignorarlo ma di arrotondarlo e incastrarlo con il contesto. Un esempio lampante su tutti: i poliziotti che arrivano alla porta di Chuck si insospettiscono e buttano giù la sua porta dopo aver millantato che fosse centro di produzione di metanfetamina. Il luogo e il tempo di oggi devono coincidere e riversarsi con il futuro seriale che è però contemporaneità temporale: in questo momento ad Albuquerque si sente parlare di metanfetamina e forse Heisenberg sta per muovere i suoi primi passi. Ecco che, magicamente, tutto torna in maniera naturale.

Ultimo appunto va al personaggio di Mike, che finalmente esce dal suo gabbiotto e si riprende la sua storia personale, quella rimasta abbozzata in Breaking Bad. Una volta buttato anche lui nell’azione, Better Call Saul aggiungerà sicuramente un pezzo importantissimo nell’ecosistema generale della serie. A mio avviso, la vera vittoria (se uno spin-off ne ha davvero una) non è l’indipendenza assoluta dal suo predecessore, ma la costruzione di qualcosa che sia sì diverso e a sé stante, ma in un certo senso che vada a completare, ad arricchire il racconto, ad aggiungere nuove ed interessanti sfumature ad un quadro già perfetto.

Voto: 8

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Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

8 Risposte

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Ottima recensione di cui incornicerei l’ultimo paragrafo. La ricerca dell’indipendenza (e il suo raggiungimento) non solo è un utopia, ma sarebbe anche una cosa inutile, penalizzante e poco sensata.

     
  2. Raffa scrive:

    Un altro (per me) spiazzante episodio (girato particolarmente bene): i nuovi clienti di Jimmy non me li aspettavo cosi’ sciroccati xD (la vecchina e’ gia’ leggenda), cosi’ come non mi aspettavo che la puntata vertesse per la maggior parte sulla figura sempre piu’ importante di Chuck. Come anche in altri episodi, pensavo fosse finita li’ la scorsa puntata (con la scoperta del publicity stunt), e invece ecco che, per me un po’ a sorpresa, a casa di Chuck arrivano addirittura i poliziotti (galeotto fu, udite udite, un giornale rubato e pure ripagato) che finiscono nientemeno per sfondare la porta… il resto e’ storia. Commovente il rapporto di affetto e stima sincera fra i due fratelli. Si fa sempre piu’ strada l’ipotesi che il brillante e lucidissimo Chuck sia ipocondriaco (una contraddizione in termini in perfetto stile Gilligan), ma forse ne sapremo di piu’ nei prossimi episodi (solo cinque!)
    Chicca dell’episodio, il “giro promozionale” in ospizio e lo slogan “need a will, call McGill” stampato sul fondo delle gelatine. Questo si’ che si chiama essere pieni di risorse 😀

     
  3. Davide Tuccella scrive:

    Bellissima recensione! Complimenti, mi prendeva sempre di più man mano che la leggevo!
    Sono d’accordo con tutto, quindi non saprei bene cosa aggiungere.
    L’episodio fila via rapidamente come gli altri, segno che la scrittura fluida e calibrata delle serie Gilliganiane funziona come funzionava BB, ma allo stesso tempo sai di stare guardando un’altra serie, con un altro protagonista ugualmente affascinante.

     
    • Raffa scrive:

      Anch’io sono basita da quanto “addictive” sia questa serie! E non me l’aspettavo… praticamente, come nel caso della serie madre, ne vedi una puntata e ne vuoi subito vedere un’altra… e non era scontato che andasse così, nonostante l’indubbia professionalità di chi c’è dietro (anzi, forse proprio per questo si temeva l’inevitabile e ingombrante confronto). L’eredità lasciata da Breaking Bad (show mitico, capolavoro, realizzato in modo superbo etc. etc.), invece di penalizzare lo spin-off, lo arricchisce senza appesantire (anzi i rimandi a BB sono sempre graditi e, secondo me, mai fuori luogo), siamo solo alla quinta puntata (di già) e Better Call Saul ha la nonchalance di uno show consumato, a sé stante. Impaziente di vedere le prossime puntate (cavoli, cinque sono troppo poche!)

       
  4. Firpo scrive:

    Applausi alla recensione! Mi mette invidia non saper scrivere così bene!

    La prima parte dell’episodio con i clienti di Saul è stata groittesta.
    Il mio punto va al tipo che voleva fare il ranch-stato con tanto di stampa di moneta con la sua faccia sopra. Mito!

    Il finale sembra dirci che è venuto il momento che anche Mike entri a pieno titolo nella storia.

     
    • Raffa scrive:

      Sì troppo mito il tipo delle banconote 😀 Meno male che Saul ha controllato… lol. La toilette parlante la staranno già brevettando, la vecchina alla fine sembrava la più normale e l’ha pure pagato cash su due piedi… troppo divertente lui che dice che non può accettare pagamenti sotto forma di “pastorelli”, aspettandosi la mazzata, e invece…

       
  5. Heisenberg scrive:

    qualcuno sa se e quando è prevista un’eventuale trasmissione italiana?

     
  6. Firpo scrive:

    Per ora non si sa nulla.

     

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