Better Call Saul – 1×07 Bingo

Better Call Saul – 1x07 BingoDopo essere quasi riuscita a levarsi di dosso l’appellativo di sorella minore di una delle serie più importanti degli ultimi anni, aver creato curiosità sulle sorti di personaggi a cui ci si comincia ad affezionare, aver consolidato uno stile ormai riconoscibile e soprattutto aver sfornato un episodio (il sesto) apprezzatissimo dalla critica, Better Call Saul si trova a un punto di non ritorno.

La prima, lecita domanda all’inizio di “Bingo” era: cosa aspettarsi dopo una puntata tutta dedicata all’approfondimento del personaggio di Mike? Come cambiano gli equilibri dopo un momento così destabilizzante come quello? Da oggi Better Call Saul certifica la sua doppia natura, o meglio, la pluralità di sguardo che si porta dietro grazie alla compresenza di due personaggi così forti e così diversi. Si tratta di un lavoro già compiuto con Breaking Bad e che tracima nel suo spin-off come la cosa più naturale del mondo: l’attrazione per gli opposti e l’interazione dei medesimi porta a creare personaggi in grado di completarsi a vicenda, di specchiarsi l’uno nell’altro in modo da radiografare e radiografarsi le parti mancanti. Come nella serie madre, le opposizioni di partenza sono basate sui ruoli e sui modi di essere: tanto Walt e Jesse erano maestro e allievo, quanto Saul (che da ora in poi si cercherà di chiamare sempre Jimmy) e Mike sono un avvocato e un criminale (seppur in questo caso fin dall’inizio – a differenza che in Breaking Bad – le distinzioni siano meno nette); da una parte c’erano un secchione e uno scavezzacollo, dall’altra c’è una personalità esuberante e un uomo di poche parole.

Hopefully, whatever you are, didn’t rub off on the rest of your family.

Better Call Saul – 1x07 BingoDa Breaking Bad a Better Call Saul, il comparto creativo della AMC ci ha abituato a scelte forti e portate avanti con determinazione, sia rispetto alle questioni narrative (la writer’s room capitanata da Gould e Gilligan), sia rispetto alla messa in forma di una vera e propria estetica dominante. Non è un caso se questo settimo episodio comincia con la macchina da presa che ispeziona le foto dei criminali sulla parete del dipartimento di polizia per poi effettuare un movimento discendente che arriva a includere in campo sia Jimmy sia Mike, due figure dominanti tanto nella serie quanto nell’inquadratura che li comprende. Per la precisione il movimento di macchina si ferma prima sul primo piano di Jimmy, quasi a certificarne il ruolo di protagonista, per poi staccare su un totale del corridoio che risponde con un raccordo di sguardo includendo Mike nella scena, esattamente di fianco (leggi allo stesso livello) al suo avvocato. Nel confronto tra i due inizia ad essere sempre più determinante la differenza di background che vede da una parte l’uomo scafato, che ne ha viste di tutti i colori ed è arrivato fino a questo punto non senza dolori, e dall’altra quello ingenuo, la cui perdita dell’innocenza, quasi fosse un adolescente, è tutt’ora in corso. Questo tipo di contrapposizione, benché lavori alla perfezione sull’approfondimento dei due caratteri, risulta però un po’ ripetitiva e prevedibile soprattutto nella prima parte dell’episodio.

Got to look successful to be successful. Am I right?

Better Call Saul – 1x07 BingoSe Mike è un personaggio silente, che si muove nell’ombra, che si adatta allo spazio in cui lo metti e ne smantella le regole, comportandosi per certi versi in modo parassitario, Jimmy è l’esatto opposto: il suo è un comportamento esuberante, invadente, volto a prendere il contesto e toccarlo ripetutamente, manipolarlo a suo piacimento, moltiplicandosi in modo virale. La sua espansione coincide con l’approfondimento della sua personalità e con la maturazione professionale, tanto che in quest’episodio si appropria di uno spazio su cui fondare il proprio studio personale. L’entrata nell’enorme spazio vuoto mette in moto un discorso che ragiona anche (e forse soprattutto) in secondo grado (cosa ci vuole dire realmente la serie con quel nuovo inizio sottolineato da uno spazio tutto da riempire?) rispetto ad uno show che cresce nel suo farsi. La nuova serialità televisiva, dalla coppia OZ/The Sopranos in poi, si è distinta per produzioni di qualità sempre più dettagliate (Eco direbbe “ammobiliate”), dai cui anfratti emerge un tutto magmatico e stratificato, fatto della somma di sempre più numerosi e significativi particolari. Sull’onda della produzione HBO, la AMC ha alzato l’asticella con Mad Men e Breaking Bad, e ora tenta di ripetersi con Better Call Saul. A proposito di quest’ultima e del rapporto con la produzione di qualità dell’emittente su cui va in onda, non si può non sottolineare il parallelo abbastanza evidente tra la scena di Jimmy che mostra a Kim il suo futuro studio con le ampie vetrate e quella del meraviglioso finale della quinta stagione della serie di Matthew Weiner.

There has to be a way.

Better Call Saul – 1x07 Bingo“Bingo” è l’episodio più indipendente fino ad ora, e non è un caso che arrivi immediatamente dopo un focus totalmente dedicato al personaggio di Mike. Se già dal finale di “Alpine Shepherd Boy” era chiaro che il ruolo interpretato da Jonathan Banks sarebbe stato profondamente diverso rispetto alla serie da cui proviene, ora ne abbiamo la certezza. Sicuramente la sua figura ora ha perso un po’ di mistero, ma ha guadagnato una statura tragica fino a quel momento inedita. Mike qui è realmente l’altra faccia della serie, quella a cui Jimmy, per crescere, deve rapportarsi, e non poteva certo rimanere ciò che era fino a quel momento. Al crescere del personaggio infatti cresce anche il futuro Saul, che fa i conti con le proprie paure e la relativa forza di combatterle. L’evoluzione di Chuck non è altro che la metafora del suo cambiamento: la nuova tolleranza ai campi elettromagnetici allude a un parallelo con la tolleranza crescente di Jimmy nei confronti della connivenza con il mondo del crimine.

A questo punto, prima di chiudere la recensione, si pone una questione cruciale che fin dall’inizio ha accompagnato Better Caul Saul. Come valutare/giudicare la questione dell’indipendenza da Breaking Bad? Chi cerca dalla creatura di Gould e Gilligan una riscossa emancipatrice che ne determini l’indipendenza dalla serie madre non solo non otterrà mai ciò che vuole, ma sta vedendo le cosa da una prospettiva errata. Fare uno spin off di uno show non significa tagliare i ponti con lo stesso, ma costruirne. Naturalmente ha senso lavorare per creare nuovi spettatori perché è impossibile confidare su un trasferimento totale del pubblico da una serie all’altra, ed è in questo senso che operano figure nuove come quella di Chuck e quella di Kim, volte a aprire uno squarcio di novità all’interno dell’universo rappresentato. L’enorme questione stilistica che da Breaking Bad arriva a Better Call Saul forse può darci qualche elemento in più: anche stavolta in molti hanno parlato (sbagliando) di imitazione, di sfruttamento del successo della serie madre e cose di questo genere. Il punto però è un altro: Better Call Saul è scritta dagli stessi autori, girata dagli stessi registi, fotografata dagli stessi operatori, musicata dallo stesso compositore, interpretata da molti degli stessi attori e prodotta dalla stessa emittente di Breaking Bad. Senza contare la cosa più importante, ovvero che i due show giacciono nello stesso universo narrativo, cosa che non esclude (se dovesse avere successo) l’aggiunta di altri brandelli di racconto, più o meno espansi, oltre alla serie su Saul Goodman, che siano essi serie TV, film, videogiochi o graphic novel.

Better Call Saul – 1x07 BingoBetter Call Saul sta a Breaking Bad esattamente come Baci rubati sta a I 400 colpi, nel senso che rappresentano componenti sempre più complementari dello stesso universo narrativo, che nel caso dei film di Truffaut era la vita di Antoine Doinel/Jean-Pierre Léaud, mentre per gli show dell’AMC è il mondo creato attorno all’Albuquerque di Walt, Saul, Jesse, Mike e gli altri. Forzando un po’ il discorso, ma neanche troppo, si potrebbe dire che Better Call Saul non è come Breaking Bad, bensì è Breaking Bad.

Thing you folks need to know about me… I got nothing to lose.

La serie sembra appena iniziata eppure “Bingo” anticipa l’ultima tripletta di episodi, dopo i quali se ne riparlerà nella seconda stagione – per segnalare anche il respiro che sta prendendo lo show. La puntata si pone come un altro fondamentale tassello di un mosaico che si fa sempre più fitto e che per ora sembra cercare soprattutto di garantirsi una sopravvivenza a lungo termine, riuscendoci molto bene. Vi è un lavoro molto acuto nello sviluppo del personaggio di Jimmy/Saul, che da spalla comica qui diventa una figura bifronte, capace di vestire anche i panni dell’eroe tragico, come dimostra lo sfogo finale.

Voto: 8

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Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

7 Risposte

  1. Rorschach scrive:

    Da grandi puntate derivano grandi recensioni

     
  2. Raffa scrive:

    Un altro episodio che mi ha spiazzata (sempre in positivo), non so voi ma non mi aspettavo che ritirassero fuori Mike cosi’ presto (e in un ruolo tanto delicato quanto cruciale) ne’ di rivedere la coppia di sposini! Anche loro con un ruolo determinante, responsabili come sono, per tutta una serie di eventi “effetto domino”, dello sgretolarsi dei sogni di Saul/Jimmy (per ora, certo, ma e’ stato comunque dolorosissimo da vedere). Dopo aver visto BB e’ quasi straniante questo Saul (Jimmy) che “fa la cosa giusta” (per quanto dannosa per lui) e aiuta pure Kim a riprendersi i clienti (nonostante lei lavori per l’odiata Hamlin).
    Da segnalare, cosa molto insolita per il Saul che conosciamo, che quasi durante tutto l’ultimo dialogo coi Kettleman tiene gli occhi bassi, pare non sappia dove guardare, distoglie piu’ volte lo sguardo da loro (mentre sappiamo che gli occhi e il suo sguardo in generale siano uno dei suoi punti di forza), quella scena piu’ di altre mi ha fatto capire quanto Jimmy possa essere diverso da Saul. Per fare la cosa giusta e’ dovuto ricorrere a “estremi rimedi” e si’, pare proprio che la cosa non gli piaccia (non solo perche’ ovviamente lo danneggia). Non prova ancora gusto, insomma, a viaggiare sul filo dell’illegalita’ e oltre, proprio no.
    Cosi’ come la sua controparte Walt, all’inizio ben piu’ irreprensibile e remissivo di lui, i primi tempi non provava alcun piacere a “fare la cosa sbagliata” per quanto si dicesse che era quella giusta, l’unica strada possibile. Jimmy, col suo bel caratterino e col suo enorme spirito di iniziativa, partiva molto avvantaggiato, eppure fin dal pilot si trova lo stesso con le sue belle gatte da pelare (non due cadaveri ma poco ci manca, per non parlare della sua vita incasinata).
    Tuttavia, almeno finora, non e’ ancora stato “piegato” dalla vita come lo era Walter White. Qualunque cosa succeda, trova sempre il modo di rialzarsi (il finale “How may I direct your call?”), sul serio ha una forza incredibile, ma soprattutto crede in se stesso (proprio come continuava a fare Walt nel profondo nonostante tutte le batoste della vita).

    Credo che gli agganci alla serie madre siano normalissimi, inevitabili direi, anzi, sarebbe stato strano (e controproducente?) se non ci fossero stati. Tanto piu’ che la serie fin da subito ha dimostrato tutta la buona volonta’ nel muoversi su binari propri e di camminare sulle proprie gambe, insomma di non vivere “di rendita”.
    Cavoli, solo 3 episodi alla fine della stagione.

     
  3. Gabriele scrive:

    Ma chi è quel pirla che continua a dare 1 e 2 come voto alle puntate di BCS?! It has got to be a Walking Dead fan…

     
  4. Antonio scrive:

    Ho scoperto da poco Seriangolo e questa è la prima volta che commento. Quindi faccio innanzitutto i complimenti ai fondatori e ai recensori, in particolare ad Attilio, che scrive benissimo. Non sono molto d’accordo con questa recensione, però. Bingo è una puntata che mi è piaciuta tantissimo, più della precedente. Five-O era un buonissimo episodio, che però mi è parso fuori contesto, rispetto a quello che fino a quel momento era stato Better Call Saul. Per questo, la contrapposizione Mike-Jimmy (come Jesse e Walter) non mi è sembrata esattamente pertinente. Per me, episodio 6 a parte, Better Call Saul è la storia di James McGill, e Mike ne è personaggio secondario, non co-protagonista. In fondo, la storia di Mike è stata raccontata nella sesta di dieci puntate. Poi magari le cose cambieranno nei prossimi episodi (e nella prossima stagione) ma io spero di no. E’ vero che Better Call Saul fa parte di Breaking Bad ma mi piacerebbe avesse uno schema narrativo diverso.

     
  5. Attilio Palmieri scrive:

    Ringrazio tutti per i complimenti e do il mio personale benvenuto ad Antonio. Spero che ti possa sentirti sempre più “a casa” qui e trovare stimoli per discussioni a cui, perché no, partecipare in prima persona.
    “Five-O” è un episodio che ha fatto molto discutere, sia la critica americana che gli osservatori internazionali, a cominciare dalla nostra redazione. Credo che anche solo il fatto di essere un episodio capace di catalizzare così tanto l’attenzione e creare discorsività sociale, lo ponga in una posizione cruciale all’interno della stagione. Io sono davvero convinto che, indipendentemente dal giudizio di valore sull’episodio, nell’economia della stagione esista un prima e un dopo “Five-O” e questa settima puntata secondo me ne è la conferma.
    Perché parlare di Breaking Bad? Secondo me è inevitabile. Ma non solo: BCS cerca ripetutamente di mettere ponti, di porre relazione, di creare allusioni e collegamenti con la serie da cui deriva, con l’obiettivo di unire sempre di più i due mondi, in modo che, magari più in là, sarà possibile leggere BB attraverso Better Call Saul, proprio come sì può leggere oggi la prima trilogia di Star Wars attraverso la seconda, anche qui, indipendentemente dal giudizio di valore che ciascuno dà alle opere.
    Ci sono delle diversità? Certo. Le diversità sono anche di registro, di tono? Altrettanto certo. BCS, come BB, è un racconto character driven, cioè trascinato dai suoi personaggi, uno in particolare. Mi sembra normale che al cambiare del personaggio, e quindi da Walt a Saul, cambi anche il tono che governa la serie. Questo è uno dei lati più interessanti.

     
  6. Firpo scrive:

    Nemmeno io avevo visto il parallelismo Wat/Jesse con Saul/Mike, scusate Jimmy/Mike. Forse perchè appunto la contrapposizione tra questi ultimi due è molto meno netta.

    Per il resto non ho nulla da aggiungere alla recensione. Ottima e molto centrata, come tutte quelle scritte da Attilio.

     
  7. SickBoy scrive:

    Se c’è un aspetto sotto il quale “Better Call Saul” è una continuazione diretta, lineare, di “Breaking Bad”, è quello tecnico (regia, scrittura, fotografia, montaggi, suono etc.). BB è cominciata con una prima stagione dallo stile tecnico ruvido e aggressivo, sebbene già pregiatissimo, e si è evoluta, arrivando ai virtuosismi quasi barocchi della terza e quarta stagione per poi inglobarli nella cifra stilistica asciutta, da ‘instant classic’, pressoché perfetta delle ultime puntate.
    E’ da questo punto che è ripartita BCS, riuscendo nella non semplicissima impresa di adattare alle proprie necessità narrative e continuare ad evolvere uno stile già consolidato, i cui margini di perfettibilità erano piuttosto stretti.

    Da un punto di vista ‘assoluto’ – che tenga conto, cioè, tanto degli aspetti tecnici, interpretazioni attoriali incluse, che di quelli contenutistici (sviluppo narrativo, coesione della storia, discorso ed innovazione etc.) – trovo che questa sia la puntata migliore andata finora in onda di BCS, e quella che più di altre fuga definitivamente ogni possibile dubbio sulle potenzialità e sulla qualità di questo show: sono passati 7 anni (insieme ad altri prodotti televisivi di altissimo spessore, tipo “True Detective”) dall’esordio di “Breaking Bad” e Gilligan & co. continuano a fare la storia della televisione.

    Su una nota conclusiva: come ha scritto Gabriele, è vero, c’è qualcuno che insiste a mettere voti ridicolamente bassi a queste puntate. Considerato il valore intrinseco anche del solo comparto tecnico, sarei sinceramente curioso di leggere le motivazioni, gli argomenti di questa persona (altrimenti, davvero viene da pensare ad un hooligan di TWD 😉 ).

     

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