The Strain – 2×06/07 Identity & The Born 1


The Strain - 2x06/07 Identity & The BornPur tra alti e (molti) bassi The Strain continua la sua opera di intrattenimento in questa impegnativa stagione estiva ribadendo, con maggior vigore rispetto allo scorso anno, come il suo principale obiettivo sia quello di portare avanti uno sguardo inedito nel prolifico filone vampiri/zombie.

The Strain è una serie che ha avuto il merito, in anni di vampiri sensuali e (letteralmente) brillanti, di riportarci nelle atmosfere più tipiche dell’horror in cui la presenza dell’ispiratore Lovecraft è quanto mai evidente (cos’altro è l’Occido Lumen se non una versione riveduta e corretta del Necronomicon?); ma se i vampiri nella prima stagione erano poco differenti – se non per la propria velocità – dai più canonici zombie, da quest’anno si entra con coraggio all’interno di una mitologia molto più ampia in cui si rivela una lotta addirittura millenaria tra forze opposte.

The Strain - 2x06/07 Identity & The BornL’elemento narrativo più interessante della trama di The Strain quest’anno è senza ombra di dubbio l’inserimento dell’epidemia tra vampiri che Nora ed Eph hanno – forse un po’ troppo facilmente – realizzato: fenomeno non tipico di forme narrative di questo genere è l’aver accompagnato la più canonica strage di nemici ad un tentativo “diverso” di distruggerli, mediante la sintesi di un virus che potesse colpire solo loro. Questo aspetto nuovo è stato, però, in parte indebolito dal viaggio a Washington di Ephraim: sebbene nessuno potesse davvero confidare nel successo della sua operazione, si è sfruttata quest’area solo per muovere il personaggio di Ephraim verso una nuova direzione, quella della caccia a Palmer.

In verità l’idea è tutt’altro che sbagliata: ciò che lascia perplessi è che per arrivare a questo punto non è bastato quanto Palmer avesse fatto in precedenza, ma è stato necessario scendere sul piano più direttamente personale della vita di Ephraim con l’uccisione di un amico che non vedeva da tempo ed un’amante appena conosciuta; come a dire che un personaggio positivo com’è Ephraim non può permettersi di volere la morte di un villain a meno che non gli tocchi gli affetti personali. Questo è purtroppo un difetto della sceneggiatura di The Strain e non è la prima volta che si palesa: troppe volte gli autori sono in difficoltà proprio quando si ritrovano a dover trattare di sentimenti dei personaggi, non riuscendo il più delle volte a centrare l’obiettivo.

The Strain - 2x06/07 Identity & The BornPrendiamo il settimo episodio e le schermaglie amorose tra Dutch e Fet: l’ingresso di Nikki nella storia – ma questo era immaginabile sin da quando l’hacker ha palesato l’intenzione di cercare la sua ex – è esclusivamente funzionale a mettere in difficoltà la nascente coppia; tuttavia la modalità d’esecuzione non è ben equilibrata e, oltre a scivolare con una certa facilità nel patetismo, indebolisce di molto entrambi i personaggi coinvolti (soprattutto Dutch, la quale sembra aver ridotto il proprio ruolo nel gruppo a mera compagna di Fet). Bisognerebbe rimettersi in carreggiata e porre di nuovo la loro relazione amorosa su un piano diverso per non indebolire ulteriormente i rispettivi personaggi (e magari sfruttare maggiormente Fet e Setrakian insieme, che rappresentano il lato comico più divertente della serie).

In una situazione non molto diversa è anche il personaggio di Nora – ma su questo si riprende una critica che era già dello scorso anno – che adesso si ritrova a fare da matrigna a Zack mentre suo padre si diverte con Leigh. Anche qui siamo ben lontani da una caratterizzazione di spessore, ma l’amicizia nascente con Justine Feraldo (personaggio che vorremmo conoscere di più poiché dotato di una possibilità d’evoluzione al momento quasi unica) potrebbe condurre in una direzione più interessante per Nora. E mentre Ephraim non abbandona il suo vizietto con l’alcol, sembra migliorare la situazione con suo figlio Zack (che è addirittura meno insopportabile del solito negli ultimi due episodi) anche dopo la visita di Kelly vampira.

The Strain - 2x06/07 Identity & The BornGrande spazio è lasciato anche all’approfondimento del passato di Setrakian: quello che sembrerebbe un paradosso, considerato il minore tempo dedicato all’uomo, si può comprendere con l’ingresso in scena di Quinlan, a mani basse ad ora la cosa migliore di questa intera seconda stagione. L’arrivo del gladiatore vampiro che non teme il Sole e che è da tutta la vita alle prese con il Padrone è un ottimo mezzo di confronto tra due esseri viventi molto diversi ma accomunati da uno stesso destino: entrambi infatti hanno trascorso la loro intera esistenza imbevuti d’odio (come il Padrone non farà a meno di rimarcare), entrambi hanno sacrificato moltissimo (compresa la loro umanità, considerando ciò che Setrakian è costretto a fare per prolungare la propria vita) solo per ritrovarsi ancora una volta sconfitti e lontano dal loro obiettivo finale.

Se di Quinlan sappiamo ancora relativamente poco (ma il suo passato da gladiatore è l’occasione perfetta per giocare ancora una volta con i generi, dopo il film horror messicano) possiamo però già affermare che il suo arrivo è davvero una nuova linfa per una narrazione che rischiava di impantanarsi e che invece ora ha ulteriormente allargato lo spettro mitologico: chi è questo vampiro, perché resiste senza problemi alla luce del Sole e può permettersi di parlare in quel modo agli Antichi? Come accennato in precedenza, questo nuovo ingresso nella lotta contro il Padrone potrebbe rivelarsi la carta vincente di quest’anno e la sua collaborazione con Setrakian è già fonte di potenziali novità.

The Strain - 2x06/07 Identity & The BornQuinlan, a dirla tutta, è importante anche per un’altra ragione: dalle sue parole rivolte al Padrone sembrerebbe avere avuto un tempo il ruolo che ora spetta ad Eichorst (e che dev’essere alla base del loro rispettivo odio); proprio quest’ultimo, però, è protagonista di uno dei momenti più intensi del sesto episodio, quando si è visto preferire Bolivar nel diventare ospite del Padrone – e la sua reazione sembra voler aprire la porta alla possibilità che parte della sua fede si sia incrinata. In ogni caso siamo davvero lieti che il Padrone abbia cambiato corpo: in questo modo il non riuscito lavoro prostetico nel creare il volto dell’antico vampiro è stato abbandonato in favore di qualcosa di più realistico e “piacevole” alla vista. A parte, però, queste notazioni estetiche, c’è da capire ancora quale sia il piano effettivo del Maestro e di Palmer: se è vero che l’inserimento dei bambini-ragno ha permesso di diversificare lo spettro di nemici contro cui lottare, è chiaro che il piano non si possa fermare qui.

The Strain - 2x06/07 Identity & The BornArriviamo, infine, alle note dolenti: se The Strain ha il merito di volare basso ma di mantenere un ritmo sempre sostenuto con poche pause narrative, è anche costellato da una serie di difetti di scrittura che non possono passare inosservati e che spesso risultano davvero fastidiosi. Ciò accade soprattutto nel settimo episodio: pensiamo alla facilità con cui Ephraim fa ritorno a New York (proprio ora che è ricercato anche per tre omicidi?), cosa che sembra ribadire l’assoluta inutilità del racconto della capitale; oppure di come Fet faccia crollare (con un effetto scenico terribile) il soffitto proprio sulla testa del Padrone pur non sapendo della sua posizione. Per non parlare, poi, dell’assoluta inutilità della trama romantica di Palmer e Coco Marchand: chi davvero può trovare interessante quella relazione vagamente inquietante? E ci si augura davvero – come però tutto sembrerebbe volerci dire – che la donna abbia un secondo fine, oppure ci ritroveremmo di fronte ad un racconto persino peggiore di quello di Gus (su cui, non è un caso, non ci siamo soffermati). Insomma, spesso la trama ed i personaggi vengono tirati con troppa evidenza pur di rientrare negli schemi narrativi che gli autori si sono preposti. Tutto questo è un peccato perché, quando The Strain lascia perdere le relazioni emotive – che non sono proprio il suo forte – in favore della caccia ai vampiri, tutto diventa improvvisamente piacevolissimo ed azzeccato.

Ora che siamo entrati nel vivo delle vicende e che il naturale rallentamento della parte centrale di stagione sembrerebbe alle spalle, è il momento di vedere dove gli autori vogliono condurci. Se sapranno sviluppare, come hanno fatto, il racconto generale con efficacia, allora potremo dirci soddisfatti; ma dovranno davvero darsi da fare per evitare di incappare in errori grossolani e momenti di comicità involontaria.

Voto 2×06: 6 ½
Voto 2×07: 5 ½

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Un commento su “The Strain – 2×06/07 Identity & The Born

  • Setteditroppo

    ‘sto settimo episodio m’ha rovinato il divertimento, e che cacchio! Adoro queste fiabe per adulti a tinte horror ma certe cadute (o bassi come li chiama diplomaticamente l’ottima recensione) dispiacciono proprio. Per la prima volta in questa stagione ho percepito la noia. Spero che si riprendano in fretta, mi accingo a vedere l’ottava puntata un po’ timoroso: forza The strain, non perdere la testa! 🙂