Hannibal – 3×10 And the Woman Clothed in Sun

Hannibal – 3x10 And the Woman Clothed in SunIntenso, a tratti onirico, molto più che un banale procedurale, scandito da molteplici e variegati livelli interpretativi e da una successione temporale associativa: questo e molto altro è Hannibal, che con il decimo episodio aggiunge un altro tassello alla trasformazione del mostro, e della serie con esso.

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La puntata si incentra essenzialmente sulla figura di Dolarhyde, preferendo ad una narrazione didascalica una più dinamica e allusiva, che si basa sullo studio dei rapporti che questi intrattiene con il prossimo. Due in particolare sono i personaggi che vengono toccati direttamente dalla sua figura: in modi diversi questi ne vengono trasformati e scossi.

You alone would understand this.

Hannibal – 3x10 And the Woman Clothed in SunUn legame che si basa sul rispetto e la venerazione unisce il signor D. ad Hannibal: la telefonata concitata e l’allucinazione successiva contribuiscono ad enfatizzare questa fortissima dipendenza tra i due. Proprio alla luce dell’allucinazione si riescono a comprendere i caratteri salienti di quella breve telefonata: ciò che è importante, afferma Hannibal, non è il modo in cui le parole vengano effettivamente pronunciate, ma il loro vero significato. Tramite quest’affermazione l’uomo sente finalmente di aver trovato un’anima affine, che sola può capire i turbamenti del suo animo: per un uomo abituato a percepire se stesso come deforme e le proprie parole come improprie, il riconoscimento della bellezza del loro significato da parte di Hannibal è il tassello per completare il quadro di totale reverenza che è stato ormai costruito (basti pensare all’ossessiva reiterazione della parola “dragon”, da parte di Dolarhyde). Da un “esteta” come Hannibal Lecter è difficile aspettarsi un’affermazione del genere: il significante non ha peso rispetto al significato, che diventa il fulcro delle attenzioni del personaggio. Ma a ben vedere questo cambio di rotta è dovuto innanzitutto al narcisismo proprio dello stesso, che gode nel constatare quanto sia grande la sua influenza sulle persone e la capacità di crearsi un seguito, ed in secondo luogo ad una svolta nella narrazione, ora più concreta e meno introspettiva rispetto alla prima metà di stagione.

See how magnificent you are.

Hannibal – 3x10 And the Woman Clothed in SunIl fulcro tematico dell’arco narrativo del Dragone Rosso, anche in relazione ai due omicidi compiuti, si lega all’immagine dello specchio, al campo semantico della visione intesa come svelamento – eliminazione del velo –della conoscenza vera e propria. Non è un caso che l’unica donna, la donna scelta per diventare la compagna del dragone, sia in realtà incapace, per natura, di vedere con gli occhi, di guardare quelle malformazioni fisiche che tanto dannano il personaggio.
Solo dopo la conclusione della sua trasformazione nel Dragone egli riuscirà a farsi guardare da tutti, nel pieno della sua magnificenza: nell’attesa di questo momento propizio non esistono persone degne di guardarlo con gli occhi, di conoscerlo davvero: i frammenti di specchi posizionati sul volto delle sue vittime sono il simbolo di una realtà frantumata, una trasformazione in fieri, un volto che, privato della capacità di scelta nella visione, può unicamente riflettere ciò che gli è stato ordinato: la magnificenza del Dragone.

They told you how I look?

Hannibal – 3x10 And the Woman Clothed in SunIl rapporto con il prossimo, agli occhi del personaggio, può essere strettamente limitativo ed al contempo può essere portatore di grandi soddisfazioni: la scena della tigre acquisisce un’importanza fondamentale in quanto ci aiuta a comprendere il fortissimo bisogno di Dolarhyde di essere in comunione con qualcuno e nel sentirsi utile a questo, nel prestare i suoi occhi – la sua visione, che diventa la più importante – per descrivere la realtà circostante.
Due anime scisse e spezzate che si uniscono, in un momento quasi mistico e contemplativo: alla donna è permesso toccare la tigre, fino ad accarezzarle il volto; nel momento stesso in cui ciò accade, l’uomo percepisce un senso di nausea e turbamento, perché il suo volto non può ancora essere toccato da mani estranee. Ma il tocco della donna s’insinua nel suo animo e lascia posto a qualcos’altro: in una visione che richiama il titolo dell’episodio, la donna viene ad identificarsi con l’umanità, vestita nel sole, soggetta al potere del magnifico Dragone Rosso.

He never called me my name.
Hannibal – 3x10 And the Woman Clothed in SunNel corso della puntata assistiamo ad un intenso scambio tra due personaggi vivamente influenzati dall’operato di Hannibal: se la dottoressa Du Maurier è riuscita a crearsi una via d’uscita dalla spirale di terrore del cannibale, non si può dire lo stesso di Will, imbrigliato in un’esistenza fittizia in cui non c’è e non ci vuol essere posto per il passato, mai accettato né dimenticato. La vera speculazione su cui si fonda il loro splendido dialogo è la questione dell’identità: il tempo è passato, alcune ferite sono guarite ed altre non guariranno mai, ma cosa ne resta delle loro esistenze, ora così mutate, dopo il passaggio di una figura come quella di Hannibal? Chi sono loro, come individui, in seguito ed al di là degli orrori subiti e perpetrati?
Una differenza abissale separa la psichiatra da Will:  la prima è conscia dell’istinto primordiale proprio di ogni uomo, della vena omicida ed auto-conservativa che pervade la specie umana, e pertanto ne prende atto; il secondo non riesce ad ammettere a se stesso ed alla sua nuova utopica realtà, immersa nel freddo della neve, che tutti gli essere umani posseggono dentro di sé un quantitativo di cattiveria, di istinto per la conservazione.

Hannibal – 3x10 And the Woman Clothed in SunLe loro identità sono state mutate dal passaggio di Hannibal, le loro vite hanno un contorno diverso: ma cosa rimane di loro stessi, quando si guardano allo specchio? Il simbolismo insito nell’immagine dello specchio potrebbe risultare ridondante ma è utile a comprendere l’incertezza e la frammentarietà che i protagonisti hanno vissuto.
“You were naked”, dice la psichiatra a Will. Nudo, senza difese, ed al contempo completamente visibile, senza mediazioni, all’unica persona che poteva comprenderlo appieno. “I’m covered in scars”, ribatte Will, perché questo tipo di visione, così intensa e disvelatrice, lascia un segno che difficilmente può andar via.
Il legame tra Will ed il nuovo seguace di Hannibal sembra essere più stretto che mai: entrambi accomunati dal bisogno di essere visti, osservati, compresi nella loro più profonda essenza. L’incontro tra i due, in chiusura di puntata, è in realtà indice di una affinità mentale condivisibile solo da pochi: il filo rosso che unisce i due, ed Hannibal con loro, è quello elitario dell’opera d’arte.

Il decimo episodio aggiunge un  tassello utile per la comprensione della nuova realtà in cui i protagonisti si muovono: Hannibal procede su un binario prestabilito, sempre più vicino alla conclusione della stagione forse più discussa ed ambivalente di tutte.

Voto: 8+

 

Annalisa M.

Trascorre la maggior parte della sua esistenza nell’oscurità seriale (perché i teen drama non li vogliamo considerare) quando un giorno, presa da chissà quale illuminazione divina, decide di guardare Buffy The Vampire Slayer. La strada è segnata, seguono Angel, Lost, Breaking Bad e Mad Men. Un hobby che si trasforma in una passione totalizzante e in qualcosa di cui non si può più fare a meno. Aggiungiamoci il culto della scrittura, coltivato fin dalla tenera età (toccatele tutto, tranne il maghetto occhialuto) e il gioco è fatto.

4 Risposte

  1. jackson1966 scrive:

    Sempre una spanna sopra ogni altra serie tv. Incredibile.

     
  2. ViK scrive:

    E’ estremamente interessante vedere come si stia dipanando la trama di Hannibal, soprattutto adesso che si può fare un paragone col romanzo di Harris. Sono tanti i punti discordi, e per quanto ad ogni “irregolarità” mi venga da storcere il naso, non riesco a distogliere l’attenzione da questo telefilm. Molti i punti, dicevo, che per necessità temporali e narrative, si discostano dal libro, fin qui accettabili (ad esempio i contatti telefonici fra Hannibal e D.) ma fin tanto che si tratta di necessità, ci può stare… stravolgere il significato della “donna vestita di sole” è forse eccessivo. Non è Reba la controparte del Drago, anzi, è una distrazione che D. sfrutta, nella sua schizofrenia, fin qui stranamente ancora poco accentuata, per tenere lontane le tentazioni che il Drago perpetuamente cerca di imporgli. Poco comprensibile anche il passaggio tra D. e il Drago, nel libro a un certo punto, Dolarhyde comincia a dialogare con questo (proprio come fa Will con la sua controparte schizofrenica), ed è il punto focale del romanzo che tradirà poi il killer. Sono proprio curioso di vedere dove si andrà a parare. E’ innegabile che esteticamente Hannibal sia uno dei migliori telefilm degli ultimi trent’anni (a memoria c’è solamente Twin Peaks), ma credo che adesso ci sia il rischio di discostarsi eccessivamente da un romanzo che ha fatto scuola nel genere, a volte può risultare una scelta vincente, altre, invece, una sconfitta narrativa. Vedremo se l’ago penderà verso una risoluzione prettamente estetica e incentrata sul personaggio del dr Lecter (com’è stato finora), oppure un tentativo di riagganciarsi a Clarice Starling per poter permettere una quarta stagione…

     
  3. sixfeet scrive:

    Il mio problema è aver visto oltre a questa trasposizione tv, anche le due altre trasposizioni cinematografiche del libro di Arris: quella del 1986, Manhunter – frammenti di un omicidio e quella con Anthony Hopkins, Red Dragon, del 2002. Se la versione del 2002 è oggettivamente dimenticabile, lo stesso non si può dire per quel capolavoro che è stato il primo film del 1986. La parte sinceramente che ritengo molto zoppicante della versione televisiva è proprio il personaggio di Dolarhyde, fa quasi tenerezza nel sua poca consistenza. Tutt’altra tensione trasmetteva il personaggio tormentato della versione originale.

     
  4. Firpo scrive:

    A me è piaciuto questo episodio proprio perché ha saputo discostarsi maggiormente dal libro.
    Sul modo in cui è resoi Dolharyde non sono negativa come molti. A me non dispiace
    Certo è passata una vita e anche di più da quando ho visto il film di Michael Mann. Ricordo che l’avevo trovato straniante.

    Ora devo capire se questa seconda parte porterà al finale (già conosciuto) di Red Dragon (intendo il libro) o saprà sorprendere anche chi come me ha letto il libro e visto i due film tratti da questo.

     

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