Show Me a Hero – 1×03/04 Part III & IV 5


Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVDalla Baltimora di The Wire alla Yonkers di Show me a Hero, passando per la New Orleans di Treme, David Simon prosegue nella sua indagine sull’America che cambia (o che non vuole cambiare). Con questi due episodi entriamo nel vivo di questo suo nuovo universo, in sospeso tra sogno americano e realismo.

Che Paul Haggis abbia trovato forse il suo momento di maggior fortuna nella decostruzione dello stereotipo dell’eroe a stelle e strisce (Nella Valle di Elah) è un dato di fatto, ma in generale la sua passione in quanto regista per il racconto classico americano si sposa qui benissimo con la scrittura così attenta al naturalismo di Simon.

I just think you shouldn’t take people with one lifestyle and put them smack in the middle of a place with a different lifestyle.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVCon Show me a Hero, il creatore di The Wire ha aperto infatti il proprio sguardo su un altro scorcio di umanità. Il suo stile asciutto si posa su un nuovo universo, con la consueta attenzione per le strade, i loro odori, i suoni, tutto ciò che sia volto a restituirci un mondo nella sua complessa struttura, con un’attenzione alla coralità ancor prima che all’individuo. L’Altman della tv americana sta così facendo emergere, episodio dopo episodio, l’attualità di una vicenda (quella del public housing) che solo apparentemente riguarda gli anni Ottanta: ancora prima del razzismo, della droga, della criminalità, Show Me a Hero è infatti il racconto di una guerra tra ceti sociali, là dove la crisi dei nostri tempi ci sta riportando di nuovo a quella sempre più netta separazione/segregazione delle classi benestanti da quelle più povere. La miniserie targata HBO ci racconta dunque un'”evoluzione”, ma allo stesso tempo ci apre gli occhi sull’involuzione che oggi stiamo attraversando.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVTutto ciò viene fatto da Simon con il solito approccio documentaristico al quotidiano (si veda anche solo la sequenza dell’intervista al personaggio di Mary), affidandosi da una parte a quella regia di Paul Haggis particolarmente in grado di fotografare con freddezza il dramma umano di chi popola le vicende narrate, dall’altra al montaggio, che esalta e mette in parallelo le differenze tra gli stili di vita di tutti i personaggi raccontati (basti pensare al momento in cui la difficoltà di Doreen di trovare una casa per lei e il suo bambino viene messa in parallelo a Nick e alla moglie che esplorano una villa con panorama sulla città).

Justice is not about popularity.

L’episodio si concentra sulla caduta di Nick (inizia non a caso con una sequenza al telefono in cui se ne percepisce tutto l’isolamento), ma è in generale una puntata che insiste sui temi dell’abbandono e della solitudine, nonché il rapporto tra una generazione di adulti cinica e disillusa e quella più giovane, che da Nick a Billie fino ai figli di Carmen ha ancora dentro di sé l’innocenza e la voglia di imporsi sul mondo ostile. Se i bambini guardano il mondo dall’alto di una giostra, per terra c’è una siringa nascosta sotto il terreno che li aspetta; nello spazio tra questi due mondi si racchiude tutta l’umanità di Simon, tra chi sogna, lotta e si rialza, e chi invece cade e fallisce.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVNonostante questa sua nuova opera spicchi per il protagonismo del personaggio interpretato da un sempre più sorprendente Oscar Isaac, David Simon prosegue con il suo tentativo di raccontare il drama utilizzando il meno drama possibile, fuggendo il sensazionalismo e puntando invece al bozzetto quotidiano. Questo suo stile che inizialmente può apparire confuso, con l’introduzione di un cast numeroso di personaggi che spesso non hanno niente a che fare l’uno con l’altro, acquista col passare del tempo il senso di un universo raccontato in tutte le sue vibrazioni, in un ritratto dell’America che spazia da una rappresentazione all’altra, dal sogno americano alla lotta per la sopravvivenza, alle speranze di una generazione, al rapporto con i propri fantasmi e il passato, fino alla cultura mediatica e alla politica opportunistica. Di nuovo, la scrittura di Simon rifugge il concetto di spettatore, facendo sì che anch’egli diventi invece un puro sguardo che quasi spia un mondo che ha vita propria e che prosegue il suo corso nei più quotidiani frammenti.

Show me a hero and I will write you a tragedy.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVCerto, rispetto all’iper-sperimentale Treme questo Show me a Hero ha indubbiamente una confezione più classica, vuoi perché, al contrario di altri, ci sia appunto un assoluto protagonista come Nick Wasicsko (utilizzato da Simon per una riflessione sul topos dell'”eroe”), vuoi per la regia fredda e “di mestiere” (non nel senso negativo del termine) di Paul Haggis. Nonostante ciò, però, nel racconto delle vicende di Carmen, Doreen, Norma, Billie (e ci sarebbe molto da dire sulla scelta di figure soprattutto femminili da parte dello scrittore) si respira tutta quella grande scrittura che non usa filtri drammatici, manierismi e non cerca di stupire, ma gioca in sottrazione (così come tutti gli straordinari attori) restituendoci il potere drammatico di ogni piccola sfumatura, la forza intrinseca al microcosmo che contiene la grande Storia.

Nobody’s coming, child.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVCon una straordinaria fluidità, ormai Simon si muove con sicurezza in questi suoi mondi, restituendoci tutti gli aspetti della vicenda raccontata: c’è quello politico, quello della incomunicabilità (la scena in cui Nick non riesce a interagire con le persone che lo aggrediscono) e della mistificazione mediatica (con le foto di Spallone, che riprende il marcio delle periferie, ignorandone invece gli aspetti più normali); allo stesso tempo, nel piccolo c’è anche il problema della droga, dell’assistenza sociale, ma soprattutto dell’abbandono, a cui sono destinati i più deboli, vittime tutti di giochi di potere. Il tutto è incastonato nella cornice di un mondo in trasformazione, un universo in tempesta in cui tenersi a galla è ancora più difficile ora che qualcosa di grosso sta portando alla creazione di un nuovo ordine.

I’m just here waiting. I’m waiting, and I’m not sure what it is I’m waiting for.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVProtagonista del quarto episodio è sicuramente il tempo. Nick Wasicsko assiste impotente alla sua caduta, soggiacendo pensieroso ai piedi di un orologio che continua a ticchettare. Perché questo c’è sopra a tutte le singole esistenze che scorrono davanti ai nostri occhi: la grande storia è il Tempo, il cambiamento, la trasformazione che porta un mondo a morire e a rinascere come altro, indifferente alle piccole vicissitudini di coloro che lo affrontano, lo sorreggono o lo rifiutano. L’ineluttabilità è, del resto, ciò che si palesa di fronte agli occhi di Mary, che vede svanire davanti a sé le speranze di conservazione che Spallone aveva incantato, e che può ormai solo essere spettatrice dell’abbattimento dell’edificio del suo quartiere. Non c’è l’uragano di Treme a distruggere un intero mondo, ma rimane comunque la ridefinizione di una città e l’evoluzione dell’umanità che la abita.

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVNella scena forse migliore dell’episodio, Mary (una Katherine Keener mattatrice di questa puntata) guarda con malinconia all’edificio storico del suo quartiere che sta per essere distrutto; a pochi metri da lei, Nick osserva lo stesso palazzo, ma con la speranza radiosa di chi guarda al futuro. In un momento di massimo silenzio, vecchio e nuovo, passato e avvenire si incontrano in un incrocio rapido di sguardi. Forse Mary e Nick non si confronteranno mai davvero, forse nemmeno mai si capiranno, testimoni di due universi paralleli che vivono separati da un confine invalicabile, quello che separa la morte dalla nuova vita. Nel mezzo c’è il percorso di transizione, doloroso, violento, tragico, ma inevitabile. Perché il cambiamento non può comunque essere fermato, perché l’uomo giace e giacerà sempre ai piedi di un orologio che continua a muovere le sue lancette verso il futuro.

What are we trying to accomplish? What?

Show Me a Hero - 1x03/04 Part III & IVEd ecco che allora la resistenza si trasforma in frustrazione, la frustrazione in violenza. Ne abbiamo un assaggio già all’inizio della puntata, quando quella che finora era stata una protesta verbale, anche se accesa, nei confronti di Wasicsko si trasforma in qualcosa di più nel momento in cui uno dei manifestanti arriva a sputargli in faccia. È in questo episodio che infatti Mary apre gli occhi e si ferma mentre il corteo continua a marciare: la donna si rende conto che la costruzione del nuovo mondo è già iniziata, non c’è più niente per cui lottare, c’è solo da accettare. Ma è qui che per molti la frustrazione si trasforma in violenza e la necessità di trovare una valvola di sfogo al proprio rancore porta a quella regressione e a quell’odio che identifica il diverso e il più debole come il capro espiatorio ideale. La paura è, di nuovo, la chiave di tutto, quella su cui Wasicsko e Spallone hanno costruito le loro campagne elettorali, quella che si alimenta nella massa come un fuoco cieco che smarrisce gli obiettivi e offusca la mente.

E proprio sul crescendo di tensione si chiudono queste due puntate di transizione, che porteranno all’epilogo della settimana prossima, costruito finora su delle basi praticamente perfette. Sul finale vediamo la storia oscillare tra la richiesta di aiuto di Doreen alla madre, e le scritte razziste comparse sulle nuove case in costruzione. Di nuovo, Simon non sceglie un punto di vista, ma si muove tra speranza e terrore in quello che ha tutte le carte in regola per diventare il suo ennesimo ritratto perfetto della realtà americana.

Voto 1×03: 9
Voto 1×04: 9,5

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5 commenti su “Show Me a Hero – 1×03/04 Part III & IV

  • Pietro Franchi

    Recensione bellissima, un David Simon sempre più irraggiungibile e un Oscar Isaac costantemente incredibile, con Springsteen onnipresente a coronare il tutto. Una cura ed una raffinatezza da brivido, non ci sono più parole.

     
  • Attilio Palmieri

    Come sempre storia e Storia vanno a braccetto, così come realtà e finzione, istanze sociali e narrative. Era da tempo che non si vedeva un prodotto seriale così importante (sotto tanti punti di vista), forse da Treme. Coincidenza? Per la risposta vedere alla voce Autore.
    Tra due giorni ci lasceremo alle spalle anche Show Me a Hero e ricominceremo a contare i giorni che ci separano dal prossimo progetto di David Simon.
    Ps: recensione perfetta.

     
  • Davide Tuccella

    E’ la prima volta che mi approccio a Simon, non ho mai avuto occasione di vedere The Wire o Treme, e ne sono davvero sbalordito. I personaggi sono tratteggiati in maniera eccezionale, non vedo l’ora di vedere gli ultimi due episodi.

     
    • Pietro Franchi

      Se non hai molto tempo per recuperare i due capolavori “grandi” di Simon ti consiglio comunque le altre due (splendide) miniserie che ha scritto e prodotto, Generation Kill (2008) e The Corner (2000). Trattano temi completamente diversi, ma allo stesso tempo in qualche modo collegati, e danno un’idea di come stiamo parlando di uno degli autori (che si parli di cinema, televisione o romanzi) più importanti e capaci degli ultimi anni 🙂