Brooklyn Nine-Nine – Stagione 2 1


Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2In un panorama comedy ormai pieno di sperimentazioni, format innovativi e mix tra generi, trovare qualcosa che riesca a risultare classico pur senza sfociare nel vecchio non è per niente facile: Brooklyn Nine-Nine non può che porsi come l’alternativa migliore, e questa seconda stagione lo dimostra pienamente.

La creatura di Goor e Schur, dopotutto, rappresenta l’ultimo baluardo di una struttura che è ormai stata abbandonata, ma che continua ad offrire, se affrontata con il giusto approccio, dei grandi risultati. Non è facile mantenere un certo ritmo per più di una ventina di episodi per stagione, ma il 99esimo distretto di polizia di New York è riuscito a divertire ogni settimana scavando a fondo nelle relazioni tra i suoi personaggi, aiutati da uno dei cast più affiatati della televisione odierna.

Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2Se la prima annata aveva il compito di unire i vari protagonisti rafforzando spesso la coesione del gruppo, in quella successiva (nella seconda metà in particolare) si è scelto di spostare l’attenzione verso l’evoluzione dei singoli e delle connessioni più intime che li caratterizzano: il risultato è stata una costruzione degli episodi più frammentata, ma non per questo poco riuscita. Si tratta di un approccio diverso, più rischioso e forse meno efficace di quello corale utilizzato in precedenza, ma non si può certo dire che non abbia dato i suoi frutti: alla fine della stagione il quadro generale è rafforzato dall’introspezione dedicata ad ogni personaggio, conferendo all’insieme una marcia in più. Ed è forse per questo che l’addio di Holt risulta più efficace che mai in tal contesto, vista la sua gestione perfettamente studiata durante questa seconda annata e il legame che è riuscito a costruire con ogni singolo sottoposto; della scelta in sé se ne parlerà più avanti, ma non si può negare che il percorso che l’ha preceduta sia stato tanto canonico quanto ben costruito.

Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2In ogni caso, è chiaro che il lavoro più approfondito è stato fatto su quello che si è confermato essere il vero protagonista dello show, ovvero Jake Peralta: l’accenno ad una sua relazione con Amy nella prima stagione era servito a farlo evolvere in maniera soddisfacente, ma in questa annata, prima che tale legame venisse ripreso e rafforzato sul finale, il lavoro è stato molto più costante. Gli episodi che vedono un suo approfondimento sono tra i migliori della stagione, non solo perché il personaggio vede sempre una parziale evoluzione, ma anche perché alla sempre fresca comicità della serie viene affiancato un leggero velo di malinconia – senza dubbio ereditata, anche se con minor efficacia, dalla serie madre – che non guasta mai. Si pensi, infatti, a “Captain Peralta”, una puntata tanto prevedibile nello svolgimento quanto efficace dal punto di vista della messa in scena, capace di approfondire il rapporto di Jake con il padre; oppure a “The Defense Rests”, in cui il tentativo di tenere unita la sua relazione con Sophia porta ad una serie di situazioni esilaranti, complici le presenze in scena del solito fenomenale Terry Crews e di Chris Parnell come guest star.

Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2Quella che era e rimane la vera forza dello show, comunque, continua ad essere la sua freschissima comicità: come sempre non si può parlare di rivoluzione, ma piuttosto di un metodo collaudato ed efficiente, ben oliato dal già citato lavoro sulla crescita dei personaggi. Il leggero e necessario dinamismo conferito all’evoluzione di ognuno, infatti, permette la creazione di spunti nuovi ogni settimana, sfruttando quasi sempre delle caratteristiche o delle situazioni ancora inedite per la serie: che si tratti dei talenti nascosti di Scully e Hitchcock – stupidi, a quanto pare, solo per pigrizia – o dei tentativi di tenere nascosto il bambino di Terry, la sensazione di “già visto” arriva solo raramente e senza troppo fastidio. A contribuire al fattore novità si aggiunga una tonnellata di guest star incredibili e mai fuori posto, da Ed Helms nei panni di un noiosissimo agente dell’USPIS al fantastico Garret Dillahunt, perfetto nella parte di poliziotto vissuto e in grado di dare una spinta al rapporto tra Jake ed Amy.

Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2A tal proposito, si può dire che, nonostante l’ottimo lavoro svolto nella costruzione e nel perfezionamento dei legami tra i personaggi, alcune delle storie cominciate con la prima stagione vengano in parte dimenticate per essere riprese in maniera piuttosto incostante: Jake ed Amy sono l’emblema di tale difetto, ma anche Charles e Rosa, che vengono riavvicinati solo nel finale, con l’obiettivo di ricostruire quello che era stato abbandonato in precedenza. Si tratta di una scelta interessante, ma il problema, in questo caso, è che forse una maggiore cura nel corso della stagione avrebbe giovato all’efficacia delle svolte in questione: è pur sempre vero che in ventitre episodi non è facile mantenere un filo conduttore costante, ma la sensazione è che tali cambiamenti vengano presentati più come spunto per il futuro che come risultato di un percorso passato, visto l’abbandono delle storyline in questione nelle fasi centrali dell’annata.

Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2Quello che però questa stagione è riuscita a fare in maniera impeccabile è stato dare al distretto, rispettivamente, un eroe ed un antagonista da affrontare: si parla ovviamente di Raymond Holt e Madeline Wuntch, paradossalmente la coppia più riuscita dell’annata, in grado di dare una direzione ben precisa alla serie approfondendo, allo stesso tempo, uno dei suoi personaggi più interessanti. La scelta di accelerare l’umanizzazione di Holt attraverso la minaccia della sua nemesi è stata più che mai azzeccata, merito dell’immensa interpretazione di Andre Braugher e dei cambiamenti (sottili o meno) che è riuscito ad esprimere nel corso della stagione: episodi come “The Wednesday Incident” e “The Chopper” si sono rivelati fondamentali per la costruzione di un colpo di scena finale dolorosissimo, ancora adesso difficile da accettare. Forse il capitano ha abbandonato per sempre il distretto o forse no, ma è sicuramente presto per tirare le somme a proposito delle conseguenze di questa scelta, che, per ora, non può che essere vista come qualcosa di coraggioso da parte degli autori.

Brooklyn Nine-Nine - Stagione 2Brooklyn Nine-Nine, quindi, ci lascia con una stagione meno coesa della precedente ma sempre fresca e divertente, capace di creare un’empatia coi personaggi che poche comedy sono in grado di costruire. Il lavoro più individuale svolto quest’anno ha comunque dato i suoi frutti, contribuendo a rafforzare un insieme di personaggi completo ed affiatato e preparando il terreno per un addio straziante nella sua semplicità; a ciò si aggiunga un cliffhanger finale riuscitissimo, in grado di aumentare ancora di più l’attesa per la prossima (già confermata) stagione, e il risultato non può che essere positivo. La creatura di Goor e Schur è uno dei pochi esempi rimasti di serie capaci di mantenere il ritmo per un gran numero di episodi ogni anno, costruendo così un legame con lo spettatore che si fa sempre più solido: una sicurezza, insomma, che non ha bisogno di innovare per poter convincere con la sua grande semplicità.

Voto stagione: 7/8

Condividi l'articolo
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Brooklyn Nine-Nine – Stagione 2

  • Lorenzo

    Come avete fatto notare questa stagione si è rivelata più frammentaria nella gestione delle storyline all’interno degli episodi e generalmente meno coesa. In generale ho preferito la prima ma i personaggi e il finale mi hanno lasciato una gran voglia di vedere la prossima!