[Consigli Estivi #11] Les Revenants – Quelli che ritornano

[Consigli Estivi #11] Les Revenants - Quelli che ritornanoIl tema dei defunti che ritornano in vita non è certo una novità nel mondo della narrazione, di qualunque genere si tratti: la morte, infatti, rappresenta al contempo il più grande mistero e la più grande certezza che noi abbiamo in qualità di esseri umani ed è dunque inevitabile un interesse così alto per l’argomento e per le supposizioni a riguardo.

.

Sappiamo con assoluta sicurezza che ciascuno di noi è destinato, in un modo o nell’altro, a lasciare questa vita, eppure il mistero che si cela dietro a cosa ci sia dopo non può che spingere l’uomo a farsi domande, ad indagare sulle possibilità, a cercare di inventarsi storie in grado di riempire quel buco di informazioni, destinato a rimanere tale per sempre.
Il fatto che la tematica non sia quindi originale non implica, tuttavia, che lo sia anche il modo di raccontarla; anzi, proprio perché la morte rappresenta un mistero così grande, e il ritorno da essa un evento tanto trattato quanto mai esperito, l’argomento può stimolare la fantasia dell’uomo in moltissimi modi e con sfumature diverse.
[Consigli Estivi #11] Les Revenants - Quelli che ritornanoQuesto è solo uno dei motivi alla base del successo di Les Revenants, serie francese andata in onda nel 2012 su Canal+ con una stagione di otto episodi e una seconda in arrivo. Lo show, scritto da Fabrice Gobert e ispirato al film omonimo del 2004 di Robin Campillo (presentato alla 61^ Mostra di Venezia), tratta il tema di “coloro che ritornano” in un modo che, come vedremo, sfrutta la tematica soprannaturale per raccontare qualcos’altro; per indagare in modo attento, scrupoloso e rispettoso le mille sfaccettature della perdita e del “trauma del miracolo”, con tutte le implicazioni che questo comporta.

La storia prende le mosse dal ritorno di una ragazza, Camille, che è ufficialmente ritenuta morta da quattro anni insieme ad altri compagni di scuola a causa dell’incidente di un pullman scolastico: il suo risveglio è solo il primo di una serie, che collega senza alcuna logica alcune persone morte in anni e circostanze del tutto differenti. Questa è una delle prime domande, uno dei primi misteri che devono affrontare sia il pubblico che, soprattutto, i personaggi dello show: perché alcuni tornano e altri no? Perché tua figlia è tornata da te e mio figlio no? Il concetto di speranza si mescola a quello religioso, la preghiera per il ritorno del caro che è venuto a mancare si trasforma in terrore e in incapacità di interagire con l’ineffabile: non più la morte, l’indicibile per eccellenza, ma il ritorno da essa.
[Consigli Estivi #11] Les Revenants - Quelli che ritornanoUna frase significativa del pilot sta proprio ad indicare la portata traumatica di questo evento così miracoloso: “Pensavo che dopo anni a pregare per la sua resurrezione foste più preparati ad accoglierla”. Si tratta di una riflessione all’apparenza scontata, ma che in realtà nasconde quanto di più terribile si cela dietro ai nostri desideri: vogliamo, disperatamente imploriamo che chi ci ha lasciato torni da noi, ma al contempo il loro ritorno – contro natura, incomprensibile, inaccettabile su un piano logico e razionale – ci devasta, ci destabilizza, obbligandoci a confrontarci con loro ma soprattutto con noi stessi e con il nostro concetto di mortalità.

Questa è la parte più realista della serie, quella più umana; quella che, pur trattando un tema a noi sconosciuto, lo fa andando a toccare corde che in realtà anche noi (o perlomeno chiunque abbia vissuto sulla propria pelle un lutto) possiamo comprendere e sentire.
La parte legata invece a ciò che non conosciamo – come tornano i morti? Come sono, come reagiranno loro a questo ritorno? – è quella che in genere, nei racconti di questo tipo, può assumere le variazioni più diverse (si pensi alle varianti horror, fantasmatiche, spirituali o infernali trattate sia in letteratura che al cinema). Les Revenants punta tutto su una componente di nuovo umana eppure non priva di mistero, chiave di volta fondamentale di tutta la prima stagione.

[Consigli Estivi #11] Les Revenants - Quelli che ritornanoI “ritornati” sono persone che non hanno la minima idea di essere morte; ragazzi, uomini e donne che tornano alle loro vite di sempre senza sapere che ormai sono passati anni, che i propri parenti sono andati avanti con le loro vite, che tutto intorno a loro è cambiato. La serie punta molto su questo elemento perché è il canale attraverso il quale noi stessi possiamo provare empatia nei confronti di qualcuno (qualcosa?) che non conosciamo; Gobert, insomma, ci spinge a porci una domanda che è in realtà duplice: “Come reagireste se un vostro caro tornasse dal mondo dei morti? Ma soprattutto, come reagireste se a un certo punto vi svegliaste convinti di essere in una vostra solita giornata e invece qualcuno vi dicesse che siete morti da molti anni?”.
Una prospettiva spaventosa, è vero, ma affrontata con un’umanità e una comprensione di raro spessore.

[Consigli Estivi #11] Les Revenants - Quelli che ritornanoUmani, ma non umani: questi morti-non morti ritornano con caratteristiche tipiche piuttosto inquietanti (non dormono mai, hanno costantemente fame) e portano con sé una serie di misteri di difficile spiegazione – l’abbassamento del livello d’acqua nella diga, continui black-out – che sembrano coinvolgere l’intera cittadina francese, altra protagonista d’eccezione della serie.
Il paesino che funge da ambientazione a questi eventi è infatti un elemento fondamentale per l’ottima riuscita della serie, perché crea un ambiente familiare, in cui tutti più o meno si conoscono, e al contempo un luogo chiuso, in cui il classico “tutti sanno tutto di tutti” è croce e delizia in una situazione come questa. Il supporto della comunità si rivela infatti importantissimo e positivo (con veri e propri gruppi di auto-aiuto), eppure non tardano a svelarsi le prime crepe nei rapporti tra i personaggi quando questi si ritrovano ad esperire un tale mistero dettato da regole così illogiche e incomprensibili. Il carattere estremo di quanto accade spinge le relazioni tra le persone a diventare altrettanto estreme, e l’attaccamento o la condanna nei confronti dei ritornati seguono criteri sempre più emotivi e passionali, sempre meno razionali e ponderati.

[Consigli Estivi #11] Les Revenants - Quelli che ritornanoChe cos’è, quindi, Les Revenants? Alla luce di quanto detto potremmo definirlo un thriller umano e sovrumano al tempo stesso: perché alterna, con una importantissima attenzione al dettaglio, le varie reazioni dei vivi e dei ritornati – la parte con cui noi possiamo maggiormente relazionarci – al mistero della morte e della “resurrezione”, del ritorno dall’aldilà.
Con questa serie si compie l’analisi di una rivoluzione emotiva, in cui il lutto non è più l’ultimo stadio del dolore, e l’elaborazione di questo non è più la parte più difficile dell’essere umani; in sintesi, l’opposto della morte non è più la nascita, ma il ritorno alla vita.
Attraverso una serie che vuole (e riesce a) essere un thriller, Gobert analizza un’umanità nuova, in cui si osservano le persone alle prese con una vita in cui gli unici punti fermi vengono scardinati, non solo per coloro che sono vivi ma anche per quelli che sono tornati. Questo, unito ad una sempre più importante ed elevata dose di misteri – che a fine stagione risultano tutt’altro che chiariti e dissipati – dà alla serie uno statuto ancora più complesso, ricco, totalizzante; familiare, sì, eppure anche straniante – grazie anche all’incredibile contributo dei Mogwai per la colonna sonora.
Non si può quindi che consigliare la visione di questa prima stagione di Les Revenants, in attesa della seconda che arriverà il 29 settembre su Sky Atlantic.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

2 Risposte

  1. Benny scrive:

    Serie straconsigliata, ad ogni finale di puntata resti sempre con la bocca spalancata, poi sono solo 8 episodi, uno più intenso dell’altro, non vederla sarebbe un sacrilegio.

     
  2. Son of the Bishop scrive:

    Serie che mi era stata molto consigliata più volte, ho deciso infine di recuperarla dopo aver visto che era fra i vostri consigli estivi, in due giorni(in uno se non avessi avuto diversi impegni) me la sono divorata. Che dire una serie bellissima, vincitrice di un International Emmy e penso che sia la prima volta che sono d’ accordo con una premiazione. La serie è incredibilmente affascinante non tanto per la tematica iniziale, come hai detto, ma proprio per il modo in cui sceglie di raccontarla, in maniera intima e toccante. Lo spettatore entra da subito nel vivo delle storie e ne resta affascinante si sente anche lui partecipe del mistero, sebbene da subito c’è il dubbio che difficilmente ci arriveranno delle risposte logiche. Ho amato sia il lato umano della serie, che quello sovra-umano, l’ unica puntata che mi ha leggermente deluso è stato il finale, chiaramente in vista di un seguito. Penso che oltre al grandissimo impatto del paesino e della colonna sonora, la forza secondo me è proprio quella di essere francese. Infatti ho trovato bellissimo ritrovare in una serie le caratteristiche tipiche del cinema francese con la sua scrittura e la sua fotografia e inoltre un tocco particolarmente intimista tipico delle serie più europee che americane, sebbene poi debba dire che il livello con cui vengono gestiti i colpi di scena e la parte mistery sono fatte con tanto di cappello e non ha niente da invidiare alle serie americane. La straconsiglio anche io assolutamente da vedere.

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *