Mad Men – 7×11 Time & Life

Mad Men - 7x11 Time & LifeCercare di definire i personaggi di Mad Men prescindendo dall’ambiente lavorativo che li ha plasmati sarebbe un grosso errore: la Sterling Cooper, in tutte le sue evoluzioni e cambi di nome, ha sempre costituito un tassello fondamentale della serie, un pezzo che viene ora dolorosamente rimosso.

Non c’è quindi da stupirsi per la scelta del titolo dell’episodio: il Time-Life Building ha rappresentato la rinascita dell’azienda, la possibilità di ognuno di costruire e decidere un futuro da sé, nonostante i problemi presenti su altri fronti – si pensi solo a Don e alla sua situazione all’inizio della quarta stagione. Tempo e vita, insomma, due nozioni così ampie eppure sempre abbracciate da quello che è un tema imprescindibile affrontato dalla serie, ovvero il lavoro, la carriera, l’autoaffermazione: privare la SC&P della sua libertà significa congelare immediatamente lo spettro d’azione degli individui che l’hanno costruita, e non c’è niente di più doloroso che osservare un tale cambiamento dopo l’occhiata al futuro gettata con “The Forecast”. I due episodi, infatti, – e questa seconda metà di stagione in generale – condividono il fondamentale approccio al tempo e alla sua influenza sui personaggi, sebbene in questo caso il passato assuma un’importanza di gran lunga maggiore.

You never take no for an answer Pete Campbell

Mad Men - 7x11 Time & LifePete Campbell è forse il personaggio che più di tutti lotta per mantenere la situazione così com’è: per lui è inconcepibile accettare il cambiamento e berci sopra, impossibile dichiarare una sconfitta ancor prima di aver combattuto. È lo stesso tipo di sentimento che lo porta a tornare dopo così tanto tempo da Peggy, simbolo inequivocabile della sua vita passata, per avvertirla del pericolo, darle una possibilità di preservare la sua libertà; ed è lo stesso impulso che lo spinge a prendere a pugni l’uomo che rifiuta di accettare suo figlio rompendo una tradizione, senza pensare che è stato lui stesso per primo a spezzare il cerchio. La motivazione, ad una prima occhiata, può essere vista come qualcosa di semplice: la paura del cambiamento spinge alla ricerca delle sicurezze del passato, ad aggrapparsi a quello che ci dà (o ci dava) sicurezza. Ma Pete non è propriamente spaventato dal futuro quanto dalla possibilità di poter fallire, dall’eventualità che, uscendo dalla propria gabbia (come dice lui stesso, “I’ve never worked anywhere else”) possa commettere uno sbaglio in grado di mandare a monte tutti gli sforzi compiuti fino a quel momento.
Eppure basteranno le parole di Jim Hobart, la sua rassicurazione di una vita sicura e di clienti più prestigiosi, a soddisfare i desideri dell’uomo: perché, tutto d’un tratto, Pete smette di lottare? Qual è la ragione che lo porta a dire “for the first time, I feel like whatever happens is supposed to happen”? Dopotutto, se aver tentato qualunque cosa in suo potere (persino Secor Laxatives) non è bastato, forse si tratta non solo di qualcosa di inevitabile, ma anche di positivo. Il passaggio alla McCann segna la fine dell’agenzia per come Pete la conosce, ma dopo le promesse del CEO il futuro, sebbene limitante, non sembra poi così cupo.

We went down swinging Joan Holloway

Mad Men - 7x11 Time & LifeNon è certamente questo il caso di Joan, nonostante tutto ancora vittima dei pregiudizi e del sessismo, dell’incapacità di riconoscere il suo talento, come mostrato dall’incontro in “Severance”. Lo scioglimento della SC&P diventa quasi l’equivalente del bambino che adesso si pente di avere, due componenti della sua vita impossibili da evitare (il contratto vale ancora per quattro anni) e terrificanti nella loro capacità di privare di qualsiasi libertà la donna, ora imprigionata sia nella sfera privata che in quella lavorativa. Solo nell’episodio precedente Joan parlava del “lavoro che aveva sempre voluto”, una posizione conquistata con tanti, troppi sacrifici, attraverso l’impegno e l’autoumiliazione, la tenacia e l’esperienza; ora il suo ruolo di partner viene vanificato in pochi istanti, e la frustrazione non può che essere immensa. Le parole di Hobart, come lei stessa nota, non lasciano dubbi a proposito del futuro della donna: una prospettiva opprimente e senza vie d’uscita, il colpo di grazia se si pensa all’assaggio di libertà sperimentato conoscendo Richard, un uomo così affamato di nuove ed eccitanti esperienze.

No more Sterling Cooper and no more Sterlings Roger Sterling

Mad Men - 7x11 Time & LifePer Roger la fine dell’agenzia assume un peso altrettanto devastante, data l’importanza del suo nome all’interno della SC&P: il passaggio alla McCann implica il dissolversi della sua eredità, quella che l’ha portato in primo luogo a rivestire il ruolo di partner, l’unico ancora in vita con il proprio nome sulla porta. A questo punto, i fallimenti dell’uomo non possono che scorrergli davanti: a partire da Joan, lasciata andare a malincuore, per arrivare a Jane, un errore – come lui stesso dice – poi ripetuto da Don. Ciò che rimane è buttarsi sull’ennesima donna, consapevole di star facendo una follia ma incapace di pensare ad un’altra soluzione, fallendo nel convincersi che questo nuovo cambiamento rappresenti una novità positiva per lui. È sempre Roger, dopotutto, a brindare all’accordo ricordando la morte di Cooper, accomunando istintivamente i due eventi per la loro influenza sulla sua vita, prima segnata dalla dipartita dell’amico e poi distrutta dalla perdita di significato del suo nome, ultimo e unico legame con quello che aveva cercato di costruire in questi anni.

I’m ready to let someone else drive for a while – Ted Chaough

Mad Men - 7x11 Time & LifeIn tutto ciò, comunque, se c’è un personaggio che esce vincitore da tutta la vicenda è proprio Ted Chaough, l’uomo che, fino a non molto tempo prima, aveva manifestato tendenze suicide e la totale mancanza di entusiasmo per la compagnia. Ora Ted è riuscito a costruirsi una vita perfettamente equilibrata, lontana dallo stress del lavoro – in questo senso, la “prigionia” alla McCann non può che essere positiva – e dai problemi riscontrati in precedenza con Peggy; il caso ha portato l’uomo che sembrava arrivato al capolinea ad essere quello più in pace con se stesso e il proprio futuro, la cui unidirezionalità è esattamente quello che stava cercando.  È ironico, in questo senso, il fatto che proprio lui, il pilota, la precedente “nemesi” di Don in quanto a carisma e genialità, decida di farsi da parte, rendendosi conto delle gioie della vita al di fuori del contesto lavorativo; ed è qui che si torna a quella “life not lived” professata da Ken nella premiere di questa stagione, forse da ricercare nell’ambito personale più che in quello professionale.

This is the beginning of something, not the end – Don Draper

Mad Men - 7x11 Time & LifeÈ proprio per questo che, in un contesto comune a tutti, Don si inserisce in maniera così diversa, così unica: è emblematica la sequenza di scene in cui Pete si sfoga tornando da Peggy, Joan chiama Richard e Don viene mostrato da solo, sul divano, a riflettere su come quell’ennesimo fallimento possa essere trasformato in una vittoria. Ted sembra suggerire che la felicità non debba essere ricercata nel lavoro, ma la pubblicità e l’agenzia sono forse l’ultimo appiglio rimasto a Don, seduto in una casa deserta (e non più sua), costretto ad andare a cercare senza successo la donna che gli è rimasta. La risalita dal baratro (come successo nella quarta stagione) può essere aiutata perlomeno temporaneamente dal successo, ma ora che perfino l’identità professionale di Don Draper viene messa in dubbio, di che uomo stiamo parlando? Si tratta chiaramente di una domanda senza risposta e per questo a dir poco agghiacciante, perché ora affermare che tutti i futuri sono possibili sarebbe un errore: le limitazioni della McCann rispecchiano quelle personali del protagonista, mai in grado di trovare la piena soddisfazione personale e ora incapace di definirsi anche dal punto di vista professionale. L’ambiguità del personaggio di Don è sempre stata bilanciata dalla sua sicurezza come pubblicitario, inizialmente perfino amplificata dall’assenza di un contratto; ora che pure questa certezza viene a crollare, cosa rimane di solido? A cosa ci si può aggrappare?

Mad Men - 7x11 Time & LifeL’integrità e il fascino del personaggio, infatti, sono già cominciate a crollare dall’inizio di questa settima stagione, e quel “you are ok” pronunciato da Roger suona tanto come la rassicurazione di un amico quanto come il tentativo di aiutare un uomo quasi alla deriva. È sempre in questa “Time & Life”, dopotutto, che Don si vede passare davanti un folto gruppo di bambini, osservandoli con una struggente nostalgia; ed è sempre in questa puntata che Diane, una costante incognita, scompare dalla sua esistenza, apparsa e svanita quasi come un fantasma, reale praticamente solo per lui. Significativa, inoltre, l’onnipresente inquadratura di Don rimasto da solo in uno spazio vuoto, col cappello in mano, incapace di capire o decidere quale potrebbe essere la prossima mossa per migliorare la situazione attuale; certo è che, nella condizione di adesso, il futuro del protagonista sembra tutt’altro che roseo, inevitabilmente influenzato da quel concatenarsi di eventi che ne hanno minato l’integrità psicologica, emotiva e professionale.

I don’t know because you’re not supposed to know. Or you can’t go on with your life – Peggy Olson

Mad Men - 7x11 Time & LifeIn questo contesto di cambiamenti radicali e ritorno al passato non poteva che rientrare anche il personaggio che più di tutti è stato approfondito oltre a Don, da un certo punto di vista di contorno nelle vicende della fine dell’agenzia ma comunque trattato con una maestria invidiabile: la splendida scena del dialogo tra Peggy e Stan, con “Stranger on the Shore” di sottofondo ed un’incredibile Elizabeth Moss, conclude quella che è una storyline – perfettamente in linea con l’episodio – indirizzata al passato, ai bambini, ai trascorsi che hanno visto la carriera vincere sulla vita familiare. Il dialogo con Pete, in questo senso, non può che fungere da motore dell’intera vicenda, che riesce a svilupparsi richiamando gli eventi delle prime stagioni ma anche trattando un tema comune alla linea narrativa di Joan, ovvero quello della sempre presente discriminazione nei confronti della donna: “she should be able to live the rest of her life just like a man does” dice Peggy, e con ciò riassume una lotta sociale che, nonostante le rivoluzioni degli anni Sessanta, era ancora in corso, vista la difficoltà del genere femminile di affermarsi nelle posizioni e nelle condizioni (in questo caso, l’aborto) meno accettate dal senso comune.

I’ve done it before/We’ve done this before

Mad Men - 7x11 Time & LifeRelegare “Time & Life” al solo sviluppo dei personaggi presentati, comunque, sarebbe un grande errore: i cambiamenti nella SC&P rappresentano quella che è appunto la fine di un’era e l’inizio di un’altra, un passaggio difficile da accettare perfino da chi è sempre vissuto al di fuori dell’epoca corrente – e si parla, ovviamente, di Don Draper. A tal proposito, niente risulta più scioccante dei due casi in cui una prassi già testata come quella del discorso del protagonista viene interrotta o ignorata, privata della sua efficacia, a causa dei cambiamenti presentati nell’episodio: la McCann, dopotutto, ha già preso una decisione, e ha imparato come lasciarsi ingannare dalla retorica dei pubblicitari sia un errore da non commettere; gli impiegati dell’agenzia, dall’altro lato, sono riusciti a conquistare un’indipendenza maggiore, frutto in particolare delle lotte sociali del decennio precedente, in grado di liberare i giovani dall’influenza dei propri padri.
Sarebbe stato facile svolgere la puntata come le sue illustri precedenti, tra cui “Shut the Door. Have a Seat.” e anche la più recente “Waterloo”, ma i cambiamenti arrivati con l’avvento degli anni Settanta non potevano essere ignorati, e il risultato è profondamente diverso. A tal proposito, niente è più emblematico della splendida inquadratura dei cinque partner sul tavolo alla McCann, speculare a quella di “The Phantom” con una sola eccezione: se nel finale della quinta stagione si parlava di speranza e libertà di scelta per il futuro, in questo caso i piani dei protagonisti sono stati completamente bloccati, ingabbiati da una prospettiva tanto sicura quanto impossibile da modificare.

Con “Time & Life”, insomma, il passaggio da una fase storica all’altra si ripercuote con prepotenza sui protagonisti, portando la riflessione sul tempo a concentrarsi su quello che è già accaduto. Matthew Weiner è riuscito a confezionare l’ennesima perla, innescando un processo di disgregazione – e si parla del protagonista in particolare – che lascia senza fiato, incapaci di immaginare quale potrebbe essere il futuro riservato ad un ormai devastato Don Draper.

Voto: 9 ½

 

Pietro Franchi

"Nobody exists on purpose, nobody belongs anywhere, everybody's gonna die. Come watch TV?"

4 Risposte

  1. Teresa scrive:

    forse questo è stato l’episodio che mi è piaciuto di meno, da quando è ripresa la settima stagione. Ma è comunque un episodio molto bello. E’ che io preferisco Mad men quando è più onirico e suggestivo, e in questo episodio non c’è spazio per questo, perché accadono molte cose. Cose importanti, certo, quindi era un episodio necessario.
    Insomma Don pian piano viene spogliato di tutto, fino a restare solo davanti a se stesso, la cosa che ha sempre cercato di evitare. Devo dire che mi sta salendo una certa ansia per il finale.

    P.S. giusto un’annotazione: io non credo che Joan si penta di avere un figlio. Si sente limitata, questo sì, ma è diverso.

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Figurati invece che a me è quello che è piaciuto di più :) adoro anch’io gli episodi “onirici” di Mad Men, ma quelli più concreti riescono a coinvolgermi in un modo a dir poco unico: è per questo che Waterloo, che unisce perfettamente le due cose, è forse il mio episodio preferito della serie.

       
  2. Geovanni scrive:

    E’ stato uno di quegli episodi in cui ho pensato: vorrei che Mad Men potesse durare per sempre. Complimenti per le recensioni, eccellenti e puntuali in ogni passaggio della puntata. Ciò che ho sempre adorato di MM é questa estrema indagine dei personaggi e di molti di quelli che appaiono, tanto da domandarmi che fine avessero fatto i vari Bob Benson, i Sal Romano… una curiosità che rimarrà sicuramente finita la serie.
    Sto iniziando a rispettare perfino Pete, e non sono l’unico, credo.
    E Don? What about Don?
    Continuate così, gran lavoro.

     
  3. Gianni scrive:

    Recensione senza tempo, molto bella.
    Anche a me è piaciuta la puntata, e non poco.

    Sto vivendo ogni puntata come se fosse l’ultima e, a pensarci bene, non mi interessa più di tanto il finale, perché so che non ce ne sarà uno, inteso come definitivo.
    Mad Men è infatti l’unica (?) serie dove non c’è continuità temporale tra una puntata e l’altra, a volte passano giorni, a volte settimane, eppure riesce a mantenere una continuità di sviluppo solidissima (pensate ad esempio al matrimonio di Don con Megan che non ci hanno mai fatto vedere, fortunatamente o, per rimanere all’ultima stagione, alla separazione di Ted).

    L’unica certezza è che non ci sarà un vero finale, ma un lacerante (per noi) addio!

    Non mi stupirei/dispiacerebbe che in queste ultime puntate non facciano una comparsata vecchi personaggi: tra l’altro Mad Men è, anche qui, l’unica serie che può permettersi ritorni che durano un solo episodio (Maggie Siff e Michael Gladis su tutti)

     

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