House of Cards – 3×01/02 Chapter 27 & Chapter 28

House of Cards - 3x01/02 Chapter 27 & Chapter 28Due anni fa Netflix cambiò per sempre il modo di fare televisione producendo una serie, House of Cards, destinata non solo ad imporsi nell’immaginario americano (pensiamo a quanto Kevin Spacey abbia impersonato il suo Frank fuori dalla serie) ma soprattutto a modificare il modo di fruizione della serialità, non più dipendente dalla televisione stessa.

Con tredici puntate già online su Netflix, la terza stagione di House of Cards mostra sin dai primi due episodi le proprie intenzioni programmatiche: Frank Underwood è diventato presidente degli Stati Uniti d’America, ma se pensavamo che avesse finito le cose da dire, non avremmo potuto commettere errore più grave. In realtà la scelta autoriale è quella di spiazzarci sin dal primo minuto: per buona parte dell’episodio d’esordio, infatti, non seguiamo i primi sei mesi del nuovo Presidente, ma viviamo le sue altalenanti fortune con la mediazione di Doug, seriamente ferito nel finale della scorsa annata, ma non abbattuto. Attraverso il lento recupero psico-motorio dell’uomo, vediamo Frank Underwood per la prima volta davvero in difficoltà, troppo distante dall’immagine di vincitore e dominatore della scena politica che abbiamo imparato a conoscere.

House of Cards - 3x01/02 Chapter 27 & Chapter 28Non è chiara la funzione di questa prima parte, se è destinata a mostrarci (cosa che avverrà con maggiore precisione in seguito) le debolezze di Frank o quanto fosse importante la presenza di Doug in quel contesto. In ogni caso è innegabile che le aspettative subiscono una poderosa doccia fredda quando ci si ritrova alle prese con le difficoltà di recupero di Doug, ben distanti da quella narrazione che ci saremmo attesi. Abbassate le nostre aspettative, questa sezione rimane certamente interessante ed è uno dei risvolti più umani della serie, ma è innegabile che l’episodio cominci solo quando lo sguardo torna sui coniugi Underwood. Questa posizione ci conduce davanti ad un primo episodio sottotono, che impiega troppo tempo per carburare e non raggiunge (a differenza del secondo) una finalità decisiva ed appropriata; non che la parte su Doug non sia di per sé degna d’attenzione, con il suo ritorno sulla via dell’alcolismo o la voglia spasmodica di riunirsi alla sua “famiglia” d’adozione (quegli Underwood che ora vogliono tenerlo a distanza) ma è chiaro che si attendesse ben altro.

Va molto meglio con il secondo appuntamento, incentrato in particolare sulle difficoltà che si frappongono tra la famiglia Underwood ed il potere (e la grandezza). L’immediata sfida postagli davanti, ossia quella di rinunciare alla rielezione, sembra voler stroncare ogni possibile futuro di Frank in campo politico, così come il fallimento di Claire è la conferma di quanto la donna voglia emergere dall’ingombrante ombra del marito. L’episodio in sé è molto più ritmato e focalizzato e questo non può che fare del bene all’intera struttura narrativa.

But what if… this is as far as we get? What if it’s all over in 18 months?

House of Cards - 3x01/02 Chapter 27 & Chapter 28Fin qui, abbiamo rapidamente guardato all’insieme dei due episodi, ma quali sono le tematiche messe in campo? Frank e Claire si muovono su piani paralleli ma entrambi sono posti di fronte al fallimento e al rischio di abbandonare tutto.
Claire è chiaramente ben distante dall’idea di una donna tagliata per fare la First Lady: quel ruolo così inoperoso, così vuoto di prospettive non può soddisfarla affatto e ne è chiarissimo segnale d’allarme la patetica scena sulla scelta delle uova che non riesce proprio a catalizzare il suo interesse. La decisione di candidarsi come Ambasciatrice presso le Nazioni Unite è molto più vicina al suo percorso fino ad ora, in cui univa l’associazionismo benefico al desiderio di emergere, fattore reso ancor più palese nel suo discorso al marito: è una donna di cinquant’anni che deve mostrarsi ed essere lanciata nel panorama politico americano se vuole fare qualcosa alla fine del periodo di gloria di Frank.

Come accadrà a quest’ultimo, siamo immediatamente posti davanti alla prima – vera – sconfitta della donna: nonostante il suo accordo con il repubblicano Mendoza, Claire viene demolita all’udienza per diventare ambasciatrice, anche a causa della perdita del suo abituale aplomb, spiazzata da un comportamento ben diverso da quello che si sarebbe attesa. Il risultato è chiaro: Claire ha fallito, non è riuscita a farsi eleggere ed è destinata ad un futuro da First Lady.

House of Cards - 3x01/02 Chapter 27 & Chapter 28Le cose non vanno meglio per il marito Frank, in affanno dopo solo sei mesi di presidenza. La richiesta del Partito Democratico di non candidarsi è il colpo più duro che Frank potesse mai attendersi (e non che di pugnalate alle spalle non ne avesse avute finora, pensiamo all’episodio pilota). Per tutta la prima puntata e buona parte della seconda siamo posti di fronte ad un Frank in difesa, impegnato a schivare i colpi che gli arrivano da più lati: deve convincere il popolo americano della bontà del suo nuovo progetto per il lavoro e deve ideare una strategia di controllo sul proprio partito: tutti elementi che ne offuscano la figura. È come se, ora che è arrivato al suo obiettivo, non fosse più in grado di macinare idee e strategie alla stessa velocità di quanto accadeva gli scorsi anni. Questo, ovviamente, finché non viene messo in gabbia: quando le sue possibilità di rielezione si fanno concretamente scarse anche a causa dell’assenza di finanziatori, Frank Underwood è sconfitto e per la prima volta lo vediamo a terra in lacrime.

La sorpresa di Claire che lo trova in quello stato è la stessa nostra: Frank è K.O. e non può che dichiararsi perdente. Dopo due stagioni che ce lo hanno mostrato onnipotente finalmente lo vediamo alle prese con la sconfitta, anche se solo temporanea; e non è un caso che questo episodio rappresenti il momento più basso per entrambi i coniugi. Gli autori scelgono saggiamente di rispondere ad una delle critiche degli scorsi anni – cioè la quasi disumanità di questi personaggi – depotenziandoli e permettendoci di guardare a loro come esseri reali e non macchiette esagerate. Ecco perché la scelta convince: anche i grandi piangono.

Every advisor and consultant and staff member would beg a presidential candidate not to say them. But I can say them. Because I will not be seeking the Democratic nomination in 2016.

House of Cards - 3x01/02 Chapter 27 & Chapter 28Quello che, però, cambia di nuovo le carte in tavola è una delle scelte più fortunate della serie: il matrimonio tra Claire e Frank. Due personaggi così particolari, così potenti sotto molti aspetti non avrebbero mai potuto mostrare il proprio potenziale senza avere l’altro al proprio fianco. Quando Frank è devastato, è la moglie a tirarlo fuori dall’abisso di disperazione con una delle scene di sesso più inquietanti di sempre; e Frank non può che accettare la volontà della donna di candidarsi come ambasciatrice ONU anche se con il veto del Parlamento: un do ut des che ha sempre funzionato tra loro e che ha costituito la base di un rapporto dei più particolari della storia della televisione.

House of Cards - 3x01/02 Chapter 27 & Chapter 28Per questo gli accenni ad uno scontro tra i due si rivelano i momenti più pericolosi dell’intera impalcatura: se dovessimo vederli su fronti opposti – e ne abbiamo avuto lo scorso anno un assaggio – potremmo muoverci verso una strada pericolosa ma sicuramente interessante. Non è ancora chiaro, infatti, quale sia la direzione che gli autori vogliono dare alla narrazione di quest’anno: è evidente che Frank voglia procedere con l’America Works per trasformarla nel volano di una propria candidatura indipendente nel 2016, e che Doug potrebbe diventare da alleato a nemico (con tutte le nefaste conseguenze del caso), ma quel che si sente mancare è un percorso d’insieme che dopo due episodi ancora non si è concretizzato. Il discorso alla nazione – così poco democratico e molto più repubblicano nella sostanza – non funziona come dovrebbe, perché mette in luce alcune delle debolezze che sono state sempre additate a questa serie, soprattutto una forte tendenza a romanzare alcuni aspetti della narrazione che ci allontanano dalla presunta aderenza al realismo.

Ciò nonostante, House of Cards è tornato, confermando tutti i suoi pregi e difetti, mantenendosi coerente con quanto fatto finora. Le prospettive per un’ottima terza stagione ci sono tutte, ma dovrà riuscire a tenersi lontano dal rischio – occorso lo scorso anno – di una parte centrale più debole e fuori fuoco. Se riuscirà a mantenere un ritmo adeguato ed una costruzione dei personaggi e della storia un po’ meno romanzata, allora la missione potrà dirsi riuscita.

Voto 3×01: 6 ½
Voto 3×02: 7 ½

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

4 Risposte

  1. Joy Black scrive:

    Concordo con il parere espresso della recensione di Mario, sebbene non sia così negativo per la lunga parte dedicata a Doug, che a mio parere avrà un ruolo assai importante in questa stagione.
    Per non ribadire alcuni concetti già enunciati da Mario, vorrei soffermami quindi solo su due cose che non mi sono piaciute in questo episodio:
    – Il cold open con Frank che urina sulla tomba del padre, che ho trovato eccessivo e gratuito, che finisce per rendere Underwood nella circostanza un cattivo quasi per il semplice gusto di esserlo.
    – Dopo l’inizio effettivamente spiazzante con i media che si mostrano FRank in difficoltà, il resto dell’episodio è stato tutto molto prevedibile nel suo svolgimento (sebbene questo non si può dire ancora del resto della stagione) e questo è stato uno dei principali punti deboli della seconda stagione.

    Il discorso di Frank invece si colloca in una zona grigia, fra le cose buone e quelle non perfette dell’episodio: da una parte, come sottolineato ottimamente nella recensione, è molto repubblicano e molto poco liberal (almeno nella concezione che abbiamo noi europei della politica americana, vista dall’altra parte dell’oceano), insomma non vedo perchè i repubblicani dovrebbero remagli contro come detto per tutto l’episodio; dall’altra parte, però, il discorso tende proprio a sottolineare, pur con i difetti sopraelencati, la retorica post-ideologica contemporanea, che Frank, nella sua contraddittorietà intrinseca riesce ad incarnare, con una sinistra che sempre di più si avvicina a posizioni che sono della vecchia destra, mettendo l’accento sul tema del restringimento della perdita di forza dei diritti sociali in occidente, a favore di una politica più liberista.

    Cambiando argomento, concludo dicendo che il cameo di Stephen Colbert, perfettamente nel suo personaggio del Colbert Report, è la cosa più figa dell’episodio. Mi mancherà quel meraviglioso programma, anche se attendo tanto di vederlo al posto di Letterman da maggio. Per quelli che non lo conoscono, consiglio di recuperare un po’ di sue interviste, di cui questa vista in House of Cards ne rappresenta un esempio riprodotto alla perfezione del suo stile al Colbert Report.

    Voti miei:
    3×01 – 6,5
    3×02 – 7

     
  2. Andrea scrive:

    Purtroppo per ora ho visto solo la prima, ma posso dire di non essere molto d’accordo con la recensione. La partenza con Doug è giustamente spiazzante e lascia presagire una sua centralità nello sviluppo della stagione. Oltretutto è girata con una maestria rara anche in considerazione del fatto che si tratta di un modo geniale di fare un recap/spiegone dei sei mesi passati. Raramente ho trovato tanta fluidità. eleganza e chiarezza in una prima puntata che ha l’onere di riprendere le fila del discorso a mesi di distanza dagli avvenimenti della stagione precedente.
    Oltretutto questo Frank in difficoltà intriga ancora parecchio in prospettiva, quindi quest’occhio puntato su Doug non sa nemmeno di crisi creativa.
    In definitiva ho trovato questa puntata una delle migliori mai viste.

     
  3. matteo deb scrive:

    Ciao a tutti. Parlo anche a nome di mia moglie. Abbiamo trovato queste due prime puntate ad un ottimo livello. Ci sembra che la fotografia abbia fatto un balzo in alto, con certi sfocati, controluce e inquadrature davvero interessanti. La fotografia e la regia sono sempre state ad alto livello, ma questo inizio d terza serie c sembra più in alto del solito. Ad esempio la scena in split screen dove sono inquadrati Frank e Claire al lavoro. Questa scena innanzitutto è una novità registica: mai nelle prime due stagioni abbiamo visto i coniugi in parallelo nello stesso schermo. Inoltre è una trovata che rischiava seriamente di essere realizzata con banalità, mentre invece le inquadrature non sono per nulla scontate, soffermandosi su dettagli e particolari quotidiani.
    La scena della tomba del padre rischia d essere fine a se stessa, per quanto resti impressa.
    Abbiamo apprezzato molto lo spiazzante inizio nei panni d Doug. Innanzitutto è l’unico (l’unico) personaggio presente nella serie fin dalla prima stagione (esclusi remy e micchum, ma che sono molto marginali rispetto a Doug). Inoltre condivide con i coniugi quel mix di bene e male che gli dà un fascino pazzesco: la lealtà fino alla devozione e nello stesso tempo la vulnerabilità, la complicità nei crimini.
    Senza contare che sembrava morto.

    In conclusione, nonostante abbia percepito critiche negative alla terza stagione, per ora ci sta piacendo tanto quanto e forse più della seconda.

     
  4. Michele scrive:

    E’ tornato Frank!!
    Sono d’accordo coi commenti: ottima manifattura delle puntate e anche la intro su Doug e’ spiazzante, ma, finalmente molto realista a farci vedere una riabilitazione lenta e molto faticosa.
    Su quanto la storia ti prenda, condordo con la recensione: si può fare meglio.
    Ultimo punto: non penso che gli Underwood stiano tenendo Doug a distanza. Ci vuole una persona al 200% per lavorare nello staff del presidente. Al più potrebbero offrirgli un lavoro amministrativo tranquillo, ma non credo che accetterebbe.

     

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