Justified – 6×13 The Promise 5


Justified – 6x13 The PromiseIn the deep dark hills of eastern Kentucky

that’s the place where I traced my bloodline

and it’s there I read on a hillside gravestone

you’ll never leave Harlan alive.

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È difficile descrivere esattamente e sinteticamente cos’è (stato) Justified, eppure la voce di Darrell Scott, che si staglia prepotente a metà dell’ultimo episodio dell’ultima stagione della serie firmata da Graham Yost, ci riesce alla perfezione. Forse la storia dell’uomo con il cappello non avrà mai brillato per ascolti da capogiro o premi altisonanti, ma per chi è stato un fedelissimo spettatore il sipario che cala sulla contea di Harlan non può che svettare in cima alla classifica delle serie eccellenti che si chiudono in questa annata seriale.

Raylan & Boyd

Justified – 6x13 The PromiseArrivare all’ultima scena di “The Promise” restituisce la sensazione piena di essere giunti al termine di un lunghissimo viaggio, che è stato sì popolato di moltissimi personaggi, di tante storie e situazioni, ma dove in fondo tutto ha sempre vorticosamente ruotato intorno ai due grandi protagonisti, Raylan Givens e Boyd Crowder. Sarebbe però troppo facile definirli il buono e il cattivo, metterli l’uno di fronte all’altro ad occupare semplicemente i lati opposti di quella sottilissima linea che divide la giustizia dal crimine: i personaggi interpretati da Timothy Olyphant e Walton Goggins sono sempre stati molto di più. Il titolo stesso della serie è l’espressione primaria di questo labile confine, che si gioca totalmente intorno alla “licenza di uccidere” di Raylan, il famoso colpo giustificato che può partire solo come risposta ad un altro. E qui, esattamente in questo solco, si palesa la grande – ed unica – differenza tra il Marshall e il fuorilegge, perché lì dove quest’ultimo sceglie di premere il grilletto, l’altro può solo reagire e, di conseguenza, la scelta lascia il posto all’autodifesa o all’alibi dell’autodifesa. Non esisteva quindi miglior modo di concludere la serie se non mettendoli fisicamente faccia a faccia, ma non come climax ascendente con annessa esplosione finale: la penna e il genio di Yost costruiscono una sequenza centrale da brivido dove le carte in tavola si mescolano e le regole saltano in aria per l’ultima volta.

Harlan County

Justified – 6x13 The PromiseTroppo a lungo i due si sono pensati e voluti diversi, costretti ad essere nemici per imposizione di ruolo, per differenze di prospettive. Quando arriva invece il vero momento della resa dei conti finale, ecco che entrambi lasciano la pistola nella fondina e il colpo non parte; in un certo senso entrambi scelgono, contemporaneamente e per la prima volta simultaneamente, di non fare, di prendere una decisione che parte dagli occhi e non dalle mani. In loro, nelle loro vene, scorrono le caverne sotterranee di Harlan; hanno condiviso il respiro della stessa aria densa ed oscura delle miniere, antri infernali da cui sono usciti salvandosi reciprocamente dalla stessa esplosione per poi percorrere strade diverse, ma ormai visibilmente complementari. Il punto di origine è Harlan, il luogo che li ha generati e formati, e con essa condividevano anche i pericoli del sottosuolo; per loro riemergere e vivere all’esterno coincide esattamente con il viaggio che hanno compiuto finora, convinti molte volte di non essere destinati a vederne la fine.

Justified – 6x13 The PromiseHanno vissuto in nome di una contrapposizione indotta, creata nel corso del tempo, avvenuta perché Raylan non a caso veniva “deportato” da Miami a Lexington. In tutto questo tempo il loro è stato un gioco di rincorse, con annessa volontà di obliare quello che nel passato li aveva invece uniti. Non per niente, il termine della lunga staffetta arriva solo quando Raylan e Boyd prendono davvero (e per sempre) coscienza di quello che sono, di cosa sono sempre stati e non possono smettere di essere: solo quando il Marshall, da uomo di legge, consegna Boyd alla giustizia (in the right way – come dice Art) e quest’ultimo si reinventa predicatore all’interno del penitenziario, i due possono guardarsi davvero negli occhi; solo in quel momento, essendo tornati alla loro natura originaria, Raylan e Boyd sono in grado di ricordare con sincerità l’amicizia che li ha legati da giovani e che, in qualche modo, non li abbandonerà mai. Riconosciuta l’autorità di Harlan County, sono finalmente liberi di poterla lasciare.

Ava Crowder

Justified – 6x13 The PromiseTermine medio tra Raylan e Boyd è sempre stato il personaggio di Joelle Carter, quell’Ava Crowder che ha passato quest’ultima stagione a condividere equamente lo spazio con i protagonisti maschili e facendo sentire tutto il suo peso. Oltre all’interpretazione fenomenale dell’attrice, il grande merito di Ava è stato di uscire dalle dinamiche di dietro le quinte dell’uomo che frequenta/ama ed essere lei artefice delle sue sciagure. Sceglie di immergersi negli accadimenti, di far succedere e far evolvere situazioni, invece di subirle per rimanere fedele accanto a qualcuno: l’unico (ed ultimo) a cui si affida è Zachariah, che tenta di proteggerla fino alla fine e che lei celebra dando lo stesso nome a suo figlio. In giro per il web è facile trovare molti pareri discordanti su questo finale ed in particolare sulla puntata: la scelta sicuramente consapevole e ponderata degli autori è stata di chiudere definitivamente tutte le storie aperte in questa sesta stagione; ma ciò che stupisce di più è l’aver spezzato l’episodio in due parti con un salto temporale di ben quattro anni. Justified non aveva mai fatto una cosa del genere, privilegiando la linearità del racconto rispetto ad un arco temporale più ampio o da manipolare; perciò è inevitabile che la sensazione davanti ad un taglio così netto sia assolutamente straniante.

Justified – 6x13 The PromiseGuardando in profondità, è impossibile non notare come ci siano diversi dettagli troppo facili cui dover credere (Ava che scappa e passa inosservata perché incinta, ad esempio); ma, togliendosi dalla testa la diffidenza verso una mossa un po’ furba e che arriva in colpo di coda proprio alla fine, la reazione più sensata è guardare al quadro completo. Ogni cosa è funzionale per arrivare a completare un ciclo e ciascuna storia viene presentata per dare la misura di ciò che Yost vuole lasciare in eredità: non è mai esistita una vita facile per loro, non esiste la completa felicità e la soddisfazione di avere pienamente quello che si desidera. Se uno di loro avesse ottenuto tutto, sarebbe necessariamente corrisposta la morte dell’altro: Raylan ha la sua Willa ma non Winona a Miami; Boyd piange la finta morte di Ava nel penitenziario di Tremble e la donna può finalmente crescere tranquilla suo figlio in California, ma da sola. Justified trova il suo equilibrio nel compromesso, decidendo che dividere le aspettative senza accontentare fino in fondo nessuna delle sue creature era l’unico e più sensato modo per far lasciare loro Harlan vivi e vegeti. Sul triangolo originario con ogni vetta equidistante dall’altra, il Kentucky ci saluta per sempre.

Justified – 6x13 The PromiseCosa ne sarà di Art, di Rachel, di Loretta, di Wynn Duffy e dei pochi sopravvissuti agli ultimi giorni di Harlan County non viene detto, loro rimangono a quattro anni prima. La serie iniziava con l’uomo col cappello, la ex-cheerleader rimasta in paese e il criminale della zona, e con loro deve finire. Gli altri sono stati dei giganteschi compagni di viaggio, senza i quali troppe dinamiche non sarebbero neanche esistite: il padre-surrogato Art, il nemico per eccellenza, quasi archetipico, Markham, la donna come mantide religiosa Katherine Hale, ma soprattutto il faccia a faccia totalmente western revival con Boon – vera materializzazione del cattivo senza cuore e senza scrupolo, cioè colui che deve necessariamente soccombere e che riesce a ferire il Marshall.

Justified – 6x13 The Promise

A questo punto, molte altre parole si potrebbero scrivere su Justified e sul perché lascerà un immenso vuoto nel panorama televisivo, ma non basterebbero comunque a celebrare degnamente l’esperienza della sua intera visione. Ecco perché il modo (a mio avviso) migliore per concludere anche l’ultima recensione sulla serie di casa FX è unirsi agli stessi ringraziamenti che gli autori hanno fatto al termine della loro lunga collaborazione e dedicarla a chi la storia l’ha pensata per primo – aggiungendo giusto un video in più:

 

Voto Episodio: 9
Voto Stagione: 9
Voto Serie: 9

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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5 commenti su “Justified – 6×13 The Promise

  • SerialFiller

    Bella recensione ma mi aspettavo di più da voi che Justified l’avete amata visceralmente. Voi mi avete insinuato il dubbio che potesse valerne la pena seguirla, voi avete arrichito le mie visioni con le vostre recensioni e voi avete avuto il merito di seguire una serie cosi atipica, cosi poco famosa e mai troppo apprezzata. Avete detto poco ma vi capisco, vi capisco perchè come sempre i dialoghi e le scene di justified dicono tutto e risulta difficile aggiungere qualcosa. Ho letto in rete paragoni al finale di Six feet under per la carica nostalgica, beh non esageriamo SFU ha un finale che ti fa piangere dopo 200 visioni a singhiozzo, questo finale invece ti da un senso di chiusura unico, un senso di tenera sincerità fra i protagonisti e noi spettatori. Justified ci ha fatto sentire complici di tutta la narrazione e ci ha fatto sentire piacevolmente impriogionati in un luogo senza tempo chiamato Harlan.
    Goodbye man with the hat

     
  • D@N!

    Bellissima recensione. Vorrei poter dire la stessa cosa dell’episodio ma purtroppo non ci riesco. Sarà che ho amato Justified alla follia, e quindi le aspettative per questo episodio erano troppo alto, eppure il series finale ma in gran parte deluso. Non critico tanto la scelta del “4 anni dopo” (che comunque non ho apprezzato) ma il suo contenuto. Tutto troppo spiegato, come a voler per forza chiudere tutte le storyline, e risultando quindi eccessivamente forzato. In particolare, la scena in cui Raylan ripercorre le possibili persone che possano aver aiutata Ava a fuggire l’ho trovata assolutamente fuori contesto e non necessaria. Avrei di gran lunga preferito che l’episodio terminasse nel presente, lasciando anche qualcosa di non detto ma restando cmq in linea con lo spirito della serie.

     
  • pallaAlbalzo

    Con Justified ho impiegato un po’ di tempo per apprezzarlo come merita. Ho iniziato a seguire le prime puntate concentrandomi sul personaggio che tutto sovrasta, questo per me sconosciuto Kentucky (anche se la serie è girata in Carolina giusto?). Pian piano ho iniziato a cercare su google maps questa contea di Harlan e la distanza con Lexington: non mi capacitavo di come i personaggi si spostassero in così poco tempo da un luogo all’altro. Con la pagina di maps aperta ho capito che ero mani e piedi dentro Justified, la mia incredulità era perfettamente sospesa e, nonostante il sessismo&machismo della serie, mi trovavo di fronte ad un racconto bello, profondo, ben fatto e ben recitato; che vuoi di più da una serie TV? Ho accettato le stagioni meno riuscite e, come ho letto in una recensione americana, questo finale era proprio quello che non sapevo di volere finchè non l’ho visto. Malinconico, ironico, sfuggente e amaro come la difficile vita di questi personaggi. Mi sembra di aver spiato dalla serratura per 6 anni la vita di persone reali, poi la serratura è stata chiusa e io li immagino continuare a vivere le proprie vite lontane dai miei occhi.

     
  • Andrea

    Sono ancora in lutto… Quanto mi mancherà questa serie, la puntata finale mi ha veramente spiazzato inizialmente, poi però ragionandoci un po’ l’ho apprezzata e forse è stato il finale giusto… Non si può lasciare Harlan vivi, ed è proprio quello che mentalmente/psicologicamente è successo ai 3 nostri protagonisti… Mi è dispiaciuto tantissimo non aver visto per un ultimo saluto Wynn ma il pensiero che sia a surfare alle Fiji mi scalda il cuore, mi mancheranno tantissimo Art e Tim e ho apprezzato moltissimo il saluto finale tra loro e Raylan… Unico appunto, giusto per distruggere tutto il sentimentalismo e romanticismo appena creato, speravo che Boyd riuscisse ad ammazzare Ava… Povero Boyd, cornuto e mazziato, proprio non se lo meritava 😀 ma forse è stato meglio così, lui in fondo in fondo al suo cuore mai avrebbe voluto ammazzarla e vivere il resto della sua vita in carcere pure con i sensi di colpa sarebbe stato troppo anche per un fuorilegge spietato come lui!

     
  • Rinaldo

    Ho iniziato a vedere questa serie praticamente subito dopo il series finale, e sono arrivato alla fine proprio in questo istante….

    Dannazione, che m’ero perso!

    Ne ho viste di serie TV, ma nessuna, davvero nessuna ha il tocco (che non so spiegare nemmeno io, quindi non chiedetemi di cosa stia parlando esattamente) che ha mostrato Justified in tutti i suoi episodi.