The Walking Dead – 5×15 Try

The Walking Dead – 5×15 TryLa preparazione per il gran finale di The Walking Dead si può dire ufficialmente conclusa con “Try”: ci viene infatti mostrato come Rick e il suo gruppo non siano in grado di integrarsi con la comunità di Alexandria e seguire le sue regole, superando il punto di rottura sfiorato diverse volte dal loro ingresso dentro le mura.

L’episodio si apre col primo piano di una cornice rotta, la stessa che due puntate prima abbiamo visto ancora intatta e usata come bersaglio dalla rabbiosa Sasha. Proprio questo oggetto, che prima dell’arrivo del gruppo stava al sicuro dentro le mura di Alexandria, è la metafora di quello che sta accadendo all’interno di quel posto sicuro, di quel rifugio che ha smesso di esserlo appena si è aperto all’esterno. Proprio la rottura è il soggetto del racconto di questo ciclo di puntate, che ora arriva al suo culmine e dopo il quale non si potrà più tornare indietro. La visione che ci propone la serie non è delle più positive: se prima la società come tutti la conoscevano aveva smesso di esistere, abbandonando l’uomo al suo incubo peggiore, la morte, che ha anche gambe e braccia e denti per divorarlo, tuttora la possibilità di una vita migliore è lontana dall’essere una realtà tanto rassicurante da far dimenticare tutto il dolore provato in passato.

The Walking Dead – 5×15 TryQuesto è solo colpa di Rick, del suo gruppo e del loro passato, che sta cercando di sabotare a tutti i costi il futuro. Con l’ingresso in Alexandria i ruoli si sono quasi capovolti: ora il gruppo sta agli abitanti della cittadina fortificata come gli zombie stavano al gruppo stesso solo qualche puntata fa. I rapporti sono diventati questi, ed esattamente come gli zombie vogliono conquistare tutti i luoghi che visitano errando, anche il gruppo di Rick vuole prendere possesso di Alexandria e dettare le proprie leggi senza sentire voci esterne se non per attaccarle, e affidandosi al proprio istinto, affinato negli ultimi mesi, colpendo prima di essere colpiti. Ciò è sottolineato sin dalla festa in “Forget“, durante la quale Rick è stato marchiato dal figlio di Jessie così come sono marchiati gli zombie all’esterno (con la lettera W). Il concetto è messo in chiaro anche da Carol, che, involontariamente o meno, paragona lei stessa ed il suo gruppo agli zombie, pregando Rick di liberare Jessie dalla violenza, così come era successo a lei (“If walkers hadn’t gotten Ed, I wouldn’t be standing here right now“): la donna però dimentica che gli zombie non le hanno solo portato un po’ di “libertà”, visto che le hanno strappato anche la figlia. Da questo cambio di ruoli, che mette il gruppo in una posizione di maggior potere perché più propenso all’attacco, si può dire che i nostri protagonisti abbiano imparato la lezione, ma non è detto che sia il momento giusto di metterla in pratica. Deanna non sembra il Governatore, o non lo è ancora, e con l’aiuto del gruppo, probabilmente, non lo sarebbe diventato in futuro; combattere un nemico che non è ancora tale è un errore, dettato dall’abitudine di trovarsi costantemente con la morte alle spalle.

The Walking Dead – 5×15 TryLa rappresentazione del dolore è uno dei temi fondamentali di “Try”. Mai come prima si tenta di fare una netta distinzione tra l’esterno e l’interno di Alexandria: fuori il dolore si vede, ed è pulp e spettacolare; dentro invece è nascosto. Non vediamo infatti il momento in cui Deanna scopre che il figlio è morto; non vediamo Pete che picchia Jessie. Dentro ci sono solo battibecchi e litigate, che comunque vedono da una parte almeno un componente del gruppo di Rick; dentro c’è quasi una messa in scena del dolore, recitato e filmato, più composto, pensato, raccontato e non visto (uno dei motivi principali dello strappo maturato a fine puntata). Sulla morte si mente, forse per salvare la propria reputazione, forse per non far soffrire gli altri. Fuori invece c’è il dolore straziante ed improvviso, e soprattutto sincero: Glenn racconta le morti dei suoi compagni in veranda, sotto le stelle; Nicholas, mentendo, lo fa davanti alla telecamera dentro casa. È quasi come se il dolore dell’esterno non dovesse arrivare all’interno: ma se si vuole ricostruire un qualsiasi tipo di società, servono tutte le risorse umane che il mondo ha ancora a disposizione e, se si aprono i cancelli per far entrare degli estranei, potrebbe entrare qualsiasi cosa.

The Walking Dead – 5×15 TryIl gruppo non è ancora al sicuro e non si sente tale perché pensa che un posto così non possa più esistere. Michonne è forse il personaggio che ci crede di più, anche se (e proprio perché) ha perso i suoi cari subito dopo l’epidemia, avendo tempo di elaborare il lutto senza preoccuparsi di badare ad altri membri della famiglia durante il viaggio in compagnia dei suoi zombie domestici. È il personaggio che crede di più in Alexandria, che spera in una nuova vita, tanto da aver appeso la spada al chiodo (letteralmente) proprio come si fa a fine carriera; non dimentica però che un dentro e un fuori esistono ancora, ma crede che uno sia un’alternativa all’altra. Infatti, quando esce alla ricerca di Sasha, pur non indossando la divisa, perché sa essere inutile al di fuori delle mura (nessuno, zombie o umano, rispetterebbe il significato di quell’abito a discapito della propria vita), non porta neanche la katana, simbolo della Michonne fuggitiva e guerriera; decide di lasciarla al sicuro dentro la sua nuova casa. Per un momento crede davvero che possa non servirle più, però è ancora titubante: anche solo l’essere in dubbio su quale situazione vivere implica il riconoscimento di entrambe le soluzioni, cosa a cui Rick ancora non è arrivato (“It’s the first time I’ve been out since we’ve been here. It already feels different“).

The Walking Dead – 5×15 TryPer ora la morte sembra essere l’unica discriminante che divide veramente il dentro dal fuori. Nella civiltà che sta ricostruendo Deanna la morte non è contemplata come punizione, al contrario di quanto pensa Rick, che aveva quell’unica arma per farsi valere: per sopravvivere doveva morire qualcun altro e a lui andava bene così. Durante lo scontro con Deanna, Rick è sconvolto dal fatto che la pena di morte sia esclusa categoricamente dalla donna, che marca nettamente il confine tra loro due, leader in situazioni diverse e con difficoltà e concezioni del futuro differenti. Nessuno dei due però cambierà posizione: né Rick, che affronta e fa partire una rissa con Pete, né Deanna, che farà valere il suo potere all’interno delle mura. Due leader così diametralmente opposti non possono convivere sotto lo stesso tetto, a meno che uno deponga lo scettro e si prostri ai piedi dell’altro, cosa che difficilmente potrà accadere. Lo scontro, inevitabile e ben preparato, si vedrà tutto nel doppio season finale.

The Walking Dead – 5×15 TryNonostante la buona preparazione allo strappo annunciato che vedremo nel finale di questa stagione, i vecchi difetti della serie non smettono di esistere e di influenzare buone puntate come quelle delle ultime settimane. Sasha, ad esempio, continua ad incarnare la scarsa attenzione ai personaggi che fanno da coro ai veri e propri protagonisti dello show: dal momento in cui assumono un’importanza appena maggiore di zero, come in “Try”, scricchiolano sotto una sceneggiatura carente. Al contrario di Michonne, Sasha è quella che ha subito più di tutti l’entrata nelle mura di Alexandria; per lei è difficile coniugare i futili problemi che le donne del posto si pongono con tutto il dolore che ha vissuto. La morte di Noah ha fatto partire un’altra molla in lei, che ora vede nella vendetta l’unica soluzione possibile: questa voglia irrazionale, che non potrà mai portare a compimento, è la scelta migliore per quel personaggio anche se estremamente banale. Sasha, per come la conosciamo, cioè molto poco, poteva solo ripiegare su un comportamento del genere, molto poco caratteristico e personale, abbandonandosi alla rabbia, come avrebbe potuto fare chiunque altro; la sua storia e il modo in cui ce l’hanno raccontata non avrebbe prodotto niente di meglio. Sasha continua a reagire a quello che fanno gli altri, non essendo mai il motore principale dell’azione; per questo, nonostante stia interpretando il ruolo di badass che un tempo era di Michonne, il suo non è affatto un percorso in avanti perché in realtà è ferma su se stessa, incatenata nella povertà interiore di un personaggio, che, se fosse stato raccontato in modo sufficientemente articolato, avrebbe potuto dare tutto un altro spessore a queste sequenze.

“Try”, dunque, pur non essendosi ancora liberato dalla cattiva eredità del passato, non smette di insistere sui tasti giusti, riuscendo a raccontarci bene il cambiamento dentro e fuori Alexandria, ma anche dentro e fuori Rick e il suo gruppo, che è finalmente arrivato al punto di svolta, dopo il quale tutto potrebbe essere diverso.

Voto: 7½

Note

Qui trovate i punteggi del The Walking Game relativi all’episodio.
– – Seguite The Walking Dead Italia per rimanere aggiornati

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

10 Risposte

  1. Joy Black scrive:

    E questa è la storia di come Rick divenne Shane!

    Confermo l’impressioni avute settimana scorsa e sottoscrivo quanto detto nell’ottima recensione. Questa svolta di Alexandria ha fatto davvero molto bene alla serie. Non pensavo di arrivare ad avere hype per il finale, roba che 5-6 puntate fa il solo pensiero mi suscitava sbadigli istantanei.

     
  2. nic scrive:

    La Recensione sarebbe ancora più perfetta se gli autori di Twd la pensassero come te!! Ma per loro è troppo difficile, io penso che il dentro e fuori di cui parli siano casuali e non pensati!!! Comunque complimenti per la recensione!!

     
  3. Eugenia Fattori scrive:

    Confermo l’opinione della recensione al 100%, ma una cosa: solo io ho visto uno zombi ALL’INTERNO di Alexandria all’inizio? Mi viene il dubbio di essermelo immaginato

     
    • Davide Canti scrive:

      Anch’io ho avuto questa impressione, ma se non sbaglio di fronte allo zombie, che vediamo di spalle, si vede il cancello di Alexandria nascosto dalla notte. Quindi dovrebbe essere fuori.

       
  4. jackson1966 scrive:

    A me questa puntata un po’ è piaciuta e un po’ no. Le parti di Sasha e Carl proprio non le ho sopportate.
    Ma io non sopporto neanche Deanna che, da brava politica, tiene il piede in due scarpe. Pete è un dottore, ci serve e quindi picchia moglie e figli ma chi se ne frega? Occhio non vede cuore non duole. Senza contare che le caratteristiche principali degli abitanti di Alexandria fin qui presentatici sono; omofobia, vigliaccheria, incapacità completa a sopravvivere senza farsela sotto o far ammazzare qualcun altro al loro posto in presenza di zombie, bugiardi patologici, e via così. Se questo è il seme del nuovo mondo, grazie c’era già e se lo possono anche tenere. Che almeno la devastazione zombie serva ad innescare un vero cambiamento nelal società umana accidenti.
    Così come la caraterizzazione di Rick innamorato fa veramente schifo: per tutto questo tempo ho sempre pensato che a renderlo scemo fosse Lori, ma accidenti è proprio lui che diventa scemo quando si innamora.
    L’unica che è sè stessa fino in fondo è Carol, che non ha proprio, secondo me dimenticato sua figlia, altrimenti non si sarebbe, contro la sua volontà, attaccata così a Sam. Ed è proprio da lei che Sam va se ha bisogno di protezione. E qui sono d’accordo con Rick: se non lo avessero ucciso gli zombie, alla fine il marito lo avrebbe ucciso lei, perchè la vera Carol sarebbe uscita alla fine.

     
  5. Boba Fett scrive:

    Irresistibile e ghiotto “junk episode”, ricco, multistrato, così pieno zeppo di ingredienti e di sapori che ancora, a distanza di giorni, si fa fatica a digerirlo!
    Un po’ B-movie e un po’ telenovelas con dialoghi e situazioni nonsense e con alcuni dei protagonisti messi a riposo in attesa del super botto finale da 90 minuti dal titolo direi piuttosto eloquente e molto probabilmente con almeno un paio di “entry” largamente annunciate.
    Pancia mia fatti capanna!
    Che i realizzatori dello show siano bravi nerd è fuori discussione, perché sfornano e confezionano il prodotto abilmente e rapidamente, con delle montagne russe narrative da brividi e decine di citazioni che agli appassionati del genere non sfuggono (ma, ahimé, ai più penso proprio di sì: sfido chiunque a riconoscere lo zombie/citazione di quel film di Romero o di Fulci…) e che lo show, in questa seconda parte di stagione, sia stilisticamente mutato come mai nelle precedenti stagioni, merito anche dell’interessante capovolgimento dei ruoli ben spiegato dal recensore, è innegabile.
    Certo che alcune scelte di scrittura, come quella di sospendere Maggie e padre Gabriel protagonisti del cliffhanger di Spend, sembrano decisamente curiose: possibile che la prima non abbia avvisato Rick o Glenn del tentativo (sicuramente riuscito visto quel che è accaduto poi) da parte del prete di seminare zizzania?
    Ma chi se ne frega e azzanniamo tutto quello che ci viene offerto senza farci mai troppe domande sulla gustosa schifezza che stiamo masticando…

     
  6. Paolo scrive:

    bella recensione ma non sono d’accordo su una cosa….rick non vuole cambiare TUTTE le regole e le leggi di alexandria ma solo quelle che gli sembrano scorrette (come non sorvegliare le mura o non prendere provvedimenti con coloro che commettono violenze) e secondo me non ha tutti i torti…rick ha sempre precisato che avrebbero preso alexandria con la forza solo nel caso in cui ce ne fosse stato bisogno

     
    • Davide Canti scrive:

      Beh, vuole cambiare proprio due cosette… Io, comunque, non ne facevo una questione di qualità dei cambiamenti, ma di modo. Sta di fatto che Rick vuole prendere il controllo su Alexandria già da diverse puntate (e se non sbaglio un pensiero in questo sento era stato espresso già da prima dell’ingresso), luogo che lo vede solo come ospite, utile, ma pur sempre ospite.

       
  7. Coimbra scrive:

    Non sono molto d’accordo… Rick non vuole prendere il potere in Alexandria, come gli altri sta provando a fare il ruolo che gli e’ stato assegnato: il poliziotto. Propone un maggior controllo sui cittadini e sulle mura (ed ha un po’ di voglia di F$$a…). Ma non stanno interpretando i ‘cattivi’ della situazione, non e’ un “o noi o voi, prendiamoci questo posto”. Stanno, ogniuno a modo suo, cercando di mettere a posto le cose che a loro giudizio non vanno in Alexandria.
    Gli autori non hanno il coraggio di far fare il badass all’eroe della serie e quindi anche se sbarella glielo fanno fare per cose giustificabili dal pubblico: picchiare il padre-rivale violento per esempio.

    Di contro c’e’ la leader del posto che da brava politica cerca di non decidere per accontentare tutti per mantenere la leadership, ma Rick non le piantera’ una pallottola in testa per prendere il potere… semplicamente alla fine, magari sotto una minaccia esterna, lei stessa o gli abitanti di Alexandria conferiranno volutamente tutto il potere decisionale a Rick (anche se viste le sue condizioni mentali, sarebbe meglio a Glenn, che mi sembrerebbe il personaggio attuale piu’ equilibrato).

    Per il resto puntata di basso livello come tutta questa stagione: il momento piu’ patetico le scampagnate nei boschi delle tre dame (che forse avevano le loro cose visto l’umore…) e quella dei due adolescenti. Non ci hanno fatto vedere il momento del rientro e della rivelazione della morte del figlio della capa né tantomeno il seguito della vicenda del prete che potevano essere cose molto piu’ interessanti. Si salvano solo gli ultimi 5 minuti con lo sbarellamento di Rick, novello Taxi Driver…

     
    • Davide Canti scrive:

      Da diverse puntate Rick ha attuato un piano per prendere il controllo di Alexandria o comunque per non venire sopraffatto dal suo interno (nascose una pistola prima di entrare). Il suo incarico da poliziotto è venuto dopo e comunque non credo che “rissa più minaccia di morte” sia una voce tipica delle forze di polizia. Il gruppo non sta interpretando il ruolo del cattivo perché ancora c’è stata l’occasione. Secondo me il season finale cambierà diverse cose (almeno lo spero).

       

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *