Show Me a Hero – 1×05/06 Part V & VI 2


Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VIÈ solo con fine di questi splendidi sei episodi, quando la regia di Paul Haggis si sofferma su quell’ultima immagine, che l’anima e l’intento di Show Me a Hero riescono ad emergere del tutto, rivelando – come sempre accade per le opere di Simon – un progetto più grande e significativo della semplice somma delle sue parti.

Dopotutto, anche solo la presenza di un protagonista così solido (accompagnato da una controparte musicale altrettanto forte) avrebbe suggerito la volontà degli autori di concentrarsi esclusivamente sulla figura di Nick Wasicsko e la tragica storia che ne derivava. Quello che emerge dal quadro finale, invece, è un racconto di gran lunga più ampio, una storia che parte dalla lotta dell’ex-sindaco di Yonkers ma che si sposta, nel terzo atto, sui frutti che questa è riuscita a dare, sulle reali implicazioni di quel processo arduo e complesso che è stata (e continua ad essere) l’integrazione in America.

It’s just… we keep shoveling the same walk. It never ends.

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VISimbolo di questa lotta ormai non è più Nick, ma il personaggio che ha subito forse la trasformazione più interessante della serie, quella donna che, una volta compresa l’inefficienza del sistema politico attuale, ha deciso di abbandonare gli interventi in tribunale per schierarsi con le reali vittime dell’intero dibattito. Il percorso di Mary, in questo senso, risulta più che mai fondamentale a esprimere il tema fondante dell’intero progetto: non è facile né indolore, ma l’abbattimento delle classi nasce prima di tutto dal riconoscimento che la propria rabbia non è altro che paura, paura di ciò che è nuovo ma soprattutto (si pensa) diverso. Una volta realizzato (con l’aiuto indispensabile di Bob Mayhawk, un fenomenale Clarke Peters) come l’aiuto da parte della città non sia affatto sufficiente, Mary si pone come portatrice di questi ideali, battendosi volta per volta per i più piccoli problemi, contribuendo in ogni modo possibile: sono infatti questi gli interventi necessari a garantire l’accettazione, perché, tanto quanto l’approvazione delle leggi imposte da Sand, è fondamentale che la mentalità cambi, che quegli sguardi ostili (il problema più grave tra quelli presentati) cessino di esistere e di comunicare una superiorità per niente giustificata.

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VITuttavia, la mano di Simon si sente di più quando cominciano ad emergere quei piccoli particolari che rendono Mary un personaggio positivo ma totalmente umano, comprensibile, stratificato: il passaggio da una posizione all’altra è tutt’altro che immediato, e sono diverse le scene in cui le difficoltà della donna ad accettare del tutto le persone che sta aiutando vengono sottolineate. Ne è un esempio lampante la visita alle project houses dove fa la conoscenza, su tutti, di Doreen, e in cui Haggis si sofferma sullo splendido particolare della tazza rovinata, subito scambiata con quella “normale” della padrona di casa: un’inquadratura che dice tutto, che racconta un pregiudizio radicato sia nella cultura di chi discrimina che in quella di chi viene discriminato.
È in quello stesso incontro, però, che paradossalmente la donna vede la conversione definitiva, un processo che ha le sue radici nel primo dialogo con Mayhawk. L’uomo, infatti, sostiene che “…what is left for all of us to decide is exactly what it will be. Or, more importantly perhaps, what it will not be.”, e il contrasto tra l’ordine e la normalità degli interni con il caos di ciò che li circonda (l’utilizzo della “bad stairwell” non ha bisogno neanche di essere esplicitato) offre una visione più che mai chiara di ciò che dev’essere mantenuto e di quello da cui, invece, cercano tutti di fuggire.

Everything has a cost, every choice means responsibility. And it will be different. Different isn’t always better, but it does mean “different”.

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VIMa anche dopo aver ottenuto una casa con la lotteria, anche dopo essersi allontanati da quel passato a prima vista senza uscita, trovare una posizione definitiva è tutt’altro che semplice, e Simon e Zorzi raccontano questa condizione con una precisione magistrale. Quello che più di tutto occupa l’ultimo episodio, infatti, è la difficoltà di stabilizzarsi di un ceto che non si è ancora definito, schiacciato tra la repulsione dei bianchi benestanti e la decadenza morale ed economica delle projects precedenti, in un limbo insostenibile eppure quasi impossibile da alterare.
La prima notte passata nel nuovo quartiere non è altro che la conferma di questo stato d’incertezza: gli sguardi e gli insulti della giornata appena trascorsa non hanno fatto altro che creare un clima opprimente, soffocante, paradossalmente più angosciante della vita vissuta fino ad allora. Perché, in fondo, è facile abbandonarsi a ciò a cui si è abituati, tornare a rischiare la propria salute ma almeno tra la propria gente: Billie cederà momentaneamente a quell’impulso, e ironia vuole che proprio il suo legame con il passato costituisca la rovina definitiva, in un disastro annunciato fin dal trasferimento di John in casa. Tuttavia, la visione di Simon non è del tutto pessimista, e lo svolgimento delle vicende non fa che dimostrarlo, con Doreen (speculare quasi a Mary) a simboleggiare il progresso e la possibilità di costruirsi un futuro più roseo, resa ancor più significativa dal difficile passato della donna.

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VIEd è per questo che il sesto episodio della serie risulta forse il più riuscito, il più intenso, il più ricco di spunti tematici: anche solo tralasciando la storia di Nick Wazicsko, il tratteggiamento della situazione nelle nuove townhouses tocca ogni punto possibile, senza tralasciare la minima sfumatura e raccogliendo, allo stesso tempo, tutte le storyline costruite nelle puntate precedenti. Il tema fondamentale di Show Me a Hero, si diceva, è l’integrazione, e ogni personaggio riesce ad incarnare un approccio diverso a tale processo, che si tratti della difficoltà ad abbandonare l’abitudine di Norma o della necessità impellente di ottenere una vita normale di Carmen; Simon riesce a restituire un quadro più che mai accurato, realistico, senza mai esagerare in un senso o nell’altro, costruendo un mosaico così vivo che è impossibile non esserne coinvolti ed affascinati.
Ma la capacità dell’autore non sta solo nel ritratto così accurato della condizione umana, bensì nella costruzione, pezzo per pezzo, di un processo lento, arduo, in cui ogni piccola vittoria merita di essere celebrata ed applaudita. Non è una tematica nuova allo stile di Simon, e la scena con la poodle lady non è altro che il Namond di The Wire o la Fran di The Corner: un minuscolo successo, eppure nella lotta per la vita (la corsa allo specchio d’acqua in Africa, come racconta Mayhawk) è tutto ciò a cui ci si può e ci si deve aggrappare, consapevoli che processi come questo si risolvono in tempi tutt’altro che brevi – si pensi solo alla questione legale del public housing, conclusa definitivamente solo nel 2007.

“Well I sought gold and diamond rings
My own drug to ease the pain that living brings
Walked from the mountain to the valley floor
Searching for my beautiful reward”

(Bruce Springsteen – My Beautiful Reward)

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VISi diceva che ormai la figura di Nick Wasicsko ha già fatto la sua parte per quanto riguarda la questione del public housing, ma la narrativa di Simon ha anche il compito di accompagnare e raccontare la storia di quell’eroe che dà il nome all’intero progetto, protagonista di una tragedia annunciata fin dall’inizio, che si tratti della primissima (e quasi ultima) sequenza della serie o della citazione di Fitzgerald a cui deve il proprio titolo. In questi ultimi due episodi il percorso dell’ex-sindaco si rivela più che mai in bilico, contaminato dal ricordo del suo mandato – le azioni che lo hanno reso un eroe sono quelle che ora lo perseguitano in maggior misura – e costretto a cercare conforto nelle forme di politica più grezze, spogliate di ogni forma di etica o di rispetto.
Il Nick Wasicsko di questo terzo atto è un uomo debole, inghiottito e trasformato da quelle istituzioni che sono nate con un fine ben preciso e che hanno finito per diventare il simbolo della decadenza americana, una condizione che ancora oggi persiste e che costringe a giocare secondo le sue regole, pena l’esclusione sociale e lavorativa o, ancor peggio, la perdita del proprio nome. Perché il colpo di grazia per quella che è ormai l’ombra dell’eroe americano non è la sconfitta alle elezioni o il rinnegamento della sua più grande amicizia, ma l’accusa che spinge i cittadini a rivalutare il significato del suo operato, la semplice possibilità che anche alle sue azioni più nobili possa essere affiancata la parola “corruzione”.

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VIEd è così che un Oscar Isaac stratosferico accompagna lo spettatore nella discesa rovinosa del suo eroe, ormai corrotto da un’America che non è in grado di accettarne l’esistenza. L’unica cosa che rimane da fare è aggirarsi come un fantasma tra i frutti delle propria impresa passata, cercando di raccogliere e recuperare quelle motivazioni che l’hanno portato a spingere Yonkers verso l’integrazione e l’accettazione, una scelta (quasi obbligata, alla fine dei conti) che si è rivelata costargli il proprio futuro; ma quello che rimane, o meglio, l’unica cosa che Nick è in grado di cogliere, è l’amarezza, da una parte dettata dallo scarso riconoscimento da parte di chi è stato aiutato (sia nella scena della lotteria che del “porta a porta” l’uomo è identificato solo dallo sputo in faccia ricevuto durante il proprio mandato) e dall’altra dalla freddezza di un sistema politico che si basa sull’unico principio del consenso del pubblico.
Alla conclusione della vicenda, quindi, rimane un unico, grande dubbio senza risposta: è ancora possibile che un eroe esista nell’America di oggi? Simon e Zorzi sembrano muoversi nell’incertezza, senza dare una risposta univoca, costruendo un ritratto finale del personaggio che sta in bilico tra egoismo e coraggio. Nick Wasicsko è stato inizialmente motivato da necessità politiche, è vero, ma è difficile non scorgere gli effetti che la lotta per l’integrazione durante il suo mandato hanno avuto sulla sua persona, nonostante il travagliato futuro; certo è che il demone delle istituzioni è meno transigente, e il suo peso, in linea con il pensiero dell’autore, non può che schiacciare e rovinare tutto ciò di positivo che è stato costruito e guadagnato dall’uomo.

Show Me a Hero - 1x05/06 Part V & VISi conclude così l’ennesimo capolavoro di David Simon, un’opera che, come tutte quelle che l’hanno preceduta, non può che posizionarsi un gradino al di sopra del resto per la sua importanza non solo culturale ma anche sociale e politica, per la necessità assoluta dell’autore di raccontare un’umanità vera, reale non tanto per la sua effettiva storicità ma per la cura e l’attenzione con cui i protagonisti vengono tratteggiati e presentati. La narrativa di Simon è infatti caratterizzata dall’ossessione verso il centro di ogni vicenda, di ogni storia propriamente narrata: l’essere umano. Perché il motivo per cui ogni personaggio raccontato non può che rimanere impresso nella memoria di chi guarda sta nella volontà dell’autore di restituire un mosaico quanto mai accurato, preciso, quasi tangibile: in questo senso, le vicende di Nick Wasicsko, Mary Dorman, Doreen Henderson, Carmen Febles, Norma O’Neal e tutti gli altri si inseriscono nella storia dell’America come figure imprescindibili, eroi raccontati da Simon nella tragedia fondamentale dello stare al mondo, una lotta in cui è imperativo documentare, nel modo più vero possibile, ogni singolo anche se microscopico passo in avanti.

Voto 1×05: 9+
Voto 1×06: 10

Voto serie: 9 ½

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