True Detective – 2×08 Omega Station

True Detective – 2x08 Omega Station“That’s the difference between crime and business. For business you gotta have capital. Sometimes I think it’s the only difference.”
(Raymond Chandler, The Long Goodbye)

“My woman’s here, my children too, their graves are safe from ghosts like you”
(Leonard Cohen, Nevermind)

Dopo una lunga attesa e otto settimane letteralmente volate, termina anche la seconda stagione di True Detective con un episodio di rara cupezza che può essere a buon diritto definito come la sintesi di tutto ciò che abbiamo visto fino ad ora nei precedenti episodi. Eccezionalmente l’autore ha richiesto un segmento dopato, una specie di film conclusivo in grado di dare un senso a una storia così complessa. In teoria queste decisioni vengono prese per adempiere alla necessità di chiudere le linee narrative lasciate in sospeso, ma, già dalla scorsa stagione e in maniera ancora più accentuata in questa (tanto da attirare una folta pletora di critiche), è evidente che non è la trama l’interesse di Nic Pizzolatto, salvo quando si presenta come veicolo di sperimentazione drammatica.

Qual è dunque, a conti fatti, il discorso della serie? Cosa ha da dirci davvero quest’annata? Su cosa vengono concentrati gli investimenti creativi e l’attenzione dell’istanza narrante? Sono due gli affluenti principali che costituiscono il flusso discorsivo di Pizzolatto in questa stagione: da una parte c’è un’attenzione capillare ai personaggi, allo studio dei caratteri, che partendo da alcuni archetipi e procedendo per continue riscritture (che ad alcuni hanno fatto storcere il naso venendo tacciate come ripetizioni) e rielaborazioni, arriva in questo finale a un risultato di grandissima intensità (ci torniamo); dall’altra parte c’è il discorso sulle macrostrutture narrative del racconto audiovisivo, che dal cinema tracima nella TV impattando di sponda nella letteratura. È il noir la matrice di tutto, il concept alla base dell’intero processo creativo; è la tensione a uscire di strada, a sbandare, a prendere la prima deviazione possibile (Detour, non a caso uno dei noir maggiormente paradigmatici) che conduce a posti a-storici e non identitari, quelli che Marc Augé ha definito nonluoghi, spazi di cui il noir è disseminato, tanto quanto questa stagione di True Detective, come ad esempio il posto di Felicia in questo finale.

What’s a guy like you doing in a place like this.

True Detective – 2x08 Omega Station“Omega Station”, ultimo tassello contrassegnato ancora una volta da una titolazione di grande porosità, porta avanti e conclude il discorso sulla narrativa di genere, terminando il disegno di un labirinto che denota perfezione proprio nei suoi punti morti, nella quantità di zone d’ombra, di nodi di una trama complicatissima e suggestiva. Dalla corruzione di Vinci ai rapporti tra istituzioni e criminalità, dal trio Osip, Blake, Frank a quello Halloway, Burris, Dixon; dalla comune del padre di Ani, alle feste a base di donne mercificate, dallo stupro della moglie di Ray all’identità turbolenta e repressa di Paul; dalla rapina di diamanti del ’92 agli orologi legati a Irina Rulfo e Ledo Amarilla, dagli orfani Laura e Leonard ai due Orfani di Velcoro. Il mosaico narrativo disintegra ogni manuale di istruzioni, manda in crisi ogni bussola in favore di una struttura rizomatica ed esplorabile, dove la linea temporale è solo una e non per forza la più efficace delle traiettorie da seguire. L’Omega Station è l’appuntamento conclusivo, il terminale estremo della stagione e della storia, ma anche l’incontro con la morte, l’abbraccio definitivo con l’aldilà, l’ultimo atto prima del giudizio e soprattutto il momento in cui si sceglie in che modo si vuole essere giudicati. Dalle principali scene di questo ipertrofico season finale emerge una stagione che ha voluto principalmente parlare di padri e del rapporto tra genitori e figli puntando forte su alcune sequenze altamente emblematiche e cariche di un corredo comunicativo totalizzante. Pizzolatto quando scrive pensa sempre al noir, vede il noir prima di scriverlo, lo immagina e lo rappresenta; lo faceva già in maniera eccellente in Galveston, lo ha fatto nella scorsa stagione e lo fa in modo forse ancora più acuto in questa. Il nero interiore dei protagonisti divampa nei luoghi di transito come i motel, come dimostra la straordinaria sequenza iniziale in cui a un presente con Ani e Velcoro a letto che rispettivamente compiono le loro espiazioni tirando fuori i propri peccati, si alternano immagini temporalmente sfalsate, che vanno ancora una volta a sottolineare come in questo genere l’identità si faccia ballerina e a-temporale, in bilico tra presente e passato e futuro, come sottolinea anche la commovente canzone di Lera Lynn che puntella l’episodio (Lately).

I remember. I remember it made me feel… I liked…

True Detective – 2x08 Omega StationLa scorsa stagione finì con un epilogo di altissima qualità, capace, come poche altre cose viste in TV e al cinema negli ultimi anni, di toccare corde delicatissime e commuovere. Ciò che indispettì alcuni fu l’assenza della vera tragedia, ovvero della morte dei due protagonisti, tenuti in vita soprattutto per consentire l’esistenza di quegli ultimi dieci minuti, la loro Omega Station, nonché il più importante lascito di Pizzolatto per quanto concerne la prima annata. In quest’occasione la svolta è stata vertiginosa: tre dei quattro protagonisti muoiono; non Antigone Bezzerides, unica a poter approdare a un’ulteriore stazione con in braccio il frutto di un amore struggente e troppo presto distrutto dal destino. Andando all’osso, Ani sopravvive perché dei tre “eroi” rimasti è l’unica che davvero lo merita; una donna che si ritrova oggi ad essere una self made woman indurita dalla vita, costretta a lottare contro il prossimo dalla nascita, facendo dell’essere contro parte integrante e costitutiva del proprio riscatto identitario. Che sia il padre, la sorella, il sistema di valori in cui è cresciuta, il crimine o l’ambiente lavorativo in cui si è affermata, Antigone ha utilizzato la rabbia come un’arma bifronte, sia come una corazza inscalfibile, sia come un enorme alibi per non guardarsi mai davvero dentro. Incontrare Ray è stato salvifico, ha significato impattare in un’anima ancora più naufraga e disperata con la quale condividere il proprio trauma e poter finalmente parlare a voce alta verbalizzando le contraddizioni insite nell’insanabile ferita di cui abbiamo visto solo qualche ricordo allucinato durante lo straordinario finale di “Church in Ruins”.

I just wanted to see my boy again.

True Detective – 2x08 Omega StationDove si posiziona Ray Velcoro in questa complessa geografia di caratteri? Alle radici del noir, laddove il poliziotto e il criminale si abbracciano ed essere outlaw diventa l’unica forma di eroismo possibile, inevitabilmente legata alla morte. La fine di Velcoro è legata iconograficamente al crimine e alla punizione definitiva da parte della Legge, spesso ingiusta. Ray viene impallinato come Bonnie e Clyde, come Scarface e tanti altri nemici pubblici del cinema dagli anni Trenta a oggi. Il detective è un leone ferito, un peccatore punito dal destino proprio nel momento in cui fa più male, subito dopo esser stato per una volta efficace, perfetto, performativo. Ray, come tanti eroi noir, perisce per troppa umanità, venendo tradito da quell’estremo e ineludibile desiderio di rivedere per l’ultima volta suo figlio; è in quel momento che vince e perde insieme, raggiungendo parte della sua Omega Station di fronte a quella rete metallica, nella consolazione del saluto di suo figlio. L’altra parte la vive da preda, in una caccia all’uomo già preannunciata dal padre all’inizio di “Maybe Tomorrow”, parole il cui significato viene compreso soltanto adesso. L’ossessione di Velcoro per la registrazione prosegue il parallelo con gli eroi classici del genere: è il tempo a farla da padrone, specie nella differenza tra tempo della storia e tempo del discorso, mettendo su piani diversi ciò che viene raccontato e ciò che è successo. L’uso del registratore per parlare con il figlio è molto più di un simbolo, molto più di un rimando alle storie del passato; è il tentativo di fissare una realtà che appare inafferrabile. Un’immagine, quella di Ray che registra i suoi pensieri, estremamente simile a quella del Walter Neff di La fiamma del peccato mentre alle prese col celeberrimo dittafono racconta e si racconta. Un personaggio costruito perfettamente e interpretato ancora meglio da Colin Farrell, la cui inaspettata performance genera anche un geniale inside joke di Pizzolatto che fa dire a Halloway le seguenti parole: “Honestly, Ray, nobody had an idea you were this competent”.

I’ll only need one bullet. Maybe not today and maybe not tomorrow, but Osip, when the lights go out, that’s me.

True Detective – 2x08 Omega StationSe la risoluzione del caso Caspere dura meno di metà puntata è proprio per svoltare bruscamente sui personaggi e mostrarci se quella luce in fondo al tunnel è l’alba di un giorno nuovo o il faro di un treno in procinto di ucciderli – per parafrasare un famoso aforisma di Woody Allen. Frank ci lascia entrando finalmente nei panni del gangster romantico, quell’uniforme in cui lo abbiamo sempre desiderato ma che è stato in grado di indossare con consapevolezza solo negli ultimi due episodi. La maniera in cui si lascia con Jordan lo accosta a tanti eroi della Grande Hollywood, in primis il Bogart di Casablanca, il cui rimando al saluto alla stazione con Ingrid Bergman rappresenta più che un accenno. Nel mosaico codificato da Nick Pizzolatto, la figura di Frank Semyon è quella più indecifrabile, quella maggiormente enigmatica, scissa tra l’ansia del successo e la paura di perdere di importanza agli occhi del prossimo. Frank è un’anima in pena, un disperato torturato da un’esistenza che non gli lascia un secondo di sosta, da un mestiere nel quale dice di essere capitato “solo perché nato dalla parte sbagliata della lotta di classe”, adoperando l’ennesimo stratagemma deresponsabilizzante di questo suo sofferente percorso. Frank rappresenta l’ultimo epigono di quell’antieroe tragico che da Tony Camonte arriva a Tony Soprano passando per Carlito Brigante, scontando rispetto a loro un’insicurezza ben più profonda, partorita da una crescita all’insegna della costante sottomissione all’autorità paterna. Alla fine Frank sceglie di andare verso la morte pur di non farsi calpestare per l’ennesima volta, perché in quella minaccia finale compare il fantasma del padre di fronte al quale il nostro decide di non obbedire più e di ucciderlo anche a costo di uccidersi.

‒ Bezzerides. Where is she?
‒ In a better place.

True Detective – 2x08 Omega StationL’uccisione di Paul alla fine di “Black Maps and Motel Rooms”, così vicina alla corsa per la morte di Asphalt Jungle, riporta i sopravvissuti (questi sì dei veri guilty remnants) a fronteggiare la partita più importante, quella dell’autodeterminazione, della scoperta delle proprie angosce più recondite; un percorso che non può che portare all’attestazione di una malattia diffusa, che dai grattacieli e dalle autostrade arriva nel sistema circolatorio dei protagonisti. Fare i conti con i propri fantasmi è un’operazione che si compie proprio nel momento del lavoro, attraverso quella detection che assume un significato inevitabilmente duplice. I detective possono dirsi finalmente true non soltanto perché totalmente catalizzati dalla propria indagine, quanto soprattutto perché facendo bene il proprio mestiere, seguendo quell’etica del professionismo di hawksiana memoria, possono finalmente trovare una speranza di salvezza nella condivisione delle rispettive, lancinanti ferite. A differenza dei personaggi di Howard Hawks (che in TV trovano, sotto questo aspetto, degni discendenti nei gruppi di lavoro di Sorkin), questi non sono dei vincenti, bensì dei looser disperati, naufraghi in una realtà che li ha storditi; figure molto più simili ai nichilisti personaggi del Mucchio selvaggio, se proprio bisogna trovarne un corrispettivo. Pizzolatto ha voluto mettere in scena personaggi incapaci di dominare la vita e il proprio ambiente, uomini e donne che l’esistenza ha masticato e poi sputato, lasciandoli malconci, con le ossa rotte, alle prese con una malinconia diffusa dalla quale ci si può salvare solo a seguito di una profonda autocritica, e soprattutto, solo grazie a esperienze condivise. A questo serve il Massacro di Vinci, a questo serve l’azione durante la festa orgiastica, e questo è il compito della vendetta finale di Frank, dopo la quale le traiettorie possono divergere finalmente verso l’ultima stazione.

Detective Tom Polhaus: [picks up the falcon] Heavy. What is it?

Sam Spade: The, uh, stuff that dreams are made of.

(Il mistero del falco John Huston)

True Detective – 2x08 Omega StationPrima di congedarci per quest’anno, rimane l’ultimo punto, forse il più importante, perché contenente il cuore del discorso dell’autore e, a parere personale, il maggiore apporto che questa stagione ha dato alla serialità televisiva: il rapporto tra questo finale (e l’intera stagione) e il noir. Il primo riferimento è sicuramente il genere classico e prima ancora la letteratura hard boiled: le immagini di questa stagione trasudano della lezione di Dashiell Hammett, Raymond Chandler, James Cain e Mickey Spillane, sembrano scritte con la testa a quel tipo di storie ed è abbastanza chiaro quanto Nic Pizzolatto, docente universitario prima ancora che sceneggiatore, abbia assorbito da questi narratori. Fa impressione in primo luogo il lavoro fatto sull’eroe, il quale non è un uomo appartenente alle istituzioni ma un private eye sul crinale che separa la legge dall’altrove, proprio lì dove emerge il nero interiore che dà il nome al genere, proprio come accadeva a Philip Marlowe o a Sam Spade. Questa confusione, quest’ambiguità, si riflette da sempre anche sul piano narrativo, facendo del racconto l’esatto correlativo del groviglio interiore del soggetto protagonista. Quante volte si è detto che la trama del Grande sonno di Howard Hawks (e prima ancora quella del romanzo di Chandler) non si capisce? Tantissime. Ed è vero, perché realmente questi racconti hanno storie ingarbugliate, che si arenano per poi ricominciare da altri punti, racconti dove le relazioni di causa ed effetto sono rotte in favore di una dimensione allucinatoria che domina sul resto. Esattamente come succede in questa stagione di True Detective. La consequenzialità narrativa, la linearità, i nessi di causa ed effetto passano totalmente in secondo piano rispetto a una visione del mondo e soprattutto una visione dell’atto del raccontare che li vuole deboli, fallaci, sconfitti, proprio come i protagonisti.

Man like this… they always skate.

True Detective – 2x08 Omega StationL’altro grande referente narrativo che ha accompagnato quest’annata fino alla fine, e senza il quale si fa un po’ più fatica ad analizzare la serie, è quel filone noir sia letterario che cinematografico che fa dialogare noir e modernità (laddove la narrativa hard boiled rappresentava la classicità) attraverso una radiografia della metropoli. James Ellroy – ma non solo, vedi il lavoro di autori come Richard Price (non a caso anche tra gli sceneggiatori di The Wire) – rappresenta senza dubbio il capostipite di una poetica in cui la città, in particolare quella californiana, diventa una discarica ingorda di ogni tipo di male, specie quelli più concreti (abuso edilizio, criminalità, corruzione). Precedenti audiovisivi di True Detective ci sono non solo negli adattamenti cinematografici di Ellroy (L.A. Confidential), ma anche in opere di capitale importanza per il noir moderno come Chinatown di Polanski e Vivere e morire a Los Angeles di Friedkin. Nella narrazione di Pizzolatto troviamo tutta la perversione presente nel capolavoro polanskiano, gli stessi scheletri nell’armadio che rivelano orrori sconosciuti, rapporti disfunzionali tra politica e criminalità; malattie endemiche su larga scala che non sono altro che l’elevazione a potenza di distorsioni umane molto più profonde, figlie di rapporti di potere deviati che vedono soggetti in difficoltà esserlo sempre di più, nell’incesto nascosto di Chinatown così come nella turbolenta costruzione identitaria di Paul Woodrugh. Analogamente al film di Friedkin, questa stagione sovverte le regole del gioco, lavorando in particolare sul rapporto tra realtà e finzione, presenza e assenza, dove ciò che si vede non è mai ciò che è realmente e ciò che è nascosto rappresenta sempre la cosa più interessante, oltre che il cuore del problema. Per questa ragione i registi, su indicazione dell’autore hanno indugiato sulle grandi highway californiane, sulla struttura ad hub che alterna lunghi rettilinei a inestricabili nodi, quasi fosse il sistema circolatorio di quell’organismo vivente quanto malato chiamato metropoli. In questo contesto, Ray, Ani e Paul, proprio come il personaggio interpretato da William Petersen nel film di Friedkin, giocano la loro partita alla ricerca di se stessi combattendo prima di tutto con quella parte della propria personalità che la città ha coltivato e avvelenato, con l’obiettivo di annientarla e rinascere diversi, se non purificati quantomeno più consapevoli.

Per concludere, la seconda stagione di True Detective si conferma essere un esempio cristallino di noir contemporaneo, capace di sintetizzare e riformulare tutti gli insegnamenti che questo genere ha offerto dall’inizio del secolo scorso ad oggi. Nonostante qualche piccola forzatura dal punto di vista del plot, la scrittura e la regia di questa annata e in particolare di questo espanso finale dimostrano una profondità d’analisi davvero fuori dal comune, che in questo caso approfondisce l’atto del narrare elevando il noir a emblema principe; la conclusione con Ani che tramanda l’ennesimo racconto, tanto da rendere possibile la rilettura dell’intera stagione all’indietro, rimanda così a un’opera come Viale del tramonto, rispetto alla quale il cadavere galleggiante di Chessani in piscina rappresenta una splendida citazione.

Voto episodio: 9
Voto stagione: 9

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

81 Risposte

  1. Jack scrive:

    Insomma la stagione fa schifo…voto 6….ma dopo tutto quando mai le serie tv sono importanti per farsi una cultura preferisco moooooolto di più i film o leggermi un libro al posto di serie tv che non hanno senso e trovano il tempo che trovano

     
  2. Krisljk scrive:

    Ho appena letto la recensione e devo ammettere di essere rimasto almeno 5 minuti a bocca aperta…
    Complimenti per la raffinatezza della scrittura e per la miriade di citazioni che hai ravvisato.
    Ti sono vicino perché deve essere stato davvero difficile metterle tutte insieme, accostarle a quell’enorme Blob, quella materia informe e gelatinosa appiccicata sullo schermo della tv che è stato TD2, e a dargli un senso logico(almeno per te).
    Non era mio intento attaccare tutti quelli che hanno difeso questo TD2 a spada tratta, anche perché negli episodi precedenti quello che io ho percepito come un diffuso alone di approssimazione, confusione, goffaggine ed involontaria autoironia era tuttavia ancora latente, non conclamato fino in fondo, o almeno non per tutti.
    Guardando però questo finale di stagione è evidente che, quelle che prima potevano essere delle avvisaglie di un malore, in questo episodio sono esplose come un bubbone.
    Questo Omega Station è una specie di compendio di tutti i difetti e delle lacune dell’intera stagione qui però elevati all’ennesima potenza, supercharged, as they say.
    Mi ero ripromesso di non utilizzare le scene bislacche della puntata caricandole e portandole all’estremo per deridere il lavoro di Pizzolatto, e mi sono trovato preso in contropiede, io stesso surclassato dalle cose viste sullo schermo, completamente disarmato ed attonito.
    La concreta sensazione che lascia tutta questa seconda stagione e questo finale in particolare, è quella di un tremendo imbarazzo, ai limiti della “tenerezza”.
    Non voglio dilungarmi troppo anche se i particolari da annotare sarebbero moltissimi, e non voglio snocciolare tutti i difetti strutturali e realizzativi.
    Di seguito ho riportato tutte le scene ed i particolari che ho ritenuto intralasciabili, ed invito serenamente tutti quelli che la pensano diversamente (magari anche l’autore della recensione) a smentirmi magari punto per punto fornendo però argomentazioni altrettanto tangibili.

    Ci tengo a precisare che non ci sono veri termini di paragone, quelle di seguito sono cose che risulterebbero ridicole in qualunque serie dramma.
    — Nella (spesso grigia e triste) vita di tutti i giorni le persone prima, durante o dopo il sesso si divertono o almeno ci vanno vicini, boooring!
    — Quando una ti racconta l’episodio in cui da bimba ha subito un abuso di solito tu non gli rispondi con la volta in cui hai ucciso quello(sbagliato) che ha stuprato tua moglie.
    — La scena però esteticamente è bella, e coinvolge gli unici due attori degni di tale nome e che a stento si erano fino a qui salvati(solo per pochi minuti ancora però)
    — LA SCENA DEGLI ANELLI, con Frank che sgrana gli occhi quando lei lancia il diamante è la cosa più goffa e ridicola vista da anni in tv(non riesco a smettere di rivederla).
    — Jordan (all’unanimità la peggior attrice/personaggio) dice a Frank: “E’ inutile che fai la parte dello stronzo… ascolta me, non sei proprio in grado” (EPIC FAIL!!)
    — Frank vede il sindaco morto in piscina ed entrando nella villa fà un fischio alla Totò e poi grida “Halloo!!” (come quando da bambini si gioca a nascondino)
    — Sempre Frank(The Best) in auto, mentre insulta Osip non sà palesemente usare il vivavoce (pretestuoso ma mi ha fatto molto ridere).
    — Ray lascia Laura (unica testimone) con Ani per poi portarla a testimoniare e nella scena dopo Ani la mette su un pullman per farla sparire e rifarsi una vita(???).
    — Ray, ricercato da tutte le forze di polizia, va all’incontro in stazione vestito come Tex Willer(nella folla della stazione è l’UNICO col cappello, anche Stevie Wonder lo beccava).
    — Frank ad Ani “tu sei la poliziotta, la donna poliziotta..” Ani “cosa mi ha tradito? Le tette?” (tutti prendono per il culo Frank, anche chi lo vede x la prima volta)
    — In una baita piena di gas lacrimogeno, Frank si toglie la maschera per dire la sua solita battuta (idiota) ad effetto prima di sparare ad Osip.
    — Il saluto di Ray al figlio e la risposta dello stesso dal cortile con il distintivo in mostra sul tavolo e Ray che si gasa mentre va via(eri l’unico che si salvava Ray, perché??).
    — Ani a Ray “Ti rivedrò vero?” Ray “Ma scherzi? Dovrai chiedere un’ordinanza restrittiva” Ma lei non capisce la battuta(pesanteee) e risponde “No, non la chiederò”
    — Ray registra il messaggio vocale per il figlio ” Sei sempre stato migliore di me” “se io fossi stato più forte sarei stato un pò più come te” continua…
    — “Chiunque fosse stato più forte sarebbe stato più simile a te” (In una puntata qualunque di Don Matteo questa battuta non sarebbe passata)
    — Perché 10 messicani armati ti portano nel deserto se poi non volevano ucciderti comunque?(Per non rovinare il finale((ridicolo))che già hai scritto)
    — Frank infatti capisce che non lo uccideranno e SI FA ACCOLTELLARE con la scusa di non volersi togliere la giacca.
    — Accoltellato all’addome si rimette in piedi ed inizia a camminare, bloccando il sangue che esce dalla ferita con i diamanti (guardare x credere)
    — Ray per sfuggire a morte certa (???) si rintana in un bosco, comunque inseguito da una decina di uomini armati ed inizia a scappare comportandosi come un matto.
    — Ray e Frank praticamente SI SUICIDANO PER ASSECONDARE LA SCENEGGIATURA.
    — Ani intuisce il momento esatto della morte di Ray e scoppia in lacrime sulla nave(ci sono soap opera sudamericane dove non hanno mai osato tanto).
    — Ormai sole in Venezuela, Ani e la moglie di Frank, si mettono in viaggio verso l’ignoto, Ani quasi si dimenticava il suo fido pugnale….
    — Poi invece lo prende, se lo infila nello stivale ed è pronta per partire.
    — Fade to black.
    — THE END

    Chiedo scusa x tutte le scene altrettanto epiche che ho dovuto tralasciare, cmq il senso del mio giudizio sulla puntata e sulla serie in generale penso sia trapelato.
    In questo momento probabilmente i legali di Lynch, Kubrick, Ellroy e Chandler hanno già avviato le pratiche per le cause in cui verranno citati tutti coloro che hanno accostato TD2 ai suddetti autori.
    Pare che si sia costituita come parte civile anche “l’atmosfera fumosa dei noir anni 40”

    P.S.
    Vi prego date un servizio a chi leggendo i commenti e le recensioni vuole un punto di vista obiettivo e sincero, fino ad oggi siamo d’accordo che chi come me attaccava ferocemente, enfatizzava in maniera esagerata dei difetti comunque presenti e chi come voi definiva la serie “meravigliosa” cercava di salvare tutto il salvabile.
    Ora però, dopo questo episodio la vostra tesi non è più sostenibile, non siate complici di questa ridicola pagliacciata, ma poi a che pro?
    Mah… Contenti voi.

    P.P.S.
    A proposito della raccapricciante scena del saluto di Ray al figlio (seconda solo a quella degli anelli dei coniugi Semyon) voglio riportarvi un frammento preso dalla conversazione via chat avvenuta tra i redattori di un famoso sito di critica indipendente a proposito della recensione ufficiale del finale di TD2:

    Brian Byrd:
    “WHY DID YOU INCLUDE THE SALUTE NICHOLAS PIZZA?! JUST HAVE FARRELL LOOK THROUGH THE FENCE, SEE THE KID WITH THE BADGE, AND LEAVE. CHRIST, YOU’RE MAKING ME LOOK STUPID FOR DEFENDING YOU”

     
    • Alexandre scrive:

      Articolo veramente sfavillante per come scritto. Plausi!

      Krisljk vorrei darti due suggerimenti immancabili per la tua faceta lista:
      -Paul che dopo aver ucciso 4 persone in stile splinter cell, viene freddatp dal tizio nascosto dietro un’imprecisata uscita (sbarrata da catene e catenacci). Ma Holloway non aveva detto che lì sotto era così sterminato che nessuno avrebbe più ritrovato il corpo? Come diavolo è possibile che il tizio (scusate ma non ricordo il nome) abbia azzeccato l’esatto punto di uscita?
      -Ray e il tuo amato Frank che si prendono il caffè (black coffee) mentre si minacciano di morte

       
      • annamaria scrive:

        Citazione da Alexandre:

        -Ray e il tuo amato Frank che si prendono il caffè (black coffee) mentre si minacciano di morte

        L’avesse fatto Coppola o Scorsese saresti lì gridare al capolavoro.
        “Scena magistrale! L’apparente calma di un caffè tra amici mentre il dramma cova sotto la cenere!” (o sotto il tavolo)
        Se vuoi puoi accusare Pizzolato di citare troppo i maestri, ma il noir è così, ha le sue regole.

         
      • Krisljk scrive:

        Vorrei “evocare” il recensore :)
        Attilio, mi permetto di darti del tu, rinnovo ancora i complimenti per la recensione che (opinioni discordanti a parte) è scritta in maniera egregia e non sfigurerebbe nel Morandini.
        Accetto il paragone con Casablanca come con un bicchierino di olio di fegato di merluzzo, butto giù e passo oltre… Però dai Attilio, dammi soddisfazione, è una scena esilarante.
        Fai outing ti prego, confessa che hai riso anche tu…
        Le faccette di Vince, la recitazione forzata di lei che anche nel dire frasi elementari e consuete contorce con dolore con tutti i muscoli del viso. Lui che sgrana gli occhi quando vede il diamante volare, il clichè dell’abito bianco, lui che mima la reunion “all’inizio non ti scorgo, per via della folla, ma poi alla fine ti trovo… gazie al vestito bianco” E poi ancora lui, immenso, che ogni volta che Nails o Jordan gli dicono “Ci vediamo tra due settimane” risponde sornione “Si, due settimane… ANCHE MENO”
        “Two weeks?” “Yes two weeks, even less”
        “Two weeks?” “Yes even less, even less, even less……”
        I love you Frank, romantico, guappo, e scaramantico.

         
        • Attilio Palmieri scrive:

          Presente.
          Certo che puoi darmi del tu (anche se tu conosci il mio nome e io non conosco il tuo, ma fa parte delle regole del gioco), mi piacerebbe ci si desse del tu anche in Italia in ogni frangente della vita, all’inglese.
          Sorvolo la parte del tuo commento in cui ti prendi gioco di me e cerco di risponderti seriamente.
          Quella scena poteva essere più corta, sicuramente, e la parte iniziale non è necessaria (almeno in quel momento, perché poi ritornerà utile nel finale, quando bisognerà tirare le file sul personaggio di Jordan, fare un po’ la tara sulle sue decisioni e sulla sua forza di volontà nel rimanere sempre e comunque accanto al proprio uomo, ma senza mai piegarsi); la seconda parte però la trovo scritta benissimo e la situazione narrativa, la gestione del dialogo e gli effetti di quel dialogo sul finale sono identici a ciò che succede in Casablanca. Non è una questione di giudizi o gusti, ma semplicemente di osservazione. In quel momento Frank diventa un eroe romantico, che come tanti personaggi americani ha bisogno di dire una menzogna alla donna che ama per salvarla, perché solo dalla sua tranquillità e sicurezza può ricavare la forza per combattere a viso aperto il Male e andare incontro alla morte.
          Sulle questioni legate alla recitazione, ai sopraccigli ecc ecc non credo di saper rispondere, sono i classici argomenti in cui si dice tutto e il contrario di tutto. Uno per tutti quello di Vaughn: c’è che dice che è bravissimo e chi dice che è una schiappa. Che si fa? Ciascuno a suo modo, direi.
          Per chiudere in maniera meno seria, ti ringrazio per il paragone con Morandini, ma facciamo due lavori diversi, come diversi sono i nostri strumenti.

           
      • Pogo scrive:

        Prima di tutto Holloway spiega che lì sotto è sterminato, non che ci siano migliaia di uscite (magari ne esistono solo 2).
        E se anche fosse, esiste una cosa che si chiama triangolazione del segnale gsm, che può sbagliare anche di pochi metri.

        Su, dai. Parliamo di cose serie.
        Non facciamo come quelli che scrivono (su Twitter e altrove) di impossibilità per due genitori bruni di avere un figlio con i capelli rossi, dimostrando di non sapere nulla di caratteri remissivi e ricerche scientifiche del passato.

         
    • annamaria scrive:

      Stavolta sono piuttosto stufa.
      A te non è piaciuta la serie.
      Bene.
      Padronissimo.
      Ma che tu scriva “Vi prego date un servizio a chi leggendo i commenti e le recensioni vuole un punto di vista obiettivo e sincero, fino ad oggi siamo d’accordo che chi come me attaccava ferocemente, enfatizzava in maniera esagerata dei difetti comunque presenti e chi come voi definiva la serie “meravigliosa” cercava di salvare tutto il salvabile. Ora però, dopo questo episodio la vostra tesi non è più sostenibile, non siate complici di questa ridicola pagliacciata, ma poi a che pro?” non mi sta bene per niente.
      Il “punto di vista obiettivo e sincero” è solo il tuo????
      Ecche…cavolo!
      A parte la sintassi che non si capisce dove voglia andare a parare, se mi permetti il “punto di vista obiettivo e sincero” è anche il mio o quello di Attilio.
      Perché no?
      Tu chi sei?
      Il Signore sceso in terra “a miracol mostrare e le serie stroncare”?
      Insomma, non ti è piaciuto TD2 e si è capito, credimi, ma che tu voglia tappare la bocca a chi la pensa diversamente è una pretesa assurda.
      L’ho già detto, non grido al capolavoro, ma io la trovo una buona serie, molto buona, ho amato moltissimo Velcoro/Farrell, quasi come Rusty/ McConaughey, e sono contente che si salvino le donne, perché no?
      In natura è così, i maschi si sacrificano, più belli, più appariscenti, più spendibili, si fanno facilmente ammazzare e divorare, le femmine devono preservare la specie e perciò devono sopravvivere, quindi sono smorte, un po’ amorfe, mimetizzabili, poi magari hanno il pugnale nel calzino, ma meglio così.
      Io ho sperato fino alla fine che almeno Velcoro ce la facesse, Frank lo sapevo che era condannato, ma in fondo è giusto così, Ray aveva ucciso un disgraziato che non c’entrava niente, non meritava la salvezza, anche se io gli volevo bene..
      Il noir classico è crudele e molto moralista a modo suo.
      Non solo vincono i cattivi, ma i buoni della zona grigia non si salvano.
      Solo gli innocenti si salvano, a volte, e Ani era un’innocente.
      Che dire?
      Ho palpitato e molto sofferto ma è stato un bel finale.
      Quanto agli stereotipi e ai romanticumi del noir, prego rivedere “Scarface” o “Carilito’s Way” di De Palma con Al Pacino, lì si sprecano ma sono film indimenticabili (che però tu potresti rendere facilmente ridicoli usando lo stesso metro che hai usato co TD2)

       
      • Krisljk scrive:

        Guarda mi sà che tu però hai una simpatica scimmia sulle spalle…
        Relax. nessuno ti vuole tappare la bocca, sei tu che per fare il tuo tuo commento citi me che la penso in maniera opposta alla tua e mi attacchi.
        Lo dico per te, sentirsi sempre chiamata in causa, è una deriva che può avere conseguenze patologiche.
        Dai fai un bel respiro e di la tua serenamente….
        Fai finta di essere nel cervello di Frank Semyon, li non vola una mosca, ti rilassi.

         
        • annamaria scrive:

          Nessuna scimmia (che per me significa drogarsi, non so se hai voluto fare dello spirito…) né mania di persecuzione.
          Stai tranquillo, sto benone.
          Il fatto è che se parli di “punto di vista obiettivo e sincero “ovviamente riferendoti al tuo e solo al tuo, tu non stai esprimendo un’opinione ma dando un giudizio, abbastanza apodittico, fra l’altro.
          Chi non è d’accordo con te (quorum ego, ecco perché ho osato rispondere) non è né obiettivo né sincero.
          Può darsi che il tuo pensiero sia un altro ma questo è quello che hai scritto.
          Non mi pare, rispondendoti, di aver palesato tendenze persecutorie.
          Mi sono attaccata a una frase che mi ha dato fastidio?
          Può darsi, ma quella frase è piuttosto rivelatrice del tuo modo di pensare e comunque tu per fare le pulci a TD2 ti attacchi anche ai sospiri post coito.
          E’ evidente che siamo di idee diverse, ma non solo su TD2, proprio come modo di pensare.
          Ergo sarà meglio chiuderla qui, non credo ci siano possibilità di dialogo.

           
    • Slaz scrive:

      Ragazzo, quanta acrimonia.

      Stiamo parlando di una serie TV, non della vita reale.

      Siamo tutti consapevoli che ci siano delle forzature, dei difetti (in quale prodotto TV non ci sono?). Ma la tua personalissima battaglia mi pare un po’ sterile.

      Non ti è piaciuta, ok. L’hai trovata a tratti ridicola, va benissimo.

      Ma altri, l’hanno trovata buona, altri ottima, altri la pensano come te.

      E ci mancherebbe fossimo tutti allineati dietro dei rigidissimi dogma per cui se una serie è figa puoi dire questo se non lo è dirai quest’altro.

      Insomma, ci sono dei gradienti. Addirittura è possibile che alcune puntate possano essere piaciute poco ed altre molto. Perché no?

      Ognuno filtra il proprio giudizio attraverso una serie infinita di elementi. Ciò, compreso i recensori che per alcune delle puntate hanno espresso pareri decisamente negativo e per altri hanno trovato degli elementi di ripresa.

      Non mi pare il caso di gridare allo scandalo nè di scaricare sarcastiche nequizie a gogo solo perché qualcuno non ha visto TD con gli stessi tuoi occhi.

      Se poi credi davvero che si possa arrivare a parlare di oggettività di giudizio con riferimento ad un prodotto di intrattenimento, beh allora è inutile qualsiasi confronto.

      A me è piaciuta, non grido al capolavoro ma trovo che sia stata una serie complessivamente godibile. E ció mi basta.

      Non saranno le tue equazioni (Frank dice “hallo” = ridicolo) a farmi cambiare idea. Nè credo che una recensione debba tenere conto per forza di aspetti che tu reputi oggettivamente caratterizzanti.

      Perché, credimi, di oggettivo in tutto quello che dici (ma che dico anche io e chiunque altro esprima un giudizio su un prodotto del genere) non ci può essere davvero nulla. E non è una colpa, è un dato di fatto.

      enjoy

       
      • Krisljk scrive:

        Guarda nessuna acrimonia, nessuna battaglia, esprimo un giudizio come gli altri.
        Magari sarò poco accomodante, sarcastico, presuntuoso, tutto quello che vuoi… Ma rimane che io continuo solo a commentare la serie e non i commenti degli altri.
        Poi per quanto riguarda la soggettività non sono daccordo.
        E come se tu mi dicessi “la pasta cacio e pepe a me piace col pomodoro”
        De gustibus, però non venirmi a dire che è una “cacio e pepe”

         
    • Pogo scrive:

      Non ho tempo per replicare a tutto ora come ora, ma lo farò se ti fa piacere prossimamente.
      Vorrei solo dire due cose:
      a) se non avessimo avuto una precedente – e civile – conversazione in un episodio precedente, nel leggere questo commento per la prima volta, mi verrebbe da dire che sei un troll che si diverte;
      b) una delle serie più sopravvalutate di sempre, ma comunque una gran serie scritta da un grandissimo sceneggiatore, cioè Breaking Bad ha una struttura “rigida” dove davvero i protagonisti assecondano la sceneggiatura (perdono cioè la coerenza interna dell’universo narrativo, non la coerenza del personaggio*): eppure non mi sembra che si sia fatto notare più di tanto. Anzi, forse per il ruolo un po’ outsider che ha avuto e il forte passaparola, se provi a dirlo è meglio farlo riparato in un blindato in un hangar sotterraneo.

      *Nell’universo narrativo di BB, WW è il più figo del bigoncio. Non solo, è uno stramaledetto genio inattaccabile, che fa fuori mafiosi messicani solo sfruttando l’intelligenza e le conoscenza superiore e guarda un po’, si fa fregare da una sciocchezza che neanche un bambino di 6 anni: il GPS del furgone che in realtà non c’è.
      Nell’universo di TD2, i 4 protagonisti, sono 4 disadattati, di cui 3 (i detective) tendenzialmente dei semi-incapaci, pesci piccoli e fuori posto. Vittime sacrificali di un Mondo spietato.
      Il Ray descritto fino all’8° episodio deve andare dal figlio. Perché altrimenti non è coerente con quell’universo narrativo.

      Se ti va di continuare questa conversazione, a disposizione, ma la verità è che mi stai sembrando (mia impressione sulla base del tuo scritto, non giudico te che non ti conosco nemmeno) come quei critici che non hanno perdonato il coraggio del finale di TD1 a Pizzolatto e le sue risposte al vetriolo sulle accuse di plagio etc.

       
      • Krisljk scrive:

        Scusa ma brevemente, per 8 episodi avete tirato avanti la storia della impossibilità di paragonare TD2 a TD1 figuriamoci ad un’altra serie ed ora per argomentare il tuo discorso fai un paragone con BB?

         
        • Pogo scrive:

          Ma parliamo davvero la stessa lingua? Cioè l’Italiano?
          Dov’è il paragone con BB?
          È un esempio. Una risposta al tuo “i personaggi assecondano la sceneggiatura”.
          I personaggi di TD2 (e di TD1) non hanno mai assecondato la sceneggiatura.

          (se ne vuoi trovare uno, il più immediato, anche perché rientra comunque nella sfera della qualità, è BB; ma te ne posso trovare anche altri. Più chiaro così? Dove lo vedi il paragone?)

           
    • mattia scrive:

      tutti i difetti delle scene sono corretti tranne quella dove Frank si fa ammazzare per non togliersi la giacca: Non vuole togliere la giacca in quanto nella tasca interna ha dei diamanti del valore di 3milioni e mezzo e senza quei diamanti tutto sarebbe risultato inutile altrimenti sarebbe scappato in precedenza insieme alla moglie con 100mila dollari

       
  3. Claudio scrive:

    Mi limito a dire che la recensione di Attilio è tanto articolata, umile ed esteticamente piacevole ed intensa quanto il commento di Krishfbejcnkfk o come si chiama è pieno di boriosità, superficialità, pregiudizio e spocchiosità. Un’altra persona che ha confuso True Detective col Matthew McConaughey Show. True Detective è ciò che ha descritto con maestria Attilio, semplicemente. Gli altri si meritano i Cesaroni e il Segreto.

     
  4. Alessandra scrive:

    No. E’ un no. Ho cercato di dare a questa seconda stagione diverse possibilità, ma, proprio quando pensavo che ce la facesse, niente da fare, bastava una scena o una frase o un dialogo che tutto scivolava ancora giù, a volte ruzzolava malamente.
    Ho capito il noir, i romanzi, i film, le citazioni, i rimandi, la storia, la conoscenza del genere, ma, quando ti ritrovi davanti a certe ingenuità, ti viene da mandare al diavolo tutto e guardarti con più godimento la prima puntata di “Lucifer”.
    Da una parte ci sono le riprese delle strade dall’alto, dell’area industriale, del deserto, dello scempio fatto a quel territorio che deve essere stato magnifico un tempo; oppure i diversi colori usati: il grigio, il bluastro, il verde veleno, l’arancione smorto, o l’aria cristallina del deserto; ma anche lo spessore che dovevano avere i personaggi, qualche sequenza molto bella e sincera, come quella tra Velcoro e l’altro in auto, oppure quella di ieri sera, ad alternare la reciproca confessione a letto in una luce calda al rivestirsi in silenzio, a prepararsi ad un nuovo pesantissimo giorno, con la luce fredda, le bellissime imperfezioni dei due corpi. E Frank vero gentiluomo, con gli ultimi due fedelissimi, entrambi sfigurati in viso e salvati da lui, che aiuta i due poliziotti con genuina volontà.
    E dall’altra troppe cose iniziate e finite in malo modo o troppo lentamente o troppo presto; l’omosessualità di Woodrugh presa come pretesto; aver reso Frank il gangster più sfortunato e meno lungimirante del secolo – mi domando ancora come avesse fatto a costruire il suo piccolo impero.
    La recitazione sia di Woodrugh che di Bezzerides è al di sotto di qualsiasi standard, con solo un’espressione a testa – almeno Clint Eastwood aveva quella con e quella senza cappello, cha fanno due. Velcoro e Frank hanno fatto del loro meglio, visti i pregressi, me li sono goduti. Il viscidissimo tenente Burris di James Frain era azzeccatissimo (non mi ricordo se quest’attore abbia mai fatto parti da buono). Kelly Reilly non ha solo uno sguardo strano ed un bellissimo decolleté, ma la sua bravura l’ha tenuta per altri film, come “Calvary” ad esempio. Peccato non aver sfruttato meglio il padre di Bezzerides che, a parte la ridicola parrucca, poteva fare di più.
    Un vero peccato, alla fine.

    P. S. Vorrei aggiungere alla lista di Krisljk un paio di cose, le più ingenue e dolorose, nel senso che per avere un’alta qualità, un prodotto non può cadere in leggerezze come le seguenti. Mi limito all’ultima puntata.
    – Velcoro telefona a Woodrugh, ma, anche quando ha capito di essere stato incastrato da Burris, non corre a cambiare telefono, ma tiene sempre lo stesso.
    – Lasciando perdere il cappello da cow boy, perchè Velcoro usa sempre la stessa auto, nonostante sappia di essere ricercato ovunque?
    – Come mai, dopo aver salutato il figlio, la sua auto è l’unica tra quelle parcheggiate ad avere l’acqua sotto? Capisco che è l’unico modo che ha per vedere il riflesso della lucetta rossa del trasponder, ma inventarsi uno di quei camion pulisci strada che passa di là non sarebbe stato meglio?
    – Perchè, sempre Velcoro, non ha fatto in modo di farsi venire a prendere per non farsi seguire? O non si è fermato dalla pattuglia in autostrada, o ancora non ha fatto in modo di nascondersi tra la folla, almeno per evitare la sparatoria?
    – Io capisco che alla fine faccia proprio in modo di essere preso, ma almeno la sacca dei soldi falla pervenire al figlio, no?
    – Tragedia nella tragedia, il messaggio che non parte è la cosa più strappalacrime di tutto.
    – Passiamo a Frank, ma per la medesima leggerezza. Va in giro così, in pieno giorno, riconoscibile a chiunque e sempre con la stessa auto: dai gioiellieri, dagli altri dei documenti, mancava solo un caffettino in pasticceria. Per forza che i messicani poi lo prendono!
    – Poi la scena del deserto sembrava un po’ Breaking Bad, quando indica i bidoni pieni di soldi. Se anche tu dici ai messicani che nella valigia hai un milione di dollari, secondo te, in pieno deserto, non ti fanno fuori lo stesso?
    – Ultima cosa, avvenuta prima: l’attacco a Osip e agli altri nello chalet. Che fortuna trovare tutti i soldi sul tavolo, belli belli pronti per essere messi nelle sacche!

     
    • Krisljk scrive:

      Concordo Alessandra, alta qualità, scrittura impeccabile, personaggi interessanti e credibili, sono tutte cose che non possono coesistere con la serie interminabile di goffagini e situazioni involontariamente comiche presenti lungo tutto l’arco della stagione.

       
  5. Krisljk scrive:

    Non volevo di sicuro prendermi gioco di te Attilio, anzi sei stato molto cortese e ti ringrazio per la risposta.
    Per quanto riguarda riguarda l’outing, accetto il tuo essere “fedele alla linea” e la tua imperturbabilità e me ne faccio una ragione.
    In merito alla tua argomentazione, quello su cui obietto è “l’astrazione”.
    Intendo dire il giudicare la situazione narrativa e le azioni dei personaggi “astraendosi” da come poi questa situazione narrativa viene resa nello specifico da degli attori che recitano le battute di uno script in particolare.
    Questo meccanismo io lo trovo alquanto fuorviante e pericoloso.
    Nel particolare caso della tua risposta ad esempio, hai accostato questa scena di TD2 ad una identica presente in Casablanca, e sei inattaccabile proprio perchè parli della situazione narrativa ed a mio parere non del risultato finale percepito sullo schermo.
    Secondo me il nocciolo della questione sta proprio qui, questo è il metodo di giudizio che permette la coesistenza di pareri così discordanti.
    Per dirla “fuori dai denti” ma sempre col massimo rispetto, non sono io che insulto gratuitamente l’opera di Piz perchè sono cattivo e pieno di astio, sei tu che semplicemente sei molto bravo nel tuo lavoro.

     
  6. Writer scrive:

    Grande episodio finale di una grande serie. La scena di Frank che cammina zoppicando verso la morte nel deserto abbacinante entrerà-credo- negi annali della serialità. Ovviamente, se prediligiamo un approccio molto freddo e analitico, le sbavature non mancano. Però sono irrilevanti. Anche l’addio di Bogart in “Casablanca” può sembrare comico se viene decontestualizato o messo sotto il microscopio. Però, nell’ambito della storia raccontata da Pizzolatto, io non le ho neanche notate. Non dico che non ci fossero, proprio non le ho percepite. E questo mi pare un merito-non piccolo- della scrittura di TD 2.

     
    • winston smith scrive:

      Citazione da Writer:
      Grande episodio finale di una grande serie. La scena di Frank che cammina zoppicando verso la morte nel deserto abbacinante entrerà-credo- negi annali della serialità.

      Scena bellissima. Può essere interessante notare come in quella lunga sequenza multipla Frank muore nel deserto, Ray muore nei boschi e Ani vive mentre naviga il mare (l’acqua è vita!).
      Anche la scena conclusiva dell’episodio è degna di nota, in particolare grazie ad una stupenda canzone in sottofondo. Chissà quanto le accuse di maschilismo piovute dalla cosiddetta critica “femminista” per la prima stagione abbiano condizionato Pizzolatto a scrivere una storia in cui a sopravvivere sono unicamente le donne.

       
  7. Boba Fett scrive:

    The end. Si conclude il secondo capitolo di una serie nella quale credevamo tutti. Con molta probabilità, con Woodrugh, Semyon e Velcoro muore anche il mito di Nic Pizzolatto, dio degli showrunner, accusato di plagio per la prima stagione (Ma stiamo scherzando? Sono impazziti? Ma come si permettono? Massa d’invidiosi!), pessimo scrittore della seconda: erano anni che non si vedeva una roba così raffazzonata a fronte di uomini e mezzi straordinari. Che rabbia, che cocente delusione.
    Molto probabilmente morirà anche l’intero progetto True Detective, di sicuro ne uscirà con le ossa rotte; magari rifonderanno tutto, e dopo due sole stagioni non sarebbe certo un buon segnale.
    Vedremo cosa deciderà la Hbo, che apparentemente non si scompone (anzi, ne approfitta per mostrarci le prime interessanti immagini di Westworld), ma che non potrà non tener conto delle critiche feroci, del gradimento in caduta, dei pomodori marci; e chissà quali grandi attori avranno il coraggio di metterci la faccia, ma lì i soldi dovrebbero aiutare, sempre se si avrà la voglia di proseguire investendo in un’avventura diventata improvvisamente impervia.
    In questo flop si salva Colin Farrell che ha saputo interpretare in un modo impeccabile una parte non facile, perché gravata, minacciata da un continuo, insopportabile cinismo. Tutto il resto si dimenticherà molto in fretta.
    Che rabbia!

     
    • Pogo scrive:

      La HBO ha già detto che TD3 è in cassaforte. Nel senso che deve decidere Nic Pizzolatto.
      Se deciderà di sì (ha carta bianca di fare quello che vuole) la vedremo a ottobre 2016 o addirittura a gennaio 2017.

      Ho letto recensioni (per una volta ho fatto l’eccezione di perdere del tempo con persone pagate per dimostrare di non sapere di cosa scrivono) dove non avevano nemmeno capito perché Semyon ha reagito in malo modo quando gli hanno detto di cedere il vestito (i diamanti, cretini di critici che non siete altro, i diamanti!).

      Leggetevi Field. Leggetevi Truby. Leggetevi McKee. Per Giove, leggete anche il “la sceneggiatura spiegata ai più piccoli”.
      Poi se avete il coraggio di criticare la sceneggiatura di un genio, ne discutiamo.

       
      • winston smith scrive:

        Per l’angolo della critica professionale (nel mero senso di pagata) incompetente di questa settimana rilancio con Alan Sepinwall – a questo punto si guadagna di diritto il titolo di “un uomo, una garanzia” -, che nelle recensioni agli episodi di questa stagione di True Detective ha continuamente citato il segmento lynchiano che apre il terzo episodio come uno dei suoi momenti da ricordare dell’annata e nemmeno si era accorto che in quella visione veniva predetta esattamente la morte di Velcoro prima che glielo facesse notare qualcuno in rete.
        Comunque, anch’io come sempre ho dato una rapidissima occhiata ai commenti a caldo lasciati in giro dagli americani e ho riso amaramente constatando quanta gente non avesse capito che nella giacca di Frank c’erano ancora i diamanti ed è per questo motivo che il nostro si rifiuta di dare il completo al messicano maleducato (tra l’altro, gli sarebbe stato malissimo addosso essendo Frank molto più alto di lui, ma questo è un altro discorso).

         
        • Pogo scrive:

          Che poi, come tutta la scrittura di quel genio, Semyon è coerente con se stesso: paga il milione di dollari per aver salva la vita e poi il suo orgoglio non riesce a ingoiarlo e invece di farsi il ritorno a piedi (con i diamanti in tasca) chiede un passaggio, svegliando il can che dorme… (e lì arriva la fatalità: un mex decide di usare il coltello, rimproverato dal suo stesso capo).

          Logico e lineare.

          Sulla critica stendiamo un velo pietoso. Per fortuna adesso scrivono sul web e quindi si spreca meno carta.

           
        • Teresa scrive:

          ah Winston, Sepinwall è stracotto da un bel po’. La sua recensione del finale di Mad men è una cosa aberrante.

          [SPOILER MAD MEN]
          Secondo lui il finale è una delusione perché
          Don Draper è tornato al punto di partenza.
          [FINE SPOILER MAD MEN]

          Ma non possono mettergli accanto qualcuno che legga le cose che scrive, onde correggerle prima di postarle, evitandogli così figure da peracottaro?
          Secondo me ha molto bisogno di prendersi una vacanza.

          [Commento editato dalla Redazione: evitiamo riferimenti ad altre serie senza tag spoiler, soprattutto se si tratta di series finale]

           
        • winston smith scrive:

          Citazione da Teresa:
          ah Winston, Sepinwall è stracotto da un bel po’. La sua recensione del finale di Mad men è una cosa aberrante.

          Sì, è da circa un anno e mezzo che ha iniziato a dare totalmente i numeri. Io lo leggo nonostante tutto perché un sacco di showrunners gli fanno ancora la cortesia di concedergli interviste “esclusive”, ma la sua capacità di attenersi a ciò che si vede sullo schermo mi pare oramai quasi completamente andata. Mi colpisce particolarmente questo tuo riferimento al fatto che dovrebbe prendersi una vacanza, essendo una frase che associo spesso a Sepinwall quando me ne trovo a discutere con dei conoscenti che sanno a chi mi riferisco: è bello constatare che non sono il solo a pensarla così; purtroppo, mi pare di capire che generalmente in rete sia tuttora riverito ben oltre ciò che gli evidenti limiti da lui stesso mostrati consentano di fare ad una ragione disposta ad arrendersi all’evidenza anche quando si tratta di potenziali padri nobili di una disciplina. Se dovesse continuare su questa brutta china, però, non riesco davvero a pensare a cosa resterà intatto della sua reputazione fra una decina d’anni. La velocità della sua personale catabasi cerebrale è davvero impressionante.

           
      • Alessandra scrive:

        Anche un bambino si sarebbe ricordato del sacchettino dei diamanti.
        Ma davvero pensavate che Frank l’avrebbero lasciato vivo?
        O che sarebbe sopravvissuto alla traversata del deserto, vestito di nero, con le scarpette belle e senza acqua?
        Vuol dire che non avete visto abbastanza film di cow boys e pionieri alle prese col deserto.

         
        • Pogo scrive:

          Eppure in molti non lo hanno proprio notato.

          I Messicani vogliono ucciderlo perché non hanno più l’accordo sullo spaccio. Lui paga un milione. Lo lasciano lì, perché ha “riscattato” la sua vita.
          Se avesse tenuto la bocca chiusa si sarebbe salvato (l’autostrada non è lontanissima).

           
      • Alex scrive:

        Hai ragione i diamanti… però perché chiedere il vestito che era un nano rispetto a lui?… proprio il vestito dove c’erano i diamanti.
        Troppe forzature, personaggi spiegati male insomma a me proprio non mi è piaciuta.

         
  8. Writer scrive:

    Ah, dimenticavo: la recensione di Attilio è eccellente, molto articolata e approfondita e scritta benissimo. My compliments… :-)

     
  9. Pogo scrive:

    Un roba esagerata. Questo è TD2. Qualcosa che farà scuola per gli anni a venire a ogni sceneggiatore che vorrà alzare la posta.

    Il buon Nic è avanti di 10 anni, forse di 20.

    TD2 è un film lungo 8,50 ore, diviso in 8 parti, scritto in forma di romanzo noir. Avanguardia pura. Coraggioso.
    Alla luce dell’ultimo episodio, mi ha lasciato le stesse sensazioni di TD1.
    True Detective è una grande serie antologica; non vedo l’ora di vedere la stagione 3.

    Ammetto che possa essere elitario (mamma mia che spettacolo la citazione di Sunset Boulevard), ma se fate uno spoglio della sceneggiatura degli 8 episodi, è di una semplicità – la trama – disarmante. Una cosa tipica dei noir: linearità totale della trama, ma de-strutturata e inframmezzata di situazioni e narrazioni che nulla hanno a che fare con il caso (le vicende personali dei detective in questo caso).
    Certo, resta elitario perché bisogna cogliere tutte le sfumature: alla fine Caspere è stato ucciso dal figlio. E aveva assunto la figlia. Sotto falso nome. Che figata di cliché, buttato lì e mascherato fino all’esplosione dell’Omega Station.

    Complimenti ad Attilio che ha individuato numerose citazioni, che sono veri e propri omaggi.
    Il finale di TD2 è fantastico.

     
    • Krisljk scrive:

      Elitario? Cioè dici elitario?
      Davvero vuoi dire che una produzione del genere, con un cast del genere, dopo una prima stagione che è stata quello che è stata mira ad creare un prodotto elitario?
      Ti sembra un’affermazione coerente?

       
      • Pogo scrive:

        Avendo Pizzolatto carta bianca, sì, è coerente. È pure troppo elitario: lo apprezzi al 100% solo se, nell’ordine
        a) stai attento a ogni piccolo particolare di ogni piccola inquadratura (del tipo che la segretaria/figlia di Caspere parla con un tizio su un set cinematografico che è l’assassino, nonché suo fratello e il figlio di Caspere)
        b) stai attento a ogni piccola insignificante parola di ogni dialogo e ricordare a cosa fa riferimento se già visto o tenerla a mente per il futuro
        c) ricordi cosa hai visto – con certezza – la settimana precedente nella visione del nuovo episodio
        d) conosci la letteratura noir, il cinema in generale, le serie televisive cult
        e) riesci a togliere ciò che è in più per ricordare l’essenzialità della trama poliziesca

        Per tutto questo è poi necessario essere degli avidi consumatori di noir (film e libri).

         
        • Krisljk scrive:

          Ammappa bisogna soddisfare tutti questi requisiti per poter apprezzare a pieno TD2?
          Poi ora mi confondi davvero, devo pure “riuscire a togliere ciò che è in più per ricordare l’essenzialità della trama poliziesca”?
          Senza ironia Pogo, ma non sono settimane che discutiamo perchè la trama poliziesca è completamente marginale e che è quasi un mero pretesto per sviluppare il vero tema che sono i personaggi con il loro vissuto?
          Tutto il dilungarsi della serie nel fornire particolari che servono a delineare questi profili umani, praticamente va ignorato momentaneamente dallo spettatore per poter mettere mettere a fuoco la trama poliziesca, che in realtà poi è “volutamente” lasciata in secondo piano???

           
  10. Krisljk scrive:

    Poi scusami leggo solo ora…
    Mi stai dicendo che il personaggio di Frank è logico e lineare perchè”… il suo orgoglio non riesce a ingoiarlo e invece di farsi il ritorno a piedi (con i diamanti in tasca) chiede un passaggio, svegliando il can che dorme…”
    mah…

     
  11. Krisljk scrive:

    Ascolta, “A me è piaciuto moltissimo, fantastici i passaggi in cui rivivono le fumose atmosfere bla bla bla…..” è un commento sereno e più che condivisibile, non saremmo stati nemmeno qui a discutere.
    Ma “Qualcosa che farà scuola per gli anni a venire a ogni sceneggiatore che vorrà alzare la posta…. Avanguardia pura. Coraggioso” è distacco completo dalla realtà.

     
    • Pogo scrive:

      Nel tuo caso ho sbagliato a consigliarti McKee o altri insegnanti di come si scrive una sceneggiatura.
      Credo tu debba iniziare dalle basi. Leggi Propp.
      Ti farà bene. Fidati.
      Eviterà la prossima volta di qualificarti come un totale incompetente (in fatto di sceneggiatura e narrazione). Che già è un passo avanti.

      Per il resto della conversazione (su TD2 etc…), andando ora io di fretta, a domani. O quando sarà. Se ne avrai voglia.

       
  12. Krisljk scrive:

    Tranquillo, va bene anche così dai.
    Evidentemente sono troppo ignorante x carpire l’intima bellezza di questo sfavillante TD2… Lascio l’approfondimento e lettura di libri su come si crea una sceneggiatura ad un momento successivo, magari tra 10 anni quando ormai tutti gli altri si saranno adeguati agli standard segnati da TD2 oggi ed io non saprò più cosa guardare.

     
    • Pogo scrive:

      Vedi? Con l’ironia sei già molto più simpatico.

      Seriamente: TD2 può essere la migliore o peggiore serie della storia televisiva; il tuo problema non è che la definisci una pagliacciata, perché puoi aver ragione tu e torto io. TD2 può essere un grande bluff di uno scrittore di romanzi prestato alla televisione. E scrittore pure mediocre che ha fregato tutti (tranne i detrattori), a partire da me. Ci siamo? Ok.
      Quindi quando ti rispondo male (del tipo “leggiti Propp”) dopo che te ne esci con “distacco completo dalla realtà” non è perché mi tocchi TD2 – chi se ne frega, mica son pagato per difenderlo – né perché giudichi a tuo modo un’opera.
      Il tuo problema è che lo fai usando come oggetto del giudizio cose che nulla hanno a che vedere con una valutazione sulla sceneggiatura. I punti da te elencati sono tue percezioni personali, francamente incomprensibili (non si può giudicare la sceneggiatura dal fatto che Ani e Ray non si divertano a fare sesso: un po’ come dire che E.T. è un film ridicolo perché l’alieno è un pupazzo).

      Sul fatto che sia una roba che fra 10 anni sarà vista come un punto di partenza, di un tipo di racconto e struttura, io ci scommetto.
      Esattamente come venti e più anni fa, una serie che non mi piace, di un regista che non sopporto cambiò per sempre la storia del racconto televisivo. In meglio.

       
      • Krisljk scrive:

        Citazione da Krisljk: quello su cui obietto è “l’astrazione”.
        Intendo dire il giudicare la situazione narrativa e le azioni dei personaggi “astraendosi” da come poi questa situazione narrativa viene resa nello specifico da degli attori che recitano le battute di uno script in particolare.
        Questo meccanismo io lo trovo alquanto fuorviante e pericoloso.
        Nel particolare caso della tua risposta ad esempio, hai accostato questa scena di TD2 ad una identica presente in Casablanca, e sei inattaccabile proprio perchè parli della situazione narrativa ed a mio parere non del risultato finale percepito sullo schermo.
        Secondo me il nocciolo della questione sta proprio qui, questo è il metodo di giudizio che permette la coesistenza di pareri così discordanti.

         
  13. dory scrive:

    buongiorno e ben ritrovati ad alcuni vecchi commentatori di altri siti.

    le critiche di krisljk sono quanto di più barboso io abbia sempre trovato quando si valuta una serie tv. non TD2 in particolare, qualsiasi.
    un prodotto televisivo non è un insieme di microframmenti, ma qualcosa di diverso, una storia, c he dura otto episodi e, nello specifico del finale, 86 minuti.
    ma se vogliamo stare a questo gioco, parliamo per esempio di Frank che in pratica si fa ammazzare per i diamanti e per l’orgolio.
    nella sua conversazione con Jordan, (ma già in altre occasioni, nei precedenti episodi) la fissazione di non ripartire da zero è sua caratteristica. è dal pilot che vediamo un uomo che non vuole mollare e ripartire da capo. vuole andarsene vincente o crepare, ottiene la seconda cosa.

    Velcoro che va a salutare il figlio. cosa già vista? sì, infinite volte. il protagonista di un noir che per un legame affettivo si fa fregare e crepa è cosa vista. conta questo o conta che venga realizzato bene, con un senso all’interno della storia intera, con buone immagini? io credo la seconda.
    e la sua morte, col richiamo al sogno è una piccola chicca.
    il cellulare che non riesce a collegarsi è il pugno allo stomaco più grande di tutto l’episodio. perchè siamo lì a sperare che quella morte almeno serva a qualcosa. e invece no. disperante.

    Ani che piange esattamente qualdo muore Velcoro. non è così: Ani piange quando la nave si stacca da riva, quando ormai ha la certezza che Velcoro non arriverà. mi sembra la cosa più normale, non è enfatizzata.

    ecco, questi sono solo tre esempi di come la tua visione non abbia senso. poi volentieri parliamo dei difetti di questa serie, uno fra tutti: la presenza di Paul sostanzialmente inutile, nonostante ci abbia regalato adrenalina in qualche momento. l’ho sempre torvato “fuori” dalla storia, non necessario nè per le indagini nè per altro.

    TD2 a mio avviso ha sofferto di sovraffollamento: di personaggi, di trame e sottotrame. e infatti la seconda metà di stagione, dove invece spiccano meglio le varie linee narrative, il prodotto è molto cresciuto.

    recitazione: quando avevo letto di Vaughan e Farrell volevo sbattere la testa sul muro (soprattutto per Farrell). eppure, passato il pilot in cui è insostenibile e mecchiettistico, se l’è cavata benone. Vaughan è un ottimo Frank dal primo minuto, anche nel dialogo (effettivamente toppo lungo) in cui saluta la moglie

    ultima cosa. complessivamente ho preferito la prima stagione, perchè i personaggi erano di rapida fascinazione, perchè un’indubbia novità, per la regia unica.
    se devo valutare il finale , questo è stato più bello e più coerente con tutta la stagione, perchè il post finale dura cinque minuti in tutto, in Venezuela.
    l’anno scorso il post Carcosa troppo lungo, ha fatto perdere di tensione. e forse in serie del genere, non amo lieti fini, che quelli sì li trovo un po’ appiccicati con la colla.

     
  14. Pogo scrive:

    Krisljk, facciamoci a capire, perché davvero sembra parliamo due lingue diverse: per apprezzarlo in pieno ti servono tutte quelle cose, anche saper riconoscere la trama del poliziesco vero e proprio (cioè del caso) anche perché è praticamente una figata. Poi, come ogni noir che si rispetti, il caso poliziesco è ininfluente: serve solo per dare il via a una serie di eventi.
    Comunque è una cosa che si fa abbastanza facilmente se si è avidi consumatori di noir.
    Il problema è che uno non può dire “non si capisce niente” (perché l’unica cosa che è volutamente frammentaria è appunto il caso), perché vuol dire che non sei attenta/o oppure non sei preparata/o per certi racconti (da qui lo definisco elitario).
    Se accetti invece che il caso è una questione marginale ai fini di questa specifica narrazione, non hai bisogno di capire (è il cane che si morde la coda): il punto “e” quindi è molto soggettivo.

    Un’opera del genere è elitaria, c’è poco da fare: lo dimostra essere partiti da 3,3 milioni in diretta di spettatori e finire a 2,77. La media sarà anche più alta di TD1, che era poco sopra i 2, se non sotto, ma di base è una perdita di pubblico.
    Lo dimostra “l’inferno” che si è scatenato su Twitter dove un buon 50% di spettatori parlano di “incomprensibile” (riferito alla storia).

    D’altronde è una cable-series del più elitario dei canali (HBO è in abbonamento individuale, mentre già AMC lo trovi nei pacchetti)…
    Per le cose comprensibili c’è pur sempre CSI. O i nostri tristissimi RIS – Delitti imperfetti e Distretto di Polizia…

     
  15. Krisljk scrive:

    Innanzitutto che “non si capisce niente” io non l’ho mai detto, ma se vuoi volare con la fantasia ed inventarti un dibattito fra te e te stesso fai pure. In secondo luogo, ogni volta che ti ho sottoposto una evidente contraddizione in ciò che dicevi, mi hai risposto ripetendo la stessa cosa che ti contestavo con parole diverse, insultandomi poi subito dopo.
    Nessuna offesa, solo un consiglio(dopo tutti quelli che mi hai elargito mi sembrava doveroso ricambiare), mantenere un profilo leggermente più basso ed un pelo di umiltà gioverebbero alle tue argomentazioni. È tacito cmq che non ci possa essere un punto d’incontro tra “grandioso” e “imbarazzante”quindi va bene così.

     
    • Pogo scrive:

      Del mio profilo e della mia umiltà, mi preoccupo io.

      Per il resto, ho capito che un discorso con te non è affrontabile. Non parliamo lo stesso Italiano.
      Io ho detto la mia sul perché è elitario (se il 50% delle persone dicono “non si capisce nulla” vuol dire che è evidentemente più per un pubblico di nicchia che un blockbuster, giusto o sbagliato che sia): non ho mai detto che lo abbia detto tu.

      Ma poi, ognuno legge negli scritti altrui ciò che vuole leggerci. Pazienza.

       
  16. Cubik scrive:

    Non posto mai qui, ma devo fare i miei complimenti all’autore per le nobili citazioni che hanno deliziato anche a me guardando TD2, ovviamente Il Grande Sonno, Chinatown ma anche Vivere e Morire a Los Angeles, uno dei miei cinque film preferiti di sempre.
    Pizzolatto è un grande, altro che trama confusionaria e storie contorte, ben vengano se questo vuol dire sfornare un prodotto del genere, penso che quest’inverno mi farò una maratona di TD2 per godermelo di nuovo.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Grazie Cubik. Questa stagione è stata zeppa di grande cinema, non solo citato formalmente, come la citazione di Sunset Boulevard, ma proprio assorbito e riformulato, come l’allucinazione lynchana sul padre di Velcro che poi diventa il destino ultimo del protagonista. Ti do ragione quando dici che bisogna rivedersela tutta di fila, perché se proprio devo trovare difetto sostanziale a questa splendida stagione è che per come è costruita dovrebbe essere fruita in tempi più stretti, con un binge più o meno intenso.

       
      • winston smith scrive:

        Tra l’altro, secondo me, l’autentica genialità di quel segmento lynchiano del terzo episodio sta nel casting: l’attore che interpreta il padre di Velcoro ricorda moltissimo David Lynch in Twin Peaks. Sotto questa luce, più che un omaggio, potremmo definire la scena come un vero e proprio riconoscimento di paternità spirituale da parte della serie nei confronti del Lynch dei tempi d’oro.

         
  17. Michele scrive:

    Questa puntata mi è piaciuta più delle altre, è stato un bel finale, più coinvolgente.
    Alcune considerazioni sparse: sono d’accordo con chi, qualche puntata fa, ha scritto che 8 episodi erano o troppi o troppo pochi per questa stagione. Io li avrei ridotti a sei per avvicinarmi di più all’idea di film lungo, che pure è stata citata.
    Rimane comunque che questa stagione mi ha coinvolto di meno, anche se è una serie indubbiamente ben fatta.
    La recensione di Attilio è impressionante: si vede che ne sai veramente tanto, complimenti! L’altro lato della medaglia è che se penso che devo vedere leggere tutti i film e i libri citata da Alessio per godere pienamente di TD2, allora è preoccupante perché non è proprio possibile.
    Last but not least, con questo finale abbiamo sancito che la serie parla di umanità. E’ realista nel mostrare che una stessa persona ha diverse facce e che ha anche diversi modi di pensare a se stesso e questi modi possono generare disagi e crisi interiori. E’ filosofica nell’approccio perché giudica l’ambientazione sociale come marcia, corrotta e racconta gli esseri umani che ci si muovono dentro. Sono scelte sui personaggi e sul contesto che fungono da cardini e sono apprezzabili perché sono verosimili e quindi ti lasciano a pensare e a trovare nella puntata e nella serie i frammenti di verità che metti in contatto con la vita di tutti i giorni.
    Tutto questo per dire che io nono sono pessimista di natura, ma apprezzo anche il lavoro di chi ha scelto un setting pessimista come sottofondo.

    Puntata: 8
    Stagione: 7

     
  18. Marco scrive:

    “De gustibus non est disputandum” sempre e comunque… Tra tutti i commenti mi allineo volentieri con Slaz e Michele… Stagione godibilissima e interessante, per lunghi tratti eccellente, ma con troppi difetti per convincermi totalmente ed affibiargli l’appellattivo di capolavoro.

    Td è sostanzialmente un libro portato sullo schermo. La fruizione con cadenza settimanale è penalizzante per un prodotto simile. TD1 godeva del vantaggio di avere un unico regista, soluzione che dava una univocità stilistica peculiare che non possiamo ritrovare in questa stagione. La perfetta simbiosi scrittore/regista era un punto cardine che avrei tenuto fermo. Sotto questo punto la perdita è stata evidente (sulla qualità tecnica dei singoli registi non opino).

    Non ho capito chi prima della messa in onda dubitava di Colin Farrell…. Seriously? Di Farrell? Attore di rara profonodità emotiva con un espressività che non sfocia mai in macchietta. Vaughn altalenante: poco convincente in alcuni frangenti, eccellente in altri. McAdams e Kitsch molto bene ma con il difetto di essere troppo belli per sembrare tormentati fino in fondo.

    Td1 era l’opera della vita per Pizzolatto, una preparazione che avrà richiesto anni di lavoro. L’aver scritto in tempi molto ridotti un prodotto così efficace è nota di assoluto merito, ma, parere personalissimo, un genio è tutt’altra cosa.

     
    • winston smith scrive:

      L’hai visto Farrell in Minority Report? È vero che era giovane (circa 26 anni) e il personaggio che portava sullo schermo non era granché, ma la sua recitazione è imbarazzante. Tom Cruise e Max von Sydow se lo mangiano in ogni scena. Nelle commedie in cui l’ho visto, invece, è sempre stato eccezionalmente bravo. Per questo avevo dei dubbi sulla sua collocazione in un contesto così cupo, ma è stato all’altezza del compito. Merita il proverbiale plauso della folla.

       
  19. adebisi scrive:

    Stagione per pochi, come il noir del resto.
    Agli altri dico solo: fatevi una pera!
    Adebisi vive

     
  20. Teresa scrive:

    In primis, grazie ad Attilio Palmieri per questa recensione. E non lo dico tanto perché ho amato TD2, ma perché Attilio ha fatto un’analisi perfetta, accademica direi, delle fonti utilizzate da Pizzolatto, e della loro reinterpretazione. Insomma, plaudo alla metodologia di questa recensione 😀
    Secondo me, quando ci si trova a dover recensire un’opera del genere, non ci si può limitare a dire: mi è piaciuta/non mi è piaciuta perché…
    No. Secondo me, qui il lavoro fatto dallo scrittore va analizzato e spiegato, e poi ognuno si faccia la sua idea. Qualcuno dirà: ma se la costruzione della serie me la dovete spiegare per farmela piacere, allora è un epic fail.
    Io non sono d’accordo. Quella di Pizzolatto è un’operazione molto raffinata, e decisamente non per tutti. Secondo me, a livello di scrittura qui l’autore ha alzato l’asticella rispetto a TD1, ben consapevole di osare. Il fatto è che Pizzolatto è stato un prof universitario. Sapete come si dice? Once an academic, always an academic. Penserai sempre in quel modo. Cosa fa un prof di razza? Osa, percorre sentieri inesplorati, va sul difficile. Perché ci sarà sempre qualcuno che farà lo sforzo di capire, e si ritroverà migliorato.
    Io sono d’accordo al 100 % con Attilio, e con Pogo. Questa serie è avanguardia. Ma non me la prendo con coloro che non l’apprezzano, perché è questione d’abitudine a un certo modo di pensare e a un certo modo di sperimentare. Quindi capisco benissimo come possa non piacere.

     
    • Michele scrive:

      Facciamo un test: consiglieresti di vedere TD2 a qualcuno?
      Io in generale no, mentre invece TD1 e’ una serie che consiglio. Diciamo che la consigliere se mi trovassi davanti a una persona che so avere gusti molto raffinati e di ampie letture e vedute cinematografiche, ma probabilmente in quel caso non ci sarebbe bisogno che glielo consigliassi io… 😉
      Il punto di come rendere questa opera fruibile al grande pubblico e’ probabilmente il piu’ complicato.

       
      • Teresa scrive:

        La consiglierei ad alcune persone. Ad altre no. Ma per me lo stesso vale per TD1, eh. Ci sono alcune persone che conosco che la odierebbero 😀
        Sul discorso della fruizione da parte del grande pubblico: l’anno scorso io fui molto contenta del successo di TD1, perché per me significava che anche qualcosa di non “facile” riusciva a piacere a molte persone. Però in TD1 c’erano degli elementi che potevano avere facile presa: la metamorfosi di McConaughey, il personaggio Rust, l’ambiente affascinante della Louisiana, un serial killer da scovare.
        In TD2 elementi da impatto immediato non ce ne sono. TD1 era una serie di assoli splendidi, TD2 è una sinfonia che cresce piano piano. E io capisco che ad alcuni possa non piacere.
        Però vedi, io credo che prodotti come questo debbano esserci. Abbiamo serie per tutti i gusti, da quelle di puro intrattenimento a quelle demenziali. Per me, è giusto che ci sia anche una serie come questa, che non ha la pretesa di piacere a tutti, ma che porta avanti un discorso di sperimentazione in modo coraggioso. Pizzolatto avrebbe potuto sedersi sugli allori e riproporci un TD1 remixato. Ma chi ha una visione precisa, sa che indietro non si torna. Si può solo andare avanti, osando un po’ di più ogni volta. In genere, le opere come questa si apprezzano universalmente dopo tempo. Mi è piaciuta la recensione del Corriere della sera, che ha paragonato TD2 a I cancelli del cielo di Cimino, un’opera che ai tempi venne bistrattata e che fu un flop, ma che poi è stata rivalutata dopo, perché era “avanti”.
        Insomma Michele, va bene la fruizione del grande pubblico, ma io penso che ci sia sempre bisogno di chi si prenda l’onere di osare, di sperimentare, magari prendendosi anche le legnate al momento. Perché altrimenti non si va avanti 😀

         
    • Attilio Palmieri scrive:

      Grazie Teresa per i complimenti, la stima, e mi piace pensare anche l’affetto, visto che ci segui da tanto e con costanza.
      Posso dire di concordare con tutto quello che dici e in particolare c’è un punto che metti in luce che ancora nessuno ha sottolineato, anche perché è una questione di carattere generale e non strettamente legata alla recensione.
      Mi riferisco alla questione del piacere. Va benissimo che molte persone, la maggior parte, guardano una serie o un film perché provano piacere a farlo, ed è normale che questa sia la maggiore spinta. Ma non esiste solo questo. Non esiste solo il piacere della visione o il giudizio motivato dal piacere soggettivo. Anzi, dirò di più, nei prodotti culturali esistono oggetti che possono essere di grandissimo valore, ma niente affatto piacevoli. Ad esempio, ieri era il compleanno d Wim Wenders che ha compiuto 70 anni (sempre sia lodato), e ricordo che la prima volta che vidi Nel corso del tempo mi annoiai tantissimo e così anche la seconda e la terza. Ma perché lo vidi altre volte? Perché Nel corso del tempo (che ora rivedrei con piacere perché ormai è un lavoro che è passato abbondantemente prima per la testa che per la pancia) è uno dei capolavori del Nuovo Cinema Tedesco, nonché un’opera dall’immenso volare culturale, la cui visione può risultare per alcuni o per molti, poco piacevole. Lo stesso discorso si può fare in maniera ancora più efficace per il Contemporary Contemplative Cinema: autori come Tsai Ming Liang, Bela Tarr, Lav Diaz, veri maestri del cinema contemporaneo, non fanno assolutamente film piacevoli, anzi, per certi versi realizzano opere che portano all’estenuazione, che sono fatte per il logoramento anche dello spettatore, ma questa è una ragione che deve influenzare l’analisi di queste opere? Naturalmente no.
      Ora, a me vedere questa stagione di True Detective è piaciuto molto, sia con gli occhi dello studioso che con quelli dello spettatore, però l’argomentazione della noia io proprio non la capisco. La noia può essere un motivo valido per abbandonare una serie (e ci mancherebbe!) ma se stai facendo una recensione, o addirittura un’analisi, la noia non c’entra assolutamente nulla. 1) perché è un parametro soggettivo (io per esempio mi sono annoiato molto di più con alcune puntate di questa stagione di Hannibal che duravano solo 45 min, che con Satantango di Bela Tarr che dura 7 ore), tale per cui nessuno può dire a qualcuno che qualcosa annoia o meno; 2) perché, come cercato di dimostrare dal discorso sopra, la noia non c’entra nulla con l’analisi, non deve influenzarla e chi decide di affrontare testi che possono risultare complessi, tortuosi, ostici eccetera, la noia o la mette in conto e impara a conviverci o cambia mestiere e torna a essere semplice spettatore (che è una cosa bellissima).
      Detto questo, ne avessimo in giro di serie come True Detective che alla seconda stagione hanno il coraggio di rilanciare e rischiare anche a costo di attirare le peggio critiche in circolazione.

      PS: chiudo con un consiglio: domani inizia Show Me a Hero, nuova serie di David Simon. Non serve aggiungere altro.

       
      • Teresa scrive:

        Grazie a te, Attilio, e concordo su tutto ciò che hai detto. Di Show me a hero devo ancora vedere il pilot, voglio farlo con la calma che Simon merita. E incrocio le dita. Dopo la fine di Mad men, avevo timore che TD2 mi deludesse, ma ha superato le mie aspettative. Ora che è finito, vorrei qualcosa d’altro in grado di piacermi davvero, non solo di intrattenermi. Spero in Simon. Ah, ho letto la splendida notizia che il dio della TV David Chase sta per varare un nuovo progetto con la HBO. Ogni tanto una buona notizia seriale c’è ancora 😉

         
  21. Dollyjadi scrive:

    Pogo, magari sono io a non aver recepito bene, ma guardando la puntata, avevo capito que solo la bambina, Laura (la più piccola) fosse figlia di Caspere e che la mamna fosse ancora incinta da lui (e che fosse anche uno dei mottivi per cui Caspere volesse lasciarla), mentre il bambino più grande, Leonard, fosse figlio legittimo dei gioieliere…

     
    • winston smith scrive:

      La mia memoria a breve termine mi dice che hai capito bene tu. Per esserne certo al 100%, tuttavia, dovrei controllare.

       
    • Pogo scrive:

      Hai ragione. Ho scritto una sciocchezza. Mi ero perso la frase dove è contenuta la parola “daughter”. Colpa mia. Grazie per avermelo fatto notare. :)

       
  22. Alessandra scrive:

    Qualcuno, per piacere, mi spieghi dove sta la sperimentazione: forse nell’assemblaggio di citazioni ed omaggi ad altri autori?
    Allora è come un album di covers riarrangiate, un po’ come Peter Gabriel fece con Scratch my back?
    Ma Gabriel ha potuto permetterselo perchè prima di quello ha fatto una miriade di cose sue, inventate da lui – anche se poi, con gli anni, quelle stesse cose si sono un po’ ripetute; non me ne vogliano i suoi fans…
    Io capisco che oggi come oggi, in molte forme d’arte, sembra che sia già stato inventato tutto, che in ogni piccola o grande cosa si guardi, si ascolti, si tocchi, abbiamo l’impressione di averlo già visto o fatto, ma possibile che non si possano fare cose oneste e genuine, ma si debba andare palesemente ad attingere dal lavoro degli altri, e magari farlo passare come “omaggio”?
    Suvvia!

     
    • annamaria scrive:

      Dai, s’è capito che TD2 non t’è piaciuto, ma perché t’arrabbi se a qualcun altro invece è piaciuto?
      Sembra che dato che ha deluso te deve per forza aver deluso tutti.
      Tante teste, tanti cervelli, no?!

       
      • Alessandra scrive:

        io non mi arrabbio perchè è piaciuta a qualcuno, ci mancherebbe! anche perchè c’erano delle cose molto belle, e le ho pure elencate, anche tra i commenti delle scorse recensioni.
        è che a volte ci sono delle persone a cui è piaciuta tanto, ma non tollerano che ci siano altri a cui non è andata giù come a loro. e allora vai di “fatevi una pera” o “il noir non è per tutti” o ancora “beh, se non leggono e non si fanno una cultura” e “tutte queste citazioni non le sanno mica, dunque sono degni solo di Beautiful”, e via di questo passo.
        non è bello.
        è come se qualcuno dicesse che, visto che non ho mai scritto una sceneggiatura, o non ho mai recitato, o non ho mai girato un film, non ho visto o letto tutti i noir/fantascienza/romanzi di guerra ecc., non ho il diritto di esprimere una mia opinione.
        continua a non essere bello.
        io penso che nell’apprezzamento, o meno, della visione di telefilm, così come nella lettura di libri o comunque nell’approccio con l’arte, a volte non è solo la preparazione o conoscenza tecnica che conta, ma talvolta anche un misto di istinto, coerenza, stato d’animo, memoria, occhio o orecchio. qualcosa di simile al momento in cui entriamo in sintonia con un altro essere umano. è anche qualcosa di fisico, a volte pure inspiegabile e cambia di persona in persona. dunque ti do ragione pienamente quando dici tante teste, tanti cervelli. e aggiungo: tanti sentimenti.
        tutto questo anche per fare una piccola e sciocchina similitudine: se io compro gli ingredienti giusti per cucinare un dolce a regola d’arte, ma sbaglio la temperatura del forno, o, peggio, faccio impazzire le uova della crema pasticcera, i tuoi invitati potranno anche dirti che in fondo è buono, ma purtroppo quel passaggio l’hai sbagliato, e anche uno dei tuoi commensali che non è cuoco può accorgersene.

         
    • Teresa scrive:

      Secondo me non si tratta di mero assemblaggio di citazioni, ma di reinterpretazione. I film che ha citato Attilio sono tutti abbastanza lontani nel tempo (il più recente è LA Confidential che è degli anni ’90). Citare oggi Viale del tramonto significa che le scene iconiche di quel totem cinematografico ritornano nella città degli angeli come fantasmi sempre presenti, che non sono mai andati via, perché la città è “fatta di nero”, quindi tutto ciò che ha raccontato l’animo marcio della città narrativamente va riproposto e amplificato, estendendo il discorso narrativo-visivo a tutto il corpo della città (e qui interviene la regia, come scrive Attilio).
      Il punto non è l’omaggio o la citazione, il punto è come li usi per narrare qualcosa.

       
    • Pogo scrive:

      La sperimentazione è aver scritto una serie televisiva come fosse un romanzo e strutturarla in un film lungo 8 ore.
      È una gran bella sperimentazione. Anche una bellissima risposta a tutti quelli che parlano di “medium” diversi, dimenticando che la narrazione è narrazione. E non ha differenze.

       
  23. Birne scrive:

    Bene, l’estate è tempo di recuperoni e così, appena ho finito di apprezzare le sei-serie-sei di The Good Wife – ottimo medio prodotto (quando si sa scrivere e si sa di che cosa si scrive…) un po’ penalizzato da una deludente ultima annata e da un fanboysmo al femminile che più stupido non si può – mi sono gettata a pesce sulle otto puntate di True Detective che via via tenevo da parte con gran cura e aspettativa.
    In genere penso che l’abboffata seriale sia uno dei grandi piaceri della vita, invece questa volta sono giunta alla fine con grande noia e fatica, guardando sempre la barra di scorrimento del tempo e non l’ho mollato come avrei fatto ovviamente per qualunque altra serie soltanto perché insomma … è True Detective, c***o!
    A ogni episodio ho poi letto disciplinatamente tutti i commenti, in primis quelli dell’ottimo Seriangolo e disciplinatamente ho espresso un voto (sempre fra il 5 e il 6 e mai di meno perché insomma … è True Detective, c***o!) e, arrivata buon’ultima credo di fare un piacere a tutti se non la faccio troppo lunga (potrei, potrei…) visto il tantissimo che è stato detto pros and cons.
    Comunque, bellissima e colta la recensione di Attilio Palmieri: complimenti. Dopo di che, appunto, TD2 può piacere o non piacere e a me non è piaciuto per niente. So elencare le molte cose buone che abbiamo visto, ma non fanno un buon risultato finale, non all’altezza delle aspettative.
    Però, davvero, a questo punto del dibattito ci darei un taglio per dire soltanto che, secondo me, il True Detective di quest’anno ha un grande merito: aver generato su Facebook “er fijo de colin farrell”. Scorretto. Divertentissimo. Grazie al genio che lo fa e a chi l’ha segnalato per primo.

     
  24. Teresa scrive:

    Sono reduce da un rewatch notturno che abbiamo fatto, 8 episodi di fila. La serie mi è piaciuta ancora di più. Sto scrivendo di nuovo non per dire perché mi sia piaciuta moltissimo, perché Attilio Palmieri l’ha detto molto meglio di me nella recensione, così come hanno fatto altri nei commenti.
    Scrivo perché l’atteggiamento che molti hanno avuto nei confronti di TD2 mi ferisce. Non esagero, mi ferisce proprio, e non perché io sia una parente di Pizzolatto (ahimè non lo sono), ma per un discorso più generale. Ho letto qualche critica su siti USA e inglesi, e c’è da mettersi le mani nei capelli. Una per tutti, la cretina di The Guardian che ha scritto che Frank non dà il suo completo ai messicani per orgoglio, facendo pure battute sceme sul suo sense of fashion. La cretina si è dimenticata il piccolo particolare che nella giacca Frank aveva milioni di dollari in diamanti. Questo per dire l’attitudine con cui molti critici hanno guardato la serie.
    Io un’acrimonia così accesa contro una serie non la ricordo da… boh. Fin dal primo episodio, molti hanno cercato di ridicolizzare ogni battuta e ogni espressione degli attori. Se ci si mette in quest’attitudine, qualunque oggetto artistico può essere dileggiato. Ma perché farlo? Io non sto dicendo che la serie doveva piacergli per forza, ma le loro critiche sono stupide e infantili, sembrano quelle dei bulletti della scuola tipo gné gné gné scemo. Non hanno capito nulla di tutta l’operazione TD. Perché una cosa è dire: ho capito l’operazione, ma secondo me Pizzolatto ha fallito perché… un’altra è fare critiche cretine e terra terra. Senza contare poi i critici scemi che hanno scritto che gli manca Rust e gli manca Carcosa. E che non lo sapevano che questa è una serie antologica? Riproporre lo stesso tipo di personaggio e di ambientazione sarebbe stato assurdo. E ovviamente si sarebbe attirato tutte le critiche del mondo. Insomma, Pizzolatto lo volevano sbranare per principio.
    Di più, lo volevano proprio sfottere. Sapete cosa mi sembra? Il risentimento verso il primo della classe, che non vede l’ora di esplodere.
    La maggior parte dei critici USA e UK passa il tempo a lodare delle vere ciofeche, addirittura oscenità tipo quelle della Rhimes o Downton Abbey (le ultime stagioni hanno fatto pena). Poi arriva qualcuno come Pizzolatto che cerca di alzare un po’ il livello attingendo a un patrimonio artistico immenso come quello della letteratura e del cinema noir, e loro alla prima occasione lo sbranano. L’anno scorso non hanno avuto gioco facile, perché TD1 era un po’ più “facile” di TD2, proprio come struttura, e perché la gente era affascinata da Rust. Quest’anno, visto che i personaggi non erano costruiti per piacere, e che la struttura era un po’ più complessa, ecco che si sono messi a buttarla in caciara aiutati da una larga fetta di pubblico che appena vede qualcosa di non immediatamente riconducibile a schemi ben noti, subito parte con: ma non si capisce niente, uffa che noia.
    A parte il fatto che io non mi sono annoiata neanche un attimo, e che alla fine ero incollata allo schermo, e che quali fossero le cose complicate e incomprensibili ancora non l’ho capito, ma vabbè.
    Io credo che chi si prende l’onere di fare il critico, abbia anche una responsabilità verso il pubblico. Il che per me significa non assecondare l’appiattimento culturale generale, e cercare di indirizzare verso una visione critica, fornendo gli strumenti. Esattamente come ha fatto Attilio Palmieri. Piaciuta o meno la serie, magari a qualcuno verrà la curiosità di vedere i bellissimi film che Attilio ha citato, oppure magari di leggere Ellroy, il che non fa mai male.
    E invece no, l’atteggiamento dei critici è sempre più tipo “ma che ce frega ma che ce mporta”, i compagnoni scemi che ridacchiano insieme al pubblico alle spalle del secchione.
    No non va bene, non va bene per niente. Il critico per me non dovrebbe essere il compagnone scemo, dovrebbe essere una guida, e dovrebbe saper riconoscere lo sforzo di chi cerca di fare qualcosa di diverso. Ma qua secondo me il problema è che se si va a indagare il background culturale di questi critici, c’è solo da piangere.
    scusate la tirata sconnessa, ma ce l’avevo proprio qua.

     
  25. Anna scrive:

    Io so solo che se non avessi letto il rassuntone di Slate prima del finale non avrei capito quasi nulla della trama…i diamanti….le feste….la politica….Chessani, i soldi di Frank,Caspere, il corvo, l’hard disk, Stan che non si era capito chi era ed era idolatrato dopo la morte (Twitter invaso dall’hastag #whoisStan.
    Una serie che vuole strafare, piena di personaggi e sottotrame raffazzonate, scene ai limiti della parodia, nascondiamoci pure dietro citazione colte, lynch e l’accademico Pizzolatto, la verità è che questa volta non gli è riuscito affatto il colpo di fortuna della serie precedente, il cui finale peraltro fu comunque deludente.
    TD2 una immensa delusione.
    Unica nota positiva: ho rivalutato Farrell come attore. Pur nella banalità del personaggio, se l’è cavata al di sopra di ogni aspettativa.

     
  26. Teresa scrive:

    Scusami, ma è la tua verità, e non “la verità”. Che poi cosa ci fosse di tanto complicato nella trama, io ancora devo capirlo. A me è parsa molto semplice. Ma come ho detto, può essere che, essendo io abituata a leggere e vedere “noir”, io sia abituata a ben altre trame complicate. Provate a leggere “Il grande sonno” o uno dei libri più complessi di Ellroy, e poi ne riparliamo.
    Ecco, questa è un’altra cosa che mi sconforta, e che ha a che fare col mio lavoro. Il pubblico non vuole fare il minimo sforzo.

     
    • Maria Rita scrive:

      In rete mi è capitato di leggere recensioni scritte da qualcuno che addirittura non aveva capito l’episodio.
      Questo è paradossale e ovviamente squalifica la recensione che a quel punto perde qualsiasi credibilità.

      Come ha scritto anche Teresa la trama di questa seconda stagione di TD, visto che è un noir, non è eccessivamente complicata, pertanto chi non è riuscito a seguirla evidentemente non ama proprio questo genere.
      Non c’è altra spiegazione.

      Fino al quinto episodio, se non di più, è stato dedicato molto tempo a scrivere che la prima stagione era migliore di questa , ecc.ecc.
      E’ stato detto fin dall’inizio che TD è una serie antologica eppure ci sono voluti otto episodi per accettare l’idea che questa non era più la storia di Rust…

      Così, mentre molti utenti erano distratti perchè occupati a lamentarsi, non si sono accorti che nel frattempo, sapientemente, puntata dopo puntata, Pizzolato ci ha raccontato una splendida storia . (tutto ha una logica ed è perfettamente collegato)

      Non si può sostenere che le vicende narrate in questa stagione siano state noiose e-o incomprensibili perchè questo non corrisponde al vero.

      E’ difficile trovare difetti alla regia, alla sceneggiatura, alla recitazione e alla colonna sonora, poi può essere benissimo che nonostante questo a qualcuno questa storia non sia piaciuta comunque, perchè ognuno ha i suoi gusti.

      Tuttavia un conto sono i gusti un conto è mettere in discussione la trama e sostenere che nonè chiara è raffazzonata o noiosa, perchè quello non corrisponde al vero.

       
  27. Anna scrive:

    Beh io lo sforzo l’ho fatto, eccome, ho continuato a guardare tutta la serie, pur essendo molto annoiata e avendo tanti aspetti che mi erano poco chiari. E proprio perchè non volevo mollarla, ma gustarla tutta e comprederne il senso finale,ho riletto tutta la sinossi pubblicata su Slate in modo da capire tutto fino in fondo. Se non è impegno questo. Dico solo che quando la maggior parte delle persone ha bisogno di recap vari, c’è qualcosa che non va a livello di costruzione della trama. Troppi personaggi e sottotrame per sole 8 puntate, questo è un fatto. Sul gusto per il noir, ok, quello è ovviamente opinabile ed è questione appunto di gusti. Attenzione alle generalizzazioni sul “pubblico”.

     
  28. Lorenzo scrive:

    Tutto molto bello, ma voto finale della stagione 9 è davvero ridicolo.
    Voi stessi avete dato massimo 6 fino a 3 episodi fa dai.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Lorenzo, come abbiamo più volte sottolineato il voto alla stagione non è la media dei voti dati ai singoli episodi, ma è la presa d’atto fatta dall’autore della recensione finale, nonché il risultato numerico (perdona la bruttissima espressione) di ciò che in prosa viene espresso nella parte precedente della recensione. In questo caso il voto è motivato da un numero di parole abbastanza corposo, non mi pare servano altre spiegazioni. Se dovessero esserci domande non risposte sono pronto a offrire delucidazioni sulla mia interpretazione dell’episodio e della stagione.

       
  29. annamaria scrive:

    Scusate l’OT ma non potreste aprire un thread su quali sono i finali di serie che vi sono piaciuti di più? (per me questo di TD2 avrebbe un posto in classifica).
    Scriveteci SPOILER ALERT! SPOILER ALERT!
    Io forse comincerei col finale di Justified, ma ci devo pensare ancora bene, anche il finale di The Wire l’ho amato molto.
    Volendo si potrebbe fare una graduatoria…

     
  30. Alessandra scrive:

    scusate se ci torno, ma nel frattempo è finita un’altra stagione, Rectify, e, anche se il genere è veramente diverso, volevo far notare che, se si vuole vedere veramente un telefilm in poche puntate in cui tutto, ma veramente tutto, si incastra alla fine, senza aggiungere troppa “carne al fuoco” – espressione che non mi piace, ma rende l’idea – in modo progressivo, senza sbavature, senza sensazionalismi e trucchetti.
    se qualcuno ha obiettato che True Detective 1 fosse scritto da una persona e diretto da un’altra, ma sempre le stesse, e il nr. 2 invece avesse sempre lo stesso scrittore, ma diversi registi, e forse da qui possono essere partiti i problemi, io faccio come esempio proprio Rectify, scritto e diretto da diverse persone, puntata per puntata, che poi, gira e rigira forse sono sempre quelle quattro/cinque, eppure il risultato è sempre pressochè omogeneo, perchè l’intento ed il traguardo è uno per tutti.
    Forse, per capire meglio td2, avrei bisogno di fare come Teresa, riguardandomi tutte le puntate una di seguito all’altra, sapendo però già cosa succederà e trovando più senso, ma ora non è il momento, forse più avanti.

     
  31. enzo scrive:

    Caspita quanti filosofi che guardano le serie tv!! Ma ci vogliono tutte queste parole per dare un giudizio? Il mio modesto giudizio è molto semplice..sarà tutto quello che voi dite ma non mi è piaciuta assolutamente!! Molto bella e sorprendente la prima stagione..questa l’ho trovata pessima!! Ciao a tutti

     

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