The Americans – 3×13 March 8, 1983

The Americans - 3x13 March 8, 1983La pazienza con cui The Americans ha ricamato quest’anno la sua tela, procedendo di dettaglio in dettaglio, trova la sua piena realizzazione in un finale che chiude il tema di questa stagione e ne apre un altro ben più inquietante.

Ciò che gli autori di The Americans hanno dimostrato di avere in questi tre anni è la capacità di costruire dei finali che, pur senza azione, riuscissero a dare una piena e soddisfacente conclusione a tutti gli archi narrativi raccontati nel corso della stagione, rivelando infine un piano generale attentamente architettato fin dalle sue primissime basi. Questo episodio non è da meno: passo dopo passo, puntata dopo puntata, si è andata a costruire una sottilissima tensione a cui alla fine per esplodere è bastata una sola sequenza finale, la quale riassume in essa il senso di tutto un percorso e apre allo stesso tempo a nuovi scenari per tutti i personaggi.

Was it worth it?

The Americans - 3x13 March 8, 1983Fin dalla prima stagione, Philip ci è sempre stato presentato come il personaggio più incerto riguardo la sua missione, o sarebbe meglio dire la sua vocazione. In particolare, il suo percorso in questa stagione è stato un continuo avvicendarsi di eventi che hanno messo a durissima prova il suo credo: il sacrificio di Annelise, la relazione con Kimmy, la terribile crisi di Martha e, non ultimo, la confessione della sua vera identità alla figlia. Era dunque scontato che, ad un certo punto, il personaggio implodesse, scoprendosi incapace di connettersi con le persone che lo circondano e che non riescono, al contrario di lui, a vedere il terreno della propria individualità sgretolarsi sotto i loro piedi. Se, però, loro perdono di vista le cose importanti, accecati (come accadrà sul finale a Elizabeth) dal greater good che pensano di perseguire, Philip invece no; nonostante provi a cercare le giuste motivazioni per ciò che fa, alla fine non può che ammettere: “I feel shit all the time“. Viene da sé che l’unico sfogo per lui potrà essere rappresentato in futuro da una (quasi) sconosciuta, una Sandra (che finalmente potrebbe far valere il finora ingiustificato status di regular della serie), con la quale condivide una solitudine che Elizabeth non sembra riuscire più né a colmare, né a capire.

Grow up!

The Americans - 3x13 March 8, 1983La figura di Philip è del resto sovrapposta in questo episodio a quella di Stan, un altro personaggio caratterizzato dal voler riaffermare il proprio io su quel Super-Io rappresentato dall’ideologia. Entrambi, infatti, hanno in comune una sequenza in cui devono fare i conti con la reazione violenta dei propri superiori, Gaad da un lato, Gabriel dall’altro. Sotto accusa per aver anteposto i propri capricci rispetto al bene della loro “famiglia”, tutti e due incassano lo sfogo di coloro che non sono semplicemente i loro capi, ma che assurgono allo status simbolico di “padri” che rimproverano i figli per le loro ribellioni adolescenziali, a tal punto da fare sembrare le loro prediche simili più a delle genitoriali “ramanzine” (“Why would I be stupid enough to trust you again, Stan?“). Se tra l’altro finora la crisi coniugale dei Beeman si contrapponeva alla forza di coesione dei Jennings, per la prima volta i due nuclei sembrano farsi uno specchio dell’altro, con Stan e Sandra che si dividono i propri beni, presagio di una totale disconnessione che sul finale coglierà anche Philip ed Elizabeth.

She’s tough. She had to be.

The Americans - 3x13 March 8, 1983Del resto, il tema della stagione era proprio il rapporto genitori-figli, e questo non può prescindere da un approfondimento del legame tra i due protagonisti e la loro madre-patria, reso ancora più esplicito dall’agognato incontro di Elizabeth con sua madre. Nella scena forse migliore dell’episodio, tre generazioni di donne si incontrano, ma soprattutto si incontrano due anime della Storia, la Russia della madre di Elizabeth e l’America di Paige, tenute per mano da una donna che le rappresenta entrambe ed è per questo costretta a vivere dentro di sé e sul proprio corpo un conflitto devastante. Al contrario di Philip, Elizabeth non riesce ad accettare la propria individualità e nemmeno la sua dualità, alla quale risponde con la forza della propria ideologia. Incapace di vedere “realmente” la sofferenza in Paige, così come in suo marito, non può che rivolgersi alla Storia e al suo cinismo per affermare se stessa.

Everybody lies, Paige, it’s part of life.

The Americans - 3x13 March 8, 1983La terza stagione di The Americans ci ha però soprattutto fatto scoprire un personaggio, quello di Paige (e una bravissima Holly Taylor a interpretarla), che, da ragazzina riflesso delle problematiche coniugali dei genitori, è progressivamente diventato uno dei protagonisti cruciali dell’intera serie. La sua storyline non ha solo parlato dei “Second Generation Illegals”, ma anche del più intimo svezzamento di un’adolescente alla vita adulta, del momento in cui, in una famiglia, la realtà per i figli assume in modo scioccante contorni e forme totalmente differenti. Rispetto a Hans, l’allievo di Elizabeth, che ha formato la propria identità adulta rivolgendosi anche lui ai dettami dell’ideologia, Paige segue invece il percorso di crisi del padre nell’incapacità di accettare una situazione simile. Da qui deriva l’impossibilità di una vera convergenza tra lei e la madre, sempre più sola (e spaventata) nelle sue battaglie.

You will never have to do anything like that.

The Americans - 3x13 March 8, 1983Il risultato non può che essere l’implosione, la separazione totale tra i membri della famiglia: Henry trascurato da tutti, Philip in preda ai suoi dubbi, Elizabeth coinvolta nelle vicende storiche, Paige in crisi personale. L’episodio, però, getta anche un’ombra oscura sulle cose che verranno e lo fa in due specifiche sequenze, che si collocano esattamente a metà puntata, come a fare da spartiacque tra la fine di un arco e l’inizio di uno nuovo. Nella scena in cui Philip deve inscenare il suicidio del collega di Martha, tante sono le cose che richiamano la sua situazione, dai giocattoli che sembrano far riferimento a Henry, a quelle parole, “I had no choice… I’m sorry“, che sembrano uscite dalla sua bocca e dalla consapevolezza di non avere una via d’uscita dalla sofferenza che lo imprigiona. Allo stesso modo, le parole cariche di una sottile incertezza che Elizabeth usa con la figlia, per rassicurarla sul fatto che non dovrà mai vivere quell’abbandono che lei ha invece subito con la madre, sembrano presagire già un’impossibile conciliazione tra le due e, forse, una possibile futura separazione.

It’s about everything. Learning how to be open. Really knowing yourself. Someone really knowing you.

The Americans - 3x13 March 8, 1983Così, se Elizabeth trova nei suoi saldi principi la forza di andare avanti, Philip riscopre il proprio corpo e le proprie emozioni, la sua identità dietro alle costruzioni mentali e sociali che lo intrappolano. Ecco che dunque la famiglia diventa l'”Evil Empire” pronunciato da Reagan, non più un rifugio, ma una gabbia di menzogne, un covo di bugie che si apre di fronte all’innocenza di Paige, la quale fino a quel momento aveva idealizzato quel nucleo, scoprendo con enorme sofferenza la realtà adulta che vi si cela dietro. Sono tutti temi che ci portiamo fin dalla prima stagione, ma che esplodono raggiungendo il loro apice proprio adesso. Nonostante tutti gli sforzi, Elizabeth e Philip non potevano che arrivare a questa totale reciproca disconnessione, certificata dall’inquadratura finale con Philip sullo sfondo e sfocato rispetto ad una Elizabeth interamente focalizzata sulla Storia.

They’re liars and they’re trying to turn me into one. They’re not who they say they are… They’re not Americans.

The Americans - 3x13 March 8, 1983Termina così un’altra ottima stagione di The Americans, ormai una certezza più che una conferma, anche se forse meno solida rispetto alle passate annate e soprattutto meno coesa nell’intreccio di tutte le sue storyline. Nel finale si è sentita del resto la mancanza di alcuni elementi che necessitavano perlomeno una citazione, come la vicenda di Kimmy e soprattutto quella di Martha, che sicuramente avrebbe meritato più screentime di una Nina il cui percorso un po’ sfilacciato di quest’anno termina ad un punto morto, senza una risoluzione e lasciando in sospeso un arco narrativo rivelatosi abbastanza spento.

In una situazione difficile per lo show, rinnovato nonostante ascolti terribili che hanno toccato anche lo 0.2 di ratings, davvero è impossibile capire se siamo giunti al capitolo finale o no (gli showrunner parlavano di un ideale piano di cinque stagioni per la serie). Certo è che, dietro la sua veste di spy-story, The Americans si conferma essere uno dei family-drama meglio scritti di sempre. Uno dei due showrunner, Joel Fields, in un’intervista non ha voluto rilasciare anticipazioni sulla prossima stagione, eccetto che, dopo aver affrontato il tema del matrimonio, della famiglia, e quest’anno dei figli, lo show si calerà nel suo capitolo più cupo, andando a toccare forse la più difficile tematica a sfondo familiare, ovvero “la Crisi”.

Voto: 9+
Voto Stagione: 8,5

 

 

7 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Bellissima recensione, concordo su tutto quanto.
    Un finale bellissimo, pacato, introspettivo, perfettamente in linea con lo stile di The Americans, che ha visto una stagione meno coesa ma a mio avviso più potente della precedente. Le storyline secondarie si sono un po’ perse via, è vero, se si pensa a Kimmy, Nina e la sottotrama con Maurice e la Northrop, ma la linea narrativa principale è riuscita a guadagnare una potenza ed una profondità per me uniche, culminate in quelle scene di “Stingers” che mi danno i brividi solo a pensarci.
    The Americans, insomma, si conferma una delle serie migliori degli ultimi anni e, come dici tu, uno dei family drama più riusciti di sempre; se la prossima stagione fosse davvero l’ultima, sono sicuro che ne vedremo delle belle.

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Ottima recensione Diego.
    Questa conclusione è stata strana, che per lunga parte non sembrava affatto un season finale, pieno di scene di cui in genere si dovrebbero e vorrebbero vedere le conseguenza e che in questo caso sono abortite e/o rimandate alla prossima stagione.
    Tutto però si riprende nel finale, con quegli ultimi dieci minuti davvero incredibili dal punto di vista dell’intensità e della precisione della scrittura.
    Concordo sul fatto che si tratta di una stagione meno riuscita della precedente e forse anche di quella d’esordio. Probabilmente ci sono stati i picchi più alti di sempre (penso a questo finale e alla scena del dente), ma complessivamente la gestione narrativa ha avuto dei problemi che per una serie così raffinata per me non sono piccoli problemi.
    Quello che era successo con Martha nello scorso episodio non può essere lasciato in sospeso, così come tutta la vicenda legata a Kimmy. Senza contare che il lavoro su Stan e Nina quest’anno è stato davvero troppo altalenante, con Nina che spesso è apparsa più un tappabuchi da utilizzare alla bisogna che un personaggio davvero centrale (a differenza che in passato). Poi Stan è una figura che avrebbe delle potenzialità enormi, specie nel rapporto con i Jennings e con i loro film e il suo utilizzo in questa stagione poteva essere diverso. Personalmente non ho gradito neanche la svolta finale che vede l’avvicinamento tra Philip e Sandra, mi è sembrata una cosa troppo improvvisa e quasi esclusivamente strumentale per dire qualcosa sulla personalità di Philip (lavoro che fa benissimo).
    Insomma, una stagione che dal lato dei Jennings, della famiglia, dei figli e soprattutto di Paige ha lavorato benissimo, molto meno invece su altri fronti narrativi che avrebbero meritato un lavoro un po’ più raffinato.
    Nonostante questo, ce ne fossero di serie così e speriamo che riescano ad arrivare fino alla quinta stagione come programmato.

     
  3. Travolta scrive:

    Della bellissima recensione mi ha lasciato di sasso quel “nonostante ascolti terribili che hanno toccato anche lo 0.2 di ratings ” .Non riesco davvero a capire.
    Per me The Americans e’ splendida e personalemente non ho trovato questa terza serie inferiore alla seconda. Speriamo che quei dati di ascolto non vadano a penalizzare il cammino della serie e che la durata sia quella che gli autori avevano pensato sin dall’inzio.

     
  4. Matteo Re scrive:

    Bellissima recensione!Una puntata a mio modo di vedere un filino lento per essere un season finale ma con gli ultimi 10 minuti ad altissima intensità!Incredibile come una serie del genere abbia a difficoltà a af avere ascolti accettabili!piccola nota negativa la mancanza di una spiegazione sulla situazione di martha che pero’ verrà ampiamente sviluppata nella prossima stagione!per il resto mi cominciano a sorgere dubbi sull’identità del pastore Tim…potrebbero esserci sorprese!

     
    • Travolta scrive:

      “per il resto mi cominciano a sorgere dubbi sull’identità del pastore Tim…potrebbero esserci sorprese! ”

      Povera Paige …erano terribili questi comunisti :-) Non gli bastava mangiaseli i bambini :-) . Scherzi a parte in effetti mi hai messo una bella pulce nell’orecchio.

       
      • Matteo Re scrive:

        Quando Paige chiama non risponde mai lui ma glielo passano sempre…(come martha quando chiama Philip) l’avvicinamento alla chiesa avvenne quando stava andando a trovare la finta zia helen…qualche dubbio mi viene!

         
  5. Dave28 scrive:

    Ottima recensione e gran finale di una serie sicuramente più statica delle altre ma altrettanto carica di grandi emozioni. Personalmente mi aspettavo una gran svolta, una Paige sempre più simile alla madre che si sarebbe forse arruolata e invece …niente. Niente per la maggior parte della stagione, le solite storie parallele che si intrecciano e conducono a punti morti ( forse ? ) , l’ordinaria amministrazione , l’ acquisizione di informazioni delicate, i soliti travestimenti, una Paige sempre più sospettosa e sempre più distaccata dalla famiglia ( il distacco totale è forse raffigurato dalla scena delbattesimo) e Phil ed Elizabeth che hanno l’incombenza di informare la figlia sulla loro vera identità ma che poi scadono forse nella routine , stabilizzandosi , rimandando al futuro.Philip le regala il vestito per la cerimonia ( un colpo basso ad elizabeth) e quest’ultima che promette a Gabriel diportare avanti la sua missione con la figlia, e alla fine è proprio la stessa che spiazza i 2 chiedendo la semplice e pura verità. Paige è sempre stata raffigurata come molto più matura di quella che è ( alla fine cos’ha 15/16 anni ? )è in piena crisi adolescenziale , ha trovato la fede, gli amici della parrocchia che la amano e sostituiscono il traballante nucleo famigliare, Philip aveva pienamente ragione nell’affermare che non era pronta all’affrontare la verità e questa stagione ne è stata la dimostrazione. La poverina in sole 3 puntate ha assorbito più copi bassi di chiunque altro, inoltre affronta un viaggio ( una secchiata di acqua fredda) in russia; che le è stata raffigurata dalla scuola , dalla tv come la patria del “male” , il nemico per eccellenza degli USA ; la terra che ha da poco scoperto essere la sua vera madrepatria. Paige non sa più chi è e cosa vuole, la parrocchia era solo un modo di stare in compagnia ( “pregare non ha funzionato ” dice al telefono al reverendo ) la madre non sa darle risposte perché anche essa è bloccata, fa promesse , ma poi dice alla figlia che tutti mentono , lasciandola ancora più perplessa e fragile. La telefonata al pastore Tim è la prova che Paige è solo una ragazzina spaventata dalla famiglia e dalla realtà , aggrappandosi al telefono spera di essere aiutata dal suo secondo padre , il reverendo Tim , ormai personaggio fondamentale.
    La devozione alla causa di Phil invece è ormai agli sgoccioli , ha capito che Elizabeth non lo capisce , non lo ha mai capito, la sua maniera di ragionare è totalmente diversa dalla sua, e si ha la chiusura di un circolo, Si ritorna all’ episodio “pilot” della prima stagione. Elizabeth che come un treno punta alla destinazione finale nonostante tutto ( sempre più fragile però) , Philip che invece non crede più in quello che fa è come la figlia in un periodo di crollo, i suoi infiniti tentativi per entrare in completa sintonia con Elizabeth si sono rivelati vani, lei è fatta così e forse lui l’ha completamente accettato. La quarta stagione quindi aprirà forse un varco irreparabile nel nucleo famigliare , Philip forse tenterà di consegnarsi all’ ormai amico Stan, magari portando con se Paige , oppure la famiglia completa finirà in un buco nero.
    Che dire… bel lavoro, grandissima Holly Tailor, un Matthew Rhys sempre più magistrale e un mood sempre più dark, cupo , malinconico. E’ un dramma famigliare , come è gia stato detto, e come è giusto che sia è cinico, è la pura verità. E’ la storia di una famiglia creata da menzogne per un preciso scopo bellico, che si sta sgretolando episodio dopo episodio. Spero che non tronchino la stagione a causa degli ascolti bassi, e spero anche che non arrivino con idee strampalate per compiacere il pubblico americano medio , che non riesce a capire (senza offesa per gli americani medi ), questa serie molto più “europea” che a stelle e strisce. Teniamo incrociatele dita e buona fortuna ad una delle serie meglio riuscite da qualche anno a questa parte.

     

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