Sense8 – 1×12 I Can’t Leave Her 17


Sense8 - 1x12 I Can't Leave HerFiglia di due degli sceneggiatori più influenti di Hollywood, quei fratelli Wachowski dietro Matrix e Cloud Atlas, e di J. Michael Straczynski  (Changeling), la serie TV di Netflix Sense8 è arrivata al capolinea portandosi dietro un gran numero di polemiche e di critiche.

La sensazione, che era già apparsa nel corso del pilot e si era confermata episodio dopo episodio – ossia che per godere appieno di Sense8 si dovesse attendere la visione dell’intera prima stagione –, raggiunge con questo “I Can’t Leave Her” la propria conferma definitiva: solo avendo presente l’intero percorso narrativo dei 12 episodi ci si può rendere conto delle intenzioni degli autori e delle proprie ambizioni.
Sense8 è un prodotto complesso che ha come obiettivo riuscire a fondere all’interno del proprio racconto generi e stili diversi in un equilibrio tutt’altro che immediato; saper dosare azione, mistero ed approfondimento dei personaggi non è un’impresa da poco, anche se Sense8 il più delle volte ci riesce. “I Can’t Leave Her”, ad esempio, ha chiaramente il piede pigiato sull’acceleratore dell’azione – come d’altronde ci saremmo attesi da un season finale – ma ciò nonostante non dimentica di concludere alcune storyline dei protagonisti lasciate in sospeso. È un episodio dal ritmo sostenuto che chiude ottimamente il cerchio iniziato con la prima puntata.

Sense8 - 1x12 I Can't Leave HerTra questi due momenti fondamentali, c’è un percorso che ha faticato non poco prima di riuscire a convincere lo spettatore: i primi episodi, infatti, hanno dimostrato come saper raccontare 8 personaggi principali sia un’impresa quasi titanica e che il modo più semplice sia attraverso una serie di stereotipi che, per loro stessa natura, creano repulsione in uno spettatore disincantato. Non possiamo girarci intorno: Sense8 ha cominciato il proprio racconto senza convincere e muovendo con molta calma le proprie pedine. Se ci dovessimo soffermare solamente sull’aspetto critico della scrittura, la sceneggiatura di questa serie presterebbe il fianco a numerose critiche.

C’è stata, soprattutto nella stesura dei dialoghi di questa serie (il vero tallone d’Achille), una costellazione di imperfezioni (da semplici debolezze a vere e proprie banalità) che si è concentrata nella prima parte della stagione e che ha avuto strascichi anche in fasi successive; a partire dal sesto episodio in poi la serie, pur risultando molto più compatta e centrata, non è riuscita comunque a liberarsi del tutto dal peso di una scrittura a tratti troppo didascalica. Ciò che però ha totalmente cambiato le carte in tavola è stata l’abilità autoriale di colpire lo spettatore al cuore (e a tratti anche allo stomaco) intessendo momenti di ottima liricità (ritorna alla mente “What’s up” oppure la rievocazione del parto di ciascuno di loro) che sono stati in grado di alzare nettamente il livello di una produzione televisiva che è riuscita a trascendere le proprie imperfezioni.
Beninteso, siamo ben lontani da una serie perfetta; questo, però, non significa che Sense8 sia una scommessa persa, tutt’altro. Lo spettatore si è ritrovato immerso in un flusso di emozioni e sensazioni in grado di scivolare sottopelle e far dimenticare i difetti narrativi in virtù di un altissimo grado di immedesimazione nei confronti di quegli otto personaggi principali (più qualche interessante inserimento secondario).

Sense8 - 1x12 I Can't Leave HerOtto personaggi tutti imperfetti, con un proprio personale dramma alle spalle o davanti a sé; tutti così facili prede degli errori e delle paure da non essere del tutto in grado di muoversi da soli. Non è un caso che i momenti dal più forte impatto emotivo siano i loro “incontri”, le loro conversazioni: conoscendosi intimamente (ma non essendo, tranne Will, ancora in grado di interagire nel proprio gruppo a comando), dato che condividono i medesimi sentimenti riescono ad entrare in empatia totale fra di loro e a trascinare lo spettatore in questo viaggio sublime. Ecco quindi che non si può che vivere sulla propria pelle il dramma di Nomi ed il bullismo da lei subito, né non condividere la volontà di rivalsa di un Capheus sempre sorridente e combattivo. Questi otto esemplari di umanità, nati come stereotipi legati alla propria origine nazionale e/o al loro orientamento sessuale, sono stati in grado di trascendere la schematicità in cui sono stati inizialmente inseriti per camminare con i propri piedi, indipendenti e dannatamente umani.

Ed è senza dubbio un grande pregio autoriale quello di essere stati in grado di creare otto personaggi (che rappresentano quasi altrettanti generi narrativi) tutti capaci di trasmettere qualcosa allo spettatore – a seconda poi dei gusti personali se ne determina il grado di empatia generatasi – impreziosendoli con personaggi secondari di tutto rispetto (Amanita ed Hernando, per citarne alcuni). Ciascuno di loro ha avuto il proprio racconto indipendente dalla trama principale, la propria crescita ed i propri ostacoli da dover superare, spesso anche grazie all’aiuto degli altri del proprio cluster, il gruppo stesso. Ad indicare la frammentarietà del racconto – non solo questa prima stagione può essere valutata solo possedendo il quadro complessivo, ma forse l’intera serie avrà bisogno di tutte le cinque stagioni previste per sciogliere un giudizio totale – è l’assenza di un gran numero di risposte (sul funzionamento dei sensate e sulla loro stessa natura di “razza” separata da quella umana) ed un finale a dir poco aperto.

My father was a monster. And so are you. And so am I.

Sense8 - 1x12 I Can't Leave Her“I can’t leave her” si pone come obiettivo principale quello di sciogliere le ultime due storie lasciate in sospeso: se però la questione Riley si può porre come emblema di cosa Sense8 voglia rappresentare, le vicende di Wolfgang ci mostrano di contro alcuni dei difetti principali adducibili alla narrazione della serie. L’intera resa dei conti nei confronti di una famiglia naturale che lo ha reso un “mostro”, come lui stesso si definisce, ha dei toni esagerati e surreali (da poliziesco tedesco, verrebbe da dire) che fanno il paio con la squisita esagerazione del lanciamissili del decimo episodio.
Il raggiungimento della vendetta è la giusta occasione per chiudere la storyline di Wolfgang (senza dubbio uno dei personaggi migliori) e per dare alla relazione nascente tra lui e Kala una nuova prospettiva: lei è la classica brava ragazza, religiosa e dedita alla famiglia, che si sente attratta da un soggetto totalmente opposto alla sua natura. Quella condivisione di emozioni di cui si parlava già in occasione dei loro primi incontri raggiunge solo in questo episodio il proprio punto più sincero: solo adesso Kala può davvero guardare e vedere Wolfgang così com’è, così come lo hanno fatto diventare.

I was supposed to die here.

Sense8 - 1x12 I Can't Leave HerÈ innegabile, però, che la forza emotiva di questo episodio risieda interamente nelle vicende di Riley ed il ritorno del suo trauma passato. Il personaggio interpretato da Tuppence Middleton era stato centrale nella narrazione dei primi episodi, per poi essere messo da parte nella sezione centrale per lasciare spazio agli altri sensate. Ora le sue vicende – complice anche la nascita dell’amore con Will – diventano il tema più importante dell’intera stagione perché la sua è la storia di più violento impatto drammatico. Catturata da Whispers (straordinario villain il cui “potere” si palesa tramite lo sguardo), infatti, Riley è nella stessa condizione in cui Angelica si trova nell’episodio pilota: se la loro nemesi dovesse essere in grado di guardarla, sarebbe la fine per tutto il cluster. Ecco che non solo si ritrova a dover scegliere se uccidersi o meno per preservare gli altri, ma sarà anche costretta a rivivere emozionalmente la morte di Magnus e Luna, marito e figlia, come se ella fosse il fulcro dell’intero gruppo.

Non è un caso che Riley debba rivivere il suo dolore (e l’apparizione di Angelica, ancora non del tutto chiara, sembra proprio instradarli sul percorso fatale): da allora la donna aveva scelto – ma potrebbe essere diversamente? – di mettere un freno alla propria vita. Rivivere l’incidente, il parto e poi la disperata fuga sulla neve, nella speranza che la breve mattina islandese fosse in grado di portarle soccorso, è il momento di più forte impatto emotivo dell’intero episodio (ed uno dei più riusciti della stagione); l’unico modo, però, per sbloccare Riley e le sue sensazioni che la riportano indietro nel tempo è la necessità, è il mutare della situazione. La ragazza, adesso, non è più solo responsabile di se stessa e del proprio dolore, ma fa parte di un quadro più ampio in cui in pericolo ci sono Will e gli altri “fratelli” a cui è intimamente connessa, di cui ha provato gioie e dolori; non è più sola lì sulle montagne nella propria disperazione. In questo elaborato quadro fantascientifico i fratelli Wachowski tratteggiano con eleganza la complessità dell’animo umano e la necessità della “confederazione fra gli uomini” di leopardiana memoria.

Sense8 - 1x12 I Can't Leave HerSense8, però, non è solo storia umana, ma anche volontà di costruire una trama che possa intrattenere e su questo punto non possiamo proprio lamentarci: questo episodio è ricco di azione e raggiunge il proprio apice nella costruzione della “catena” di sensate che intervengono per liberare Riley. Ci si diverte guardando Lito affascinare l’infermiera, Sun combattere, Wolfgang abbracciare appieno la propria temerarietà. Ognuno di loro (mancava all’appello Kala, ma le sue conoscenze medico-chimiche si palesano fondamentali in ben due occasioni) ha le proprie peculiarità, e la propria presenza all’interno di questo cluster si rivela fondamentale e perfettamente funzionale anche nelle scene d’azione. Un plauso particolare va al montaggio che, soprattutto nel caso dei combattimenti fisici alternati, si rivela prezioso e fluido.

Arrivati alla fine di questo percorso (che potremmo definire il primo Episodio di una Super-Serie) ci si ritrova di fronte ad un prodotto estremamente controverso che lascia le porte aperte a numerose altre possibilità narrative. Molti ne saranno insoddisfatti, molti altri incantati. Qualunque sia il giudizio personale, non ci si può esimere dal notare i difetti di una narrazione imperfetta (che potrà essere senza dubbio migliorata nelle prossime stagioni) che pretende dallo spettatore una propria risposta personale – la quale, per sua stessa natura, è estremamente soggettiva. Si tratta però, di un viaggio emozionale intensissimo e potente che non può lasciare del tutto indifferenti.

Voto 1×12: 8+
Voto Stagione: 7 ½

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17 commenti su “Sense8 – 1×12 I Can’t Leave Her

  • Rinaldo

    Domanda: quanto è riconducibile questa serie a Cloud Atlas? Perché a me il film non è piaciuto per niente, e non vorrei scottarmi per la seconda volta.

     
    • Seph

      Direi che è abbastanza simile in quanto a stile, un po’ meno per le tematiche. Ma secondo me se non ti è piaciuto quello non ti piace nemmeno questo.

       
      • Rinaldo

        Il fatto è che il film non mi è piaciuto non per le tematiche o per la trama, ma perchè mi ha lasciato una fortissima sensazione di potenziale inespresso. E sono comunque tentato da questa serie perché magari è più facile esprimere il potenziale di una certa storia e di certe tematiche, se si hanno episodi su episodi a disposizione…

         
        • Mario Sassi L'autore dell'articolo

          Concordo con Seph, anche se personalmente ho molto apprezzato Sense8 (come si evince dalla recensione) ma non posso dire lo stesso di Cloud Atlas che ho trovato molto meno centrato. Considera, Rinaldo, che all’inizio anche Sense8 ha gli stessi problemi di Cloud Atlas, con la differenza che poi li supera alla grande.

           
  • Ste Porta

    D’accordo con te, Mario. Una serie affascinante, che ha diversi difetti ma intrattiene alla grande.
    Le mie puntate preferite sono questa, la 1×09 e la 1×04: una di azione e due di completa introspezione. Proprio per questo mi è piaciuta: fonde generi diversi, prendendosi anche in giro (vedi il personaggio di Lito o le sequenze di azione a Berlino, secondo me riprodotte apposta come i polizieschi tedeschi).

    Per me scommessa superata.

     
  • A.

    Pazienza.
    Questa la parola con la quale ho dovuto convivere per apprezzare a pieno Sense8. Sarò sincero nel dire di essere partito prevenuto ma comunque fiducioso su questa serie: Lana e Andy Wachowski hanno dimostrato (più volte) di saper trovare idee geniali e di saperle rovinare con altrettanta originalità (The Matrix, su tutti, rappresenta il retaggio di questo loro particolare modo di fare) o di produrre direttamente prodotti di scarso valore (Jupiter Ascending); su Straczynski, invece, pensieri positivi relativi al suo “Curriculum” nel mondo del Fumetto ma, comunque, mediata dalla poca esperienza sullo schermo. La fiducia, quindi, risiedeva (più che altro) su Netflix e sulla qualità che ha dimostrato di mettere nei suoi Show. Premesse fatte, per me, il primo episodio di questa magnifica Serie/Pilot/Prologo è stato devastante: al di fuori dei primi 5 minuti di visione, ho fatto davvero fatica a seguire lo svolgersi delle vicende senza sbadigliare o bloccare la visione e a farmi andare a genio tutti gli 8 protagonisti, che ho trovato banali e stereotipati, idealtipi filtrati dall’occhio “occidentaleggiante” dei registi. “Cavolo, a ‘sto giro Netflix ha toppato!”, mi sono detto un po’ deluso dal potenziale, sì visibile ma, totalmente inespresso che avevo percepito. Decido comunque, incaponito (perché dopo prodotti come Daredevil o House of Cards, era impossibile una tale caduta), di andare avanti: fino al terzo episodio vedo cose carine, seppur poco sviluppate o inquadrate in un contesto preciso. Intanto mi affeziono sempre più ai personaggi al punto che, dal quarto episodio in avanti, inizio a chiamare i personaggi per nome e non per ruolo o etnia; gli apprezzo anche coi loro difetti e le loro “banalizzazioni” iniziali. La conversione totale, per il sottoscritto, avviene col sesto episodio: parlare di invaghimento per una serie televisiva è esagerato ma, per Sense8, il sentimento è molto vicino. Bello, bello e ancora bello. Lo sviluppo dei vari personaggi, delle loro trame, della loro crescita sono state sublimi, a tratti poetiche (la risonanza “a otto” con le varie canzoni sono, a mio avviso, le parti più sublimi (a tratti auliche) che si possono trovare nel panorama seriale attuale fino ad oggi). Alcuni difetti restano (le “trashate” di Wolfgang, qualche stereotipizzazione come quella di Sun, per dirne un paio), però il legame (limbico) con i protagonisti diventa talmente forte che non ci si fa’ più caso: si tifa per loro e basta. Bisogna dare fiducia a Sense8 e avere tanta pazienza. Sono del parere che, in fondo al viaggio (che in realtà è appena iniziato), non ci si può pentire di un prodotto del genere.

    Concordo con quanto detto nella recensione e col voto dato (mi complimento con l’autore per l’analisi) anche se io faccio una distinzione: se devo valutare la Stagione in maniera oggettiva, do’ un Sette/Sette e mezzo, per le ragioni dette e perché ho tanta voglia di vedere come va’ avanti (con Wishper nella testa di Will, con la consapevolezza della loro natura da parte di tutti e 8 i protagonisti, senza contare il fatto di poter fare affidamento gli uni con gli altri ecc.); soggettivamente è una stagione da 10, non per la perfezione tecnica (comunque decisamente alta) o per le trovate della trama (di Fantascientifico, di fatto, c’è poco/nulla o almeno per come vedo io il genere), ma proprio per quello che uno Show di questo genere può dare.

    P.S. Primo commento in assoluto sul sito, indi per cui, colgo l’occasione per complimentarmi coi recensori e l’amministrazione; siete un punto fermo per gli appassionati. Per completare con dignità una qualsiasi puntata di un qualsiasi Show, bisogna leggere una recensione ben fatta, merce rara che qui abbonda ^^

     
  • Mario Sassi L'autore dell'articolo

    Ciao A.!.
    Nella tua risposta hai espresso perfettamente molte delle mie perplessità sui fratelli Wachowski: sto ancora cercando di capire come possano essere incappati in quel mezzo disastro che è stato Jupiter Ascending di cui ho apprezzato alcune idee ma che è mediamente un film mediocre (e sono riusciti persino a rendermi insopportabile Eddie Redmayne che invece apprezzo molto).
    Non ti nascondo, quindi, di essere partito prevenuto con Sense8 proprio perché il loro ultimo prodotto cinematografico mi ha profondamente deluso. Felicissimo quindi che siano riusciti a ritrovare la loro forma migliore; per questo anch’io nella recensione ho sottolineato come sia doveroso distinguere tra un giudizio critico ed uno emotivo che è il vero punto forte di Sense8. A questo punto la seconda stagione, se gestita come si deve, può davvero spingerci ancora più in alto.
    Ne approfitto per ringraziarti per il complimento personale ma soprattutto per quello all’intero gruppo: il nostro intento – e speriamo di riuscirci in questo – è poter condividere con i lettori la nostra passione per le serie TV, scambiare pensieri ed opinioni come se si fosse davanti ad una birra virtuale (o come se fossimo tutti dello stesso cluster… più o meno).
    Per cui benvenuto e continua a discutere con noi 😉

     
  • Martina

    Concordo con la recensione! Una serie con dei difetti che sono stati abilmente “stemperati” in un prodotto complessivamente emozionante e avvincente (almeno per me!). E’ una delle poche serie che ho seguito con “affanno” (facile avendo le puntate tutte a portata…) dopo diversi mesi di piattume. La puntata finale, in particolare la scena con l’intervento in serie di tutti i sense8 della cerchia (ognuno dei quali fa la cosa che sa fare, e queste cose messe insieme portano ad un risultato impensabile per il singolo) è stata bellissima! Ma la recensione dice già tutto… nel complesso una serie che consiglio, che ci mette un po’ a prendere il via ma che poi vale la pena. Penso che anche voi altri abbiate provato la stessa sensazione mia quando Will nell’ascensore di vetro (che sfiga) volta casualmente lo sguardo e lo incrocia con quello del Cattivone: quanto è perfetta quella sequenza? Io personalmente ho gridato : NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! 🙂 Aspetto con ansia la season 2… ma quando uscirà? 🙁
    P.S. La scena in cui cantano What’s up resta probabilmente la più bella della serie!
    P.P.S. Ovviamente ho consigliato la serie anche ai miei genitori, mia mamma però è rimasta infastidita dalle troppo numerose ed esplicite scene di sesso (e anche dalla scena del parto di Riley, in effetti molto “dettagliata”…).. in effetti su quel pedale hanno schiacciato parecchio. Sarà stato dato così tanto spazio alla questione dell’amore “diverso” per volere di Lana Wachowski?

     
  • Francesca Anelli

    Ho faticato, e non poco, ad andare oltre il pilot. Piano piano ho proseguito, scettica e un po’ annoiata. Arrivata alla sesta (credo), ho iniziato ad appassionarmi. Sarà perché le cose hanno iniziato a muoversi più velocemente – la lentezza è il peggiore difetto della prima parte – sarà che la serie ha finalmente abbracciato in pieno la propria natura, ma anche io ho iniziato a capirla, questa natura. Mi sono detta: aspetta, ma questi CI FANNO. I Wachowski sono perfettamente consapevoli di quello che hanno prodotto! Sense8 non gli è sfuggita di mano trasformandosi in una trashata, come pensavo all’inizio: è proprio così che doveva essere. E una volta entrata in quest’ottica, è diventato tutto uno spasso. Se tutte le puntate fossero state come quest’ultima, Sense8 sarebbe stata perfetta. Il peso degli stereotipi – che per quanto frutto di una precisa politica creativa possono disturbare notevolmente se non si accompagnano ad una scrittura in grado di sopportarlo – era di gran lunga minore rispetto alle altre puntate, specie le prime, per lasciare spazio all’azione e alla componente più propriamente emozionale – con ottimi risultati.
    Sense8 è stata per me inizialmente una noia mortale e poi un guilty pleasure. Ma nella prossima stagione potrebbe fare il salto, e sono abbastanza fiduciosa che ci riuscirà.

     
    • Michele Minardi

      Io ho fatto il tuo stesso percorso Fra, ma in maniera più rapida visto che ho “bingiato” dalla 3 alla 10 in un giorno. Il fattore discriminante è l’approccio con cui si guarda una serie: il mio (e tuo) di partenza non era l’ideale, e infatti ho fatto davvero fatica nei primi episodi. Quando, però, capisci che non è una serie che si prende troppo sul serio, che sta lì a fare l’occhiolino allo spettatore con fanservice voluti o che presenta, in maniera divertente, scene a limite del trash, lì inizi ad apprezzarla, a divertirti, a seguirla davvero con piacere. Per me la seconda metà di stagione è stata divertente, appassionante, un bel guilty pleasure inaspettato, che ha saputo ben variare tra momenti trash e momenti seri: passare da Lito che lancia vasetti ai Sigur Ros non è cosa da tutti.

      Concordo con la recensione e i voti di Mario comunque, ottima analisi 😉

       
  • svinzo

    Sono d’accordo con la recensione. Anche io penso che superata la prima metà della serie poi divents più interessante. Certi eccessi credo siano voluti, pertanto credo che certe caratterizzazioni dei pesonaggi siano fatte con ironia. Per quanto certe storie siano noiose comunque sia mi sembra che la serie punti molto alle emozioni, riuscendoci soprattutto nei momenti in cui i diversi attori si ritrovano insieme.
    Boh alla fine il giudizio é misto a volte l’ho trovata noiosa ma non sono riuscito a per fermami!!!

     
  • katia

    Io, per tornare al post, ne sono rimasta incantata. Ho riguardato la serie anche in italiano, l’ho consigliata a tutti quelli che conosco, ho rivisto il finale della 10 (il concerto di Beethoven e il ricordo dei parti) cinque volte. Sì, ha dei difetti, i ruoli di alcuni personaggi secondari è ancora oscuro, e non c’è la sensazione (come per Breaking Bad, per dirne una “a caso”) che ogni singolo fotogramma sia perfettamente studiato per ricollegarlo a qualche puntata futura. Ma quanta umanità c’è in quegli 8 ragazzi? Quanto sono bravi gli attori, tra l’altro? Quanta maestria nel dividersi i compiti, nel supportarsi? Quanto è meraviglioso il loro interagire? Ho pianto e riso varie volte. E altrettante ho desiderato essere la nona amica del gruppo. 😉
    Non so come svilupperanno la seconda serie, spero solo non la rovinino. Se non fosse che non vedo l’ora di rivederli tutti, forse la storia potrebbe finire anche qui.

     
  • Maurizio

    Io invece ero stato avvertito sulle prime puntate, e devo dire che non mi sono per niente dispiaciute. Le prime due mi hanno divertito non poco. Sono rimasto piacevolmente sorpreso del fatto che, nonostante mischiassero otto diverse vite in continuazione, sono riuscito a seguirle e ricordarmi da subito di tutti i Sensate. A me questa prima stagione mi è proprio piaciuta, non esaltato come fece Lost o Breaking Bad, ma dolcemente divertito e catturato….soprattutto con la prospettiva futura del continue, dove scoprire come cambieranno le carte in tavola e dare risposta alle domande lasciate in sospeso e, perché no, vedere come ne porranno altre. Il fatto di sapere che il quadro dei Wachowsky sia completo e che le stagioni saranno 5 mi riempie di fiducia verso questa piccola grande serie chiamata Sense8 : )

     
  • sabatini

    Secondo me la serie è troppo contorta, è difficile da capire completamente. Alla fine del secondo episodio avevo deciso di abbandonare questa serie, dopo un mese ho rivisto queste prime 2 puntate e ho capito qualcosa in più, così ho continuato, pur se con molte perplessità.

    La domanda è: mi spiegate cosa è successo in questa dodicesima puntata che non ci ho capito niente?
    Grazie 🙂

     
  • D. Ogre

    Lo devo dire: ero partito totalmente prevenuto, quando ho cominciato a guardare questa serie (dopo mesi che m’era stata consigliata). Non ho mai sopportato più di tanto i Wachowskis: tra il mandare in vacca Matrix e le produzioni successive non proprio esaltanti (sì, in primis Jupiter Ascending).. insomma non è che m’ispirino più tanta fiducia, ecco. E proprio per questo che sono rimasto piacevolmente colpito da Sense8. Ok, bisogna superare lo scoglio dei primi 3 episodi, passare sopra alcuni difetti (tipo la banalità di molti dialoghi) e a momenti trash, ma poi questo saper miscelare azione e momenti introspettivi, intervallati anche da alcune scene più prettamente da commedia è stato decisamente un colpo vincente. Molti parlano di Sense8 come la serie rivelazione dell’anno, alcuni addirittura della miglior serie del 2015, ma credo che così si esageri. E’ un’ottima serie, sicuramente da rientrare in una Top10, ma non ai livelli, tanto per citarne due a caso (proprio), di Mr. Robot o Daredevil.

    Comunque sia, è solo qualche giorno che ho scoperto il vostro sito, mea culpa! Non posso che farvi i complimenti: le vostre recensioni sono di sicuro le più accurate che mi sia capitato di leggere. E il fatto che abbia “recuperato” quelle di una buona parte delle serie viste nell’ultimo anno la dice lunga