Cucumber, Banana & Tofu – Finale

Cucumber, Banana & Tofu – FinaleAvere alte aspettative su uno show televisivo può portare a scottanti delusioni, tanto che a volte si tende, usando una sorta di psicologia inversa, a minimizzare la portata dell’entusiasmo.

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Ci sono poi prodotti (molto rari) le cui le prime impressioni generano aspettative altissime che vengono addirittura confermate dall’esito finale. È il nostro caso.
Il progetto messo in piedi da Channel 4 e da tutta la sua potenza di fuoco (vedi alla voce: emittente multipiattaforma) e affidato alle solidissime e geniali mani di Russell T. Davies, arriva dopo otto settimane alla sua conclusione, confermando tutto ciò che aveva lasciato intuire al momento del suo eccellente esordio. Sin dall’inizio, l’ottavo episodio di Cucumber ha il sapore nostalgico e malinconico dell’ultima volta, dell’ultimo saluto, ivi comprese quelle figure che in sole poche puntate si sono impresse nella memoria diventando dei veri e propri ritornelli visivi, come ad esempio le transizioni “cetriolocentiche” o ancor di più la location del supermercato. A proposito di quest’ultimo, non c’è dubbio che sia il luogo sia l’atto stesso del vagare col carrello tra i corridoi abbiano raggiunto un potere estremamente metaforico e “di sintesi” rispetto all’intera serie: il supermercato infatti è eletto a luogo del desiderio per eccellenza, spesso portatore di concenti delusioni, ma anche di ripetute seconde volte. Un luogo che allude a una vita in bilico, fatta soprattutto di precarietà, esattamente come la condizione che la serie in queste otto puntate ha raccontato alla perfezione.

A great big collective.

Cucumber, Banana & Tofu – FinaleCi eravamo lasciati all’interno di una festa, in una dimensione quasi irreale, in cui il nostro Henry poteva finalmente gettare lo sguardo nel vuoto e lasciarsi andare a un sorriso di gioia spontaneo. Lo ritroviamo lì la mattina dopo, come se una settimana fosse passata in un giorno, in compagnia di tutti gli ospiti di quella sera, molti dei quali imbucati di nascosto ‒ o almeno questa è la loro giustificazione diegetica.
La loro presenza è tuttavia fondamentale da un punto di vista extradiegetico in quanto si assiste a una sorta di grande parata finale, come se fosse il momento degli applausi dopo una rappresentazione teatrale; una vetrina in cui Davies chiama a raccolta tutti gli attori principali che hanno partecipato a Cucumber e Banana mettendoli nello stesso luogo nello stesso momento, quasi a volerli ringraziare e omaggiare tutti insieme. Questa scelta è sintomatica della gestione estremamente particolare della stagione: dopo cinque episodi di grandissimo valore, tutti incentrati sulla descrizione e sullo sviluppo dei protagonisti, arriva a due tappe dalla fine, con la morte di Lance, il tassello chiave e forse tutt’ora la vetta qualitativa della stagione; il settimo episodio è quello dell’accettazione, dell’elaborazione (che solo in seguito scopriremo essere impossibile), ma anche di una sorta di pace interiore che ha tutte le fattezze del season finale, se non del series finale, per via anche del succitato sorriso di Henry.
Questa scelta ha dato la possibilità di confezionare un ultimo episodio più autonomo, in grado di prendersi la responsabilità di affondare la lama sul fronte della meta-televisione e su quello dei diritti civili, prendendo l’intero parco personaggi, e quindi le serie che li hanno accolti, come sinonimo di una comunità, quella LGBT, che hanno così splendidamente rappresentato.

He loved you and you treated him like shit.

Cucumber, Banana & Tofu – FinaleLa puntata, dopo la rivalsa sociale portata sui binari dell’amicizia, trova un deciso spartiacque nel rifacimento, ovviamente strappalacrime, di Song To The Siren di Tim Buckley, per poi prendere una tonalità completamente diversa, quasi fosse influenzata dalla canzone appena ascoltata. Arriva la collega di Lance a portare ad Henry una scatola vuota e immediatamente dall’imbarazzo della donna nell’entrare in casa (simbolo del disagio verso un mondo per certi versi altro e che trova chi lo ignora spesso impreparato) capiamo che tira una brutta aria. La scatola funge da dispositivo narrativo, proiettori di ricordi e traumi ai quali si aggiunge il j’accuse della donna, che all’improvviso si scatena in un attacco decisamente violento nei confronti di Henry, imputandogli a più riprese l’omicidio di Lance. Naturalmente nulla è davvero come sembra e questa scena, nella sua iperbole eccessiva, così come altre nel corso dell’episodio, ha una valenza fortemente simbolica, volta a rappresentare il tumulto interiore del protagonista, afflitto da un senso di colpa insanabile.
Nel lutto di Henry c’è la proiezione della sua cosmica inadeguatezza che lo rende (almeno ai suoi occhi) responsabile assoluto della fine di una delle persone più buone che abbia mai conosciuto, la cui assenza gli lascia una ferita con cui venire a patti è tutt’altro che conciliante. Su questo crinale si pone il rapporto con Freddie (forse il personaggio che ha la crescita maggiore durante la stagione), giovane con il quale non a caso Henry termina il proprio percorso e figura perfetta per sottolineare alcune delle questioni più urgenti riguardanti l’omosessualità, specie all’età di Henry, come testimonia la splendida sequenza che alterna Freddie che fa sesso in cucina e Henry solo in camera che ne ascolta le urla.

What am I supposed to do?

Cucumber, Banana & Tofu – FinaleE Banana? Banana è stata una serie meravigliosa (tra l’altro potrebbe essere anche l’unica ad andare avanti, ma sono solo voci per ora), una spalla perfetta, uno spazio d’approfondimento come pochi altri, che tra l’altro ribadisce l’acutezza e l’originalità dell’intero progetto. Questo spazio, ridotto per minutaggio e spostato sul via cavo, è stato spesso il luogo dell’indagine su alcune storie minori, in cui con grande sensibilità si è riuscito ad andare in soli venti minuti al cuore della vicenda, qualsiasi essa fosse; un luogo che ha spesso saputo unire l’omosessualità all’approfondimento sulle minoranze, spesso razziali, come avviene anche nel caso di quest’ultima puntata. La forza di Banana è stata quella di sapersi sempre riallacciare con piccoli ma ficcanti accenni alla serie madre, senza mai essere invasiva, scontata o didascalica e al contempo senza mai perdere le briglie narrative e il legame con l’intero progetto. In questa puntata, per l’ultima volta, non si può non tornare ancora su Lance e la sua orrorifica e assurda morte, a cui viene fatto un riferimento breve eppure necessario anche in quest’ultimo episodio.
L’escamotage, perfetto come chiusura è quello di raccontare la storia di due donne di un’impresa di pulizie impegnate a ripulire l’appartamento che per tanti episodi di Cucumber abbiamo visto calpestare e abitare dai protagonisti. In quegli interni slavati, pulsanti, carichi di vita in ogni centimetro, fatti quasi di materia organica e ormai testimoni di un tempo che non c’è più, sembrano comparire i volti di Freddie e di Henry, ma è solo un’immaginazione, perché ormai è tempo di essere accompagnati dalle due protagoniste a dire addio a una creatura che abbiamo per otto settimane amato infinitamente.

No matter what, we’re the cleaners, we do our jobs, ok?

Cucumber, Banana & Tofu – FinaleQuello che inizialmente sembra essere un epilogo felice, un modo per congedarsi dall’intero progetto col sorriso sulle labbra (ruolo che Banana ha già ricoperto benissimo nell’episodio che ha seguito quello della morte di Lance in Cucumber), avviene un radicale ribaltamento nella misura in cui, all’interno del mondo di Henry, compare un personaggio a lui esattamente speculare, specie per quanto riguarda il lutto. Nel confronto generazionale tra Vanessa e Zara i misteri e le rispettive fragilità che nascondono sono trasmessi a fatica, attraverso una difficoltà esemplificata alla perfezione dal gap linguistico che separa le due donne. Il dolore provato nel verbalizzare la propria sofferenza si fa simbolo dell’incomunicabilità che spesso circonda il mondo omosessuale, divenendo una sorta di steccato metaforico che impone un necessario sforzo per aprirsi all’altro. Ciò che è celato ha le fattezze del trauma, in entrambe le sue forme più estreme: Zara infatti è stata stuprata, mentre Vanessa è afflitta dal senso di colpa per la morte di una donna, esattamente come Henry per Lance. La fuga di Zara (seppur temporanea e velleitaria) è, infine, la corsa verso un nuovo mondo, che guarda caso ha le fattezze di Londra, città del futuro sotto tantissimi punti di vista ed ennesima dimostrazione della capacità degli inglesi di promuovere se stessi e la loro metropoli.

All I knew was the shame.

Cucumber, Banana & Tofu – FinalePer chiudere la tripletta d’addio arriva Tofu, che ci presenta per l’ennesima volta quella domanda nodale (cos’è il sesso?), seppur attraverso una nuova variazione sul tema (come ci rapportiamo alla componente dirty del sesso?). Il punto centrale sta nella vergogna, verso se stessi in primis e immediatamente dopo verso il prossimo. La sessualità può essere trasgressiva, può essere “sporca” e mettere a disagio, una difficoltà che spesso rappresenta uno dei fattori più accattivanti.
Cosa si nasconde allora dietro le fantasie sessuali? Perché non comprenderle invece che ripudiarle e trattarle in modo pregiudiziale? Il ruolo di Tofu è stato fin da subito quello di stimolare la riflessione (tentando di rispondere a molte domande come quelle appena riproposte) abbinando una componente prettamente informativa (quasi fosse un programma di alfabetizzazione sul sesso) a una riflessiva (volta a scrostare alcuni bigotti ma diffusissimi pregiudizi), e non è un caso se per l’ultimo episodio decide di raccontarci come si fa a conoscere la sessualità innescando un inevitabile meccanismo spiccatamente autoriflessivo. Come si raccolgono informazioni sul sesso? Rispondere a questa domanda significa per Tofu restituire le differenze generazionali, esaltando così la sua capacità di tenere insieme Cucumber e Banana.

Work in progress.

Cucumber, Banana & Tofu – FinaleDopo tante parole è il momento di dire purtroppo addio a questo bellissimo e indimenticabile progetto, forse così bello proprio perché circoscritto sin dall’inizio, abbastanza contratto dal punto di vista temporale (otto settimane), ma estremamente espanso da quello spaziale (ben tre prodotti). Il finale di Cucumber partendo dalla serie si spinge verso un discorso di grande universalità, che, abbracciando una struttura capitolare in grado di coprire diversi anni, ambisce, riuscendoci, a raccontare finanche gli effetti dei traumi raccontati al cospetto dello scorrere del tempo, dando un barlume finale di speranza circa la resilienza dell’essere umano, sempre e comunque impegnato a sopravvivere nel migliore dei modi e dei mondi possibile.

Sì chiude così quello che è già di diritto uno dei progetti televisivi più importanti e ben realizzati degli ultimi anni, che, non bisogna dimenticarlo, deve gran parte dei suoi meriti alla libertà creativa che è stata in grado di concedere una rete come Channel 4. Abbiamo assistito a tre serie stupende per otto settimane, ma questo è solo il minimo, perché il tutto è molto più della somma delle parti.

Voto finale Cucumber: 9
Voto finale Banana: 8,5
Voto finale Tofu: 8
Voto intero progetto: 10

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

1 Risposta

  1. sixfeet scrive:

    Che dire, complimenti per l’ottima e accurata recensione. Personalmente ritengo questa serie geniale con una scrittura dei personaggi a livelli eccelsi, per non parlare delle ottime interpretazione degli attori (splendidi i personaggi e l’interpretazione di Freddie e di Henry) . Tuttavia ho avuto l’impressione che soprattutto cucumber sia calato negli ultimi due episodi. Nello specifico mi ha lasciato un po perplesso il comportamento a volte quasi distaccato di Herry di fronte alla morte di Lance e soprattutto la storia della community (mi ha ricordato un po la comunità delle Fate Ignoranti). Peccato, questo calo mi ha lasciato un po l’amaro in bocca dopo l’entusiasmo degli episodi precedenti.
    Ad ogni modo, gran bella serie, ottimo anche banana, almeno sino al penultimo episodio “Aiden and Frank” che tra l’altro reputo tra i migliori.
    Posso comunque fare solo i complimenti Russel e alla sua genialità.
    Fa pensare come in Italia faccia ancora scalpore, con relativi articoli sui giornali, un bacio fra due uomini in un Posto al Sole mentre in territorio britannico creino serie geniali come cucumber e banana (di tofu ho visto solo un paio di episodi) in cui si la sessualità gay e non viene trattata senza tabù, con grande consapevolezza e soprattutto senza essere mai neanche minimamente volgari.

     

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