Wayward Pines – 1×10 Cycle 12


Wayward Pines - 1x10 CycleL’avventura di Wayward Pines è arrivata al termine dopo una sola stagione, ma rimarrà sicuramente negli annali delle serie televisive ad imperitura memoria per la straordinaria capacità di prendere una storia potenzialmente interessante e renderla risibile e dimenticabile.

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Quando la serie era ancora ai propri albori, avevamo già notato come l’episodio pilota non fosse all’altezza delle promesse (i sempre ingombranti paragoni con Twin Peaks e Lost) ma che la serie avesse, in ogni caso, del potenziale; d’altronde l’idea di una città misteriosa e di una sorveglianza costante in cui l’inquietante infermiera Pam sembrava saperne più d’ogni altro poteva diventare, se trattato con equilibrio dagli autori, un ottimo intrattenimento estivo. Cos’è successo, quindi, che può spiegare il giudizio tranchant d’apertura?

Wayward Pines - 1x10 CycleL’idea di fondo di Wayward Pines è stata quella di adattare per il piccolo schermo una trilogia letteraria – che stando al suo finale (diverso dall’esito della serie) non dev’essere molto riuscito – e comprimere in soli 10 episodi una storia che avrebbe avuto bisogno senza ombra di dubbio di molto più tempo per essere approfondita. La sensazione che ha dominato queste vicende, soprattutto a partire dai due episodi spiegone  “The Truth” e “Choices”, è stata di una costante corsa senza un attimo di tregua. A soffrirne è stata da un lato la storia, che non ha avuto modo di maturare a sufficienza, e dall’altro la stragrande maggioranza dei personaggi i quali si sono ritrovati a prendere decisioni o assumere comportamenti diametralmente opposti a quelli che avrebbero avuto fino a pochi attimi prima.

Wayward Pines - 1x10 CycleAnalizzando i personaggi, infatti, non possiamo non puntare il dito contro l’infermiera Pam la quale, nonostante una Melissa Leo che ha portato sulle spalle una delle poche esperienze attoriali degne di questo nome, è passata da sadica e crudele a vera leader “positiva” dell’organizzazione tirata su da suo fratello. Nel giro di pochissimi episodi ha smesso di rappresentare l’antagonista della storia per diventare alleata della popolazione di Wayward Pines, senza un’evoluzione davvero credibile. Se ne capiscono le ragioni del suo mutamento (soprattutto per l’empatia umana che ha saputo poi dimostrare), ma ad essere fuori fuoco è proprio la realizzazione pratica in queste puntate. Stessa sorte è toccata a David Pilcher la cui megalomania – fino al punto di non ritorno del disattivare le mura di contenimento e volere una nuova strage – è stata un’involuzione rapida e poco ancorata alla realtà: perché puntare così tanto su Burke quando è chiaro dal primo istante che avrebbe creato solo problemi al fragilissimo equilibrio della città? Quando il modello eugenetico ha avuto la meglio sulla sua mentalità? Ricordiamoci che il gruppo A fallì dall’interno, non fu lui a decidere la loro eliminazione. Un personaggio che avrebbe potuto farci discutere a lungo sulle possibili implicazioni filosofiche/antropologiche della sopravvivenza della specie umana viene trattato da bambino capriccioso.

Quello che è soprattutto mancato a Wayward Pines è stata una direzione: qual era l’obiettivo degli autori, cosa volevano raccontarci? La sensazione non può che essere di un’approssimata storia generale: qualche pizzico di mistero, buoni sentimenti, azione non sempre centrata e colpi di scena come nella peggiore tradizione. Ecco quindi che l’epilogo di una tale approssimazione non può che essere un finale di questo tipo, che fino a qualche minuto prima dei titoli di coda era riuscito comunque a fornire un minimo di intrattenimento. Messo da parte l’approfondimento degli esemplari umani raccolti nella città – suona posticcio persino il ravvedimento della Fisher –, la trama generale si muove verso l’unico esito possibile: lo scontro finale tra i cittadini ed il loro dittatore.

Wayward Pines - 1x10 CycleWayward Pines ha preteso finora un’alta dose di sospensione dell’incredulità per riuscire a funzionare: i ragazzi espulsi dal furgone in seguito all’esplosione di una bomba, una città che ha mantenuto per 2000 anni tutti i sistemi elettronici perfettamente funzionanti. Questo episodio ci porta a scoprire una terribile verità: tutti gli Abbie sono individuabili (satellite?) e costantemente localizzabili (ed a questo punto, dato che Pilcher ha il proprio esercito personale, perché non cacciarli ed ucciderli?), cosa che diminuisce ulteriormente la loro dose di pericolosità. Come hanno fatto delle creature che possono essere normalmente uccise con dei proiettili ad aver sterminato l’intera razza umana? Nell’anno 3200, ad esempio, non erano riusciti gli uomini a produrre delle armi sufficienti? Anche perché non si tratta di un contagio stile zombie. Per non parlare, poi, dell’assurdità di congelare Pamela e liberarla il minuto immediatamente successivo (è davvero così facile addormentare/svegliare qualcuno senza rischi per il corpo?).

Wayward Pines - 1x10 CycleSospendendo, ancora una volta, le mille domande senza risposta, ci ritroviamo davanti ad un finale che riesce quantomeno ad intrattenere: buona azione, ritmo sostenuto e costruzione delle scene d’azione anche piuttosto piacevole. Certo, nulla di particolarmente originale, ma ormai in Wayward Pines anche la normalità fa notizia; ecco quindi che finalmente la famiglia Burke acquisisce la centralità e l’interesse che avrebbe dovuto conquistarsi dall’inizio. Il rapporto padre-figlio è il momento più riuscito dell’episodio (insieme al personaggio di Kate) perché si sofferma a dare umanità ad una storia che vede nell’opposizione umano-disumano il fulcro principale della propria narrazione. Il sacrificio di Ethan è l’epilogo di una vicenda umana che aveva necessità di una chiusura (ricordate il trauma delle 600 vittime?).

Wayward Pines - 1x10 CycleL’altro elemento riuscito è la caratterizzazione di Kate: in questo episodio, soprattutto nell’ottima scena del retrobottega, si palesa appieno il perché fosse lei alla guida dei ribelli. La donna, che inizialmente sembrava essere dalla parte dei controllori, si è rivelata ben più caparbia e combattiva della prima impressione. Adesso è lei a guidare i sopravvissuti e non può che essere lei a stabilire un nuovo accordo di pace tra controllori e controllati: con lo sguardo alla popolazione ancora in sospensione criogenica e l’incontro tra le due grandi donne l’episodio sembrava volgere al termine. Ma gli autori non avevano ancora avuto modo di mandare tutto alle ortiche, come loro prerogativa: eccoci arrivati ad uno dei finali più assurdi e vuoti di sempre.

Wayward Pines - 1x10 CycleStiamo chiaramente parlando del risveglio di Ben (la sua botta in testa rimarrà nel cuore di tutti coloro, e non sono pochi, che hanno odiato la caratterizzazione del suo personaggio) in una società, tre anni dopo, esattamente com’era prima della rivolta. Tutto è tornato com’era in principio, con tanto di impiccagioni per spaventare le persone. Cos’è successo? Ci siamo dimenticati – o avremmo voluto farlo – della Prima Generazione, gli adolescenti liceali con il leader immortale nonostante la ferita al ventre, che evidentemente sono riusciti a riprendere il controllo e ad annullare quel bell’epilogo tra Pam e Kate. Il colpo di scena finale è la perfetta rappresentazione di cos’è stato Wayward Pines: uno spettacolo basato sull’improbabile, in cui ogni realismo è stato piegato in favore di una presunta suspense e voglia di stupire. Un gioco al rialzo che è fallito già a metà del percorso e ci ha lasciato con l’amara sensazione di aver sprecato del tempo con quello che poteva essere un ottimo prodotto e che invece è risultato essere una dimenticabilissima serie.

“Cycle” è il nome dell’episodio ed è tale l’obiettivo dichiarato: riportare tutto al punto di origine, come se gli avvenimenti di questi dieci episodi non fossero mai avvenuti. Purtroppo, non è un lusso che gli spettatori possono permettersi.

Voto 1×10: 6
Voto Serie: 4

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12 commenti su “Wayward Pines – 1×10 Cycle

  • DA9

    Pienamente d’accordo con con la recensione, non ho altro da aggiungere, se non una menzione speciale per gli Abbie veri protagonisti di questa monnezza di produzione!!!
    Voti:
    stagione -100
    finale (come sopra)
    attori, inguardabili (si vede che scelgono i loro lavori in base alla qualità e non alla quantità… del bonifico!!)
    Se qualcuno ha mai notato un’espressione diversa sul volto di Matt Dillon, innanzitutto complimenti per la vista, e poi, ce lo potrebbe segnalare dove sia successo in ben 10 episodi????

     
  • Setteditroppo

    Il finale e il modo con il quale ci si è arrivati e le altre cose condivisibili dette dal recensore lasciano un po’ d’amaro in bocca anche a me per ciò che avrebbe potuto essere questa serie e non è stata. Peccato! Comunque mi ha gradevolmente intrattenuto, certo, per i suoi difetti più che per i suoi pregi (oggettivamente difficili da scovare) e Claudio – in un commento alla recensione precedente a cui rimando se v’interessa- mi ha fatto capire il perché. Sarà che adoro il vintage e i b-movies. Sarà l’età.
    P.S. Lasciatemi stare Matt Dillon: ha una faccia maledettamente simpatica dai tempi di un ormai vecchio film culto che non citerò…e poi si vede lontano un miglio come abbia cercato di fare il minimo (riuscendovi) per evitare di risultare ridicolo, visto il copione e la leggerezza dell’intera realizzazione, come dargli torto no?

     
  • Firpo

    Insomma, la cosa migliore di Wayward Pines è che è durata solo 10 episodi.

    L’idea alla base della serie era interessante (almeno dopo quello che si scopre nel quinto episodio) ma trattata veramente con superficialità e le “evoluzioni” di Pam e Pilcher sono state scritte in maniera pessima.

     
  • Mrgollins

    Non condivido assolutamente niente di quanto scritto. Wayward Pines è la serie TV più originale e profonda che sia stata mai realizzata. Shaymalan ha preso spunto non solo dal libro, ma anche da precedenti film, tra cui uno suo (The Village), per elaborare un prodotto perfetto: ad una tirannia succede sempre un’altra tirannia e l’uomo non è nient’altro che un burattino all’interno di questa società. Un finale non solo profondo, ma curato in ogni dettaglio, come la giostra che gira con la sua musica ripetitiva in sottofondo. Ben vengano serie TV come queste, brevi ed intense: chi la ama se la porta nel proprio cassetto dei ricordi, che non la ama (o meglio, non la capisce) la farà cadere nel dimenticatoio

     
    • 999sickboy666

      Trovo vagamente presuntuoso e supponente (e sto usando due eufemismi) questo atteggiamento per cui se qualcuno non apprezza qualcosa che secondo te è valida, la ragione è che “non la capisce”.

      L’unica cosa di cui parli tu nel tuo commento è il messaggio dell’intera serie. Benissimo, può essere un messaggio pienamente condivisibile (così come può essere messo in discussione o, per sua stessa natura di “messaggio”, interpretato in modo differente).

      Tu dici che il messaggio è: “ad una tirannia succede sempre un’altra tirannia e l’uomo non è nient’altro che un burattino all’interno di questa società.”
      Il problema, però, è: com’è stato veicolato, questo messaggio?
      Perché, per fare un paragone, è come se per esprimere quel concetto qualcuno avesse scritto “a tirania succede tiraNNia – uomo solo burattino ad interno società”-

      La sostanza resta la stessa, è dal punto della forma, della sintassi, della grammatica (che, in una serie televisiva, equivale a dire dal punto di vista tecnico e della gestione narrativa) che non funziona – e non funzionando, ne esce un messaggio svilito anche se condivisibile.

      (Questo senza voler entrare nel merito del fatto che quello stesso concetto è stato già formulato, detto e ripetuto milioni di volte in un’infinità di prodotti narrativi diversi, dai romanzi ai film ai fumetti alle graphic novel alle serie tv etc.)

       
    • Alberto

      Citazione da Mrgollins:
      Non condivido assolutamente niente di quanto scritto. Wayward Pines è la serie TV più originale e profonda che sia stata mai realizzata. Shaymalan ha preso spunto non solo dal libro, ma anche da precedenti film, tra cui uno suo (The Village), per elaborare un prodotto perfetto: ad una tirannia succede sempre un’altra tirannia e l’uomo non è nient’altro che un burattino all’interno di questa società. Un finale non solo profondo, ma curato in ogni dettaglio, come la giostra che gira con la sua musica ripetitiva in sottofondo. Ben vengano serie TV come queste, brevi ed intense: chi la ama se la porta nel proprio cassetto dei ricordi, che non la ama (o meglio, non la capisce) la farà cadere nel dimenticatoio

      Io spero che tu stia scherzando, perchè davvero mi inorridirebbe sapere che in circolazione ci sono umani come te. Meglio gli Abbie! 😀

       
  • Claudio

    Per citate Setteditroppo (che mi cita a sua volta), lasciate in pace il povero Matt Dillon! Il problema non è lui ma Ethan Burke. Un personaggio monocorde e tagliato con l’accetta, eroe tutto d’un pezzo e privo di sfumature. Si piega leggermente nel rapporto con il figlio ma non si spezza. Tratta tutti con lo stesso piglio deciso e spiccio, che sia la moglie o il figlio o persino la ex-collega/amante/capo dei ribelli.
    Come doveva interpretarlo Dillon un personaggio così?
    Insomma, nonostante il crollo della seconda parte di sagione, per me Wayward Pines è un ottimo B-movie estivo con tutte le caratteristiche di questi prodotti: qualche ottima idea condita con robuste dosi di approssimazione e faciloneria.

     
  • Boba Fett

    …magari fosse anche solo lontanamente un omaggio ai B-movies! Ricordo con nostalgia certi gioiellini programmati il sabato pomeriggio tipo Il Giorno dei Trifidi, pochi soldi e grandi idee, l’esatto contrario di questa serie che è riuscita a rendere quell’altra coi dinosauri prodotta da Spielberg un cult (scusate, ma continuo a non ricordare il titolo).
    Alcune cose però sono chiare, che Night Shyamalan è definitivamente bollito dopo soli 3, forse 4 film belli (Umbreakable è il mio preferito) e che la Fox di The X-files o 24 è ahimè finita!

     
  • Firpo

    Comunque chapeau à la “botta in testa di Ben”. E’ stato il momento più ilare della serie.

    p.s. Vorrei chiarire che Wayward Pines non mi ha fatto schifo tout court, come ho detto l’idea mi piaceva e l’ho trovato in alcuni passaggi anche divertente da guardare però è stato scritto e realizzato veramente male e su questo non ci piove.

     
  • Alberto

    Wayward Pines è la cosa peggiore che abbia visto negli ultimi due anni dopo Crisis.
    Solo che Crisis l’ho mandato a quel paese dopo 1 sola puntata, mentre con questa schifezza ho tirato fuori il mio lato masochista e ho resistito ai conati di vomito per ben 10 puntate.
    Anche il mio My Sky è lieto di non aver più Dillon e soci sul suo hard disk.
    Mai più una porcheria simile, mai più.

     
  • Icchan

    Ciao a tutti
    E’ da molto che non scrivo qui su seriangolo che comunque seguo quando posso con molto piacere.
    Ho finito da poco di vedere tutta la stagione (alla fine penso proprio non sarà l’unica nonostante le dichiarazioni del suo creatore) e devo dire che, tutto sommato, non l’ho trovata così negativa.
    Si è vero, la recensione di questo articolo è ben scritta e motivata (complimenti!), tuttavia si percepisce un’elevata cultura “seriale” da parte dell’autore, questo a volte potrebbe far dimenticare che: “non sempre una serie è buona solo quando è buona davvero”.
    Concordo sulla carenza di contenuto (o troppo in troppo poco tempo), sull’esiguità del numero degli episodi che sicuramente ha giocato un ruolo fondamentalmente negativo… Tuttavia Matt Dillon e qualche altro (il primo sceriffo, l’infermiera, il capo dell’agenzia immobiliare, la moglie del sindaco… ecc), trasformano una serie dal “soggetto” interessante e maltrattato, in un film molto lungo che regge la suspance grazie alle loro ottime interpretazioni (ovviamente è solo un mio parere) e dunque intrattiene a dovere lo spettatore, soprattutto quello di “massa”.
    La mia etichetta su questo prodotto è proprio: “film da 9 ore circa”…
    In un film ci sono meno pretese riguardo l’introspezione dei personaggi (soprattutto per via del genere in questione) e maggiore interesse per un filo conduttore “sufficiente”, un filo di curiosità sempre accesa, un filo di mistero sul “come andrà a finire” (e “come riprenderà”!) ed un filo amarezza che a parer mio, non guasta mai.
    Voto stagione come utente normale: 7.5
    Voto stagione come “presunto” intenditore: 5

    A presto
    Icchan

     
  • Coimbra

    Che dire… si fa guardare a patto di tornare all’eta’ anagrafica di 14 anni con il conseguente senso critico…
    Se ci si soofferma a guardare la superficialita’ della trama e la faciloneria di certi passaggi (alcuni enormi elencati in questa recensione ma potrei aggiungerne uno che smonta tutto questo debole costrutto: perche’ Pilcher non utilizza solo i suoi volontari per la sua arca di Noe’!? Loro hanno sposato la causa senza problemi, hanno accettato la realta’ senza patemi e lo obbedivano ciecamente (tranne pochi casi isolati nell’ultimo episodio…). Che bisogno aveva di mettere su tutto quel baraccone?
    Uno potrebbe pensare… beh ha scelto dei luminari delle varie discipline umane per poi ricostruire la civilta’… no niente affatto… ha scelto a caso e comunque, nel suo teatrino, ha poi volutamente messo la gente a fare lavori inutili e diversi dalle loro specializzazioni originarie.

    Poi con quali prospettive? la sua citta’ non produce nulla, e’ finta ed il suo staff di volontari idem… lavora solo per mantenere la citta’… senza nessuna produzione dove vorrebbero andare? Pilcher ha immagazzianato benzina, armi, materiali, automobili, cibo in quantita’ illimitata?

    No, onestamente dopo la quinta puntata dove inizia lo spiegone, la sospensione dell’incredulita’ crolla ed insieme a lei crolla la capacita’ degli sceneggiatori di costruire qualcosa di valido nelle restanti puntate dove si assiste ad una corsa forsennata verso il gran finale che e’ simile a quello di millemila altri racconti simili.

    Il problema e’ sempre lo stesso: le serie americane partono con una buona idea, poi ci infilano tutto ed il contrario di tutto per mantenere alto l’interesse dello spettatore. Alla fine pero’ non potendo chiudere in maniera accettable e credibile la loro storia (proprio perche’ ci hanno messo dentro di tutto…) ci attaccano un finale con lo sputo (quando lo fanno perche’ a volte nemmeno quello e via…).

    Pero’ questo telefilm un merito ce l’ha: e’ durato solo 10 puntate e quindi non ha avuto il tempo di aggiungere via via elementi sempre piu’ assurdi ed episodi filler. In questo modo resta godibile e non ti fa arrabbiare piu’ di tanto lo scoprire che in realta’ e’ un prodotto raffazzonato.