Better Call Saul – 1×10 Marco 24


Better Call Saul – 1x10 MarcoBetter Call Saul giunge al capolinea con un episodio in cui passato, presente e futuro si confondono in un fitto gioco di rimandi; dove flashback e prefigurazioni fanno da cornice a un vero e proprio riavvolgimento della storia su se stessa, che segna al tempo stesso un significativo passo avanti verso il traguardo che ben conosciamo.

L’episodio rappresenta innanzitutto un ritorno alle origini, letterale e metaforico, che trova il suo perno narrativo in Marco, un personaggio per cui il tempo sembra non essere mai passato. L’uomo è chiaramente una figura speculare a quella di Chuck e i due sembrano incarnare a pieno le parole rivolte da Mike al suo “cliente” nello scorso episodio: l’ossessione di McGill per la giustizia non fa automaticamente di lui un bravo fratello, così come la passione di Marco per la truffa non gli impedisce di mostrare nei confronti di Jimmy dei sentimenti sinceri di affetto e stima.

Better Call Saul – 1x10 MarcoQuesta ambivalente rappresentazione degli opposti, fondata su una scissione tra la dimensione morale e quella affettiva, si ripercuote inevitabilmente sul protagonista, i cui numerosi cambi di nome sono un’evidente espressione della sua confusione identitaria. Se negli scorsi episodi, però, Gilligan e Gould erano riusciti a delineare un ritratto incredibilmente sfumato (in cui il dissidio tra l’avvocato James McGill e il truffatore Slippin’ Jimmy aveva portato il personaggio a vertici di empatia e tragicità inaspettati), in “Marco” pare di assistere a una sorta di “esternalizzazione” della coscienza del protagonista nelle due figure descritte sopra, con un risultato assai difficile da decifrare. Jimmy sembra infatti passare dall’influenza di Marco a quella di Chuck per poi tornare a quella del primo dopo la brusca rottura con il fratello, il tutto senza soluzione di continuità. Le cose però non sono così semplici come appaiono, o almeno non dovrebbero esserlo.

Better Call Saul – 1x10 MarcoNonostante Chuck sia sempre stato il modello e soprattutto la bussola morale di Jimmy, la sua decisione di perseguire la carriera da avvocato, così come quella di cercare di “fare la cosa giusta”, non può ridursi meramente al desiderio di soddisfare il fratello ed espiare in questo modo il debito nei suoi confronti. Allo stesso modo la riunione con Marco, pur con tutta la sua dimensione liberatoria e di ribellione, si conclude con un amaro epilogo, che mette bene in evidenza tutti i limiti di questo stile di vita e che in ogni caso era stato preceduto dalla scelta di Jimmy di tornare ad Albuquerque. È per questo che la sua apparente decisione di rivestire definitivamente i panni di Slippin’ Jimmy, gli stessi che presumibilmente lo porteranno poi a diventare Saul Goodman – pensiamo all’anello –, risulta così problematica e di difficile lettura.

Better Call Saul – 1x10 MarcoEmblematica in questo senso è la conclusione del dialogo con Mike, in cui è molto difficile comprendere quanto di vero ci sia nelle affermazioni di Jimmy: siamo davvero di fronte a un’ammissione della totale assenza di morale del protagonista, il cui unico freno sarebbe quindi stato rappresentato da Chuck? O piuttosto (com’è probabile) ci troviamo davanti a un ulteriore conferma di quanto la visione che gli altri hanno di lui sia fondamentale ai fini della sua costruzione identitaria? Sia Chuck che Marco non riescono a vedere in James nient’altro che Slippin’ Jimmy, e questo sembra essere più che abbastanza per convincerlo che sia veramente così. Peter Gould (autore e regista dell’episodio) ha dichiarato in una recente intervista che il passaggio da James a Slippin’ Jimmy/Saul non sarà privo di conflitti e ripensamenti; ne consegue quindi che si sia voluto dare alla sequenza finale una nota badass (la frase a effetto, il sorriso mentre canticchia “Smoke on the water”) che rischia però di portare fuori strada lo spettatore rispetto al lavoro fatto finora e alle vere intenzioni degli autori, e che a ogni modo tende a eccedere nella rappresentazione della malleabilità del protagonista.

Better Call Saul – 1x10 MarcoAltro elemento cardine dell’episodio – e a conti fatti della serie – è il destino, che va a investire il protagonista tanto quanto lo spettatore, confermando l’ottima gestione degli autori della natura di prequel dello show. Il monologo del Bingo acquista in quest’ottica un’importanza fondamentale, non tanto per il pur divertente racconto del motivo dell’arresto di Jimmy, ma proprio per il suo ergersi a emblema di questo concetto chiave. Sfidando ogni probabilità, le “B” continuano a susseguirsi una dopo l’altra, così come i tentativi di Jimmy di diventare un buon avvocato si sono di volta in volta infranti di fronte agli eventi più disparati e inaspettati. Ecco quindi che i concetti di fato e indole si avvicinano senza però mai sovrapporsi interamente: in questo senso il finale potrebbe essere letto come un abbandono non tanto alla propria natura – che abbiamo visto essere in realtà ben più complessa e articolata – bensì a un destino inesorabile, che come si diceva poco sopra coinvolge in seconda battuta anche lo spettatore, scisso tra le sue conoscenze pregresse e l’enorme investimento emotivo che il personaggio è stato in grado di suscitare.

Better Call Saul – 1x10 MarcoQuesto season finale risulta però inevitabilmente più debole di alcuni degli episodi che l’hanno preceduto (due tra tutti: “Five-O” e “Pimento”), impegnato com’è a fare i conti con le conseguenze della rivelazione di Chuck e a preparare il terreno alla decisione finale di Jimmy. A risentirne è in particolar modo il blocco centrale ambientato a Cicero, che cade vittima di qualche lungaggine e ridondanza di troppo ­– pensiamo ad esempio alla sequenza della truffa della moneta che precede il ben più efficace montaggio in stile anni Sessanta. Tale sezione subisce inoltre la presenza di alcuni cliché narrativi, incarnati in particolar modo dagli eventi che conducono alla dipartita di Marco, prevedibile ma un po’ forzata. Questi elementi, pur non andando a minare in maniera consistente la riuscita dell’episodio, lo privano in parte del mordente che ci si sarebbe aspettati dal finale di stagione.

Better Call Saul – 1x10 MarcoPur con qualche imperfezione, “Marco” porta bene a compimento una prima stagione che non può che considerarsi una scommessa vinta su tutti i fronti: le enormi aspettative e lo scetticismo di pubblico e critica erano uno scoglio molto difficile da superare illesi, ma Gilligan e Gould in soli dieci episodi sono riusciti a mettere a tacere tutti i possibili dubbi riguardo la ragion d’essere dello show e il suo rapporto con la serie madre. Come abbiamo già affermato in precedenza, Better Call Saul non potrà mai prescindere dalla sua natura di spin-off, ma ormai è chiaro come questo non implichi in nessun modo un giudizio di valore sullo show. Il debito estetico e tematico nei confronti di Breaking Bad, ben lontano dall’essere indice della sua scarsa originalità, non ha fatto altro che confermare, nel corso delle puntate, la maestria degli autori nel raccontare una storia tutt’altro che banale, ma che anzi ha saputo espandere e arricchire l’universo narrativo in cui s’inserisce in una maniera che mai ci saremmo immaginati prima della messa in onda del pilot.

Voto episodio: 7+
Voto stagione: 8,5

Note:

– L’episodio è pieno zeppo di riferimenti a Breaking Bad: dal ritorno del cestino ammaccato (che fa il paio con il portasalviette di Walter) all’anello di Marco/Saul, passando per il Belize, i dipinti di Georgia O’Keeffe e Kevin Costner. Se i riferimenti verbali sono poco di più che delle strizzate d’occhio ai fan, quelli che invece coinvolgono gli oggetti costituiscono un’ulteriore conferma della continuità estetico-narrativa delle due serie, incentrata – tra le altre cose – sulla presenza di questi oggetti-feticcio.
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24 commenti su “Better Call Saul – 1×10 Marco

  • salvino muscarello

    c’è una puntata di Breaking Bad, non ricordo quale, in cui Saul racconta l’aneddoto di quella volta in cui riuscì a farsi passare per Kevin Costner

     
  • Firpo

    Quella scena è in un’episodio della terza stagione. Quale esattamente non ricordo nemmeno io, ma mi pare sia il secondo o il terzo.

    Recensione sempre molto bella.
    Io credevo veramente che l’unica motivazione per Jimmy di essere una brava persona fosse il fratello e il poter acquisire la sua stima.
    Una volta venuta meno questa motivazione era (quasi) inevitabile un ritorno al passato, anche se Saul Goodman sarà qualcosa di nuovo che ingloberà il passato e le esperienze del presente.

     
  • Dreamer88

    E’ stato un season finale abbastanza strano (lo devo ancora metabolizzare), molto anticlimatico e che lascia un senso di sospensione (un pò come il season finale della prima stagione di Breaking Bad) ma non incide assolutamente sul giudizio finale di questa prima eccellente stagione. Mai mi sarei aspettato, neanche nelle mie più rosee aspettative, che Better Call Saul potesse coinvolgermi ed emozionarmi quasi quanto Breaking Bad e qui bisogna fare un plauso, oltre che alla produzione e al cast (di grande livello), a Gilligan e soprattutto al vero showrunner dello show, Peter Gould.

     
  • Firpo

    Bravo Dreamer88 che ti sei ricordato di Peter Gould che sembra quasi non esistere nei commenti e nelle recensioni e invece è la mente che ha inventato il personaggio di Saul e dietro questo spin-off.

     
  • SerialFiller

    BCS è stata una scommessa vinta, Jimmy/Saul un personaggio delineato in maniera magistrale. Gould e Gilligan hanno preso un personaggio macchietta
    (un personaggione come pochi sia chiaro) abbastanza monodimensionale e gli hanno regalato mille sfaccettature, hanno creato un pre ed un post Saul Goodman,
    un prima e un dopo l’avvocato spassoso e disonesto che abbiamo conosciuto, hanno dato al personaggio una carica di empatia fortissima
    ed hanno esplorato a 360° la sua natura e questo lavoro secondo me merita un 10 e lode con applauso della commissione.
    Detto questo io mi sono sentito tradito da come Jimmy abbia voltato le spalle all’occasione di diventare socio di un prestigioso studio legale.
    Non ne ho trovato davvero il motivo. Un conto sarebbe stato voltare le spalle ad un lavoro impiegatizio o un lavoro accanto al fratello traditore,
    o un lavoro soffocante o un ripiego, un contentino per quello che era successo. Altra cosa avere la possibilità di avere il proprio nome sulla porta di
    entrata, uno stipendio sontuoso ed una possibilità concreta di essere un avvocato brillante.
    Non era assolutamente in character secondo me, non è stato il momento opportuno per trasformare Jimmy in Saul. Insomma cosi tradisci Kim, tradisci te
    stesso e forse tradisci anche Marco in un certo senso. Perchè farlo? Ovvio che adesso non puoi tornare indietro, ovvio ma perchè lo fai?
    Sinceramente deluso da questa scelta.
    Voto episodio 8,5 fino ai 20 secondi finali. 5 dopo.
    Voto Stagione 9,5

     
    • winston smith

      E soprattutto tradisce i nonnini dell’ospizio i cui soli messaggi in segreteria lo avevano convinto a tornare ad Albuquerque per fare il suo lavoro. Devono assolutamente elaborare meglio su questo passaggio al ritorno della serie l’anno prossimo, altrimenti, come è stato scritto da voi, ci troviamo di fronte solo ad una scena ad effetto per chiudere la stagione con uno scambio di battute fra i due reduci da Breaking Bad.
      L’episodio in sé non è neppure male, anzi, ci offre l’opportunità di vedere all’opera quel Slippin’ Jimmy finora più citato che altro e dà un’occasione d’oro a Bob Odenkirk per mettere in mostra la sua bravura nell’infondere delle sfumature drammatiche alla sua naturale vis comica nel bel monologo del bingo. Sinceramente, ho trovato un po’ stucchevole la scena della morte di Marco, o meglio, il suo risvegliarsi all’improvviso per snocciolare un ultimo monologo ad uso e consumo di Jimmy. Molto carino, invece, il montaggio delle truffe eseguito come se i due si trovassero in una realtà ipnotica, in un paese dei balocchi a metà fra sogno e immaginazione, quasi a segnalare il distacco fisico presente fra Jimmy e il suo alter ego Slippin’ Jimmy; inoltre, stilisticamente rappresenta qualcosa di innovativo rispetto a Breaking Bad, che male non fa in assenza dei colori caldi del deserto del New Mexico che abbiamo imparato a conoscere in un ben noto futuro passato.
      In soldoni mi trovo d’accordo con Dreamer88: ci siamo trovati di fronte ad una prima stagione superiore alle più rosee attese e speriamo pure che la serie possa effettuare il percorso proprio delle migliori serie, dove si migliora di stagione in stagione senza allungare il brodo per prendere tempo in attesa che i produttori si mettano d’accordo con gli sceneggiatori sul prezzo dei loro testi. Better Call Saul è promosso in attesa dell’arrivo di Saul.

       
      • Raffa

        Proprio con Breaking Bad, dimostrano di avere un talento naturale (e una rete che glielo permette) nel fare stagioni ottime, coese, che non “sbrodolano”, che non hanno per forza 240 episodi l’una, che esplorano personaggi e situazioni a 360° ma al tempo stesso ti fanno solo desiderare di vederne di piu’. Che dire. Sono in pochi a poter vantare una cosa del genere.

         
    • Antonio

      D’accordissimo con SerialFiller. Non avrei saputo esprimere meglio il mio disappunto nei confronti del finale di questa stagione. E concordo anche con winston smith.
      Devo anche dire che, pur senza i secondi finali, questa è stata una delle puntata più deboli. L’ho trovata abbastanza noiosa e, per quanto sia giusto che fosse incentrata su Jimmy, il resto del cast (a parte Marco) ha fatto praticamente da comparsa. Il mio voto è un sei tiratissimo.

       
  • Prusso

    Stagione decisamente ottima e con ampissimi margini di ulteriore crescita. Relativamente all’episodio, mi viene da fare un parallelismo con Breaking Bad e sulle motivazioni che hanno spinto WW a diventare un criminale. E’ vero che la causa scatenante è la sua malattia ma se vi ricordate alla fine della serie ammetteva a Skyler che faceva quello che faceva perchè gli piaceva ed era piuttosto bravo nel farlo; finalmente poteva lasciarsi alle spalle quella fastidiosa frustrazione di essere una persona dotata ma che nella vita aveva avuto scarsa fortuna. Ecco, senza utilizzare il pretesto della malattia, io credo che anche Jimmy/Saul si senta in qualche modo altrettanto frustrato dal fatto che nessuno apprezzi e riconosca le sue doti: sia nel campo dell’illegalità (perchè appunto si tratta di “cose” illegali come le truffe), sia nel campo della legalità nella parte del bravo avvocato. La fine naturale delle cose è proprio la sua scelta (che sappiamo lui farà avendo visto BB) di vivere in un limbo a metà tra la professione legale e la figura del criminale.

     
    • Raffa

      Non che non ci fossimo accorti delle (per me gradite, forse inevitabili) similitudini con Walter White (una vita “grigia” con tanti rospi da mandare giu’ che non corrisponde alle aspettative, troppi gli sforzi di una mente brillante andati a vuoto, troppi i casini che costringono Saul a ricorrere ad un’illegalita’ che a volte gli sta stretta, tante le pugnalate ricevute dalla vita) pero’ Prusso hai fatto delle osservazioni davvero interessanti. In particolare non avevo riflettuto bene su Saul “in bilico” fra legalita’ (la professione legale appunto) e illegalita’ (essere uno spregiuducato “criminal lawyer” che “solo le persone colpevoli assumono”).
      Lo stesso Walt rimarra’ nello stesso equilibrio precario per quasi tre stagioni, per poi dedicarsi al “male” pressoche’ assoluto nelle sue peggiori declinazioni (cose che Saul neanche nei suoi peggiori momenti).

       
  • winston smith

    Tra l’altro, consiglio a tutti di leggere l’intervista a Gould linkata da Simona, dove viene affermato, fra le varie cose, che nella writers’ room Walter White non era visto come una brava persona che compiva azioni orripilanti per il bene della famiglia, ma come un uomo molto bravo a mentire a sé stesso sul perché faceva ciò che faceva. Questo per chiudere una seconda volta – dopo l’ammissione del finale di serie a cui fa riferimento Prusso – l’annosa questione che infiniti lutti addusse ai fanboys quando glielo si provava a far notare all’epoca della messa in onda.

     
    • Raffa

      Ma infatti Winston il vero fanboy (o fangirl nel mio caso) capisce e perdona 😀
      Anch’io ero una di quelli che, seppur atterrita dal comportamento di Walt (parlo soprattutto delle ultime due stagioni in cui in pratica abbandona ogni reticenza e parvenza di “persona perbene”), si ostinavano ancora a vedere del buono in lui dove (ma siamo sicuri?) palesemente non ce n’era piu’ o quasi (dico quasi in virtu’ di quei momenti forse atipici per un “vero” villain dove piange disperatamente la morte del cognato oppure cerca in un tentativo disperato ed estremo di scagionare la moglie), ma alla fine l’ho anche capito e forse perfino compreso quando ha detto “I liked it. I was good at it”, cosi’, con l’ombra di un sorriso, senza tanti giri di parole, togliendoci finalmente il dubbio che ci perseguitava da 5 anni. Perche’ in fondo anche i fanboy e le fangirl lo sospettavano da sempre che quest’uomo stesse, in buona parte, mentendo a se stesso, e noi, da fedeli spettatori, lo facevamo con lui. E quando finalmente dice la verita’, la cosa incredibile e’ che e’ assolutamente in character e non giunge inaspettata (per alcuni).

      Ecco, per tornare in topic, forse questo mentire a se stesso Saul lo esercitera’ piu’ in seguito, non che ogni tanto non se la sia raccontata anche in questa stagione, ma di solito era sempre tornato nei ranghi e anzi, ci ha pure smenato spessissimo nel farlo.

      Notare fra parentesi come questo sia forse il primo e unico episodio in cui Howard non ci appare piu’ come un damerino bastardo stronzo nemico giurato etc. XD ma anzi, sembri quasi un “alleato” di Saul. Dopo 9 episodi in cui avremmo tempestato la sua foto di freccette come minimo. Ancora, quante serie riescono a ribaltare cosi’ un personaggio da un episodio all’altro?
      Con questa ho finito, giuro xD

       
      • Firpo

        In fondo sia BCS che BB sono serie che parlano delle maschere che indossiamo ogni giorno. Come WW, mediocre professore ligio alla legge fino a quando scopre se stesso nel criminale Heisenberg, che non è la maschera come inizialmente saremmo stati portati a credere, ma il suo vero io.

        Hamlin aveva già l’aspetto dell’avvocato bello biondo e vincente che sta sulle palle a vista, mentre il caro Chuck era il fratello un pò svitato ma buono di cuore che voleva riscattare il fratello.

        Solo alla fine Hamlin si rivela essere solo un tipo “con una scopa in culo”, ma onesto, usato come capro espiatorio da un fratello che non crede in Jimmy e che peggio di tutto ha tramato alle sue spalle perché non ha avuto nemmeno il coraggio di dirglielo.

        Nell’ultimo episodio noi come Jimmy, caduta la maschera, li vediamo finalmente per come sono in realtà.

         
        • Raffa

          Esatto, col senno di poi, e solo adesso che abbiamo visto tutti e 10 gli episodi, ci rendiamo conto che Hamlin e Chuck, in modo diverso, erano quasi “troppo belli per essere veri”: il primo sembrava l’antagonista perfetto, per carita’ non a livelli di un Gus Fring ma comunque un antagonista (lavorativo piu’ che personale… a volte entrambi

           
        • Raffa

          L’altro, Chuck, stramberie a parte era un po’ il “fratellone” che tutti vorremmo avere, il caposaldo, il punto fermo, quello che non ti delude mai… e invece.
          Si’, e’ un po’ lo stesso percorso che hanno fatto con Walt, solo che la’, giustamente, ci hanno messo 5 anni e qui “solo” una stagione… e la serie non e’ ancora finita.
          Saul/Jimmy e’ ancora “work in progress” (come Mike) e ho idea che sia lui che gli altri continueranno a stupirci (come potrebbe essere altrimenti?) e a combinarne delle belle…
          Che dire, noi siamo qui e li aspettiamo a braccia aperte 😀

           
  • Raffa

    Che dire, nonostante anch’io debba ancora metabolizzare questo curioso e atipico season finale, una cosa e’ certa: questo “Breaking Saul” (passatemi l’espressione affettuosa) ci ha convinti, 10 episodi cosi’ perfettamente calibrati fra loro che se provi a toglierne anche solo uno crolla tutto perche’ nessun episodio ha senso senza gli altri (di quanti show lo possiamo dire?), uno show di livello qualitativo altissimo in tutti i comparti (come dite giustamente voi, non c’e’ solo Gilligan), attori in stato di grazia, in particolare Bob Odenkirk bravissimo a mostrarci tutte le piu’ recondite e complesse sfaccettature di Saul/Jimmy, molte delle quali neppure sospettavamo che esistessero (soprattutto il lato da “buon uomo”, poi rispecchiato ironicamente dal suo alter ego truffaldino).

    Piccole parentesi. La scena della “confessione” all’ospizio ha raggiunto livelli di tensione elevatissimi, ok che quello era lo scopo, non so voi ma io ero un fascio di nervi, vi assicuro neanche Tuco nel deserto mi ha fatto un effetto del genere. Sono proprio dei maestri a scrivere scene di questo tipo! Continuavo a chiedermi “ma quando finisce, ma quando finisce” fin dal ripetersi ossessivo e beffardo delle B che turbavano Saul di secondo in secondo… pensate a come stavo messa dopo tutto il pezzo dopo xD

    Guardate solo gli occhi di Bob Odenkirk durante i primi piani in cui, sia pur con rammarico, dice a Marco di dover tornare ad Albuquerque per i vecchietti. Guardate solo i suoi occhi. Magnifico.

    Poi. Si’, e’ vero, a un certo punto la scena con Marco e’ stata un po’ telefonata, pero’ che vi devo dire, per me e’ stata commovente e di impatto e secondo me le ultime parole di Marco (“E’ stata la piu’ bella settimana della mia vita”) hanno avuto non poco effetto sulle decisioni che vediamo prendere a Saul a fine puntata. Si’, Chuck sara’ la vera molla scatenante, ma sono sicura che le ultime parole di Marco hanno dato a Saul un bello scossone.

    Speriamo di non dover aspettare troppo per la seconda stagione.

     
  • Froid

    Ho letto da qualche parte su BCS che “this isn’t a show about a good guy breaking bad, it’s a show about a bad world breaking a good guy”

    In questo senso mi sento di dire che trovo il finale pienamente soddisfacente, quali che fossero le motivazioni di Jimmy per eliminare dalla sua vita la versione “Slippin'” sono andate a decadere dal momento in cui anche suo fratello, la persona da cui più di tutti cercava approvazione, lo ha pugnalato alle spalle.
    Jimmy/Saul mi ricorda molto di più Jesse che un Walter White ed il finale molto badass apre alla seconda stagione con ottime aspettative.

     
    • Firpo

      Anche a me Jimmy ricorda molto più Jesse che Walt, come tipo di personaggio, ma credevo di essere l’unica!
      Io di somiglianze con Walt ne vedo poche….

       
    • SerialFiller

      Daccordissimo sul ragionamento ma una cosa però non torna…Jimmy non decide di divenatare saul dopo la pugnalata del fratello…anzi ma dopo la morte di Marco…

       
      • Raffa

        Anch’io penso che la morte di Marco sia stata determinante. Gia’ c’era stata la mazzata di Chuck, ma si puo’ dire che Marco gli abbia dato la scossa definitiva, morendo dopo aver (ri)vissuto con lui “la settimana piu’ bella della sua vita”. Nel “bene” (il brivido e l’eccitazione dell’illegalita’ e del proibito) e nel male (truffare la gente).

        Comunque ragazzi con quel finale emblematico di 10 secondi e rotti secondo me hanno voluto turlupinarci con simpatia 😀 , ovvero, se ci pensate bene la sequenza finale puo’ voler dire tutto e niente, mi e’ capitato anche in BreBa di prendere fischi per fiaschi e di pensare che un personaggio stesse facendo una cosa e invece poi faceva tutt’altro… credo che qui sia un po’ la stessa cosa.
        Cioe’, non dico che Saul/Jimmy non sia cambiato per niente, anzi, e’ innegabile che “si sia svegliato” (un po’ come accadde a Walt) e che di sicuro adesso qualche liberta’ in piu’ se la concedera’ senza farsi troppi scrupoli, ma credo che siamo ben lontani da un “I’m the one who knocks”. Per come la vedo io almeno… diventare gia’ il criminal lawyer Saul Goodman sarebbe un cambiamento decisamente troppo repentino per quanto abbiamo visto finora, anzi come detto da qualcuno sarebbe anche un po’ una caduta di stile, addirittura in questo episodio si e’ visto Saul che (si’, ancora) si preoccupava per il fratello (o almeno, voleva assicurarsi che avesse tutto cio’ che gli serviva). Non giungiamo a conclusioni affrettate insomma 😉

         
        • Firpo

          Infatti non credo proprio che siamo già di fronte a Saul. O almeno al Saul che conosciamo. Il percorso sarà lungo, ma mi sembra che Jimmy abbia quantomeno chiarito con se stesso cosa non vuole essere. Non vuole essere come Hamlin, Kim o il fratello. Non vuole essere quel tipo di avvocato.

          Marco e quella settimana trascorsa con lui gli ha ricordato inoltre una vita che non ha mai veramente messo da parte.

           
  • Raffa

    Cavoli, gia’ questa serie mi manca. Uno dei rari casi nella vita in cui dici “Ma quando arriva lunedi’??” (Anche se poi di fatto lo vedevamo il martedi’). Era bello arrivare a lunedi’ sapendo che entro il giorno dopo avremmo scaricato una nuova puntata.