True Detective – 2×04 Down Will Come

True Detective - 2x04 Down Will ComeArrivati a metà di questa seconda stagione, è legittimo cominciare a tirare le fila della storia che si sta cercando di raccontare: obiettivi, mezzi utilizzati, modi più o meno riusciti per narrare una vicenda che, sulla carta, dovrebbe ormai aver chiarito ed esplicitato se non altro i suoi intenti, contenutistici e metodologici. 

Purtroppo le cose non stanno andando come ci si poteva auspicare. La decisione di intraprendere un racconto di questo genere, ampliando sia la parte dedicata all’indagine (si passa infatti a un sistema corrotto che coinvolge un grandissimo numero di persone), sia quella incentrata sui protagonisti (che raddoppiano, diventando ben quattro), crea per sua stessa natura una storia che ha nella dispersività e nell’iperframmentazione i suoi rischi più elevati; quando si vuole lavorare stando a questi termini bisogna prestare moltissima attenzione, perché, anche quando le intenzioni sono buone, i risultati possono variare, e di molto, in base agli strumenti utilizzati.

Nobody wants to stop it.
Nobody gives a shit.

True Detective - 2x04 Down Will ComePiù dispersività, come si diceva, dovrebbe comportare uno sforzo maggiore per concentrare l’attenzione su alcuni nuclei fondamentali del racconto, sia per quanto riguarda la vicenda narrata che per i personaggi coinvolti. Ecco che quindi creare una storia, quella dell’omicidio Caspere, così frammentata nella sua indagine e, giunti a metà stagione, ancora così fumosa, non aiuta a creare quel legittimo interesse che dovrebbe farci appassionare non solo ai personaggi ma anche alla vicenda che li accomuna e che stanno vivendo insieme. Ed è un peccato, perché il sottotesto che lega la storia criminale a quella della città di Vinci è di gran lunga più interessante e ricco di potenziale, e ciononostante incredibilmente poco sfruttato: basti pensare a quei piccoli indizi che anche una puntata come questa regala – la città in mano ai Chessani da un secolo e la totale impossibilità/non volontà di cambiare la situazione, o i terreni contaminati, simbolo di un male che si ramifica in modo capillare e ingestibile – e che tuttavia soccombono davanti all’accumulo di dettagli confusi e poco utili alle vere indagini. Ne è un esempio la scena finale, che, per quanto ottimamente girata, basa il conflitto a fuoco sulla scoperta di due personaggi tirati fuori dal cilindro pochi minuti prima, con una scena assolutamente casuale come quella del banco dei pegni, senza che l’indagine per trovarli sia riuscita a sollevare il benché minimo interesse per i soggetti coinvolti.

I’m enjoying this soberish you.

Certo, la vicenda di base può essere considerata come una scusa, un escamotage per lavorare sulle vite dei protagonisti; dunque un approccio meno lineare e chiaro al caso potrebbe essere in parte giustificato dal fatto che non è questo ciò di cui si vuole parlare davvero, bensì dei personaggi principali. Purtroppo, però, anche qui i problemi da affrontare sono più d’uno. L’esigenza di lavorare su quattro profili così diversi – e la decisione di trattarli tutti e quattro, sempre, in ogni episodio – ha portato per forza di cose a dedicare a ciascuno di loro meno tempo, e dunque a dover semplificare moltissimo (attraverso dialoghi ridondanti e scelte didascaliche) per far capire che tipi sono i personaggi messi in gioco.
True Detective - 2x04 Down Will ComePrendiamo Velcoro: pur essendo dei quattro il personaggio che in questo episodio funziona di più, è l’intero processo che lo ha portato fino a qui ad essere stato troppo accelerato, estremamente semplificato, modificato con una rapidità eccessiva. È di certo più interessante da sobrio, come gli fa notare anche Frank – e non a caso i loro scambi sono tra le parti più riuscite di questi episodi –, ma la rapidità con cui è passato dall’essere un uomo distrutto ad uno con la testa a posto è troppa, anche per una stagione di soli otto episodi. Vedere la morte da vicino cambia le persone, ma forse non c’era bisogno di urlarlo in faccia allo spettatore in modo così diretto: ecco che quindi tutti gli interventi di Velcoro in questo episodio, ottimi se estrapolati dal contesto, diventano forzati una volta ricontestualizzati. Risultano, nei fatti, accentuati da comportamenti da “grillo parlante” nei dialoghi con Bezzerides e con Woodrugh, caricati da un improvviso cambiamento nei confronti del figlio (scena ottima, di nuovo, ma tesa a sottolineare un concetto già piuttosto chiaro), esasperati da quello scambio con il padre di Ani su aura e vite vissute – “You must have had hundreds of lives” “I don’t think I can handle another one”. Il problema, dunque, non è tanto nel contenuto, quanto nella gestione di questo, nelle sue tempistiche e nel suo essere profondamente polarizzato, come se estremizzando i comportamenti fosse più facile far arrivare il messaggio desiderato. E certo, arriva, ma forse non con gli effetti sperati.

I paid for fucking avocado trees and now you tell me can’t grow?

True Detective - 2x04 Down Will ComeL’idea di usare i quattro protagonisti come tipologie umane diverse rappresentava di per sé una buona idea, ancor di più se consideriamo l’inserimento di un personaggio come Frank Semyon, criminale ma non per questo necessariamente negativo. Anche qui, però, l’esigenza di far percepire questa dualità (complice il poco tempo a disposizione, per i motivi sopra esposti) si traduce in scelte troppo esplicite, dialoghi che non lasciano nulla al non detto e che per questo perdono qualunque portata drammatica. Al di là dell’urlatissimo parallelo tra le piante che non producono e i problemi della coppia a procreare, al di là dei dialoghi (questi sì, davvero discutibili, nei contenuti come nella forma espressiva) tra lui e sua moglie, cosa vediamo di preciso in questo episodio? Frank è in una situazione terribile da quando si è scoperto che Caspere è morto portandosi via i suoi soldi, e giunti alla quarta puntata passa un intero episodio a visitare persone legate ai suoi vecchi giri per poter rientrare in attività abbandonate da tempo. Questo è quanto. Vaghissimi accenni al fatto che sia costretto dagli eventi a farlo, ma che in realtà gli pesi moltissimo, vengono suggeriti ma mai davvero sfruttati – quando invece avrebbero potuto rappresentare un elemento interessantissimo del personaggio. E infine, quando sembra che stiano per emergere nella discussione con la moglie, quest’ultima chiude la conversazione con una frase che pone fine, soprattutto narrativamente, a qualunque tipo di confronto in un modo superficiale e anche piuttosto senza senso – “Here’s an idea. Let’s be one of those couples that fights a lot” –, stroncando sul nascere qualunque tipo di approfondimento in questa direzione.

I don’t even know who the fuck I am.

True Detective - 2x04 Down Will ComeWoodrugh è l’esempio più lampante di come cercare a tutti i costi di far passare un messaggio o un’idea dello stato d’animo di qualcuno possa essere perfino controproducente. Gli eventi negativi a cui è sottoposto nell’arco dell’episodio sono tanti, troppi, perché l’intento era (in modo evidente) quello di mostrarci come la ricerca della sua identità si avveri solo nella scena finale, unico momento in cui vediamo Paul vivo, acceso dalla situazione, presente e attivo. Di nuovo, l’idea di base è buona: ma osservarlo durante tutta la puntata mentre vive situazioni che procedono per accumulo costante finisce con lo snaturare ciascuno di questi eventi, che si perde nel momento stesso in cui un’altra difficoltà viene messa sul piatto della bilancia – che pende in modo piuttosto ridicolo sul versante negativo dopo aver visto (nell’ordine): la notte con l’amico, quindi la sofferenza interiore per quanto successo; il furto della moto; l’inseguimento delirante dei paparazzi; la scoperta dell’ex fidanzata incinta e infine la scelta, con poca vera intenzione da parte di entrambi, di tornare insieme. Taylor Kitsch fa un buon lavoro in questo episodio, soprattutto se paragonato alle altre puntate, in cui non spiccava esattamente per le sue dote attoriali; la trasformazione durante la scena finale è evidente e ben gestita, ma è purtroppo l’intero percorso a suonare come forzato, quando sarebbe bastato evitare di aggiungere carichi eccessivi volti solo ad esasperare la situazione.

Those moments, they stare back at you.
You don’t remember them, they remember you.

True Detective - 2x04 Down Will ComeTolto il colpo di genio/fortuna di Woodrugh al banco dei pegni, se le indagini stanno andando avanti in qualche modo è per merito di Ani, ma anche in questo caso il lavoro svolto non può dirsi esente da difetti difficilmente trascurabili. La necessità di dipingerla, più volte, come “la figlia che è imprevedibilmente diventata detective nonostante la vita vissuta” (concetto ribadito dal padre anche in questo episodio) le sta attaccando addosso tutti quei cliché di rito che invece il suo personaggio, complice una buona interpretazione della McAdams, potrebbe comodamente evitare. Ma se fino ad ora il comportamento da dura, il passato (e un presente) oscuro, la gestione di polso delle sue relazioni potevano essere degli elementi ancora validi per disegnarla come una donna determinata, in questa puntata si travalica il limite: si spinge sull’acceleratore della caratterizzazione e si finisce con l’esagerare, nuovamente, in eccesso. La reazione della donna davanti alla sospensione, infatti, inanella una serie di idiozie clamorose in nome di una autodeterminazione che era già ben chiara prima di questa scena. Non c’era bisogno di sottolinearlo, e non c’era dunque la necessità di farla apparire come inconsapevole dei problemi derivanti dal frequentare un sottoposto (relazioni che, soprattutto in America, hanno una regolamentazione severissima) o capace di difendere un comportamento ad ogni modo poco professionale con un semplicistico e scontato “This would not be happening to a man”.
Il tentativo di andare più in profondità con il suo personaggio, durante il confronto con la sorella, funziona decisamente meno rispetto alla premiere, e la sensazione che si ricava, anche in questo caso, è quella di un’occasione un po’ sprecata per raccontare meglio un personaggio che, forse più di altri, avrebbe davvero bisogno di un’attenzione maggiore al dettaglio introspettivo.

Let’s be careful out there.

True Detective - 2x04 Down Will ComeÈ difficile riscontrare nei personaggi e nella storia raccontata delle zone grigie: per i motivi sopra esposti, si va dalla caratterizzazione eccessiva e ridondante dei comportamenti dei protagonisti a sezioni di aperta confusione e scarsa attenzione al dettaglio quando si racconta la vicenda, e questa struttura così polarizzata si riflette perfettamente sulla costruzione di questo episodio. Il ritmo lento e ripetitivo della prima parte si scontra con gli ultimi dieci minuti finali, ma, invece di creare con questa contrapposizione un risultato positivo, non fa altro che sottolineare quanto la puntata sia sbilanciata, troppo vuota da una parte e decisamente piena dall’altra. Si ha la sensazione che una scena del genere sia stata considerata un atto dovuto, forse perché era ora che accadesse qualcosa, forse per creare un parallelo con la quarta puntata dell’anno scorso (e d’accordo che non siamo qui a fare paragoni, ma se si fa una cosa del genere esattamente al quarto episodio il richiamo è d’obbligo, e nel confronto questa scena perde, ahinoi, senza nemmeno combattere).
Non è un problema di qualità, perché questa sparatoria è girata benissimo; e non è nemmeno questione di “piano sequenza/non piano sequenza” (perché se il finale di “Who Goes There” viene apprezzato solo per quello, allora non si è capito molto del suo fondamentale ruolo narrativo nella prima stagione). È il “come” ci si arriva (come spiegato a inizio recensione); è il voler renderlo a tutti i costi un momento epico, lasciando in vita, tra tutti gli agenti, guarda caso solo loro tre; è il riuscire a rappresentare perfettamente gli stati d’animo di Ani, Ray e Paul e poi di nuovo cadere nell’esagerazione, con un fermo immagine non necessario che va a rimarcare, senza che ce ne fosse davvero il bisogno, quello che le espressioni di McAdams, Farrell e Kitsch avevano già ampiamente e ottimamente mostrato.

True Detective - 2x04 Down Will ComeLa scelta di questa sparatoria, che ha nell’aspetto tecnico e nell’interpretazione dei protagonisti la sua parte migliore, risulta quindi essere narrativamente interessante più per il futuro che non, come detto, per questo episodio. È ormai abbastanza evidente il coinvolgimento del sindaco in quanto accaduto, e (ma sono solo ipotesi) la puntata è riuscita ad accendere un legittimo dubbio anche sul comportamento di Dixon – che sì, è morto nel conflitto a fuoco, ma che era stato il responsabile della sorveglianza del rifugio in cui si trovava Amarilla. Le conseguenze che cadranno su Velcoro, Bezzerides e Woodrugh saranno di certo importanti, e si spera che almeno questo dia una svolta ad un aspetto investigativo che langue in uno stato semi-comatoso da quando è stato aperto.
“Down Will Come” è una continua dichiarazione di intenti non raggiunti; una puntata che avrebbe molte frecce al suo arco che invece finiscono col rimanere inutilizzate, a favore di altre non gestite con la perizia che ci si aspetterebbe. Permangono alcuni elementi potenzialmente avvincenti, ma non sono abbastanza per la storia che ci si prefigge di raccontare, e di certo non sono sufficienti a sopperire ad errori piuttosto grossolani nella caratterizzazione dei personaggi. Rimangono a sostenere l’impalcatura della puntata una sempre buona ambientazione, una regia capace spesso di mettere in risalto i protagonisti più di quanto sappia farlo la loro scrittura, una scena finale che sul lato formale convince appieno e alcune intuizioni che si spera vengano sfruttate decisamente meglio nelle prossime puntate.

Voto: 6-

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

26 Risposte

  1. Ambrosia scrive:

    Non è magnetico, questo è quanto. Che sia colpa della storia, della regia, degli attori (…) il problema è che questa seconda serie non è magnetica. Una serie carina, volendo, ma nulla più.
    Hanno fatto il botto con la prima e dovevano fermarsi lì.

     
  2. Genio in bottiglia scrive:

    Non mi ritrovo nella recensione e in parte dei commenti. Primo perché la qualità della scena della sparatoria è altissima e, a distanza di tre giorni, ancora me la ritrovo sulla pelle (e chi se ne frega se nella prima stagione, alla quarta puntata …). Sarà che io non ho trovato la prima di TD perfetta come molti, così non trovo questa da 6-. Mi ritrovo preso dalla storia, mi piacciono i personaggi (eccettuato Woodrugh che, in effetti, fa troppo cliche), ci ha messo un po’ a carburare (anche le prime 2 puntate della prima serie comunque), ma è comunque un bel prodotto, e non vedo l’ora di vedere come procede adesso. Giusto per dare un parere differente, eh?

     
    • Federica Barbera scrive:

      @Genio in bottiglia: Ma certo, siamo qui per questo! 😉
      Allora, che la scena della sparatoria sia altissima mi pare di averlo confermato nella recensione almeno un paio di volte, ma semplicemente non credo che dieci minuti finali tecnicamente ottimi possano salvare il resto di una puntata che presenta a mio avviso grossi difetti di scrittura, in primis per quello che riguarda i personaggi.
      Non credo sia una questione di amanti o detrattori della prima stagione, ad esempio a me la prima annata è piaciuta tranne il finale, che purtroppo mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. I paragoni con la prima stagione non li avrei nemmeno fatti, se non fosse che qui se lo sono proprio tirato dietro. Insomma, proprio perché la storia è diversa e il modus narrandi è cambiato, fare una cosa del genere non è forse il modo migliore per evitare paragoni.
      In ogni caso, la presenza o assenza di questo parallelo non cambia di una virgola il mio giudizio sulla puntata, che a mio avviso si è stancamente trascinata verso un finale che, proprio perché molto potente, ha messo in risalto i diversi errori di tutta la parte precedente.
      Credo che, arrivati a metà stagione, si potesse lavorare molto meglio sui personaggi, invece che farli vagare da un estremo all’altro, e sulla storia stessa, un po’ troppo labile.

       
  3. Andrea scrive:

    Secondo me il voto è un pochino basso. In ogni caso sono d’accordo con la recensione. Prima di iniziare la seconda stagione ciò che non mi convinceva erano gli attori. E invece mi sono sembrati molto bravi devo dire. Il tanto criticato Vince Vaughn alla fine l’ho trovato azzeccato per la parte. Ciò che non funziona è proprio la trama, non riesce a catturarmi, non crea alcun interesse intorno al caso. Quattro protagonisti inoltre sono veramente troppi per troppe poche puntate, o in ogni caso mal gestiti. Le scene con il guru sono imbarazzanti. Mah non penso ormai possa risollevarsi più di tanto ormai questa stagione, spero in qualche colpo di scena

     
    • Steph by steph scrive:

      Infatti Vaughn era lo spauracchio temuto da tutti ma non si è rivelato affatto male (il suo grande problema forse è la scelta dei suoi lavori)

       
    • winston smith scrive:

      No, dai. Le scene con il guru sono il comic relief necessario per una serie così cupa. Il loro scopo è servito bene dagli attori coinvolti (e poi l’indizio migliore sul caso sono venuti da lì in questa puntata, con un primo collegamento accertato fra tutti i personaggi coinvolti nell’indagine). Piuttosto, non sono sicuro che il momento WTF con sparatoria tarantiniana girata da Jeremy Podeswa (una garanzia sotto questo aspetto) fosse altrettanto necessario. Ottimo, ma non propriamente necessario, anche se pretendere una giustificazione valida da un coniglio tirato fuori da un cilindro è operazione superflua e abbastanza sterile. Insomma, se è piaciuto, bene; se non è piaciuto, bene lo stesso.
      In definitiva, mi trovo abbastanza in sintonia con le perplessità espresse da Federica in recensione, anche se sarei più generoso di lei sul giudizio complessivo. In fondo, la puntata scorre velocemente e giunti alla fine la curiosità per gli avvenimenti futuri è maggiore di quanto non fossero ad inizio episodio. Dunque, la missione è compiuta per quanto mi riguarda.

       
      • winston smith scrive:

        Citazione da winston smith:
        e poi l’indizio migliore sul caso sono venuti da lì in questa puntata

        Qui la concordanza fra soggetto e verbo è andata a farsi una vacanza in fase di revisione. XD

         
      • winston smith scrive:

        Citazione da winston smith:
        e giunti alla fine la curiosità per gli avvenimenti futuri è maggiore di quanto non fossero ad inizio episodio

        Anche qui la versione corretta è: “[…]la curiosità[…]è maggiore di quanto non lo fosse ad inizio episodio”.

         
  4. Federica Barbera scrive:

    Forse la differenza sta proprio in quell’ultima tua riflessione: per me la puntata non scorre affatto! In altre sedi (e con altri termini, che non si confanno certo ad una recensione XD) ho definito ottima la scena finale per avermi svegliato dal torpore precedente, perché l’episodio non mi ha affatto convinta. La frammentazione di cui parlo nella recensione, unita a dei dialoghi che a volte son davvero discutibili (anche il comic relief si può fare diversamente eh, quella storia dell’aura nera verde, per non parlare della risposta finale di Ani, a me hanno fatto pensare a tutto fuorché a qualcosa di comico!) mi hanno portata ad avere uno scarsissimo interesse per i personaggi e per la vicenda in generale (e, ci tengo a dirlo a scanso di equivoci, a me il primo episodio era piaciuto e il secondo abbastanza, perché anche quei difetti di caratterizzazione che vedevo erano una cosa secondo me più sopportabile, e comunque in prospettiva anche aggiustabile. Ora, a metà stagione, anche no).

    Ad una seconda visione, le mie sei pagine di appunti disperati non hanno fatto altro che mettere in evidenza tutte quelle falle che a mio avviso ci sono nella costruzione dei personaggi e in seconda istanza nella vicenda, e che mi stavano quasi portando, lo ammetto senza problemi, a dare un voto leggermente più basso. Perché sono delle questioni per me veramente insostenibili, non si può assistere ad una cosa come ai dialoghi tra Frank e la moglie e non sentire qualcosa dentro la testa che urla fortissimo “per piacere, riscrivete tutto da capo” (e no, il problema non è Vaughn, che non sarà eccelso, ma che sa quello che fa).

    Dopo aver scritto tutto, alla fine quello che è emerso e che mi ha portato a dare un 6- è stato questo: nonostante ambientazione, intenzioni, scena finale girata benissimo e qualche piccola intuizione sparsa in giro, i problemi di tutto il resto sono troppo, troppo grandi per poter dare di più. Ci sono dei problemi sostanziali, delle scelte di base che proprio non stanno in piedi secondo me, e che stanno sfortunatamente minando delle intenzioni tutto sommato valide. A me dispiace, davvero. Però mettiamola così: se questa fosse la prima stagione di una nuova serie, mi dedicherei a vedere altro. Vado avanti perché forse una parte di me ci spera ancora, o forse perché la curiosità di vedere cosa si inventeranno per chiudere tutto è più forte del resto. Però insomma.. non è che sia così felice di farlo, ecco 😉

     
    • winston smith scrive:

      Sopporti incazzandoti (si può essere scurrili nei commenti o mi censurate?): in sostanza sei una stoica nei mezzi, ma non nei fini. XD
      Comunque, hai stuzzicato immancabilmente la mia curiosità (della serie “Esigo soddisfazione!”): le sei pagine (formato A4 o minore?) di “appunti disperati” le hai prese durante la visione, intramezzandola, o lei hai riempite di getto dopo i titoli di coda? Inoltre, è un’abitudine o un’eccezione che conferma la regola? Ti prego, rispondimi! 😀

       
      • Federica Barbera scrive:

        Ahah no, più che incazzarmi (eh, quando ci vo’ ci vo’) in questo caso sono proprio dispiaciuta. Perché sai, un conto è quando una cosa non è nelle tue corde e va beh, succede e ci mancherebbe, un altro è quando riscontri delle problematiche proprio di scrittura che ti fanno dire “ma perchéééé non l’hanno fatto diversamente? perché non hanno sfruttato quella cosa o quell’altra e si son concentrati – male – su questa?”

        Per quanto riguarda la “pratica della recensione”, vediamo se riesco a soddisfare la tua curiosità! 😀
        Ognuno di noi ha un suo metodo, ovviamente. Nella forma (quella che vedete voi) ci sono delle regole di fondo che fanno parte della linea editoriale del sito e che sono state elaborate negli anni da una persona brutta e cattiva (quella che ha dato 6- alla quarta puntata di True Detective! Proprio lei! 😀 ), ma i mezzi con cui si arriva a questo sono chiaramente personali.

        Nel mio caso, io lavoro sempre così, per qualunque episodio di qualunque serie io recensisca: vedo la puntata una volta senza pensare a nulla che non sia godermi l’episodio (la genuina passione per le serie tv non cambia, nemmeno quando ne scrivi da anni), poi la riguardo una seconda, quaderno delle recensioni alla mano, e scrivo, durante la visione, senza un criterio preciso. Possono essere appunti per ricordarmi come è strutturata una scena, frasi che possono aiutarmi, oppure mi fermo proprio se ho “l’illuminazione dal dio nerd” e butto giù qualcosa. Poi sedimento, penso, mi piace darmi almeno un po’ di tempo per rifletterci su (chiaro che varia da serie a serie. Con Mad Men aspettavo l’illuminazione che in genere arrivava esattamente quando non ci stavo pensando 😉 ). Da quegli appunti (quaderno piccolo, comunque!) si parte! A seconda della difficoltà della recensione faccio o meno una scaletta scritta (con Mad Men, Sons of Anarchy o Breaking Bad, per dire, erano degli schemi intricati, colorati, pieni di frecce e di punti di domanda tipo “come passo da qui a qui?!”) e poi si va. Si rilegge, si sistema, si inserisce, si formatta, si fa correggere (non viene pubblicato mai nulla che non sia riletto da una seconda persona) e poi si spera che piaccia, al di là della condivisione del pensiero o meno 😉

         
        • winston smith scrive:

          Ahahah! Sei mitica (una frase un po’ idiota da svogliato doppiaggio italiano di anime, ma che funziona)!
          Sappi che, se mi trovassi nella posizione di elargire premi di merito a destra e a manca, dovresti affrettarti ad acquistare una nuova mensola per il bagno (sempre ammesso che tu condivida insieme a me l’idea che il giusto posto per i premi sia il bagno, nella (vana?) speranza che l’associazione costante fra dato luogo e dato oggetto poi non comprometta irrimediabilmente l’io proiettandolo oltre il livello di guardia).
          Boh! Non so che altro dire di sensato, onestamente. Il tuo gettare il cuore (non quello della 3×02 di Hannibal) oltre l’ostacolo allo scopo di comporre le recensioni di cui io tanti altri usufruiamo per allestire un pannello di dialogo sui singoli episodi mi lascia genuinamente esterrefatto. Continua così! E goditela di più la seconda visione, altrimenti va a finire che raggiungi Ray Velcoro al Depression’s a farti i cicchettoni un tanto al litro.

          P.S.: rileggendo, il tutto può effettivamente dare l’idea di una parodia della letterina di un fanboy, ma ti assicuro che non lo è. Del resto, basta leggere il semi-pietoso stato attuale delle recensioni di certi critici affermati per rendersi conto del fatto che per continuare a scrivere costantemente degli stessi soggetti senza cedere alla tentazione di buttarla in caciara la passione non basta. Figurarsi l’obbligo. Quindi, grazie (per il sacrificio, anche se ho capito che tu non lo percepisci come tale). :)

           
        • Federica Barbera scrive:

          Eh ma se mi godo di più la seconda visione poi ho bisogno di una terza per buttare giù gli appunti! E così non si finisce più! ahahah 😉
          Comunque ci tengo a dire che, diversità di metodo a parte, tutti i nostri collaboratori lavorano sodo per offrire delle recensioni degne di questo nome, che non siano un flusso di coscienza di pensieri troppo soggettivi ma che siano riflessioni ponderate e giustificate. C’è chi scrive molto e poi taglia e sistema, chi scrive subito dopo la visione e poi ci torna su a mente lucida.. insomma, come si dice, tante teste, tante idee 😉 e, finché c’è la voglia di farlo, sentirlo come un sacrificio è praticamente impossibile!
          Grazie per i complimenti e per l’interesse!

           
  5. SerialFiller scrive:

    Vaughn quello che mi fa più pena perchè quasi si riesce a percepire che lui è l’alunno che più si sta impegnando per arrivare alla sufficienza ma nada proprio non ce la fa.
    Kitsch invece sembra il compagno di classe scemo che impara a scrivere in quarta elementare e che al liceo ha bisogno della calcolatrice per fare 9 diviso 3.
    Farrel sembra invece il compagno di banco un po cazzaro ma che in fondo ha tanto forse troppo da dare.
    La McAdams la ragazza bella ma insicura con un potenziale enorme.
    In tutto cio al momento Pizzolato è il professore ambizioso con un curriculum invidiabile che si trova ad insegnare tutt’ad un tratto nella periferia di Baltimora cercando di insegnare la divina commedia riscrivendola da se.

     
  6. Pogo scrive:

    Questo episodio è stato una perla. Un lungo e insano torpore risvegliato all’improvviso da una deflagrazione non controllata che si è rivelata estremamente più grande di tre sprovveduti “mandati al macello”.

    Anche questa seconda stagione, nel leggere varie recensioni e commenti, mi sembra sia travisata completamente. Ricordo ancora le polemica per la prima stagione e il suo finale.

    La prima stagione era un trattato filosofico/sociologico sull’essere umano e le sue idiosincrasie (il passato raccontato dai protagonisti era sempre – e ripeto sempre – diverso dalla verità accaduta, mostrata attraverso le immagini), mentre questa seconda stagione è un trattato moderno sulla natura umana e la sua inadeguatezza. La prima rimandava a Bogart e Mitchum, agli anni Trenta e Chandler. A Hammett. All’hard boiled usa e getta.
    Questa seconda stagione è un rimando agli anni Quaranta, ma rivisti in chiave modernissima. Un lungo e grande omaggio a Ellroy, Cain e co.
    Ogni stagione (e così sarà pure per la terza) ha due sole cose in comune: avere l’elemento “poliziesco” di fondo e un certo pessimismo innato.

    Per esempio, la morte di Caspere è solo un pretesto per mettere in moto la collaborazione di 3 True Detective che vivono le loro vite e hanno una serie di problemi alle spalle. Così come in TD1 a Pizzolatto non interessava il mondo più grande dietro quell’omicidio singolo, qui interessa solo il mondo più grande. Un’operazione all’incontrario. A parte il personaggio interpretato da McAdams a nessuno interessa risolvere l’omicidio (almeno per chi è dalla parte della legge).

    La struttura della stagione è comunque ottima (questa seconda stagione è leggermente meno coesa della prima).
    La prima stagione – se vogliamo continuare con l’inutile paragone in una serie antologica – era provvista di epica. Grandi spazi e colori luminosi della Luisiana.
    Questa seconda stagione è anticlimatica volontariamente. Cupa e pessimista. Colori opposti a quelli che ci si aspetterebbe in California.

    A ognuno il suo gusto, per carità, ma dal punto di vista tecnico Pizzolatto è inattacabile. Un genio.
    Per esempio, siamo passati da due straordinari detective dei quali uno (Rusty) addirittura superiore alle vicende che lo coinvolgevano a tre detective sostanzialmente inadeguati alle difficoltà che si trovano ad affrontare.

    P.S. la sparatoria finale è fantastica: il realismo, la struttura, la chiarezza espositiva. Sembra diretta da Mann (regista che non amo, decisamente, ma del quale so riconoscere l’uso degli spazi e dei tempi, come uno dei maestri contemporanei).

     
  7. alessandra scrive:

    Per me il migliore episodio di questa stagione. E non solo per la sparatoria, ma per l’aprirsi dei sentimenti dei protagonisti. Ancora troppo didascalica su qualche aspetto, ma fila meglio. Già alla prima puntata il contrasto dell’ambientazione rispetto alla scorsa stagione aveva vinto.

     
  8. Rorschach scrive:

    Non sarà la prima stagione, ma a me sta piacendo un sacco, faccio un po’ di fatica a seguire le indagini ma sono sicuro che ci lasceranno a bocca aperta nelle prossime stagioni

     
  9. Jube scrive:

    Per me è davvero notevole questa stagione, mi era piaciuta molto la prima (senza gridare al miracolo come hanno fatto tutti). Ci sono difetti strutturali, ma sopportabili se si sposa lo spirito narrativo e stilistico di partenza che differisce di molto dalla prima stagione. Ottimi attori (non scritti perfettamente), regia impressionante e ambientazione da hard boiled totalmente azzeccata, più qualche citazione a Lynch che non fa mai male.

     
  10. svinzo scrive:

    La trovo un pò noiosa specialmente per la faccenda relativa all’indagine, però l’ambientazione. gli attori la rendono interessante. In più la regia e colonna sonora meritano

     
  11. Slaz scrive:

    Per carità, recensione scritta benissimo. E mi complimento.

    Ma io sono sempre un po’ scettico nei confronti delle recensioni che tendono a sviscerare un film, o le puntate di una serie, fotogramma per fotogramma, parola per parola, per farne quasi una parafrasi. Non funziona, secondo me.

    Io sono per una visione emozionale, più semplice magari ma meno cervellotica.

    Non è una critica eh, solo un modo diverso di concepire l’analisi di un prodotto TV.

    Nella specie, TD2 mi sta piacendo. Trovo che il lavoro, per esempio, del tanto vituperato CF sia ottimo. Nella media i dialoghi sono buoni e la regia è su altissimi livelli.

    La guardo senza mai pensare alla prima stagione, non avrebbe senso in nessun caso.

    Non è il capolavoro del secolo ma è un ottimo prodotto. E siamo ancora a metà serie. Magari deluderà nel prosieguo ma per ora trovo che sia in ogni caso superiore alla media di quello che si vede in TV.

    Slaz

     
    • Federica Barbera scrive:

      Ciao Slaz,
      il lavoro che facciamo su questo sito – se hai avuto modo di leggere altre recensioni – è proprio un’analisi che vada a “sviscerare” le puntate, non tanto e non solo perché è importante come un episodio è costruito (e sì, lo sono anche i dialoghi, parola per parola: ci sono reparti apposta che li producono, dunque perché tralasciarli?) ma anche e soprattutto perché essere “emozionali” (che è molto bello, intendiamoci) avvalla un genere di commento più tendente al soggettivo, alla pancia, e non a qualcosa che possa essere, quando più o quando meno, condivisibile.

      Chiaro che poi il lavoro sia comunque soggettivo, e ci mancherebbe, nessuno ha la pretesa di universalità: ma qui cerchiamo di dare un’impostazione il più possibile obiettiva di quello che è ciò che sentiamo e proviamo davanti ad una puntata, in caso anche da un punto di vista tecnico – se il recensore ha ad esempio una formazione adeguata.
      Nello specifico, ciò che non mi è piaciuto o che mi ha annoiato dell’episodio va spiegato, perché se mi limitassi ad un approccio, appunto, emozionale, giustamente potrebbe non importarvene un fico secco! Insomma, è proprio il lavoro che facciamo che è così, ecco 😉
      Grazie comunque per i complimenti e per il contributo, a presto!

       
      • Slaz scrive:

        Ma figurati cara, non discuto il lavoro che fate attraverso il sito (che a me piace tantissimo per come è strutturato e per la qualità del servizio che offre).

        Comprendo anche la logica della recensione, credimi.

        Forse mi sono spiegato male.

        Dico solo che quando leggo una recensione come quella che hai scritto tu, finisco per perdermi nei meandri delle analisi tecniche e (pur magari ritrovandomi su diversi aspetti) alla fine realizzo che la conclusione alla quale arrivi non sposa la sensazione che ho avuto quando ho visto i titoli di coda della puntata (che per me è la sensazione sovrana).

        Insomma è come se leggendo la tua recensione fossi stato costretto a pensare a ciò che la mia mente ed i miei occhi ad una semplice, emozionale, visione non avevano (o forse non avevano voluto) vedere.

        Mettiamola così, quel mio “non funzione, secondo me” forse sarebbe più corretto tramutarlo in un “non funzione, per me”.

        Nel senso che forse, nel bene e nel male, preferisco farmi rapire dalla sensazione del momento e vivere il prodotto per quello che riesce a darmi hic et nunc.

        Fermo restando che leggo sempre con piacere ciò che scrivete, altrimenti non starei qui!

        Un abbraccio e buon lavoro.
        Slaz

         
  12. Travolta scrive:

    per me la puntata non scorre affatto! In altre sedi (e con altri termini, che non si confanno certo ad una recensione XD) ho definito ottima la scena finale per avermi svegliato dal torpore precedente

    Concordo con queste righe di Federica.

     
  13. Aragorn scrive:

    Cara Federica Barbera concordo pienamente con la tua ottima recensione ….
    Questo episodio più di altri soffre dell’inconsistenza dell’oggetto dell’indagine troppo ma troppo soft.
    La redenzione di Velcoro che a me piace tantissimo ahimė è così troppo rapida e semplice che fà arrabbiare (nella mia testa ronza la domanda “a chi volete darla a bere). Comunque speriamo che qualche impulso o qualche scossone riesca a dare un pó di spirint a questa stagione che comunque ha picchi di estrema qualità …certo ė che a noi appassionati delle serie ogni riferimento ,seppur di eccezionale fattura, a Twin Peaks genera un batticuore unico…continuo fiducioso ed ancora complimenti al l’eccezionale lavoro che fate

     
  14. Claudio scrive:

    Commento la quarta puntata solo ora, senza aver visto ovviamente le successive, ma credo che questa puntata sia invece ben strutturata e potenzialmente molto importante nell’economia della serie.
    E’ vero, l’indagine langue e va a rilento ma credo sia esattamente quello che si vuole mostrare allo spettatore. Bezzerides, Velcoro e Woodrugh sono stati assegnati al caso perché sono tre pedine minori, sacrificabili, da cui nessuno si aspetta reali progressi. Velcoro se n’è reso conto molto solo ora che è lucido (è comunque è quello dei tre che è più avvezzo a certi meccanismi), la Bezzerides ci sta arrivando, Woodrugh probabilmente ci arriverà anche grazie all’adrenalina della sparatoria finale da cui sembra uscire con piglio molto deciso. Non è un caso che dalla carneficina finale escano vivi proprio loro tre, che invece tutti vorrebbero annientati e messi in disparte.
    Il fermo immagine finale invece non saprei come interpretarlo, sembra quasi un’istantanea di qualcosa che potrà essere significativo?
    Insomma, vado avanti fiducioso nella visione.

     
  15. Michele scrive:

    Arrivo tardi anch’io per la quarta puntata, la serie non mi sta prendendo più di tanto. Persino un mio amico Americano mi dice che non sta riuscendo bene a seguire tutto, che non si capisce e “tanti auguri a te che non sei madrelingua”.
    Per me è stata una puntata senza infamia e senza lode. Ho cominciato a vederla e l’ho interrotta a meta’. Poi l’ho ripresa e non mi ricordavo niente di cosa era successo prima, ma guarda caso era proprio poco prima della sparatoria: chi erano questi messicano super armati e con munizioni infinite? E se erano così pericolosi, perché non hanno mandato la SWAT, ma hanno lasciato la McAdams a capo di un manipolo di cinquantenni in carne che perderebbero una gara di aggressività contro Hugo di Lost? E poi, siamo sicuri che siano tutti morti e non torneranno più o ritroveremo anche loro a Twin Peaks alla prossima puntata?
    Per fortuna che c’e’ Vince Vaughn che ci da sicurezza quando dopo l’esplosione dice alla moglie di tornare dentro. A un certo punto ho pensato che sarebbe andato lui in soccorso dei cop a uccidere i banditi, così si riprendeva anche il controllo di quel pezzo di città e il suo status da criminale.
    Purtroppo non lo ha fatto.

    A metà stagione, capisco cosa intendete quando dite che TD2 è noir. Quello che non capisco è: “what’s the point?”
    Voglio dire, la serie dipinge un limbo in cui la corruzione e la degenerazione non stupiscono nemmeno più. I nostri eroi sono parte integrante di questo – ormai lo abbiamo capito. Ma quindi la serie è una parabola di quattro modi diversi di come convivere con il declino? Oppure è una favola su come provare a redimere un sistema marcio? O c’è altro?
    Voi che ne dite?

     

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