1992 – 1×07/08 Episodio 7 & 8

1992 – 1x07/08 Episodio 7 & 8Schiacciato dal peso di un’enorme aspettativa, 1992 s’inserisce nella produzione televisiva italiana colmando uno spazio vuoto situato tra due antipodi: l’esperimento di Gomorra e la mediocrità della “classica” fiction di stampo italico. I difetti tipici del fare televisivo italiano ci sono tutti, ma è innegabile un sottilissimo decentramento rispetto all’abisso narrativo a cui la nostra televisione ci aveva abituati.

Confrontando 1992 con i suoi diretti antecedenti, Romanzo Criminale e Gomorra, è impossibile non fermarsi sulle notevoli differenze qualitative; tuttavia considerare lo show come un naturale prosieguo di un nuovo modo di fare televisione in Italia – che di per sé non esiste ancora – rende la valutazione non oggettiva: i due prodotti diretti da Sollima rappresentano l’eccezione ad una regola che non ha smesso di essere linea guida sia in ambito di produzione che di fruizione televisiva. Mettere in atto un tipo di analisi poggiata su una dialettica di confronto in ambito di produzione nazionale restringe il campo analitico sminuendo la portata dei (pochi) pregi e dei (molti) difetti che caratterizzano il prodotto.

1992 – 1x07/08 Episodio 7 & 81992, così come del resto Romanzo Criminale, è un period drama, una narrazione che intreccia le dinamiche interne dei vari personaggi con quelle esterne di un preciso e particolare periodo storico, che qui, come suggerisce lo stesso titolo, ha una rilevanza tale da assurgere al ruolo metaforico di coprotagonista. Attuando, quindi, un confronto di più ampio respiro, vedremo come alcune specifiche di genere vengano rispettate, almeno in linea programmatica: il topos su cui si articolano i period drama è la narrazione della Storia con la esse maiuscola attraverso la “minuscola” prospettiva di uno o più protagonisti che vivono gli eventi direttamente sulla propria pelle. In 1992 la dialettica tra personaggi reali e finzionali è già chiara a partire dal ruolo del suo protagonista Leonardo Notte, personaggio di fantasia che si staglia come centro propulsore dell’azione, interagendo all’interno di una rosa di personaggi storicamente identificabili. Questa la premessa, di tutt’altra statura la sua realizzazione. Mettendo da parte l’imbarazzante struttura dialogica della sceneggiatura e gran parte dell’assetto interpretativo, anche all’interno della costruzione interazionale tra i vari personaggi manca quella fluidità narrativa con cui riuscire a travalicare la storicità dell’evento generale, interiorizzandolo attraverso una prospettiva particolare. Per quanto sommario e a volte banale, l’unico sforzo di caratterizzazione dei personaggi è riscontrabile nell’apparato finzionale, mentre l’approfondimento dei “caratteri reali” indugia su una macro rappresentazione di un luogo comune  l’imperscrutabilità di Dell’Utri, l’ansia di legalità di Di Pietro. Prendendo proprio quest’ultimo come esempio, il concetto potrebbe risultare più chiaro: il personaggio di Di Pietro, nonostante sia tra quelli meglio scritti ed interpretati, si staglia sulla scena con il solo ed unico compito di portare avanti quell’inchiesta che sconvolgerà il paese; non ha altra funzione drammatica o sentimento particolare che esuli da quel ruolo per cui tutti lo ricordano.

1992 – 1x07/08 Episodio 7 & 8Guardando allo show da questo punto di vista più generale, e per certi versi inter-nazionale, anche il confronto con i prodotti nostrani acquista un senso diverso: sia Gomorra che Romanzo Criminale sono tratti da un’opera narrativa che attua già ad un primo livello “artistico” quel meccanismo di riconversione della Storia in “romanzo” che consente una selezione del materiale secondo un sistema espositivo che non tenga conto del reale corso degli eventi, ma li articoli secondo logiche prettamente d’ordine narrativo. Lungi dall’affermare che la coerenza drammaturgica di uno show televisivo sia subordinata alla presenza di una codificazione letteraria che la precede – come ci mostrano molte delle produzioni inglesi o americane –, ciò che invece salta all’occhio è il ruolo per certi versi avanguardistico di 1992: primo show italiano che si confronta con la Storia senza avere a sua disposizione una precedente riconversione narrativa di quel periodo che si intende narrare. Alla luce dei risultati raggiunti fin qui, l’esperimento non può dirsi perfettamente riuscito, ma ciò non toglie vigore al tentativo che, di per sé, resta comunque importante.

Il suo anagramma è “denaro lo tentò”.

1992 – 1x07/08 Episodio 7 & 8Acuto, bello e dotato di quel sottile cinismo che lo pone sempre un passo più in là rispetto agli altri, Leonardo Notte è, sulla carta, uno dei personaggi più riusciti dello show. Tuttavia, la sua caratterizzazione, unita alla sempre incolore interpretazione di Stefano Accorsi, si snoda troppo spesso attraverso la narrazione di caratteristiche così forzatamente suggerite da non avere una chiara corrispondenza con ciò che ci viene realmente mostrato: se Notte vivesse solo della percezione che gli altri personaggi hanno di lui non oseremmo neanche lontanamente immaginarlo così come Accorsi lo incarna sulla scena. Quell’arte maieutica che gli viene più volte riconosciuta è, in linea programmatica, il ruolo principe del suo personaggio: perspicace osservatore degli eventi che riesce a prevenire quale sfera del mondo risulterà sommersa dal dispiegarsi delle onde. Tale raffigurazione sarebbe risultata molto più efficace se fosse stata lasciata lì, sullo sfondo degli eventi, piuttosto che essere continuamente rimarcata, spesso con un fare anche profetico, come quando nell’ottavo episodio Notte si confronta con il “miracolo” che gli riconosce Bibi Mainaghi. Anche la rappresentazione di quel lato oscuro, che ipotizza un attivo coinvolgimento nella morte di Bianca, risulta un filone senza alcun mordente, sia sul lato del ricatto che coinvolge Venturi, sia sul fronte personale che vede Leonardo in preda al rimorso per la perdita della giovane donna. L’unico segmento degno d’interesse è il confronto con la professoressa in pensione sulla tomba di Bianca: la citazione dell’interpretazione di Pavese del mito di Orfeo riesce a creare un’efficace metafora con cui contestualizzare e percepire allusivamente quel sostrato “infernale” su cui si poggia l’arrivismo senza scrupoli del sagace pubblicitario.

Queste porcate da democristiano io non le faccio.

1992 – 1x07/08 Episodio 7 & 8Meno importante per l’economia del racconto, ma molto meglio caratterizzato ed interpretato, è invece il personaggio messo in scena da Guido Caprino. Pur impegnato in una storyline di contorno, Pietro Bosco è forse l’unico carattere che riesce a mettere in atto una discreta e progressiva crescita: Bosco incarna perfettamente il dramma del singolo che si ritrova a vivere sulla sua pelle i grandi cambiamenti di un’intera epoca. Dal disonore militare ad un posto in Parlamento il salto è così ampio da risultare disorientante: più il percorso si delinea nelle sue direttive guida e più Pietro cerca di opporvisi, con una risolutezza che muta progressivamente in disillusa accettazione. I rimandi al passato, il conflitto con il padre e l’esperienza in Iraq sono sottili ed efficaci amplificatori di quell’irriverenza che lo caratterizza come elemento agli antipodi di un sistema del quale si ritrova a far parte. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per Veronica Castello, coerentemente arroccata ad una caratterizzazione che, seppur stereotipata, presenta quelle sottili sfumature in grado di far emergere il personaggio dal piatto assetto bidimensionale che impera nello show.

Guardatevi in quello specchio e sorridete!

1992 – 1x07/08 Episodio 7 & 8Un altro elemento degno di nota è la rappresentazione allusiva che si dà del mito di Berlusconi. Il Cavaliere non viene mai inquadrato direttamente, si sentono le sue parole e se ne percepisce il senso, senza indugiare inutilmente sull’aspetto del significato, di cui i più ne conservano un chiaro ed inalterato ricordo. L’indagine narrativa che viene fatta sul personaggio è d’ordine sociologico: lo show mette in mostra non la sua figura, ma la reazione che essa suscita su quel “pubblico” che lo voterà per i prossimi vent’anni. Il disincanto di un popolo stanco di lacrime e sangue è il terreno fertile per trapiantare ottimismo e sorrisi: l’ironia che si portano dietro quelle ampie inquadrature che mostrano le platee rapite dal grido di esortazione per un’Italia bisognosa di “forza” è così amara da risultare vincente.
«Questo paese non può cambiare», dice Di Pietro a metà del settimo episodio: per quanto il pessimismo che si cela dietro a tale frase sia narrativamente funzionale ad innalzare il valore dell’impresa che il magistrato si presta a compiere, è impossibile non cogliere l’amaro retrogusto di contemporaneità con cui questa frase conserva inalterato, a ventitré anni di distanza, lo stesso triste significato.

A due episodi dal finale, 1992 continua a non convincere: nonostante il discreto impianto espositivo, sia l’assetto narrativo che quello interpretativo fanno acqua da tutte le parti. L’intero discorso diegetico si dipana con una banale e a tratti incoerente semplicità; inoltre la gran parte delle interpretazioni degli attori, anziché dare segni di miglioramento, tende ad inabissarsi sempre di più verso una totale bidimensionalità: Tea Falco su tutti meriterebbe un premio per la sua capacità di saper essere ogni volta peggiore di come la ricordavamo.

Voto episodio 7: 5
Voto episodio 8: 5

 

15 Risposte

  1. Travolta scrive:

    Dissento cara Francesca:-)
    Per me probabilmente le due puntate peggiori della gia’ non eccelsa serie. Serie per me partita maluccio e che sta finendo peggio (aspettiamo domani per il gran finale) .
    Nella otto (voto 4 alla puntata anche solo che per quel passaggio) uno dei momenti piu’ ridicoli che ultimamente ho avuto occasione di guardare : Bibi (Tea Falco) che minaccia un faccendiere che ricicla denaro facendolo ritornare sui suoi passi con una interpretazione talmente imbarazzante che nemmeno la prima che trovi per strada sarebbe stata in grado di mettere in atto.

     
    • sixfeet scrive:

      mmm sull’interpretazione concordo pienamente. Ma ormai bisogna farsene una ragione, quello è il livello recitativo in 1992 . Per il resto gli episodi mi sono sembrati più “guardabili” rispetto al 5 al 6, dove credo che fra dialoghi, recitazione e sceneggiatura in generale, hanno raggiunto il livello più basso mai raggiunto nella serialità. Diciamo che se alle precedenti non avrei dato più di 4, a queste ultime due un 5:5 e un 6:0 ci può stare.

       
    • Francesca Gennuso scrive:

      Ciao Travolta, non riesco a capire in cosa differisce il tuo punto di vista, non mi pare di aver difeso né l’interpretazione della Falco, tanto meno la struttura dell’episodio che se non ha avuto quel 4 a cui ti riferisci si porta via un 5 che, come ho cercato di spiegare nella parte introduttiva della recensione, è per gran parte motivato dalla linea programmatica dello show, in potenza buona, in pratica un disastro!

       
      • Travolta scrive:

        Ciao Francesca . Hai ragione tu :-) .
        Avevo inteso voto episodio 7,5 invece che voto episodio 7= 5 ed allo stesso modo 8,5 invece che 5 anche per episodio 8 (mi pareva strano dopo aver letto la recensione ma l’ho dovuto riguardare un bel po’ per capire dove sbagliavo :-) )
        Mea culpa ! Allora direi che siamo sostanzialmente d’accordo.

         
  2. Vincent scrive:

    Non sono d’accordo, pur condividendo alcune delle falle che hai elencato. Innanzi tutto queste due puntate riportano la serie a un livello un po’ più alto di dove era stato lasciato con le puntate 5 e 6. Ho accolto con piacere la ricomparsa di quegli aneddoti (vedi mito di Orfeo, un po’ come il racconto della United Fruit della 1×01) che danno un maggior slancio dal punto di vista filosofico e sociologico al prodotto, così come alcune citazioni che ti lasciano intuire ciò che avverrà (lo scontro martelli-craxi come specchio della vicenda Azienda Mainaghi-Clinica delle Barbados). Inoltre la storia sulle indagini, che doveva essere il fulcro della serie e che nelle puntate precedenti era stata rimpiazzata da Beautiful, è tornata ad essere centrale.
    Probabilmente quest’ultimo punto è il vero limite di questa serie, più dei dialoghi/interpretazioni: le vicende personali prendono troppo spesso il sopravvento, cosa che non avveniva con Gomorra e Romanzo Criminale.

     
    • Francesca Gennuso scrive:

      Ciao Vincent, l’impianto dialogico/interpretativo è il difetto più lampante della serie, invece quando parlo di scarsa caratterizzazione dei personaggi reali mi riferisco ad una mancanza di fluidità tra i due comparti dell’assetto narrativo (reale e finzionale). Sono perfettamente d’accordo con te quando accenni al fatto che le parte riguardante le indagini doveva essere il fulcro della serie, ma, a mio avviso, così come ci viene esposta in questi due episodi, pur tornando rilevante, assume talvolta le dimensioni di una storyline parallela. Pastore, che avrebbe dovuto incarnare la prospettiva particolare di uno degli effetti devastanti dell’intera questione sociopolitica, non ha la tiratura drammatica per potersi ergere a personaggio di raccordo tra la sfera privata e quella pubblica dell’indagine. La narrazione procede per compartimenti stagni, le vicende personali che, come giustamente dici, prendono troppo spesso il sopravvento – oltre a essere spesso banalmente costruite – non riescono a legarsi fluidamente con il resto della narrazione, divenendo così inutili riempitivi.

       
      • Vincent scrive:

        In effetti mi aspettavo molto di più da Diele, che avevo apprezzato molto in ACAB. C’è da dire che tutti i personaggi secondari (Di Pietro, Dell’Utri) sono quelli che hanno fornito le migliori interpretazioni. Per questo dico che se l’indagine fosse stata il punto centrale loro avrebbero avuto maggior risalto coprendo anche le carenze degli attori principali.

         
  3. annamaria scrive:

    Ah, ma Tea ci ha la mamma disgrafica che la difende, no?!, per cui, sta a posto (cagna maledetta!).
    Per il resto concordo in pieno!
    1992 è una roba imbarazzante e Accorsi è un vero cane (pure lui!), stessa espressione, stesso tono di voce, stessa aria scazzata ovunque e comunque, sia che lo lodino sia che lo licenzino.
    Perenne sorrisetto da schiaffi di chi ha già capito tutto (naturalmente) all’angolo della bocca che ti fa letteralmente prudere le mani.

    E Balasso che fa Davigo?
    E’ bravo, porrino, ma… è Balasso, che diamine!
    A me scappa da ridere ogni volta che lo vedo.

     
  4. Hytok scrive:

    Alle serie tv di qualità italiane, rarissime, lasciami aggiungere Montalbano, anch’esso basato su una solida architrave letteraria, e Coliandro, che pur nella sua imperfezione contiene semi di qualità superiore alla media italiana.

     
  5. Rorschach scrive:

    Sky, sto giro è andata male

     
  6. Davide scrive:

    purtroppo concordo. ma credo che il problema maggiore siano le troppe aspettative… dopo il capolavoro Gomorra.
    gli attori decisamente non aiutano, anche se non sarei così critico su Accorsi, non è da Oscar, ma sicuramente spicca fra tutti (non che ci voglia molto, eh)

     
  7. Marco scrive:

    Io invece mi permetto di dissentire e mi allontano dal coro unanime di critiche, 1992 ha dei grossi difetti, il primo dei quali è la recitazione di alcuni ( non tutti) dei suoi protagonisti, ma sono convinto che se l’avessimo vista come una serie a se, senza fare paragoni con un capolavoro come Gomorra, allora l’avremmo tranquillamente classificata come una buona serie televisiva. Purtroppo sta venendo fuori il nostro animo di italiani per i quali o si è davanti al capolavoro ( Romanzo Criminale, Gomorra) oppure si ha davanti alla merda. Io credo che ci possa essere più di questi due estremi, personalmente posso dire che la serie mi ha intrattenuto bene e che mi sono divertito a guardarla, inoltre l’ho trovata davvero ben girata e anche la capacità che c’è stata di formare un racconto su un periodo storico, senza far calare l’attenzione dello spettatore è sicuramente un punto a favore. Certo se non ci fosse stata Tea Falco sarebbe stato meglio, ma non me la sento di demolire una serie che mi è piaciuta solo per una brutta interpretazione.

     
  8. Alberto scrive:

    Premesso che LE Barbados non esistono (come pure LE Mauritius), perchè Barbados è un’isola e non un arcipelago, direi che ormai avete detto tutto su questa serie. Io la considero appena sufficiente, e certamente le ultime due puntate non potranno cambiare di molto il giudizio finale. Spero almeno che non lo facciano crollare.
    Ribadisco che la regia è quella che è: non male, ma neppure buona e assai lontana da quella strepitosa come quella di Sollima.
    Accorsi tutto sommato non mi dispiace: è vero, ha queste costanti faccette da cinico saccente che possono risultare odiose (e che sono la sua unica cifra artistica), ma almeno da luogo a un personaggio realistico. Un pubblicitario di Dell’Utri, in quel contesto storico (che è poi identico all’attuale), E’ giusto che sia così. Gerardi è un ottimo Di Pietro, Caprino come detto è bravo e dal punto di vista umano quello capace di suscitare la maggior empatia, la Leone nel genere “accompagnatrice sociale” direi che è quasi perfetta (sarebbe perfetta se sfoltisse le sopracciglia). Tutti gli altri personaggi vorrei che morissero, francamente. :-)
    Del Diele malato di AIDS credo non importi nulla a nessuno, e il personaggio di Roja è scritto e gestito male. Sulla cagna rantolante Falco non dico altro, perchè dopo aver visto che tipo di madre si ritrova… beh, tendo a essere comprensivo.

     

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