Scandal – 4×15/16 The Testimony of Diego Muñoz & It’s Good to Be Kink

Scandal – 4×15/16 The Testimony of Diego Muñoz & It's Good to Be KinkNon sembra essere bastato un episodio filler per Shonda Rhimes e tutto il comparto produttivo, visto che anche le due settimane successive hanno ospitato altrettante puntate slegate dalla trama principale della stagione, che vede Olivia finalmente libera dalla prigionia ma non dalla paura.

Pur non ai livelli del profondo ed indipendente “The Lawn Chair“, anche gli episodi quindici e sedici cercano di vivere di vita propria, introducendo appena quella che potrebbe diventare la storyline che ci traghetterà verso la fine della stagione. È interessante vedere il modo in cui si stanno mettendo le basi per uno sviluppo futuro degli eventi, facendo un giro un po’ largo ed evitando di arrivare subito al punto, che comunque riusciamo ad intravedere. Questo è ciò che rende interessanti le due puntate protagoniste di questa recensione, che diventano il prologo per l’ennesimo plot twist che vedremo a breve.

4×15 – “The Testimony of Diego Muñoz”

Scandal – 4×15/16 The Testimony of Diego Muñoz & It's Good to Be KinkNon avendo parlato delle conseguenze del rapimento di Olivia in “The Lawn Chair”, ci saremmo aspettati che questo episodio fosse totalmente incentrato sull’argomento, ma sfortunatamente lo è stato solo in minima parte. Inerenti al tema vediamo la paura e la diffidenza nelle numerose occasioni in cui lo sguardo di Olivia si perde nel vuoto, o quando, accucciata vicino alla porta di casa, ascolta ogni rumore che viene dall’esterno. Questa rappresentazione è di tipo quasi totalmente fisico: ci fa arrivare bene lo stato d’animo di Olivia, ma non lo approfondisce, mettendolo in scena con una modalità che lavora sulla nostra empatia, ma che andrebbe bene per qualsiasi altro personaggio. Una donna del genere si sarebbe meritata qualcosa di più originale e adatto ad una gladiatrice come lei. L’unico momento in cui sembra prendere coscienza di quello che le successo è durante il dialogo con la sua nuova cliente a fine puntata, in cui inizia a rendersi conto che il rapimento è passato, ma non le sue conseguenze.

Scandal – 4×15/16 The Testimony of Diego Muñoz & It's Good to Be KinkOlivia fa pochi passi verso il totale superamento della prigionia, come pochi sembrano essere gli avvenimenti che costituiscono la trama dell’episodio. La preparazione e l’elezione del nuovo Vicepresidente sono mostrati con dovizia di particolari (fin troppi), senza però farci conoscere il personaggio a fondo: Susan Ross viene usata non solo dal Presidente Fitz per preparare il terreno politico alla moglie, ma anche dagli autori di Scandal, che costruiscono immotivatamente un’intera puntata su di lei per prepararci al futuro. Il racconto della sua risata buffa, della tensione durante la preparazione con Abby, dell’intervento del Presidente ed infine del giuramento della donna sembra inutile per giustificare la scelta di una persona che eviti di oscurare l’ascesa al potere di Mellie, sempre più agguerrita e pronta a fare per sé quello che fece per l’elezione del marito. Anche se non si può propriamente parlare di episodio filler, la sensazione che i fatti principali possano essere riassunti in una decina di minuti è forte e fa sembrare la restante mezz’ora una perdita di tempo.

Un altro tema che “The Testimony of Diego Muñoz” introduce è proprio la testimonianza di Diego Muñoz, aka Huck, che una volta per tutte vuole rendere pubblico il B613 e distruggere le vite di tutti coloro che ne facevano parte. Questo avvenimento inizia a porre le basi per qualcosa di grosso che verrà in futuro ed in quest’ottica è importante, però non ha lo stesso appealing dei complotti a cui ci aveva abituato lo show. Anche questo fatto, di per sé, conta poco all’interno della puntata, ma le ripercussioni sono uno dei motori che animano in modo velato l’episodio sedici, fino al finale, in cui esplodono in tutta la loro forza.

Voto: 6

4×16 – “It’s Good to Be Kink” 

Scandal – 4×15/16 The Testimony of Diego Muñoz & It's Good to Be Kink“It’s Good to Be Kink” è il naturale proseguimento dell’episodio precedente, sia perché cerca di approfondire la nuova storyline sul B613, sia perché dedica la maggior parte del tempo al caso della settimana (in “The Testimony of Diego Muñoz” era l’elezione di Susan Ross e la ricerca della signora Lois, mentre qui vediamo Suzanne Thomas). Anche se l’essere arrivati a questo punto del racconto, dopo anni di complotti articolati, imporrebbe la totale assenza di episodi riempitivi, questo filler riesce a farsi perdonare la pausa dagli eventi principali che ci ha imposto grazie alla presenza di una guest star che mai ci saremmo aspettati di vedere in Scandal: Lena Dunham. La sua presenza ed il colpo di scena nel finale sono, insieme, gli unici due elementi che rendono degna di essere vista una puntata senza alcun guizzo creativo e motivi per cui è stata scritta. Anche in questo caso sembra che i primi trenta minuti servano come preparazione agli ultimi dieci, in cui vediamo lo sviluppo emotivo di Huck che esplode involvendosi, tornando ad essere lo spietato assassino che era, questa volta non per lavoro, ma per interessi personali. Nonostante questo sviluppo sia interessante per la crescita del personaggio, sembra che “It’s Good to Be Kink” tolga del tempo a questioni molto più calde ed interessanti, come lo stato psicologico di Olivia dopo il rapimento.

Scandal – 4×15/16 The Testimony of Diego Muñoz & It's Good to Be KinkOltre al fatto che l’episodio sottolinei chiaramente il momento di confusione narrativa e stallo che sta affrontando Scandal, la puntata ci delude anche come puro intrattenimento: l’intervento di Olivia contro Suzanne Thomas sa di già visto, la richiesta di una somma di denaro per tacere un segreto è una soluzione non nuova ed il finale in cui vincono i buoni permette di non osare ancora una volta. Nonostante ciò, la puntata ha suscitato un forte interesse per la presenza della Dunham, che vediamo in uno show lontano dal suo targato HBO, in uno ruolo che invece ricorda molto Hannah Horvath. Giovane, scrittrice, alla ricerca della sua identità, tra un licenziamento e l’altro, insicura e al contempo sicurissima di sé (“I’m not ashamed. This is my life, my body, my story. Okay? So, go ahead and call me a whore“), Suzanne si espone al giudizio di Olivia proprio come Hannah potrebbe fare, mettendo in scena una diversa versione dello stesso personaggio, più adulto, più consapevole, un cucciolo smarrito che morde per difesa e non per fare del male. La scelta di caratterizzare in questo modo Suzanne Thomas è la cosa meglio riuscita di “It’s Good to Be Kink”, titolo tutto dedicato a lei.

Per questi motivi la puntata è un episodio riuscito a metà e contemporaneamente un curioso esperimento che difficilmente si potrà ripetere nel futuro e che mostra quanto sia utile la presenza di un attore per dare vita ad un certo ruolo, ma non abbastanza per rendere l’episodio memorabile.

Voto: 6 +

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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