Hannibal – 3×04 Aperitivo

Hannibal – 3×04 AperitivoCome mai prima d’ora, la terza stagione di Hannibal ha deciso di giocare con il tempo e lo spazio, rifiutando una coerenza cronologica a favore di collegamenti emozionali, quasi neuronali, involontari ed istantanei, che unissero momenti diversi, distanti e complementari.

Per questo stupisce la scelta di accantonare il metodo – o adottarlo in modo totalizzante – con il racconto delle dirette conseguenze di “Mizumono“, strutturandolo come una lunga analessi. Fuller, in questo modo, spiega due passaggi fondamentali per lo sviluppo della trama: cosa sia successo ai personaggi coinvolti negli scontri che hanno chiuso la seconda stagione e cosa li abbia spinti ad intraprendere il viaggio alla ricerca del Dottor Lecter. La logica emotiva che governava gli episodi precedenti è diventata una logica narrativa, in cui il tempo è scandito dalla guarigione dei protagonisti e dalla loro presa di coscienza rispetto a come vogliono far guarire le ferite interiori, quelle che ancora sanguinano. “Aperitivo” punta i riflettori sulle cinque vittime di Hannibal ancora in vita, che si raccontano intimamente, mettendo a nudo se stessi come mai prima d’ora. Frederick Chilton è il collante che unisce tutta la puntata: tramite il suo tour di visite riusciamo ad interagire con i personaggi nel momento più importante, quando, per la prima volta, possono sfogarsi e raccontare la frustrazione generata dalla loro relazione con Hannibal.

Hannibal – 3×04 AperitivoFrederick Chilton e Mason Verger sono i primi che vediamo; il loro incontro verte subito su Hannibal Lecter e su come lui abbia influenzato le loro vite. Per gestire un confronto che abbia un senso e che li aiuti a andare avanti, i due uomini, però, devono abbandonare ogni strato di finzione che si portano addosso, devono essere semplicemente sinceri, raccontando la propria vita, i propri pensieri, paure e speranze, proprio come se fossero seduti in cerchio ad un gruppo di recupero, gli hannibalisti anonimi. Per un attimo il linguaggio si fa semplicissimo, utilizzando una frase che spesso è associata al momento in cui i bambini iniziano a fare le prime scoperte – non senza quel velo di malizia che sta, però, solo negli occhi degli adulti: Verger dice “You show me yours and I’ll show you mine“, quasi come se il viso menomato del dottore fosse la parola segreta da dire per passare dalla porta chiusa, che è la fiducia di Mason. Solo dopo che i due si sono rivelati per quello che realmente sono può iniziare il confronto vero e proprio (Now we can talk face-to-face), pieno di rabbia e rassegnazione, speranza e curiosità. Tutti e due sanno esattamente quali siano gli obiettivi dell’altro: mentre Chilton vorrebbe studiare Hannibal e rinchiuderlo nel suo ospedale come un uccellino in gabbia, Verger cerca invece una vendetta meno poetica; entrambi comunque vogliono avere la meglio sulla fonte della loro infelicità, unico modo per riequilibrare le cose e sentirsi meno sopraffatti dal fato. Allo stesso tempo è chiaro come i due uomini vogliano trovare Hannibal anche per un motivo più profondo: non vogliono solo una resa dei conti con lui, ma anche con se stessi. Comprendere Hannibal per capire se stessi fa diventare Lecter quasi una divinità, o il suo opposto – come Satana è l’opposto di Dio. Lo desiderano e lo vogliono uccidere allo stesso tempo perché lui ha fatto aprire loro gli occhi su quello che sono, rovinando così la loro esistenza. Hannibal diventa il dio del fato che decide delle vite altrui (Survived him? That implies fortune or skill on my part that somehow allowed me to live. This is exactly how he intended me to live) e solo presentandosi al suo cospetto gli uomini riusciranno a conoscere il loro destino e quindi loro stessi (I want to understand Hannibal Lecter to better understand myself).

Hannibal – 3×04 AperitivoPer questo motivo la casa di Hannibal diventa una chiesa, luogo in cui coloro che cercano la divinità si riuniscono per cercarla, invocarla, capirla; così, come ogni parete di una chiesa è ricoperta da quadri, mosaici e rappresentazioni della divinità, anche la casa di Hannibal è piena della sua immagine, che è il ricordo delle vittime, i flashback che Alana rivive entrando nel luogo che ha quasi segnato la sua fine. Alana e Will si recano a casa di Hannibal sperando di trovarlo e sapendo di fallire, iniziando così una riflessione molto simile ad una preghiera, che per essere sincera deve essere solitaria. Will, rannicchiato per terra, è come se fosse inginocchiato ai piedi dell’altare, il luogo in cui il suo sangue è stato versato per la sua salvezza, facendogli rivivere il momento. “You’re not tempted to forget?” “No, I… I don’t want to forget”, risponde Will, che non è ancora arrivato al punto di svolta invocato da Chilton. I due visitano la casa di Hannibal, però, con fini diversi: Alana vorrebbe sfogare tutta la sua frustrazione verso un dio che le ha fatto passare i momenti peggiori della sua vita; Will vorrebbe farlo, ma con la speranza di poter essere ancora salvato.

Hannibal – 3×04 AperitivoIl secondo personaggio che Chilton visita è proprio Will, anche lui sdraiato a letto, indifeso sia fisicamente che psicologicamente, tanto da confondere il dottore con Abigail Hobbs, momento visto in “Primavera“. L’incontro di Chilton con Will sta a metà tra un interrogatorio, per scoprire dove possa essere Hannibal, e una seduta psicoanalitica, per convincere Will a passare dalla sua parte, per avere un alleato che possa aiutarlo in una battaglia che ha già perso in passato e che è destinato a perdere di nuovo. La risposta di Will fa capire subito il suo pensiero a riguardo e soprattutto cosa pensa – e spera – di ottenere ancora da Hannibal. Mentre Verger, Alana Bloom (di cui si parlerà in seguito) e Chilton vorrebbero avere la testa di Hannibal su un piatto d’argento, Will ne sente ancora il bisogno, sentimento che già gli aveva esternato con la sua telefonata in “Mizumono”. Per questo, quando Chilton gli dice che il mondo in cui vive è il migliore che possa esistere, Will non può far altro che immaginare un universo parallelo (doppio, esattamente come diventa doppio lui sullo schermo durante il sogno) in cui il suo sodalizio con Hannibal ha tenuto duro e la loro unione non si è sgretolata sotto la lama del coltello che ha prodotto quel sorriso sul suo addome. Will, comunque, è cosciente del fatto che il loro rapporto è stato compromesso; la loro relazione, che è nata nella stagione uno e si è rotta nella stagione due, ora ha bisogno di una chiusura e di essere archiviata, processo che, come in ogni storia d’amore/amicizia, sarà doloroso.

Hannibal – 3×04 AperitivoIl terzo personaggio che incontriamo tramite il dottor Frederick Chilton è Alana Bloom, che si trova nella condizione più ambigua, perché è a metà tra la voglia di vendetta di Verger e la fede quasi matrimoniale di Will. La condizione della dottoressa è già mostrata esteticamente: la donna è divisa in due – proprio come la struttura del letto, su cui riposa, la taglia in due parti, sopra il tronco e sotto le gambe – ed è libera e incatenata allo stesso tempo – da quelle sbarre di metallo che le entrano nel bacino, ma libera da tubi, fili e flebo che invece Mason  e Will avevano. Alana è anche contemporaneamente protetta – da quella struttura che le disegna una cupola intorno – e vulnerabile – essendo per gran parte senza vestiti e lenzuola, una corazza simbolica. Questa sua condizione di partenza è data dal particolarissimo rapporto che ha avuto con Hannibal, non solo di cieca fiducia, ma anche più intimo, come le ricorda Verger (Dr. Lecter got deeper inside you than he did any of us) e che la lascia a metà, sicuramente ferita – dentro e fuori – e col rimpianto che quella situazione di felicità si sia interrotta nel peggiore dei modi.

Hannibal – 3×04 AperitivoL’ultimo personaggio di cui vediamo il percorso successivo a quella notte è Jack Crawford: lui è l’unico ad avere ancora qualcosa da perdere, per questo all’inizio rifiuta la caccia ad Hannibal. Crawford è l’unico ad essere sopravvissuto dopo un attacco diretto di Lecter, che voleva la sua morte al contrario di Will. Per questo la sua vittoria l’ha già avuta e non sente il bisogno di affermarsi su un nemico che ha già battuto. La morte di Phyllis, però, taglia l’ultimo legame col passato, rendendolo orfano, senza più uno scopo, che quindi deve trovare. L’incontro con Will nel capanno ha l’obiettivo di salvare almeno lui, ma la sua confessione gli apre gli occhi facendo capire all’ex agente speciale che se nessuno di coloro che hanno incontrato Hannibal può essere salvato, il suo compito sarà quello di impedire che altri soffrano; il suo non sarà un viaggio per motivi personali, ma dettato dall’obbligo morale di giustizia che lo ha spinto a diventare un poliziotto.

Hannibal – 3×04 Aperitivo“Aperitivo”, svelando le sorti incerte di questi cinque personaggi, torna su un altro tema molto caro a Bryan Fuller: la linea sottile e ambigua che separa la vita dalla morte. Se in passato ci ha dedicato una serie intera (Pushing Daisies), ora non smette di indagare in questa direzione, che trova uno dei suoi picchi più alti nella scena della morte di Phyllis. Il matrimonio che diventa un funerale; la camminata tra le navate piene di fiori, che si trasformano in ceri ardenti quando si inquadra la bara aperta; il bacio di Jack alla sposa, che segna il loro addio: la sequenza è una delle più belle e toccanti della stagione, in costante bilico tra la realtà e l’immaginazione dell’uomo, trascinato nel suo dolore dal biglietto di Hannibal, che rende la morte di Phyllis vera e desolante.

Non c’è da stupirsi se la trama non avanza in modo significativo in “Aperitivo” – né in questa prima parte di stagione. Le azioni non sono il piatto forte di questo arco narrativo e sono rimpiazzate da sentimenti quali felicità, rabbia, delusione, rammarico, infelicità. La trama è formata da ogni sorriso abbozzato, da ogni battito di ciglia, da ogni istante in cui un personaggio deglutisce; il racconto di cosa provano i personaggi è il protagonista della narrazione, quasi come se ci trovassimo di fronte ad una sessione di psicoanalisi – condotta dal dottor Chilton. Per questo eventuali incoerenze nella trama passano in secondo piano, come il dialogo tra Will e Chilton scambiato per Abigail, diverso dalla stessa sequenza vista in “Primavera”. Questi dettagli non cambiano il giudizio sulla serie, che prima voleva raccontare una storia tramite degli eventi, ora tramite delle evoluzioni (psicologiche). Hannibal vive un momento magico, frutto di una lunga costruzione meticolosa e costante, che dura da tre anni e che ha portato a risultati ottimi. Non importa che “Aperitivo” abbia toccato un nuovo picco negativo di audience: la bellezza di questo show rimarrà nel tempo e riuscirà a sopravvivere anche alla sua cancellazione.

Voto: 9

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

5 Risposte

  1. jackson1966 scrive:

    D’accordissimo. La bellezza e magnificienza di questa serie tocca sempre vette più alte.

     
  2. Momi scrive:

    Bellissima recensione. Io amo questa serie e continuerò a guardarla, ma sinceramente la trovo sempre più cerebrale, metafisica e (quindi) pesante. La “deriva” psicologista ed estetizzante di questa stagione, per quanto gestita in modo superlativo, mi risulta sempre più ostica.

     
    • Davide Canti scrive:

      Ti ringrazio! Hannibal è senza dubbio diventata più celebrale, ma la pesantezza, secondo me, è una caratteristica di cui la serie non è vittima. È proprio questa assenza ad elevare Hannibal su un piano di perfezione difficilmente raggiungibile dagli altri (ed anche da dalla se stessa del futuro, ma se spero vivamente di sbagliarmi).

       
  3. Federica Barbera scrive:

    Ottima recensione, Davide! Hannibal è un prodotto che permette delle analisi simboliche e psicologiche che poche altre serie consentono, e sei riuscito a trovare davvero una buona interpretazione.
    Vero, come dice Momi sta diventando una serie sempre più psicologica ed estetizzante, ma personalmente non la trovo per nulla ostica: certo non è la serie che guardi per distarti! però alla fine di ogni puntata io rimango basita dal fatto che il tempo sia letteralmente volato, nonostante la lentezza della narrazione. Ha fatto un salto di qualità notevole, permettendosi delle libertà che mai avrei immaginato con la prima stagione. Spero davvero che continui così (e che arrivi sul serio qualcuno a salvare lo show :-) )

     
  4. Davide Canti scrive:

    Grazie mille!! Non so se sono più colpito dalla qualità di questo momento o dal fatto che, con il materiale di partenza, ci sia arrivato. Sulla questione salvezza ci vado più cauto, soprattutto perché fare meglio di così sarebbe davvero dura e avere una stagione extra e rimanerne delusi mi dispiacerebbe. Io sono di natura pessimista e cerco di limitare le aspettative per non prendermele tutte in faccia.

     

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