Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1Quattro donne scappano da un bunker, in cui sono state per 15 anni prigioniere di un misterioso “Underground Apocalypse Cult”: non è esattamente l’incipit consueto di una comedy. Ma proprio in questa contraddizione risiede ciò che rende Unbreakable Kimmy Schmidt una serie speciale – esilarante, bizzarra e significativa – e una delle migliori novità della stagione.

Do people have ROBOTS now?

La trama dello show, sulla carta, non è per nulla originale, anzi è la classica commedia del pesce fuor d’acqua: la protagonista Kimmy (Ellie Kemper di The Office) ha perso tutta la sua adolescenza e la prima maturità intrappolata in un sotterraneo dal Reverendo Richard Wayne Gary Wayne, che ha cercato di far credere a lei a alle sue tre compagne (con gradi molto diversi di successo) che la fine del mondo era già arrivata e che quella era la loro unica possibilità di sopravvivere.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1Liberate dall’FBI, Kimmy e le altre diventano in breve un caso mediatico nel più puro stile exploitation americano, sballottate tra giornalisti e talk show e note come le “Indiana Mole Women”; ma dopo un’apparizione al Today Show, Kimmy decide di cambiare il suo destino e restare a New York per vivere la propria vita nell’anonimato. In breve, finirà per dividere un appartamento con un aspirante attore di musical gay e afroamericano (Titus Burgess) e per lavorare come baby sitter nella casa di Jacqueline Voorhees (Jane Krakowski), la tipica ricca americana perennemente sull’orlo di una crisi di nervi con un marito assente.

I’m pretty, but tough. Like a diamond. Or beef jerky in a ballgown.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1Unbreakable Kimmy Schmidt è al tempo stesso una parodia dei cliché sulla ragazza single a New York e una sorta di versione moderna del “Candide” di Voltaire: lo show usa infatti la naiveté di una protagonista rimasta isolata dal mondo per massacrare amabilmente i tic dell’America contemporanea e sfottere – con intelligenza e vivacità  i luoghi comuni dell’american way of life, come la ricerca del successo a tutti i costi e la mania per le celebrities.

Kimmy è l’incubo di ogni sofisticato cittadino newyorchese con il suo incrollabile ottimismo, l’esagerata fiducia in se stessa, lo slang da ragazzina e le espressioni facciali esagerate, ma è anche una sorta di bocca della verità che non prende mai nulla per scontato (e come potrebbe, avendo pensato per 15 anni che il mondo fosse già finito!), rischiando di diventare quasi una guru della rinascita e della reinvenzione di se stessi. Un doppio registro che la rende un personaggio tenero e irresistibile, e che funziona proprio in virtù del terribile passato della ragazza.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1La prigionia delle quattro Talpe dell’Indiana viene infatti utilizzata in forma di flashback molto spesso per motivare atteggiamenti e decisioni di Kimmy, non soltanto come presupposto per battute e situazioni dark comedy: il suo ostinato rifiuto di farsi inquadrare come una vittima e di farsi definire in base all’esperienza traumatica che ha vissuto è la spinta primaria della protagonista, che la induce a tentare la fortuna nella Grande Mela e che le fa superare ogni difficoltà.

Life beats you up, Titus. It doesn’t matter if you got tooken by a cult or you’ve been rejected over and over again at auditions. You can either curl up in a ball and die… or you can stand up and say we’re different. We’re the strong ones, and you can’t break us.

Utilizzando come base una commedia scoppiettante e zeppa di riferimenti alla pop culture, lo show mette in scena la vita di Kimmy senza mai dimenticare questo evento spaventoso che ne ha formato il carattere; in parte, per motivarne il – davvero quasi insano – livello di ingenuità, ma anche per sottolineare il significato più ampio dell’essere “sopravvissuti” nella società di oggi.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1E anche se la parola femminismo non viene mai pronunciata, l’atteggiamento è molto chiaro: non soltanto abbiamo uno show con protagonisti principali donne e un solo uomo (che è nero E gay) ma ognuno di loro è appunto dipinto come un sopravvissuto, a proprio modo; Kimmy è vittima di un atto misogino, Titus della discriminazione, mentre Jacqueline emerge dalla propria bassa autostima (così come la figliastra) con l’aiuto della saggezza della nostra protagonista. Tutti loro sono, in un certo senso, “unbreakable” perché la società li costringe a tirar fuori costantemente le proprie risorse per sopravvivere; Kimmy esplicita le loro difficoltà attraverso la sua peculiare esperienza, mettendo alla gogna con un sorriso le magagne di una società maschilista in cui lei ha però ancora fiducia, pur avendone visto il peggio.

It’s a photo of a man’s penis. I read that people text them to each other.

Prodotta da Tina Fey e per molti versi debitrice alle atmosfere dell’altra sua serie storica, 30 Rock (e in parte anche al suo cast), Unbreakable Kimmy Schmidt connette in maniera brillante e divertente le esperienze di questi outsider, creando la commedia a partire dai mille modi diversi in cui il mondo, e in particolare una città come New York, li mette alla prova.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1Ma proprio come 30 Rock, lo show è anche arricchito da apparizioni estremamente gustose di guest star: dal controverso chirurgo plastico (il dottore reale cui il personaggio è ispirato soffriva di depressione e si è suicidato dopo che lo show è andato in onda) interpretato da un eccezionale Martin Short, Amy Sedaris, Richard Kind, un esilarante Dean Norris, Nick Kroll and Kiernan Shipka di Mad Men.
Ma soprattutto, le puntate finali dedicate al processo ci regalano uno scoppiettante Jon Hamm nel ruolo di Richard Wayne Gary Wayne così divertente da mangiarsi letteralmente la scena per tre puntate e la stessa Tina Fey che con Jerry Minor interpreta una riconoscibilissima parodia degli inetti pubblici ministeri (Marcia Clark and Christopher Darden) passati alla storia nel processo a O.J. Simpson.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 1Unbreakable Kimmy Schmidt è, in sintesi, una delle novità più interessanti di questa stagione d’oro di Netflix: brillante, divertente, “carina” nel senso più positivo del termine. Ottimamente interpretata dalla brava Ellie Kemper e dal resto del cast, non è solo un intrattenimento veramente piacevole che travolge con il suo susseguirsi di battute con alcuni picchi straordinari (andate su Youtube e digitate “Peeno Noir” per credere)  ma anche un riferimento significativo di costume che ci fa vedere il presente in cui siamo immersi da un punto di vista davvero differente: quello di una donna che lo vede per la prima volta.

Voto: 9

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

3 Risposte

  1. Rorschach scrive:

    La inizio subito!

     
  2. Pietro Franchi scrive:

    Recuperata con troppo ritardo, devo dire che è stata una stagione più “canonica” di quanto mi aspettassi. Mi spiego: date le premesse così originali (e la distribuzione da parte di Netflix, anche se era stata pensata per la NBC) era legittimo aspettarsi qualcosa di diverso, innovativo, particolare, mentre alla fine Unbreakable Kimmy Schimdt è stata una bella sorpresa, ma ben ancorata (forse fin troppo, e questo è uno dei suoi difetti a mio parere) agli archi e alla costruzione della trama tipici delle sit-com più classiche. Lo svolgimento di ogni episodio è sempre molto semplice, ma anche troppo prevedibile, e quindi dopo un po’ si rischia di rimanere intrappolati nei soliti cliché; cosa che, ogni tanto, avviene, ma per fortuna c’è quello spirito comico e quella capacità di costruire gag esilaranti che controbilanciano il tutto, riuscendo a divertire davvero tanto, soprattutto nella fase centrale della stagione. A questo si aggiunga un cast molto talentuoso, tra cui l’inimitabile Ellie Kemper e le fantastiche comparse di Dean Norris e Jon Hamm, che, come hai giustamente detto tu, ruba la scena spesso e volentieri 😀
    Tutto sommato, quindi, una buona prima stagione, anche se penso che dati gli spunti si poteva fare (e credo che, con la seconda stagione, si farà) un filo di più; alla fine anche la costruzione dei personaggi è un po’ intaccata da quel buonismo eccessivo che permea la serie, ingabbiandola spesso nella sua necessità di concludere tutto su delle note positive. Ma ripeto, si parla comunque di un esordio riuscito; per quanto mi riguarda ho trovato la fase centrale la più riuscita e matura, mentre l’inizio è stato ben fatto ma un po’ zoppicante nell’introduzione dei personaggi (che, nei primi episodi, cercano di imporsi un po’ troppo sullo spettatore) e la parte finale ha calcato fin troppo nell’esagerazione delle situazioni presentate, portando alcuni personaggi ben oltre il demenziale (si pensi al “padre” di Kimmy, su tutti).
    Vedremo come sceglieranno di gestire la seconda stagione, e ora che la serie è completamente in mano a Netflix (e possono, quindi, sfruttare di più la distribuzione in streaming sviluppando una trama orizzontale più matura) nutro grandi aspettative!

     
    • Filippo scrive:

      Hai espresso i miei pensieri nel migliore dei modi possibili, davvero. La penso ESATTAMENTE così!
      Davvero ottima la recensione, comunque!

       

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