The Good Wife – 6×18/19 Loser Edit & Winning Ugly

The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglyDopo molte puntate in cui sembrava che The Good Wife fosse incastrata in una fase di stallo, tra l’assenza dei bellissimi casi legali cui ci ha abituato nel corso degli anni e la fase politica di Alicia Florrick, arriviamo ad una coppia di episodi in cui tutto si ribalta: ogni cosa giunge ad un punto di cambiamento, che fosse previsto o meno.

Se “Loser Edit” all’inizio sembra limitarsi a ripresentare l’ennesimo ostacolo per Saint Alicia, con la faccenda tutt’altro che risolta delle mail hackerate, è solo con la conclusione della puntata che capiamo quanto invece i King ci abbiano volutamente portato fuori strada. Questo diciottesimo episodio è esattamente quello della rottura, quello che funge da chiave di volta e che dà il via ad un effetto domino (che esplode in tutta la sua potenza in “Winning Ugly”) dalle conseguenze catastrofiche per la carriera politica della nostra protagonista.

I can’t just say this stuff about Will, because it wasn’t true.

The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglyCon la graditissima presenza di Lily Rabe (American Horror Story) nei panni di Petra Moritz, i King decidono dunque di mettere in difficoltà la neoeletta Alicia Florrick raccogliendo, grazie all’opera degli hacker nello scorso episodio, la pesantissima eredità di un segreto mai davvero svelato, ossia la relazione tra la donna e Will. Ma ciò che questa puntata mostra maggiormente, mentre si impegna a illuderci che il magic trio Alicia-Eli-Peter possa davvero scamparla, è l’ambiente marcio dell’informazione: giornalisti che, in preda alla loro soggettività più che ad una reale esigenza di comunicazione, fanno il buono e il cattivo tempo attraverso una retorica capace di colpire allo stomaco il pubblico e di trascinarlo, senza alcuna fatica, da una parte o dall’altra. Basti pensare alla significativa scelta di porre l’immagine di Alicia a colori su uno sfondo in bianco e nero per poi fare l’esatto opposto all’occorrenza: metodi di bassa lega, persino scontati, e che comunque – lo sappiamo benissimo – vengono utilizzati costantemente per esaltare o affossare qualcuno.

The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglyCiò che emerge dunque da questo episodio è un giornalismo che si divide tra manipolatori e deficienti (Ted Willoughby) intervallati da personalità pressoché anonime (Kim Masters), e un’Alicia che si piega, pur di salvarsi, mentendo esattamente su quella relazione a lei così cara: non un bel quadro, certo, ma sarà la politica a non cavarsela molto meglio nell’episodio successivo.
A farsi spazio tra le pieghe della narrazione, che comincia a mostrare un certo livello adrenalinico, troviamo infine una nuova complicità tra Alicia e Peter: con la speranza che non sia un modo per reintrodurre una relazione tra i due, bensì un tentativo di appianare delle divergenze che sul piano narrativo possono alla lunga stancare, ci limitiamo ad osservare come l’eleganza di scrittura e il sottile humour, da sempre cifra stilistica di The Good Wife, risultino anche in questo caso perfettamente dosati e realistici.

Anche alla Florrick, Agos & Lockhart gli eventi cominciano a prendere una piega negativa, benché ampiamente prevista: la scoperta dei metadati falsificati per il processo di Cary era una bomba ad orologeria che prima o poi doveva esplodere, ma spiace che si sia scelto di far accadere tutto insieme (per lo studio e per Alicia) negli stessi episodi, quando forse una migliore gestione delle storyline ci avrebbe evitato puntate vuote prima e pienissime ora.
The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglyInfine, a completare un episodio fin troppo concentrato su questioni “altre”, ecco che torna un po’ di ambiente legal con una strepitosa Diane al servizio di Reese Dipple. Eccezion fatta per le scenette intermedie ambientate in pasticcerie inesistenti di vari stati (un escamotage visivo che lascia indifferenti nella migliore delle ipotesi), il caso risulta tanto interessante nelle sue premesse quanto nelle conseguenze. Se infatti la scelta di operare tra “due libertà in conflitto” (quella religiosa e quella dell’orientamento sessuale) mette in scena una questione altamente dibattuta nella nostra contemporaneità, la conclusione di Diane sulla legge, che si basa sempre su elementi personali, riporta in The Good Wife quel genere di riflessione, a metà tra il tribunale e la vita, che è sempre stata simbolo di questa serie.

Si tratta di una puntata apparentemente normale, in cui solo alla fine comprendiamo quale polverone stia per sollevarsi con l’insinuazione delle elezioni truccate; di certo, però, nessuno avrebbe potuto prevedere gli sviluppi della puntata 19, di cui questa “Loser Edit” costituisce un importantissimo prologo.

Your problem can be summed up in three words: two-thirds majority.
Be a good Democrat, step down now.

“Winning Ugly” è un episodio densissimo, fin troppo: la scelta di presentare l’esplosione di entrambi i casi aperti nella puntata precedente – la questione Kalinda e quella della frode elettorale – ha il pregio di mettere in scena quaranta minuti di alta tensione, ma ha al contempo l’enorme difetto di far sbiadire per comparazione gran parte degli episodi che ci sono stati dalla midseason premiere in poi. Il punto è sempre quello: perché concentrare tutti gli eventi più devastanti in un unico blocco, quello di fine stagione, rinunciando ad uno sviluppo più omogeneo, che certo non avrebbe precluso colpi di scena come quello di questa puntata?
The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglyNe trae vantaggio di sicuro un certo parallelismo, che vede il gruppo legale capitanato da Finn Polmar presentarsi davanti alla Commissione Etica negli stessi momenti in cui Alicia fronteggia quella Elettorale. A parte questo, tuttavia, una divisione delle due storyline avrebbe certamente favorito entrambe le sezioni, soprattutto quella di Cary, Diane e Kalinda, che, nonostante gli sforzi, non riesce ad andare oltre un certo sentore di ridondanza, peraltro sottolineato anche da alcune battute di dialogo – “There’ve been more remakes of this case than Spider-Man”, ma anche “And here we are, back again. Right at the beginning” di Diane. La scelta di Cary di intervenire per salvare Kalinda, inoltre, risulta parecchio contraddittoria: per quanto la gratitudine sia un sentimento nobile, lascia perplessi l’idea che si sia convinto in così poco tempo quando nemmeno una condanna al carcere l’aveva spostato di un millimetro dalla granitica decisione di non testimoniare contro Bishop. Vedremo, ad ogni modo, dove porteranno gli sviluppi di questa vicenda.

The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglySul versante delle elezioni, invece, si decide di giocare pesante e ne emerge un quadro terribile del partito democratico e, più in generale, della politica interna ai partiti stessi. Non sono più le frodi, e dunque le battaglie tra diversi schieramenti, ad occupare il centro della corruzione narrata: è il tradimento interno, è il sacrificio richiesto per un supposto “bene comune” che è in realtà figlio della frode stessa – il microchip è stato infatti inserito nelle macchine per far rieleggere il senatore Tilden e mantenere dunque i due terzi del senato. Il modo di dire inglese “to take one for the team” assume qui contorni coercitivi e nient’affatto condivisi: il sacrificio richiesto ad Alicia e il tradimento perpetrato davanti ai suoi – e ai nostri – occhi da parte di Landau e soprattutto di Spencer Randolph (un Ron Rifkin come sempre capace di grandissime interpretazioni sul filo dell’ambiguità) diventano simbolo di un potere più grande di tutti, persino degli eterni salvatori Peter ed Eli. Davanti a questo genere di corruzione, che arriva da chi dovrebbe supportare e spalleggiare, non esistono più le soddisfazioni delle piccole glorie, come aver incastrato Nolan con una registrazione: rimangono solo rabbia e disperazione, perfettamente rappresentati da un’ottima Julianna Margulies che in questa puntata dà davvero il meglio di sé.

The Good Wife - 6x18/19 Loser Edit & Winning UglyCosa rimane, però, a livello narrativo? Dobbiamo davvero pensare che tutto questo viaggio nella politica, lungo ben 19 puntate, debba concludersi qui, come una sfortunata parentesi sfumata ancor prima di vederne l’attuazione? Qui il giudizio risulta chiaramente sospeso, non sapendo quali sorprese potranno riservarci i King per i prossimi episodi; rimane il fatto che se la storyline in questione, che non sempre è emersa in modo riuscito, dovesse rivelarsi persino inutile, questo rappresenterebbe un deciso passo indietro nella scrittura della serie. Ci si augura, ovviamente, che non sia così.

“Loser Edit” e “Winning Ugly” sono quindi due episodi di intensità diverse che tuttavia presentano pregi e difetti simili: si ravvisano certamente dei passi in avanti rispetto ad alcuni degli scorsi episodi, ma non ci si può non interrogare sull’esigenza di racchiudere tutto questo in soli ottanta minuti totali. Ciononostante, la scrittura e la finezza della critica (contro un certo giornalismo e una certa politica) sono lì a ricordarci, come sempre, le grandi abilità di questa serie: ora non possiamo che sperare nella buona riuscita delle ultime puntate e nella capacità di The Good Wife di stupire come ha saputo fare in molte occasioni.

Voto 6×18: 7+
Voto 6×19: 7/8

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Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

2 Risposte

  1. eleonora scrive:

    L’ultimo episodio è stata una ” bomba ” !!!
    Non mi è spiaciuto il fatto che abbiano trattato nello stesso episodio il caso della prova alterata e dell’elezione di Alicia.
    Imho, ha messo in evidenza come 2 donne del calibro di Diane e Alicia possano essere stritolate dal sistema.
    Mi viene da chiedermi se i King siano Repubblicani oppure dei Democratici incavolati ! E il tradimento perpetuato a danno di Alicia , mi fa presumere che i King ci riserveranno qualche altra sorpresa. Non voglio pensare che tutto finisca così.
    Ho votato 9 ma mi riferito al secondo episodio.

     
  2. Genio in bottiglia scrive:

    La cosa più interessante di questa sesta stagione è vedere dove ci condurrà. Perché Tgw non è come Suits, qui la parte strettamente legal è da sempre stata il vero valore aggiunto. E Alicia non più avvocato significherebbe allontanare la serie dal canovaccio che l’ha resa grande verso un sentiero ignoto. Per questo mi aveva sorpreso la sua vittoria. Per questo non mi sorprendono gli ultimi accadimenti. Se finirà con lei che lascia travolta dallo scandalo, e con i King che si saranno presi un’intera stagione per mostrarci lo schifo della politica, tutto sommato sarà una delusione. Ma, conoscendo gli alti livelli di questa serie, non ci metto la mano sul fuoco …

     

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