The Casual Vacancy – 1×03 Episode 3

The Casual Vacancy – 1x03 Episode 3Questo terzo episodio, con cui si chiude definitivamente la miniserie, rappresenta di sicuro una degna conclusione, da cui si evince che, se per adattare il romanzo gli autori avessero avuto più puntate a disposizione, ci saremmo trovati a commentare uno show di ben più alto livello.

The Casual Vacancy, infatti, contiene moltissimi pregi e altrettanti difetti. Innanzitutto ha avuto dalla sua un ottimo cast, avvalorato anche dalla presenza di grandi nomi come Julia McKenzie e Michael Gambon; in secondo luogo è stato scritto davvero bene, tenendo presente non solo la difficoltà di adattare un libro dalle atmosfere surreali e dai personaggi complessi, ma anche l’ostacolo della durata – circa tre ore, poco più di un film medio.
I difetti, invece, riguardano soprattutto il poco spazio dato ad alcune situazioni che nel libro erano più approfondite, come ad esempio il fantasma di Barry Fairbrother o i rapporti tra gli abitanti, da imputare ancora una volta al basso numero di episodi.

The Casual Vacancy – 1x03 Episode 3Se l’inferiorità della versione televisiva rispetto a quella cartacea è netta, c’è da ammettere che alcune scelte operate dalla sceneggiatrice hanno reso possibile l’indipendenza dell’una dall’altra: si pensi alla variazione del finale, più edulcorato rispetto al romanzo (nel quale alcuni personaggi non vengono risparmiati) ma più adatto alla rivisitazione caratteriale di Krystal attuata dai creatori della miniserie. Se nel libro, infatti, era difficile empatizzare con qualcuno, la scelta di trasformare il suo personaggio nel cuore pulsante della vicenda si intona perfettamente con un finale tragico che ne lasci un ricordo positivo, diversamente dalla conclusione egoistica dell’originale. Inoltre, la risoluzione di alcune vicende – come quella che vedeva contrapporsi Andrew Price e suo padre – è stata gestita in maniera forse addirittura più intelligente.
Per tutti questi motivi si può definire l’adattamento del romanzo della Rowling senza infamia e senza lode, in quanto offre tre ore di buon intrattenimento aperto a spunti di riflessione sulla società moderna senza, nonostante ciò, varcare neppure in parte il confine che separa le normali serie TV dai capolavori di genere.

The Casual Vacancy – 1x03 Episode 3La puntata, comunque, è certamente la migliore delle tre per vari motivi: in primis perché rappresenta l’esplosione conclusiva di tutte le storyline, che si incastrano tra loro come un doloroso puzzle per ristabilire l’ordine nella cittadina di Pagford; poi perché ci offre finalmente un personaggio (Krystal Weedon) con cui empatizzare e soffrire, a dispetto dei presupposti che sembrava assumere lo show nel primo episodio; infine perché rispecchia in modo preciso l’anima che J.K. Rowling voleva far assumere alla storia. In una dichiarazione del 2012, infatti, descrisse il suo come “[…] un libro che parla di quanto siamo responsabili per la nostra felicità personale […], ma soprattutto di quanto lo siamo per i poveri, gli sfortunati e le miserie altrui”.

Proprio il tema della responsabilità risulta essere dominante nel corso dell’episodio: i Fields, ovvero il quartiere povero e degradato di Pagford, sono trascurati dagli abitanti più fortunati del paesino. Rappresentati dalla famiglia Weedon (Krystal, Terri e Robbie), sono considerati un cancro della comunità e non meritevoli di aiuto, motivo per cui pochi combattono per la salvaguardia di villa Sweetlove. L’aneurisma di Barry, in questo senso, diventa una sorta di sofferenza interiore dovuta all’egocentrismo della popolazione, al disinteresse per la responsabilità che grava sulle loro spalle.
La vittoria di Miles per un voto nelle elezioni per il consiglio locale, unita al fatto che quel voto sia arrivato proprio dal suo avversario, è l’immagine definitiva di una situazione appesa ad un filo, di come un minimo avvenimento possa fare la differenza tra la supremazia dell’egoismo e quella della giustizia.

What bloody difference does it make?

The Casual Vacancy – 1x03 Episode 3Miles Mollison funge da ago della bilancia nella situazione di Pagford, consentendo a Howard e Shirley di prevalere sulla questione dei Fields. La prima metà dell’episodio racconta la loro vittoria (che è tuttavia una sconfitta amara per lo spettatore), ma in un secondo momento questo apparente trionfo diventa una disfatta interiore: Shirley scopre di aver concentrato tutte le proprie forze alla ricerca del vano, mentre Howard continua ad essere spaventato dalla morte che gli si presenta con ricorrenti allucinazioni. Non c’è una vera evoluzione caratteriale dei personaggi, che rimangono del tutto spregevoli, ma una presa di coscienza che coinvolge il pubblico: la società attuale dedica ogni sua forza al mantenimento della suddivisione in classi, ma non si accorge di rincorrere qualcosa di illusorio e fuggevole.

The thing is, Kristal, you’ve got nowhere else to go.

The Casual Vacancy – 1x03 Episode 3Questa tragedia, che potremmo definire quasi senecana per la particolare attenzione rivolta ai tabù antropologici, ha per vittima sacrificale il personaggio di Krystal, la cui morte permette lo stabilirsi di un nuovo ordine a Pagford, come una catarsi nei propri abitanti: alcuni, come Colin e Stuart Wall, si riconciliano; altri, come Shirley e Samantha, rompono in via definitiva il proprio rapporto. La conclusione assume un sapore agrodolce, perché tenta di comunicarci un messaggio sofferente: nessuno si rende conto delle proprie responsabilità finché non è troppo tardi. Da villa Sweetlove al televisore gettato nel fiume, dall’onere di un genitore ai rapporti sessuali inconsapevoli tra ragazzi: tutti sbagliano qualcosa, e l’insieme di tutti questi errori confluisce nella peggiore delle punizioni, ovvero il peso della morte di una giovane donna sulla coscienza.
In un certo senso, nell’ultima mezz’ora di puntata la città si toglie finalmente la maschera, mostrandosi quindi per quello che è: un luogo nel quale è l’egoismo a trionfare su tutto, e dove il pentimento arriva sempre in ritardo.

In sostanza, dopo questi tre episodi, non si può parlare male di The Casual Vacancy. Pur mantenendosi, come si è detto, entro il confine dell’intrattenimento – aperto a riflessioni, ma pur sempre intrattenimento – e nonostante il tema in esame sia stato già ampiamente trattato da altri, è innegabile che il prodotto finale sia assolutamente apprezzabile. Anche se non ha riscosso molto successo, è una miniserie del tutto degna di nota che, specie nell’episodio finale, non annoia e si lascia guardare con piacere.

Voto episodio: 8-
Voto miniserie: 7½

 

Simone Martone

Profondamente ossessionato da ogni tipo di arte, è legato soprattutto al cinema, assumendo come autorità assoluta Stanley Kubrick. Nella disperata - e tutt'ora in atto - ricerca di un artista capace di replicarlo, si imbatte "accidentalmente" nelle serie televisive, colpevole anche la carenza del moderno settore cinematografico. Così vede Lost, poi Fringe, poi Breaking Bad, fino a raggiungere uno stato di totale dipendenza seriale. Già accanito lettore di Seriangolo, entra nella redazione per coltivare la sua grande passione per la scrittura.

2 Risposte

  1. Annalisa M. scrive:

    Condivido in toto con la recensione anche se ho avuto una visione più negativa della riuscita effettiva della serie. A prescindere dalla lettura del libro, fin dall’inizio la serie sembrava permeata di un’atmosfera da “occasione mancata”. La costruzione dei caratteri, semplicemente abbozzati in alcuni casi, così come le situazioni presentate, che non potevano, a mio avviso, fare presa sullo spettatore, indignandolo o facendolo riflettere, nonostante la durezza e il realismo di ciò che veniva rappresentato. Questo perché dovendo sottostare al limite di tre episodi, hanno tagliato quello che doveva essere tagliato (la storia dell’assistente sociale, di cui anche nel libro potevamo fare ampiamente a meno) talvolta tralasciando alcuni aspetti fondamentali, come l’importanza e la simbolicità del fantasma di Barry, che diventava l’emblema del cancro stesso alla base delle vicende. Come hai detto benissimo, la serie è senza infamia e senza lode e la sensazione che con il doppio delle puntate si sarebbe potuto realizzare qualcosa di più permane :)

     
    • Simone Martone scrive:

      Concordo sul giudizio della serie. Preferisco tuttavia lamentarmi con la produzione, che ha pensato di mettere a disposizione della sceneggiatrice soltanto tre episodi, piuttosto che con gli autori che hanno fatto, secondo me, un lavoro discreto :)

       

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