Hannibal – 3×06 Dolce

Hannibal – 3x06 DolceL’esordio di questa terza stagione si è andato dispiegando secondo dinamiche anomale, prive di una linearità temporale in grado di portare a compimento gli eventi che hanno chiuso la scorsa annata: l’arco di metamorfosi di ogni personaggio ci è stato raccontato con ellittiche allusioni simboliche che in questo episodio si condensano e si evolvono fino a raggiungere le derive più estreme.

Giunti a metà stagione, Hannibal compie il giro completo per ritornare lì dove la fine ha avuto il suo inizio: il nastro si riavvolge e si ferma sulle dirette conseguenze della fuga del dottor Lecter che, liberando la bestia, ha spalancato le porte dell’Inferno. Come sottolineato dalla simbologia dei titoli, “Dolce” – l’ultima pietanza di una cena italiana – si pone in diretto parallelismo con “Mizumono” – portata finale della cucina Kaiseki che ha scandito la scorsa stagione –, fino a poter essere visto come la diretta conclusione di una parabola narrativa fin qui rimasta in sospeso, e che, logicamente, si compie attraverso il tanto agognato incontro tra Will e Hannibal.

I see my end in my beginning.

Hannibal – 3x06 DolceHannibal, ferito e coperto di sangue, scappa da una scena del crimine consapevole di essere nuovamente alle soglie della fine. La storia che doveva concludersi con la fuga da Baltimora si ripete ciclica e puntuale, accelerata dall’effetto domino di una serie di gesti sconsiderati, istintivi, o, più semplicemente, umani.
In questo episodio i tre livelli temporali della vita di Hannibal – il presente (Bedelia), il passato lontano (Chiyo) e quello recente (Will) – si incrociano in una silente lotta, rendendo ancora più evidente l’esplodere del cortocircuito che ha portato il dottore a dare sempre più spazio alla bestia che alberga in lui. Come la fuga dalla Lituania, così la fuga dal Maryland conteneva in sé le speranze di un nuovo e proficuo inizio, che apparentemente Firenze sembrava offrirgli; tuttavia è proprio nel capoluogo toscano che il dottor Lecter afferma di essere diventato un “uomo”, o come meglio dire “umano”: è qui che Hannibal si rende conto che la belva, a lungo celata con un oculato lavoro di mimetizzazione, non riesce più a rimanere rinchiusa dietro una maschera che è stata squarciata. Will ha guardato il mostro dritto negli occhi e l’ha visto incrociarsi con un’essenza umana così eccellente che, pur nella sua più infima deriva diabolica, non cessa di brillare di una luce abbagliante: l’immagine di Hannibal che ci viene restituita attraverso il profondo sguardo di Will è la matrice di un disorientamento che ha portato il dottore a compiere quella serie di errori che potrebbero essergli fatali.
Poteva gestire la permanenza a Firenze in maniera più oculata, l’Italia poteva essere un nuovo inizio senza fine; e invece no: il bisogno di un ultimo sguardo verso quella parte di se stesso che solo Will riesce a donargli è, ancora una volta, un errore verso cui è impossibile non cadere.

If I saw you every day, forever, Will, I would remember this time.

Hannibal – 3x06 DolceAlla luce di tali considerazioni, evidenti sin dagli esordi dello show ma rese molto più pregnanti dal tono intimista dei primi episodi di questa annata, il dialogo tra Will e Hannibal acquista un’enorme potenza drammatica, accresciuta dalla simbologia rinchiusa nel dipinto di Botticelli che incornicia il loro incontro. All’ingresso di Will, Hannibal è intento a riprodurre “La primavera” dando a Zefiro (il vento primaverile) i lineamenti di Will e alla ninfa Clori i tratti di Bedelia.
Secondo una delle varie interpretazioni del dipinto – quella mitologica –, il quadro rappresenta l’eternizzazione di uno stato di grazia – il periodo primaverile – che si inaugura in seguito alla metamorfosi che Zefiro opera su Clori, mutandola in Flora, ovvero la personificazione della Primavera. L’utilizzo di tale simbologia intertestuale amplifica il ruolo motrice di Will e Bedelia nella costruzione dell’intimo desiderio d’eternità del dottore: se Bedelia poteva essere la protagonista di una primavera che Hannibal non è riuscito a fissare in eterno, Will è sempre più esplicitamente il motore che attua quella metamorfosi, che si avvicina sempre di più al suo stadio completo.

Where does the difference between the past and the future come from?

Hannibal – 3x06 DolceSin dal primo cenno di saluto, lo scambio energetico tra Will e Hannibal urla ‘addio’ su tutti i fronti, rendendo esplicito il reciproco bisogno di troncare un legame che finirebbe per rovinare entrambi.
Il circolo empatico che si è venuto a creare tra i due ha mutato così radicalmente la loro essenza da azionare un processo di disgregazione identitaria, che porta l’uno a confondersi nell’altro – I’m curious whether either of us can survive separation –, trasformando così la progettualità di un reciproco omicidio nell’implicito bisogno di ritrovare una lineare percezione di se stessi. Questa consapevolezza è stata a lungo dibattuta nell’animo di entrambi: se Hannibal si è ripreso le redini della sua identità abbracciando la belva con più furore, Will si è spinto alla radice del male in modo da spostare l’empatia in un canale razionale e professionale. Così come Bedelia, anche Will cerca di proteggersi da Hannibal trasformandolo in un “caso” da studiare, analizzare, e interpretare – I wanted to understand you before I laid eyes on you again.
La molla che aziona il tutto è un pressante senso di colpa (Every crime of yours, feels like one I am guilty of), quella stessa angoscia che in “Aperitivo” ha portato Graham ad ammettere a livello istintuale che la telefonata a Lecter di “Mizumono” era espressione del desiderio di fuggire con lui: se quella parte di se stesso che desiderava davvero farlo avesse preso il sopravvento, adesso Abigail sarebbe ancora viva. Per quanto dentro di lui ci sarà sempre il desiderio di poter riscrivere la storia, adesso ciò che conta è recidere il filo di un legame di cui riesce finalmente a sentire anche una responsabilità oggettiva.

You’re like his bird. I’m his bird, too. He puts us in cages to see what we’ll do.

Hannibal – 3x06 DolceNessuno tra gli uccelli messi in gabbia dal dottor Lecter conserva ancora le catene, ma Bedelia sembra riuscire a dispiegare le ali molto più agilmente rispetto agli altri: il processo di manipolazione, sul filo del ricatto, a cui è stata soggetta, infatti, non è stato sufficiente ad arginare il suo spazio d’azione. Ciò non toglie che il suo modo di agire la renda la migliore tra gli “allievi” di Hannibal, lasciando intravedere chiaramente quelle peculiari caratteristiche che hanno portato il dottore a renderla discepola eletta. La lucidità che guida le azioni della donna tradisce una progettualità che la rende molto più vicina all’Hannibal dell’esordio di quanto non lo sia adesso lo stesso Hannibal.
Lo stesso non si può dire di Chiyo, personaggio che non giunge a un grado di caratterizzazione che consenta di inquadrarne le azioni: il suo ruolo si è bloccato a meccanismo di collegamento tra Will e il passato di Hannibal. Anche quando diviene l’artefice del ferimento di Will, la sua figura resta sullo sfondo come mero motore dell’azione, di cui non si riesce a percepire la progettualità d’intenti.

Hannibal – 3x06 DolceVerger, invece, il cui ruolo è dichiaratamente quello di far progredire l’azione, diventa un ottimo contrappunto grottesco: il dialogo con Cordell mentre prova le ricette con cui cucinerà Hannibal è al tempo stesso macabro e delizioso, e diventa un ottimo filtro per rendere ancora più disorientante la scena conclusiva che vede l’arrivo di Will e Hannibal nella fattoria Muskrat. Inoltre, i subdoli sogghigni di Verger servono anche da alleggerimento diegetico di un racconto che, soprattutto in questo episodio, cede spesso al virtuosismo: per quanto visivamente stupende, la scena di Margot e Alana, così come l’allucinazione di Will, cedono un po’ il fianco all’esercizio di stile fine a se stesso.

“Dolce” è un episodio potente, costruito con un lento e implacabile crescendo emotivo che si pone come chiusa perfetta di un arco narrativo sviluppato con una simbolica lentezza drammatica. Siamo ancora a metà stagione e, nell’attesa di buone nuove su un possibile salvataggio delle serie, non possiamo non auguraci che il meglio debba ancora arrivare.

Voto: 8½

Nota: a partire dalla settima puntata, NBC manderà in onda Hannibal il sabato e non più il giovedì.

 

3 Risposte

  1. Mario Sassi scrive:

    Sarò profondamente impopolare, ma a me questa stagione di Hannibal non sta certo entusiasmando. A mio avviso si sta cedendo davvero troppo allo stile estetico della serie, con una distanza dalla “realtà” ormai sempre più netta. A differenza di quanto avveniva nelle prime due stagioni, la trama è praticamente inesistente (Cerlino si è rivelato essere stato solo un inutile passatempo) e gli snodi principali vengono trattati con rapidità e sufficienza: si veda il finale assurdo di questo episodio, oppure la totale inutilità del personaggio di Chiyo, come hai brillantemente fatto notare te Francesca.
    Certo, lo sperimentalismo e lo sguardo sono costantemente esaltati dalla serie, ma a me comincia a non bastare più. Sempre ottimi gli scambi Will-Hannibal ma non ci si può basare solo su quello (e persino Bedelia pare aver perso parte del suo smalto, recuperato un po’ in questo episodio).

     
    • Pask scrive:

      Anche secondo me hanno esagerato con l’estetica

       
    • sixfeet scrive:

      Non posso che essere d’accordo, come ho fatto notare sul precedente episodio (dove hanno veramente raggiunto il livello più bassotti credibilità). Ho come l’impressione che all’estetica e alla sperimentazione abbiano sacrificato tutto, dalla linearità della trama alla sua stessa credibilità.

       

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