Hand of God – 1×01 Pilot


Hand of God - 1x01 PilotAndato in onda il 28 agosto 2014, il pilot di Hand of God risultò in seguito il vincitore tra i due drama presentati da Amazon al pubblico (l’altro era il pilot di Hysteria) e quindi meritevole di una prima stagione completa, che verrà rilasciata interamente il 4 settembre di quest’anno.

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L’ideatore e scrittore Ben Watkins e il regista Marc Forster mettono in scena in un’ora di puntata una storia in cui emotività, spiritualità, religione e fanatismo si mescolano – in modo non esattamente accurato – ad una parte di storia molto più pragmatica e concreta, che dovrebbe fungere da importante sfondo alle vicende e che invece ne esce come quella più sacrificata e stereotipata della puntata. Ma andiamo con ordine.

Hand of God - 1x01 PilotLa vicenda prende le mosse dal personaggio principale della storia, Perrell Harris (Ron Perlman, Sons of Anarchy), ritrovato in evidente stato confusionale all’interno di una fontana mentre parla e invoca qualcuno in una lingua non meglio specificata. Quello che si scopre poco dopo, e che costituisce la parte più importante nella costruzione del personaggio stesso, è che Perrel è da una parte un fattore fondamentale della comunità di San Vincente – è un giudice, e, soprattutto, un elemento di spicco della società anche per il suo legame con il sindaco –, dall’altra invece uno dei personaggi più vulnerabili dell’intera narrazione a causa della terribile tragedia avvenuta nella sua famiglia. A seguito di uno stupro ai danni della nuora Jocelyn, il figlio di Perrell, PJ, ha tentato il suicidio perché sconvolto dal trauma e per il mancato arresto del responsabile, e ora giace sul letto di un ospedale, ritenuto dai medici clinicamente morto.

Non è però questo il punto fondamentale della serie, quello da cui prende ispirazione il titolo Hand of God. Il pilot, infatti, decide di giocare subito tutte le sue carte introducendo l’aspetto religioso – il battesimo di Perrell effettuato da un discutibilissimo prete – e le allucinazioni di cui l’uomo comincia a soffrire, e che sembrano, attraverso la voce del figlio e immagini non reali, indicargli la strada per trovare il colpevole dello stupro.
Cosa c’è dietro? Una malattia mentale, come sembrano sospettare coloro che stanno vicino al giudice, o la vera mano di Dio, come crede Perrell? È quindi la voce di Dio che lo sta spingendo a trovare il responsabile di quanto accaduto e quindi ad ucciderlo?

Hand of God - 1x01 PilotIl tema della vendetta non è ovviamente dei più innovativi, e nemmeno quella del dubbio tra fede e allucinazione; eppure c’è qualcosa di più interessante in questo pilot, che va a colpire nel segno e che rende questa rappresentazione più originale di molte altre, ed è l’unione (come si accennava prima) di questo aspetto a quello più sociale-politico. Pernell ha tra le mani un potere molto più grande rispetto a quello di qualunque altro cittadino cui capiti qualcosa di simile: sommando questo alla disperazione dell’uomo e alla convinzione di agire secondo “indizi” validi, il quadro che ne esce è quello di un uomo pericolosissimo e al contempo estremamente fragile, che potrebbe andare in mille pezzi o, al contrario, distruggere qualunque cosa si trovi sul suo cammino con le stesse probabilità. Gran parte del merito va non solo a questa intuizione, ma anche all’interpretazione di Ron Perlman, che catalizza su di sé l’intera attenzione del pilot – pur circondato da ottimi comprimari, come Dana Delany (Desperate Housewives, Body of Proof) nei panni della moglie Crystal.

Hand of God - 1x01 PilotPurtroppo questa puntata non ha solo aspetti positivi. Forse nel tentativo di esplicitare il più possibile tutte le tematiche nel pilot si è giunti ad un risultato ipertrofico e caotico, in cui avvengono decisamente troppe cose, anche per una puntata da un’ora, che spingono lo spettatore ad essere davvero colpito solo in pochissime scene, mentre il resto scivola in un elenco di eventi più o meno importanti da memorizzare. Non c’è confusione, il tutto risulta molto chiaro, ma l’impressione è che si sia voluto strafare per mettere tutti gli elementi in bella vista, dando un assaggio di quello che accadrà nell’intera stagione. È così che la parte più politica della vicenda, il ruolo chiave di Pernell in alcune trattative per dei terreni di San Vincente portate avanti dal sindaco Robert Boston (Andre Royo, The Wire), perde di potenza quando si capisce che lo scopo della messa in scena è quello di creare un evento – peraltro molto poco originale – antagonista rispetto alla storia principale. È il classico ostacolo che costringe Perrell ad occuparsi di temi più concreti e a stare in qualche modo con i piedi per terra; un elemento usato, al limite dello stereotipo, sia da lui che dal sindaco come strumento di ricatto più o meno esplicito.

Hand of God - 1x01 PilotUn pilot è ovviamente troppo poco per dare un giudizio sulla serie, anche quando l’episodio vuole a tutti i costi essere una dichiarazione di intenti. L’impressione che se ne trae è che ci sia di base una tematica molto interessante, ma che le aspettative su questa siano di raggio medio-corto (quanto si può andare avanti a giocare in una serie sul dubbio allucinazione/vero suggerimento dall’alto?); per il resto, possiamo dire che un ottimo cast salva in gran parte un episodio che in diversi punti fa fatica ad emergere perché un po’ troppo schiacciato da se stesso. Il potenziale c’è, e forse nei prossimi episodi, senza la pressione di dover dire tutto subito, la serie riuscirà a concedersi lo spazio per trasformare questa aspettativa in qualcosa di più concreto.

Voto: 7-

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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