The Americans – 3×07 Walter Taffet

The Americans - 3x07 Walter TaffetFin dagli esordi The Americans ha messo in chiaro la direzione auto-impostasi per il futuro: il punto attorno al quale sarebbero ruotate tutte le vicende doveva essere la famiglia. Nel corso delle stagioni il significato di famiglia è mutato: da semplice nucleo germinale e fecondo è diventato l’unico luogo in cui poter essere se stessi e confessare i propri peccati senza paura del giudizio altrui.

Ma cosa è la famiglia, per i nostri protagonisti? E soprattutto, qual è l’unica e vera famiglia, nella quale rifugiarsi nel momento del bisogno?

What makes you stop believing?

The Americans - 3x07 Walter TaffetPaige ha incarnato da subito l’ideale di un personaggio controverso, specchio di una generazione battagliera e decisa a far valere le proprie idee rispetto a quelle del proprio sicuro nido famigliare. Il suo avvicinamento alla chiesa era stato il simbolo emblematico della volontà di distaccarsi da quella famiglia in cui si sentiva bloccata, chiusa, incapace di esprimere se stessa.
Sebbene il legame con l’ideale ecclesiastico fosse forte, ancora più forte era la ribellione: alla famiglia in primo luogo, incarnata dalla madre, e alla società, allo stato, a tutto ciò che rappresentava un’istituzione oppressiva nei confronti dei cittadini. Diventa evidente quanto ad importare non sia il messaggio, almeno non per ora: quello che conta è battersi per le proprie idee divergenti, per abbandonare quella famiglia percepita come fin troppo normale.

The Americans - 3x07 Walter TaffetIl dialogo che dà inizio all’episodio, nella sua infinita chiarezza e semplicità, offre le coordinate per comprendere appieno il processo di maturazione della ragazza: percepire per la prima volta che la sua famiglia, con i suoi normali e noiosi genitori, ha compiuto qualcosa di così simile alle sue proteste di pace con la chiesa, significa rinnovare quel legame di sangue che la unisce a loro, seppur inconsapevolmente; significa rinnovare un’ideologia, quella della lotta per ciò in cui si crede fermamente, e ravvivare quel fuoco condiviso dai loro geni. Spontanea e inattesa arriva la domanda per eccellenza, capace di scuotere su più livelli l’animo di Philip: cosa fa sì che quel fuoco si spenga? Cosa fa sì che quella lotta così agognata e desiderata in gioventù diventi un peso, un obbligo a cui sottostare, un rimpianto al quale sottrarre i propri giovani figli? Nella risposta a questa domanda risiede l’intera caratterizzazione del personaggio: la motivazione per la quale egli ha deciso di accantonare la sua prima famiglia, la madre Russia, per proteggere il suo stesso nido, da lui creato e supportato.

I didn’t lie to you. / I’m sorry I lied to you.

The Americans - 3x07 Walter TaffetIl rapporto tra i coniugi Jennings ha costituito uno dei punti cardine della narrazione, riuscendo sempre nell’intento di risultare realistico e familiare, nonostante le condizioni ben diverse imposte dalla serie. Un rapporto fatto di alti e bassi (we’re on opposite sides all the time) che è diretta espressione di una concezione della vita e della Causa ben diverse. Se fin dall’inizio Philip era apparso come il punto debole della coppia, più legato all’America di quanto dovesse essere (e ad un’idea di relazione ben diversa da quella della moglie), è sempre stata Elizabeth ad incarnare lo spirito guerriero, ora proprio della figlia, diventando portatrice di un messaggio e di un ideale che l’hanno sempre condotta a distaccarsi fortemente dal marito.
Appare naturale che sia proprio la donna ad acconsentire, senza apparenti preoccupazioni, al nuovo destino di Paige deciso dal Centro: Elizabeth non può e non vuole accettare una figlia che non sia devota alla Causa; non può tollerare l’idea di aver concepito qualcuno che non faccia la differenza e non senta quella pulsione fortissima ‒ la stessa che, insieme al dovere, ha portato la lei a diventare un’agente. Il suo percorso di madre e di donna trova il suo totale compimento grazie alla figura di Paige, primogenita e figlia femmina: non nell’essere progenitrice, ma nella sua nuova figura di tutrice/insegnante di una figlia destinata ad un futuro al servizio della Causa.

The Americans - 3x07 Walter TaffetPhilip d’altro canto non può, e non vuole, accettare l’idea che un altro diverso da lui decida di sacrificare se stesso e la sua vita per un bene superiore, condannandosi al suo stesso destino: ma la sua strenua opposizione troverà una ferma condanna nel Centro e nella sua stessa moglie. L’opposizione mossa dall’uomo si spiega alla luce della visione ben più americana del nido, della famiglia: perché famiglia sta a significare protezione dai pericoli esterni, da una battaglia, quella della vita, ben più dura e ardua di qualsiasi altra. Nella sua complessità Philip incarna l’ideale del padre di famiglia, severo ed amorevole, disposto a tutto pur di proteggere ciò che con fatica e gioia ha creato.

You always plays against the odds in this work.

The Americans - 3x07 Walter TaffetUn lavoro, una Causa, una vita fasulla che trova l’unico sbocco nella famiglia, ultimo baluardo di verità per i coniugi Jennings. Nel corso delle stagioni gli autori hanno deciso di mostrare allo spettatore tutte le facce di una vita fuori dal comune: il senso di appartenenza, la fiducia cieca in un bene superiore, la consapevolezza di fare la cosa giusta, nonostante le morti e la sofferenza.
Ma in questo quadro, quasi ideale, fin da subito si è insinuato il dubbio, incarnato dalla figura di Philip: una forza tanto potente da poter far crollare l’edificio dalle fondamenta. Un dubbio che, finché circoscritto, non aveva abbastanza potere per scardinare un’organizzazione così ramificata, rimanendo sopito a riposare nell’animo dei personaggi; un dubbio che in questa terza stagione ha riacquistato potere proprio a causa di Paige ‒ perché un padre non può, e non deve, rinunciare al compito più importante di tutti: proteggere la propria famiglia.

You’re still my wife, technically speaking.

The Americans - 3x07 Walter TaffetMa non è solo la famiglia dei Jennings ad essere al centro dell’attenzione: fin da subito lo spettatore ha potuto osservare il confronto marcato con la sua controparte, quella della tipica famiglia americana che vive dall’altro lato della strada.
L’evoluzione di Stan, finora incapace di dare un nuovo senso alla sua vita, si misura proprio in relazione al rapporto con il figlio. Decidendo di aprirsi per la prima volta, l’uomo riesce a recuperare quel legame che aveva perso a causa del suo lavoro: nelle parole scambiate, prima con timore, poi con empatia e curiosità, si riflette il bisogno, da parte di entrambi, di quel confronto da tanto tempo desiderato. In quel tremante “were you scared?” , rivolto da un figlio solo e distrutto ad un padre fin troppo assente, possiamo leggere tutta la grandezza di questa serie: la capacità di raccontare una storia in modo così brillante e suggestivo da far quasi dimenticare che si tratta, semplicemente, della storia di una famiglia.

The Americans continua il suo percorso stagionale confezionando un episodio che, oltre ad assumere la funzione di raccordo, contribuisce a creare un quadro sempre più dettagliato dei personaggi e delle loro relazioni. Ottime performance ed un sapiente uso della colonna sonora rendono questo “Walter Taffet” un episodio simbolo di tutte le buone qualità che troviamo nella serie.

Voto: 8

 

Annalisa M.

Trascorre la maggior parte della sua esistenza nell’oscurità seriale (perché i teen drama non li vogliamo considerare) quando un giorno, presa da chissà quale illuminazione divina, decide di guardare Buffy The Vampire Slayer. La strada è segnata, seguono Angel, Lost, Breaking Bad e Mad Men. Un hobby che si trasforma in una passione totalizzante e in qualcosa di cui non si può più fare a meno. Aggiungiamoci il culto della scrittura, coltivato fin dalla tenera età (toccatele tutto, tranne il maghetto occhialuto) e il gioco è fatto.

2 Risposte

  1. Pier scrive:

    Qualcuno mi spiega lo sparo alla ragazza del pane alla fine? Serie strepitosa

     
  2. Lorenzo scrive:

    Sono uno che apprezza la lentezza, il concentrarsi sugli sguardi e sulla psicologia dei protagonisti, ma qui la stiamo tirando un po’ per le lunghe. Per una storyline che avanza impercettibilmente ce ne sono tre praticamente statiche o che non attirano l’attenzione. Va bene essere riflessivi ma vorrei o maggiori contenuti o più sviluppi diegetici, altrimenti qui si va avanti solo di inerzia (e sto commentando la puntata in cui sono successe più cose, praticamente *-*)… Un’altro elemento che mi manca (e che qui è stato finalmente presente) è la musica: quando penso ad Halt and Catch Fire, una serie che ti catapulta perfettamente nel decennio, per me questa serie ne esce con le ossa rotte. Troppo contentrata sulle musiche da atmosfera e sui silenzi. Almeno ci sono le parrucche! XD
    Spero che la seconda metà sia all’altezza delle critiche entusiastiche che ho letto finora altrimenti non trovo il senso… :interello:

     

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