Empire – Stagione 1

Empire - Stagione 1Dynasty in salsa black, soap opera afroamericana, hip-hop drama: Empire può essere definito in tanti modi e nel corso della messa in onda è stato analizzato e sezionato come ogni successo televisivo. Si tratta, però, di uno show difficile da categorizzare, essendo estremamente convenzionale eppure completamente nuovo.

Riuscendo ad andare oltre il concetto di moderna soap opera, Empire si è dunque elevata a fenomeno culturale.

Game time, bitches.

Empire - Stagione 1Quando si parla di soapy drama ‒ definizione che si può tranquillamente applicare a molte serie tv, anche diversissime tra loro come Revenge, Grey’s Anatomy, Scandal, Desperate Housewives o Gossip Girl ‒ è inevitabile pensare a un oggetto ibrido, che mescola generi come il medical o il thriller con atmosfere tipiche da sceneggiato anni ’80. Empire, però, non cerca di nobilitarsi con un genere, bensì raccoglie l’eredità dell’entertainment anni ’80 più puro e spudorato, senza sensi di colpa e in modo assolutamente privo di vergogna.
Spesso non pretende neanche di avere una trama, perché la sequenza dei colpi di scena, delle one-liner fulminanti e delle scene kitsch è talmente intensa da non rendere il plot poi così necessario; se avete seguito lo show, avrete sicuramente perso il conto dei cambi di alleanze quanto delle esibizioni in playback e dei look indossati da Taraji P. Henson (che interpreta la protagonista Cookie Lyon).

The Lucious Lyon I knew would tell those idiots the streets aren’t made for everybody. That’s why they made sidewalks.

Empire - Stagione 1Il plot è solido, ne abbiamo parlato qui; a partire però dall’ispirazione (molto libera) a Re Lear e alla pièce di Broadway “The Lyon in Winter”, la storia di Lucious Lyon si evolve in una serie di colpi di scena e cliffhanger che si susseguono senza sosta. La lotta fratricida dei fratelli Lyon si allarga a comprendere il rapporto complesso di amore/odio tra Cookie e Lucious, la competizione per il potere tra case discografiche, il coming out di Jamal, il bipolarismo di André e la maturazione di Hakeem. E ancora conversioni religiose, bisessualità, stiliste milf (come nel caso dell’interpretazione di Naomi Campbell): è quasi impossibile parlare di tutti gli eventi della stagione nelle poche righe di una recensione.
E in effetti non è importante tanto quello che Empire racconta, ma come lo racconta: l’estetica e il linguaggio dello show sono così fortemente connotati da costituire la vera essenza della serie.

“You don’t need to drop him because of the shooting. Drop him because his music sucks”
“Now who is this stupid bitch?”
“Someone who would have never gave birth to your ugly ass”

Empire - Stagione 1Il vero focus dei creatori non è incentrato sulle dinamiche familiari, sui delitti o sugli amori (per quanto ottimamente raccontati e davvero divertenti), ma su quella cultura pop strettamente afroamericana che, pur dominando le classifiche musicali e tenendo in mano un business multimilionario, non era mai stata davvero raccontata da nessuno.
Gli african-american sono ovviamente il pubblico di riferimento, ma parliamo di un fenomeno che ha continuato a crescere fino a raggiungere risultati impressionanti in termini di numeri: Empire è lo show Fox debuttante di maggior successo dai tempi di House MD ‒ che è più o meno come parlare dell’età del ferro della serialità. L’audience è passata nel corso della prima stagione da 9 a 15 milioni di spettatori (di cui la fetta “bianca” continua a crescere), con un gradimento più alto di quello di Family Guy sulle piattaforme digitali Fox e una colonna sonora che supera Madonna al primo posto della classifica Billboard americana.

You messing with the wrong bitch, Lucious. I know things.

Empire - Stagione 1Se il 71% delle donne afroamericane è fan dello show, uno dei motivi principali è Cookie: sempre, indiscutibilmente sopra le righe e al centro dello show, è una sorta di Sue Sylvester in tacchi a spillo che esce di prigione in miniabito leopardo e pelliccia bianca seminando scompiglio nella famiglia. Anche grazie a un’interprete che spicca su tutto il cast ‒ arricchito da una valanga di guest star che vanno da Courtney Love fino a stelle dell’hip hop come Snoop Dogg o attrici di prima grandezza come Jennifer Hudson ‒ Cookie è rappresentata come l’epitome dello stile ghetto fabulous ma al tempo stesso come figura femminile positiva, che incarna le donne afroamericane così come vogliono essere rappresentate: toste, sincere, autentiche.

“You better be glad I don’t feel like no scene today, cuz I shut it down”
“You look nice”

Empire - Stagione 1La grande rivoluzione che Empire innesca è non solo quella di uno show all-black stile Cosby Show, ma anche quella di saper parlare degli afroamericani usando i canoni della loro cultura ‒ perennemente in evoluzione ma estremamente connotata ‒ e dandola talmente per scontata e acquisita da poter scherzarci sopra. All’interno di questa “gabbia” culturale, portare i caratteri e la trama all’estremo non risulta una caricatura o uno stereotipo: è semplicemente la blackness che ironizza su se stessa e si permette di raccontare la “sua” versione di tematiche universali (dall’omosessualità alle droghe, alla malattia mentale, all’omicidio fino alle relazioni interraziali).

Dead bitch walking, that’s me out here right now.

Empire - Stagione 1Ci sono show che si guardano per divertimento, ci sono i guilty pleasure e poi ci sono le serie come questa, che reinventano i generi divertendosi (e divertendoci) pazzamente, fino a diventare un vero fenomeno di costume; Empire è la manifestazione chiara di quanto il pubblico, black e non, fosse pronto per uno show che parla dal punto di vista di una ex-minoranza culturale, dando il suo passaggio allo status di mainstream finalmente per scontato.

Il season finale vede Lucious dietro le sbarre per l’omicidio di Bunkie, Jamal alla guida dell’Empire e Anika alleata con Cookie (dopo averci regalato forse il miglior catfight della storia seriale), ma possiamo scommettere che la prigionia durerà ben poco e che gli eventi si stravolgeranno nella seconda stagione. Perché da Empire ci aspettiamo un intrattenimento che si disinteressi completamente di cose futili come la verosimiglianza o la costruzione sottile dei personaggi: ci aspettiamo uno scatenato rollercoaster che celebri gli eccessi, dipingendo così il mondo da un nuovo punto di vista.

Voto: 8

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

7 Risposte

  1. Boba Fett scrive:

    Oplà! Come cancellare in poche ore anni e anni di evoluzioni linguistiche, di Spike Lee e Steve McQueen, di integrazioni e di lotte… Di questa blaxploitation seriale, prodotta dal network di destra per eccellenza (gli attacchi ad Obama si sprecano) francamente non se ne sentiva davvero il bisogno! Mi ricorda certe pubblicità che Coke, Pepsi o la Chrysler confezionavano solo per un certo target, prima afro, poi latinos pur di vendere un (bel) qualcosa in più.
    La confezione è accattivante, le guest afrostars e i catenoni d’oro massiccio non mancano, l’R&B di Timbaland offusca la mente… Chissà cosa ne pensa la potente Oprah di tutta questa operazione decisamente e insopportabilmente retrò, vorrei davvero saperlo.

     
    • Eugenia Fattori scrive:

      A una lettura superficiale, sarei d’accordo con te. Ma io penso che Empire vada molto oltre questo, perché la confezione è retrò ma la consapevolezza è molto alta: è la consapevolezza del potersi permettere lo stereotipo e la caricatura perché si è andati oltre l’integrazione. Almeno dal punto di vista raccontato da Empire, la cultura black è dominante e al potere, e si può permettere anche, come dico nella recensione, di prendersi in giro. E l’autoironia è molto evidente.

       
      • Boba Fett scrive:

        Non saprei, l’impressione è che sia un operazione molto, ma molto di nicchia, sicuramente con intenti anche educativi (l’omosessualità in un contesto notoriamente omofonico), però non aggiunge molto di più e, solo per restare in argomento seriale, crea un solco fra lei e alcuni drama visti negli ulti anni e penso (non a caso) ai Soprano su tutte.

         
        • Boba Fett scrive:

          …ambiente omofobico…

           
        • Eugenia Fattori scrive:

          Eh ma se lo paragoni ai Soprano…non gareggiano neanche nello stesso campionato ;). Sono d’accordo con te che non aggiunge molto da un punto di vista artistico, infatti mi è sembrato giusto analizzarlo più che altro per il suo impatto come fenomeno sociale. E come lo show che ci ha regalato Cookie che sinceramente è un personaggio geniale che vale da sola la visione di Empire

           
  2. jackson 1966 scrive:

    D’accordissimo con la recensione Cookie è una forza della natura Io non avevo intenzione di vederla poi ho sentito degli ascolti e mi sono incuriosita e in men che non si dica ero totalmente incastrata tipo drogata Per es non sapevo che gli afroamericani sono più omofobici dei bianchi Timbaland ha fatto un lavoro incredibile e tenete conto che odio rap e hip hop e non ho mai capito i miei figli che lo adorano, fino ad ora
    Anche Lucius è ben caratterizzato e l’attore mi ha colpito molto Spero faccia un buon lavoro anche in Weynard Paines
    In poche parole mi manca già da morire e speravo in qualche puntata in più
    Mitica Cookie che dice “a proposito questo è un culo Anika” Lì mi ha presa per sempre

     
  3. Gaia scrive:

    Anche io ho cominciato a seguire “Empire” come guilty pleasure, e ne sono stata subito conquistata: mi ha divertito da morire. Mi sono divertita a lasciarmi trascinare completamente dalla trama – non sono d’accordo che conti poco, anzi – che a quel punto mi ha regalato una quantità di momenti WTF e OMG davvero esilaranti, mi è piaciuto assistere alla rappresentazione di una cultura afro-americana che non solo si prende in giro ma è anche capace di mettersi in discussione (una su tutte la tematicha gay, d’altra parte Lee Daniels, il produttore, oltre a essere uno dei registi “black” più forti degli ultimi anni è dichiaramente gay, e Jussie Smollett, l’attore che interpreta l’omosessuale Jamal, ha fatto outing da Ellen il giorno successivo alla messa in onda della puntata del coming out del suo personaggio) e, ovviamente, ho amato alla follia Cookie, una donna esilarante e una persona seria. Attendo con ansia la seconda serie, anche se temo che richiederà una sospensione di realtà sempre più pesante e surreale.

     

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