Person of Interest – 4×18 Skip

Person of Interest - 4x18 Skip La serie di Nolan ha dovuto affrontare parecchi imprevisti di natura oggettiva, ma è sempre stata capace di aggirarli e di proporre una televisione di qualità. In questo periodo, tuttavia, risente di alcune scelte narrative obbligate che inficiano la buona riuscita dello show.

La prima cosa che viene in mente dopo la visione di “Skip” è che si tratta di una puntata molto difficile da valutare. Quando si deve esprimere un giudizio bisogna tenere conto di fattori “tecnici” (scrittura dell’episodio, regia, prove attoriali) e di fattori più “soggettivi” (coinvolgimento emotivo, intrattenimento, profondità dei temi trattati); tuttavia come ci si deve comportare quando fattori imprevisti extra-televisivi (in questo caso la gravidanza di Sarah Shahi), rendono più difficile il lavoro degli autori, che devono rimaneggiare in fretta e furia le sceneggiature tagliando, o semplicemente “mettendo da parte”, alcuni personaggi principali? Evidentemente si è dovuto procedere, nella seconda metà di stagione, con il freno a mano tirato, rallentando il ritmo generale della narrazione e concedendo molto più spazio ad episodi procedurali, che, pur essendo uno dei punti di forza dello show, quest’anno non sono stati apprezzati né dalla critica, né dal fandom.

Person of Interest - 4x18 SkipIn “Skip”, infatti, si nota fin troppo la volontà di far muovere in avanti la trama orizzontale della stagione (siamo pur sempre a pochi episodi dal finale), ma senza avere una chiara visione della direzione in cui la si vuole dirigere. L’episodio è diviso in due storyline che possono essere definite come “componente verticale” e “componente orizzontale” della puntata, in riferimento alla natura più procedurale della prima e agli sviluppi più importanti in chiave seriale della seconda.

Componente verticale: Reese e il gentil sesso

Person of Interest - 4x18 SkipIl “case of the week” di questa settimana è completamente slegato dalle vicende principali della stagione: non si ha a che fare con Samaritan, con la Brotherhood o con Elias, bensì con un caso di vendetta personale. La storia di Frankie (Katheryn Winnick, Vikings), seppur ben orchestrata, non può non mostrare il fianco a critiche riguardo la prevedibilità del suo svolgimento, anche per via del fatto che non è la prima volta in cui si assiste ad una trama di questo tipo in Person of Interest. Sembra che le idee degli autori inizino a scarseggiare: mancano quei guizzi creativi che erano a fondamento della trama verticale di ogni puntata e che riuscivano a far convivere perfettamente la piccola storia (quella che si esaurisce nell’arco di un episodio) e la grande storia (la serie di eventi che si mettono in moto e portano i personaggi dal season premiere al season finale).

Un altro chiaro segno di stordimento narrativo è dato dal personaggio di Harper. In questo episodio risulta evidente come la donna sia stata inserita dagli autori per essere, potenzialmente, un sostituto di Sameen all’interno del team Machine; il problema risiede nel fatto che si tratta di un personaggio buttato nella mischia frettolosamente, poco approfondito, quasi per nulla caratterizzato e senza lo spessore necessario per diventare un regular interessante.

Person of Interest - 4x18 SkipL’unico appunto degno di nota della storyline più fiacca e scontata dell’episodio è il rapporto tra Reese e le donne, tra cui spicca la dottoressa Campbell. Fin dall’inizio della serie il protagonista è stato circondato da personaggi femminili, la maggior parte dei quali con un carattere forte e autoritario, tale da riuscire a tenergli testa: si parte da Zoe, si passa per Carter e si può arrivare fino a “Skip” citando Harper e Frankie. È interessante quindi notare come gli autori abbiano deciso di spingere insistentemente sul suo rapporto con Iris, una donna fragile che lascia che le sue emozioni interferiscano con il lavoro. Non è chiaro quale sia la direzione che Person of Interest voglia intraprendere per John, ed è impossibile valutarla adesso; bisognerà attendere un po’ di tempo per capire se si tratti anche in questo caso di un escamotage narrativo derivante dalla fretta degli autori, o invece di un’evoluzione ben pensata e strutturata per poter arricchire la caratterizzazione dei personaggi.

Componente orizzontale: Finch e Root, un rapporto complicato

Person of Interest - 4x18 SkipSul fronte che tenta di portare avanti la trama orizzontale della serie si assiste alla chiusura della vicenda apertasi in “Pretenders: l’interesse di Samaritan per gli algoritmi che sta sviluppando Beth pone Finch nelle condizioni di poter attaccare l’IA nemica, ma mettendo in pericolo la donna. In questo frangente emerge la figura sfaccettata di Harold, che vuole sì portare a termine il suo piano contro Samaritan, ma anche salvare la vita di Beth, per cui prova qualcosa di più che semplice amicizia. In tutto questo Root è fondamentale per sconvolgere il quadro che si era raffigurato Finch: lei diventa la carnefice che vuole uccidere Beth per salvare Harold dalla compromissione della sua identità.

Il rapporto tra i due informatici protagonisti è sempre stato contorto e ben costruito; in questo episodio raggiunge un livello superiore portandoli a confrontarsi nuovamente sul tema della morte, stavolta però influenzato soprattutto dalla disavventura con Shaw. Se fino a non molto tempo fa era miss Groves a credere ciecamente nella Macchina e a seguire fedelmente tutte le sue direttive, ora l’inversione dei ruoli tra i due personaggi la fa da padrona: per la prima volta Root prende una decisione autonomamente e in contrasto con quella dell’IA, forse il primo scricchiolio nel rapporto morboso con il suo Dio, ed è Finch a difendere la posizione della sua creatura sul non uccidere la donna. Harold non può permettersi di avere un’altra morte sulla coscienza e preferisce sacrificare se stesso piuttosto che dover convivere con un omicidio di cui sarebbe, indirettamente, responsabile.

Person of Interest - 4x18 SkipNonostante l’interazione Finch-Root funzioni e la storyline sia godibile per tutto l’episodio, si ha sempre la sensazione che debba succedere qualcosa di più per far sì che la trama prenda davvero il volo in vista del finale. Si procede con fatica, il ritmo è rallentato e i personaggi sembrano in una posizione di stallo da cui per ora non si intravede una via d’uscita. Per poter risollevare l’attenzione generale serve un evento importante, qualcosa che faccia salire l’hype per l’episodio successivo come accadeva nella parte centrale della stagione.

“Skip” è un episodio spezzato: le due storyline sono troppo distinte, il ritmo non prende mai il volo e la sensazione è che gli autori stiano prendendo tempo senza farci vedere nulla di innovativo e senza scomodare troppo le vicende principali della stagione. La parte di episodio con Finch e Root funziona meglio, quella con Reese risulta quasi inutile e nemmeno troppo divertente: per poter tornare ai suoi fasti Person of Interest ha bisogno di uno scossone.

Voto: 6

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Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

8 Risposte

  1. federico scrive:

    ormai è evidente che la gravidanza di Sarah Shai è stato un fulmine a ciel sereno per gli autori e ha compromesso quella che doveva essere una stagione sontuosa e che invece possiamo tranquillamente considerare conclusasi con lo straordinario episodio if-then-else, un bellissimo season finale giunto dopo una prima metà di stagione appassionante come poche e che ha visto un capolavoro in ogni episodio. OK, me ne faccio una cazzo di ragione e aspetto la prossima, sperando di non vedere questi personaggi e questa storia raccapezzarsi in maniera eccessivamente umiliante in questo tristissimo tirare a campare.

     
    • Davide Tuccella scrive:

      In realtà non la metterei così sul tragico, alla fine probabilmente gli autori hanno fatto comunque il possibile per non snaturare la serie nonostante gli imprevisti, se fosse stata una serie con autori non così bravi magari sarebbe andata ancora peggio (ma questo lo penso io)

       
      • federico scrive:

        questo sicuro, un’altra serie sarebbe naufragata alla grande, ma un’altra serie neanche sarebbe mai decollata così alla grande. Questa seconda metà di stagione va vissuta come una parentesi narrativa, senza dare troppo peso alle dinamiche che si sviluppano visto che saranno tutte riviste nella prossima stagione.

         
        • winston smith scrive:

          A malincuore, non si può che darti ragione, federico. La prima parte di questa stagione se la giocava alla pari con le serie più blasonate del via cavo. Poi di colpo sono spariti Sarah Shahi, Elias, Dominic e forse pure Samaritan, che da minaccia costante è stata declassata a preoccupazione secondaria fra un numero a caso da salvare e l’altro. È un peccato perché i primi dodici/tredici episodi erano tranquillamente da top ten delle migliori serie dell’anno, ma oramai quel che è fatto è fatto. Ci auguriamo tutti che le ultime puntate sappiano farsi perdonare.

           
  2. nicola scrive:

    Purtroppo ho mediaset premium che mi da problemi, pero’ sono dell’idea che Shaw non e’ morta, e aver detto agli autori dopo il primo episodio che era in cinta per gli autori non deve essere stata una cosa molto piacevole…con magari copione già scritto…almeno mi ricordo una loro citazione con scritto ” sappiamo dove vogliamo arrivare”…date tempo in genere le ultime due puntate hanno sempre avuto un colpo di scena degna di POI…:-)

     
  3. Firpo scrive:

    Confido anch’io negli ultimi quattro episodi, per forza di cose da qui in poi la serie dovrà accellerare perchè è innegabile che in questa seconda metà la narrazione si sia quasi congelata. Intendiamoci ci sono stati momenti di pregio ma si è sempre in attesa di qualcosa di frosso.
    Comunque Harper non la sopporto…

     
  4. flond scrive:

    con un po’ di ritardo ma arrivo anch’io.
    non credo che la gravidanza della shahi possa avere molte colpe sulla gestione di questa stagione. Certo era un evento imprevisto, certo ha sicuramente sconvolto i piani degli autori, ma avendolo saputo alla prima/seconda puntata della stagione c’era ampio margine per manovrare. qualcosa di meglio (se non altro nella gestione degli stand alone) sia sarebbe potuto fare secondo me.
    altro discorso per quanto riguarda questa puntata specifica, non credo che il confronto harold root fosse centrato tanto sulla morte e nemmeno che i due abbiano invertito le posizioni. per me il punto era il confronto tra i due personaggi, come entrambi, pur mossi da simili premesse e obbiettivi (perchè ormai stanno dalla stessa parte) agiscano in maniere opposte per ragioni di fondo “filosofiche”, se così vogliamo dire. e in questo senso la scena finale con finch che persona root ma che comunque le chiede una certa distanza è esemplare nel definire, ancora una volta, il loro splendido rapporto di avatar di approcci completamente opposti

     
  5. Nimbo scrive:

    sto vedendo ora questa, e questo è stato uno degli episodi più belli. Non tanto per la trama, ma per le interpretazioni sontuose di Amy Acker e Micheal Emerson, che raggiungono livelli teatrali!
    Bella recensione, che però a mio avviso manca completamente il punto sull’intera vicenda di Root e Harold.

    Comunque le opinioni sono come pa**e, ognuno c’ha le sue :) però mi sorprende quanto siano diverse le recensioni degli spettatori italiani, da quelli dei siti USA, per questo epiosodio e la quarta stagione in generale.

     

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