American Horror Story: Hotel – 5×01 Checking In 4


American Horror Story: Hotel - 5x01 Checking InDopo l’incerto esordio di Scream Queens Ryan Murphy riporta su FX la propria creatura di maggior successo degli ultimi anni, l’antologico American Horror Story, dedicando il proprio racconto ad una delle ambientazioni tipiche dell’horror, un albergo appunto, nella Los Angeles dei nostri giorni.

Ryan Murphy è per la televisione una di quelle creature strane capace di creare un forte immaginario con alcune delle sue serie (pensiamo a Nip/Tuck o Glee), ma che al contempo non è sempre stato in grado di reggere sul lungo percorso, abbassando inevitabilmente le aspettative altissime da lui stesso imposte. American Horror Story non è certo da meno: arrivata alla sua quinta stagione, per certi versi vero punto critico (per le due annate precedenti, ma anche per l’abbandono della Lange), la sua serie decana ha la necessità di rinnovarsi e trovare una nuova vitalità che riesca a mediare tra le stagioni più riuscite e quelle più deboli (per ironia della sorte, queste ultime sono anche quelle che hanno avuto maggior successo). Ecco che, non senza ammettere un certo grado di sorpresa, Ryan Murphy riesce nell’impresa costruendo una delle premiere più solide degli ultimi anni, con una grande esaltazione della propria estetica – vero marchio di fabbrica che ne rende ormai riconoscibile la mano – e al contempo un ritorno alla componente più sincera del racconto a tinte horror.

American Horror Story: Hotel - 5x01 Checking InNon c’è spettatore, nemmeno il più smaliziato, che non abbia intuito sin dai primissimi minuti quale sia il mondo cinematografico (e letterario) di riferimento da cui Ryan Murphy prende spunto a piene mani: stiamo chiaramente parlando di The Shining nella versione cinematografica di Kubrick, che viene omaggiato di continuo (i bambini nel corridoio, il richiamo della moquette); se però questa è la base da cui partire, rapidamente Murphy dà il via al proprio circo degli orrori, inserendo in questo sconosciuto albergo della periferia losangelina una serie di mostri che si alternano per sfogarsi contro gli ignari ospiti. Forse mai come in questa stagione la peculiare estetica dell’autore – che ama giocare con corridoi, grandangoli e movimenti di macchina – viene esaltata da un’ambientazione che sembra accoglierla come nemmeno il manicomio di Asylum era riuscito (e stiamo parlando della stagione migliore sinora della serie). Qui ogni scelta sembra gridare il suo tocco personale e a tutto ciò va ad aggiungersi una componente musicale (“Hotel California” degli Eagles per esempio, che chiude magistralmente l’episodio) assolutamente sopraffina.

L’albergo è popolato da un vero e proprio freak show e ce ne viene dato rapidamente conto attraverso l’insolito personaggio di Sarah Paulson: come fosse uscita da un film punk, l’attrice stavolta si mette alla prova con un personaggio solo appena tratteggiato ma già capace di attirare attenzione e compassione su di sé, su una donna che brama solo ricevere parole d’amore dall’uomo che viene brutalmente sodomizzato da un mostro. Una scena disturbante, come molte altre nell’episodio, che in pochi attimi permette di mettere a fuoco il personaggio che abbiamo davanti.

American Horror Story: Hotel - 5x01 Checking InSe di Denis O’Hare ed il suo personaggio Liz Taylor sappiamo poco – ma non possiamo che ammirare la scelta estetica, ennesima conferma di quanto sia ispirata questa puntata – a fare da mattatrice è Kathy Bates. Il rapporto tra Murphy e quest’attrice è sempre stato molto strano: idolatrato per l’aver condotto in questo suo immaginario un’attrice simbolo dell’horror, l’autore ha finora scelto per la Bates ruoli di assoluto secondo piano (soprattutto lo scorso anno) non permettendole di essere incisiva quanto forse avrebbe meritato. E, sebbene sia alle prese con l’unico essere normale circolante intorno all’hotel Cortez, la Bates interpreta il personaggio al momento più interessante della premiere per la sua spiccata umanità. Attraverso il flashback nel 1994 che va a chiudere l’episodio, si scopre una donna probabilmente apprensiva e soffocante alle prese con un figlio che si è dato alla droga; un’umanità, dicevamo, così spiazzante in questo carrozzone di freaks che sembra gridarci tutta la potenza di una simile scelta. È ovvio che ci sia intorno a tale personaggio molto altro da raccontare, ma l’abilità autoriale (ed attoriale) di dare il via ad un racconto così complesso non è affatto da sottovalutare.

Why are we not having sex right now?

American Horror Story: Hotel - 5x01 Checking InÈ chiaro, però, che tutti attendevano al varco colei che era stata chiamata all’impossibile ruolo di sostituire Jessica Lange, ossia Lady Gaga. L’istrionica cantante, che ha saputo far parlare di sé in ogni sua veste (è proprio il caso di dirlo), sia artistica che personale, si è dovuta calare in un mondo a cui non era avvezza e con uno stuolo di critici pronti a sbranarla. Qui le sorprese sono ben due: non solo la donna non se la cava affatto male (ne avremo reale conferma con l’avanzare degli episodi), ma soprattutto ha un ruolo minore e al contempo maggiore di quello che ci saremmo aspettati. E non si tratta di una contraddizione, perché da un lato siamo nella situazione in cui dobbiamo ammettere una presenza di Lady Gaga molto minore del previsto, soprattutto se paragonata a quanto la Lange fosse centrale già a partire dalla seconda annata. Qui la popstar non appare se non in una fase già inoltrata dell’episodio (con l’entrata in scena sulle note di “Tear You Apart”, accanto all’ottimo Bomer, che risulta una delle vette di questa premiere) e con un timing che non ruba niente agli altri personaggi. Lungi dal voler ridimensionare l’importanza della Lange nell’economia delle stagioni precedenti, c’è da dire che il suo abbandono ha permesso a Ryan Murphy di allontanarsi dalla propria sudditanza mentale nei confronti di quella straordinaria attrice – negli ultimi anni rinchiusa nel suo stesso personaggio, che si ripeteva con leggere variazioni nei vari racconti – e di concentrarsi nel creare qualcosa di veramente corale in grado di valorizzare più sezioni della propria narrazione; in questo, poi, ha anche aiutato la saggia scelta di non introdurre troppi personaggi, lasciando al futuro il compito di inserire chi manca all’appello.

American Horror Story: Hotel - 5x01 Checking InDall’altro lato, però, Lady Gaga è presente nello spirito in ogni momento di American Horror Story: Hotel perché intorno alla sua figura istrionica e camp Murphy ha modellato l’intero immaginario della stagione: quella che a prima vista pareva solo una scelta commerciale – il grande nome per colmare il vuoto prodottosi – risulta essere invece una scelta vincente. Attraverso Lady Gaga e quel tipo di spettacolo che circola intorno a lei il team autoriale ha trovato una linfa che non aveva ormai da anni. Il personaggio della Germanotta resta ancora fondamentalmente inafferrabile: presumiamo abbia a che fare con il mondo dei vampiri per l’abitudine di bere sangue e per il divertente paragone con Nosferatu di Murnau, ma non sappiamo per esempio il ruolo all’interno dell’albergo, né molto altro.

 Oh, you’ve lost something. And now you’re frozen in time. Can’t move forward. Can’t go back.

American Horror Story: Hotel - 5x01 Checking InFinora abbiamo parlato quasi esclusivamente dell’aspetto estetico che, sebbene dominante in questo prodotto, non è il solo ambito che merita attenzione. Per quanto riguarda il racconto, che in fondo dovrebbe dare il via al senso stesso della serializzazione, sappiamo ben poco e ad ora si riconoscono solo quelli che parrebbero essere i due motori principali: da un lato il detective John Lowe, dall’altro Will Drake. Iniziando da quest’ultimo, il ruolo dello stilista appena divenuto il proprietario del Cortez è chiaramente quello di scombinare le acque tranquille su cui quel circo degli orrori si è finora adagiato e che era chiaramente lo status quo su cui si basava la vita precedente.

Troppo poco per commentare con cognizione di causa; diverso è il caso di John Lowe che seguiamo attraverso le sue indagini e le sue peripezie familiari. Sotto il primo profilo, infatti, lo vediamo alle prese con un folle serial killer che sembrerebbe voler punire in maniera disgustosa i traditori (altro momento stomachevole è appunto il ritrovamento della coppia nell’albergo, con l’uomo ancora vivo nonostante le cose orribili a cui era stato sottoposto); anzi, il serial killer sembra aver sviluppato un particolare interesse nei suoi confronti, mettendo in pericolo la sua stessa famiglia. Da quest’altro punto di vista Lowe vive una situazione di profonda difficoltà, gravato dalla scomparsa del figlio maggiore Holden e da una relazione matrimoniale tutt’altro che idilliaca, per ragioni umane e comprensibili. Ora che John Lowe è nel Cortez, dove si trova anche il figlio, la cui crescita è ferma nel tempo (cosa che depone ad ulteriore conferma dell’albergo come una sorta di limbo), la trama può iniziare ed il viaggio nei corridoi di questo oscuro albergo realizzarsi.

Non gridiamo al miracolo troppo presto: qualche difetto è riconoscibile nell’episodio stesso (scelte a volte troppo affrettate, o un compiacimento evidente nella volontà di scioccare gli spettatori) e poi sappiamo che Murphy è incredibilmente bravo a mandare tutto alle ortiche dopo un esordio preciso ed efficace. Tuttavia per ora American Horror Story: Hotel è promosso, in attesa dei personaggi che mancano e dei nuovi incubi in arrivo.

Voto: 8 ½

P.S. Ad ulteriore conferma dei collegamenti con le prime stagioni, rivediamo qui Christine Estabrook nello stesso ruolo che aveva nella prima stagione, in quell’American Horror Story: Murder House che ha dato il via a questa lunga esperienza televisiva.

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4 commenti su “American Horror Story: Hotel – 5×01 Checking In

  • Davide Canti

    Sarà stata l’aspettativa molto alta, sarà stato l’amore che ho nei confronti di questo autore, ma questa premiere mi ha deluso come nessuna prima (non ho detto che la premiere è la più brutta, ma è la più deludente – a mio parere).

    Non riesco più a capire se Murphy ci sta prendendo per i fondelli a tutti, o se davvero ha qualcosa di nuovo da dire. Hotel, così come Scream Queens, mi sembra tutta estetica e niente sostanza: gran belle inquadrature, scenografie curatissime, luci studiate al dettaglio, però poi, quando andiamo ad analizzare la storia o i personaggi, tutta questa perfezione e originalità svanisce inesorabilmente. La premiere di Hotel è emblematica: 1 ora di inquadrature, di scene forti fini a se stesse (lo stupro è stato terribile, soprattutto perché sostituibile con qualcosa altrettanto efficace, almeno ai fini narrativi), ma poi i personaggi li conosciamo pochissimo (ok, è solo la premiere, ma è un problema di Murphy se si ostina a fare serie con troppi protagonisti senza avere il tempo di svilupparli tutti – Glee, anyone?!) e della trama di stagione non ne sappiamo ancora niente di niente.

    Spendo due parole anche su Gaga: non mi considero un massimo conoscitore della Gaga attrice, ma avendo visto diversi video musicali recitati e passate sue esperienze cinematografiche, credo di poter fare almeno un confronto. Mi è sembrato che Gaga recitasse il ruolo di Gaga che recita, quindi un’interpretazione poco naturale ed efficace (esclusa la scena di sesso in cui stava zitta, quella è venuta bene). Anche il suo personaggio non mi ha suscitato un grande interesse, forse perché di lei sappiamo solo che le piace il gusto del sangue. Insomma, alla Lange non è neanche paragonabile. Oltretutto trovo il resto del cast abbastanza fastidioso (non mi piacciono gli attori di quest’anno, ma evidentemente questo è un problema mio); non mi piace la nudità senza uno scopo; la spettacolarizzazione della violenza (stupro – di nuovo – e trattamento finale delle due turiste bionde). Uno dei pochi punti a favore è l’assenza della Roberts (che sta recitando in Scream Queens lo stesso ruolo che aveva in Asylum, ma non divaghiamo). Murphy avrebbe bisogno di una lunga vacanza, ma luuuunga, per riprendersi e mettere già due o tre idee nuove e fatte bene e soprattutto scrivere dei personaggi degni di essere raccontati.

    Se devo essere sincero, l’episodio mi ha annoiato parecchio e se non si trattasse di Murphy non andrei avanti a vedere lo show.

     
  • Attilio Palmieri

    Bella recensione Mario.
    Riprendo una frase di Davide (con il quale però discordo radicalmente) che secondo me è molto efficace:

    “Non riesco più a capire se Murphy ci sta prendendo per i fondelli a tutti, o se davvero ha qualcosa di nuovo da dire. Hotel, così come Scream Queens, mi sembra tutta estetica e niente sostanza”

    Ecco, secondo me tutto il lavoro di Murphy con American Horror Story non ha mai avuto nulla di davvero importante, urgente o necessario da dire. Mi spiego meglio, la sostanza non ha mai albergato nella narrazione o nella stratificazione dei personaggi, bensì nella coerenza e nella potenza di un discorso che era prima di tutto estetico. O almeno queste sono le cose che io personalmente trattengo dell’impatto di Murphy sulla TV.

    Credo che questa première di Hotel sia estremamente riuscita proprio perché non tentata di fare il passo più lungo della gamba sul piano narrativo, ma se ne disinteressa quasi completamente per dedicarsi a una riflessione prima di tutto estetica, che come sempre si basa sull’eccesso di stile, sull’eccesso di forma e di immagini (si veda l’uso del grandangolo). Una riflessione sul pop mascherata da riflessione sull’horror che quasi mai aveva avuto quest’equilibrio e questa potenza nell’usare i simboli e le icone di un immaginario iper definito che Murphy dà l’impressione di usare alla grande.

    Io mi sono divertito molto.

     
  • 999sickboy666

    La sensazione più forte che mi ha accompagnato dall’inizio alla fine di questo primo episodio è stata quella di un autore/regista che ha pochissima o nessuna fiducia nella storia che vuole raccontare.

    Dico questo perché, è vero, l’attenzione all’estetica è sempre stata il marchio di fabbrica di questo show (e, in senso più generale, di Murphy stesso) – tuttavia qui c’è qualcosa di diverso che mi ha messo in allarme (e non nel senso che, in un horror, sarebbe positivo) fin da subito.

    Palette cromatica e scelte fotografiche ultrapatinate, grandangoli messi ovunque, carrellate che fanno il “contropelo” ai movimenti dei personaggi, montaggio tesissimo: tutte scelte e tecniche tese ad enfatizzare… messe lì anche (e soprattutto) quando, da enfatizzare, non c’è nulla.
    Una bella sequenza di montaggio (a metà strada tra omaggio e copia di The Hunger [1983]) per introdurre il personaggio di Gaga ma senza dire nulla che non fosse lampante già dalle primissime inquadrature.
    Grande cura immaginifica in scene (penso a quella delle due turiste in gabbia) che poi non vengono spinte fino in fondo e, al contrario, devono ricorrere a dialoghi espositivi spiattellati in faccia allo spettatore pur di “portare a casa” il concetto.

    Una delle cose che, secondo me, funzionava bene nelle prime due stagioni era che a reggere tutto il circo carnevalesco, l’accumulo di freaks e stramberie e deliri visivi, c’era un’impalcatura narrativa e tematica forte, a volte anche ridondante ed intricata ma comunque solida. Che poi è esattamente quel che invece è venuto a mancare nelle stagioni successive.

    Spero di sbagliarmi, perché rimango convinto che l’idea di fondo (della serie, in generale, e di questa stagione in particolare) abbia un potenziale da vendere ma, in questa puntata iniziale, non ci vedo sufficiente materiale narrativo per dare coesione e compattezza a tutto l’armamentario barocco messo in campo.
    E’ vero, come è stato detto, che è troppo presto per farsi un’idea sulla storia e sui personaggi ma, al momento – memore di “Coven” e “Freak Show” – non sono particolarmente colpito.

    In effetti, per ora il mio “voto” si potrebbe sintetizzare con: ‘color me unimpressed’.

     
  • Teresa

    Stranamente, non mi è dispiaciuta questa premiére. Forse perché ormai le mie aspettative nei confronti di AHS sono pari a zero, dopo aver visto quella bimbaminkiata assurda che era Coven, e dopo aver retto solo 2 episodi di Freak show (le prime 2 stagioni invece le ho amate).
    Credo che narrativamente parlando, da Asylum in poi, AHS non esista, nel senso che “la storia” non c’è più stata. Restano le immagini.
    Hanno un potere sufficiente, da diventare esse stesse la storia? Guardando questa premiére, mi viene da dire: forse sì.
    Le ho trovate di grande impatto, e capaci di trasmettermi delle sensazioni, cosa che col ridicolo Coven non mi era successa neanche mezza volta.
    Le ossessioni malate di Los Angeles reinterpretate ancora una volta, perché quell’hotel non è solo ispirato all’Overlook hotel, ma anche al Chelsea hotel, o a quell’altro hotel losangelino (di cui non ricordo il nome) in cui avevano preso residenza due serial killer.
    D’altronde il personaggio della Paulson mi sembra ispirato a Nancy Spungen, che morì proprio al Chelsea hotel.
    Un pò di Seven, un pò di The hunger, ovviamente Shining, vedremo che altro arriverà.
    Lady Gaga non male, neanche lontanamente paragonabile alla Lange, ma alla fine va bene così, perchè la Lange si “mangiava” sempre gli altri attori, e quest’anno mi sembra che ci sia una maggiore coralità che non mi dispiace.
    Bravo Matt Bomer, mi è piaciuto molto.
    Denis O’Hare finalmente in drag, era ora.
    Ho letto un paio di recensioni americane, in cui erano tutti sconvolti per la scena dello stupro di Max Greenfield. Mah.
    Non so, io ho avuto l’impressione che lui sia morto di overdose, e che quella fosse una sua allucinazione, d’altronde il “bestio” aveva uno pseudopene quasi a forma di ago, o no? Insomma, non mi sono sconvolta per nulla.
    Le scene di allucinazione di Trainspotting, quelle sì che erano sconvolgenti.
    E alla fine mi aspettavo proprio Hotel California, perché Murphy le cose te le spiattella sempre in faccia (le sottigliezze non fanno per lui)
    You can check out any time you like
    But you can never leave
    Mi pare che ci abbia già detto tutto, non vi pare?
    p.s. secondo me l’attore che fa il poliziotto e quello che fa lo stilista si assomigliano molto, pure troppo. E tutti e due assomigliano un pò a Matt Bomer. Si vede che questo è l’anno del “tall, dark and handsome”.
    p.s. 2 Ma non ci doveva essere anche Evan Peters? se c’era, io non l’ho visto.