Penny Dreadful – 2×02 Verbis Diablo

Penny Dreadful - 2x02 Verbis DiabloCon il secondo episodio di questa stagione, Penny Dreadful ci dimostra di avere ancora molto da dire, frantumando ogni dubbio che poteva essersi creato negli spettatori in seguito ad un modesto esordio che aveva, nel bene o nel male, ricalcato molti degli stessi difetti presenti nello show durante lo scorso anno.

Ciò che salta immediatamente agli occhi, arrivati a questa seconda prova di stagione, è la maggiore cura stilistica della stessa. Ad una prima annata costruita su una fotografia piuttosto anonima, sebbene efficace, se ne contrappone una seconda molto più suggestiva: ne sono dimostrazione gli affascinanti scorci londinesi attraverso i quali fluttua la telecamera, così come l’evidente aumento di set esterni. Tutto ciò contribuisce finalmente a definire l’ambiente storico in cui si muovono i personaggi – che nella scorsa stagione venne poco considerato, privilegiando scene interne –, oltre a dare respiro all’occhio del pubblico dalla cupezza degli ambienti chiusi. Il risultato è che gli episodi diventano meno pesanti, risolvendo un grosso problema che aveva caratterizzato finora lo show.

I read the Bible when I was younger. But then I discovered Wordsworth, and the old platitudes and parables seemed anemic. Even unnecessary.

Penny Dreadful - 2x02 Verbis DiabloCon la storyline delle Nightcomers che procede molto lenta, “Verbis Diablo” dà dimostrazione del fatto che, anche in quasi totale assenza di nemici da sconfiggere, le sue puntate possano agevolmente trarre linfa dagli approfondimenti psicologici dei personaggi. A rendere interessanti questi ultimi è prevalentemente il legame che hanno con la letteratura romantica, il quale si riverbera non solo sul fatto che la maggior parte di essi siano estrapolati direttamente da romanzi dell’epoca, ma anche e soprattutto sul loro interesse nei confronti di grandi autori come Wordsworth, Keats, Shelley e Milton, per citarne alcuni. Ne consegue un’aura metanarrativa che colpisce per la minuziosità con cui è realizzata, e che aggiunge un’importante e originale caratteristica ad uno show fatto di alti e bassi. Proprio questo rapporto con un movimento letterario che privilegiava la pura espressione individuale si ricollega con forza all’alternanza di sequenze dalle immagini piacevoli e altre più sgradevoli: è la rappresentazione di una narrativa che vuole stupire in modo originale, senza guardare in faccia i gusti del pubblico.

We have no fear of God, so we are accountable to no one but each other. That’s a profound responsibility.

Penny Dreadful - 2x02 Verbis DiabloSono due i personaggi che meglio funzionano in questo episodio: uno è una conferma, l’altro una sorpresa. Nel primo caso è ovvio il riferimento a Vanessa Ives, vera colonna portante della serie, che si dimostra sempre più essenziale per il suo corretto andamento. Oltre ad essere interpretata da una fenomenale Eva Green, capace di muoversi agevolmente dalla disperazione delle scene demoniache alla consueta eleganza, è soprattutto un personaggio dinamico: ha una filosofia di vita che stona con il periodo in cui è nata, ma fa di questo il suo punto di forza. La sorpresa della puntata, invece, è John Clare – come ha deciso di chiamarsi la creatura di Victor Frankenstein – che, sinora bistrattato (a ragione) da pubblico e critica, mostra finalmente di avere delle carte da giocare. All’apparenza banale, il suo cambio radicale di comportamento è da considerarsi una scelta molto intelligente, perché rappresenta un memento indirizzato dallo sceneggiatore agli spettatori: prima lo si odiava per la sua crudeltà, ma ora che il suo animo si è ingentilito si continua a trovarlo sgradevole. Il motivo di tutto questo è la sua bruttezza esteriore, un fattore che conserverà per tutta la sua vita e che gli impedirà ogni tipo di relazione sentimentale, poiché gli uomini non sono disposti a vedere oltre il pallore del suo viso e la cicatrice che gli attraversa la testa; non a caso, tra i protagonisti di Penny Dreadful è quello maggiormente legato alla poesia. L’unica donna che si siede accanto a lui per scambiare pensieri è proprio Vanessa, che incarna una totale assenza di pregiudizi dovuta al suo ateismo.

Penny Dreadful - 2x02 Verbis DiabloNon tutti i personaggi vivono evoluzioni altrettanto interessanti: l’esempio più calzante è quello di Sir Malcolm, che sembra essersi mosso in maniera talmente repentina dall’odio all’amore paterno nei confronti di Vanessa da ritrovarsi, adesso, in uno status di completa secondarietà.
Altri personaggi – come Ethan e Victor Frankenstein – subiscono il problema contrario: se non in modo marginale, infatti, non si sono mai evoluti dall’inizio della serie. Se dei personaggi piatti possono essere, in alcuni casi, una necessità, evitare di approfondirli può, a lungo andare, appesantire la narrazione; è ciò che avviene soprattutto con Ethan, del quale si conosce davvero ben poco in più rispetto al nome.
Infine, un personaggio che finora ha subìto un’evoluzione piuttosto altalenante è senza dubbio quello di Dorian Gray: tralasciando la discutibile scelta dell’attore, il suo percorso sembra un continuo tira e molla tra la vita libertina e l’amore per Vanessa. Anche se la sua comparsa in questo episodio è poco rilevante, occorre soffermarsi sul fatto che, da un punto di vista psicologico, vi sia un potenziale sprecato o utilizzato troppo poco alla volta.

Penny Dreadful - 2x02 Verbis DiabloQuanto al nemico della stagione, Madame Kali, è ancora troppo presto per esprimere un giudizio definitivo. Appare chiara già da adesso, però, la sua diabolica eleganza capace di colorare artisticamente l’estetica del prodotto, facendole assumere un’aria macabra e allo stesso tempo affascinante. La nota positiva, in questo senso, è rappresentata dal fatto che le vicende appartenenti alla trama verticale passino in secondo piano rispetto alle relazioni tra i protagonisti, che possono dirsi il vero punto di forza di Penny Dreadful.

“Verbis Diablo” è una puntata da annoverare tra le migliori dello show, in quanto riesce a lasciarsi alle spalle molti dei detriti della precedente stagione, dando finalmente l’idea di un prodotto completo e ben studiato fin dall’inizio. Nelle otto ore che ci separano dal finale, si potrà comprendere se questa serie sia destinata a rimanere nell’ambito dell’intrattenimento leggero oppure se, seguendo la scia di questo ottimo episodio, potrà trasformarsi anche in qualcosa di più.

Voto: 8+

 

Simone Martone

Profondamente ossessionato da ogni tipo di arte, è legato soprattutto al cinema, assumendo come autorità assoluta Stanley Kubrick. Nella disperata - e tutt'ora in atto - ricerca di un artista capace di replicarlo, si imbatte "accidentalmente" nelle serie televisive, colpevole anche la carenza del moderno settore cinematografico. Così vede Lost, poi Fringe, poi Breaking Bad, fino a raggiungere uno stato di totale dipendenza seriale. Già accanito lettore di Seriangolo, entra nella redazione per coltivare la sua grande passione per la scrittura.

2 Risposte

  1. Firpo scrive:

    Per me Penny Dreadful è già dalla prima stagione qualcosa di più di un intrattenimento “leggero” (una parola così stride parecchio con la cupezza e l’impianto orrorifico della serie).

    Concordo però che questo secondo episodio sia migliore e più fluido del primo , che, a parte alcune scene., non mi aveva esaltato.

     
    • Simone Martone scrive:

      Forse hai ragione, ma la prima stagione mi ha sempre dato un’idea di incompletezza. Il potenziale, tuttavia, c’è: spero che venga sfruttato nella seconda :)

       

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