Doctor Who – 9×04 Before The Flood 3


Doctor Who – 9x04 Before The FloodIl primo episodio di questo dittico che porta la firma di Toby Whithouse ha aperto una serie di piste narrative (e non solo) che questo segmento conclusivo è chiamato al difficile compito di chiudere. Liberiamo il campo da ogni dubbio, ci riesce benissimo.

Wibbly wobbly timey wimey stuff, again. Steven Moffat ha un erede, finalmente. Dalla scorsa puntata è stato chiaro – ma a molti anche da prima – che, se proprio l’autore scozzese dovesse lasciare la conduzione di Doctor Who, il miglior candidato a sostituirlo sarebbe Toby Whithouse. Da oggi, con la chiusura di questo episodio doppio, Whithouse si dimostra non solo all’altezza ma anche capace di assorbire una poetica che l’autore di Sherlock e Doctor Who ha reso inconfondibile. “Under the Lake” e “Before the Flood” potrebbero infatti essere tranquillamente scritti da Moffat, viste le affinità tematiche e la qualità con cui alcune questioni sono sviluppate, a dimostrazione della capacità dell’attuale showrunner di amalgamare una stagione in cui non è sempre accreditato come autore.

Doctor Who – 9x04 Before The FloodArriviamo finalmente alla parola chiave, il paradosso. Da un’idea di Moffat si apre e si chiude l’episodio, ovvero da quella chitarra elettrica con cui il Dottore suona l’incipit della Quinta Sinfonia di Beethoven: il famoso “Fato che bussa alla porta” in maniera assolutamente geniale (per via della dimensione impersonale del Fato) diventa il veicolo di un paradosso, il quale a sua volta, in quest’episodio, serve all’autore per intavolare una serie di questioni che probabilmente saranno fondamentali alla trama orizzontale della stagione. A partire, come in “Listen”, da un bellissimo monologo d’apertura del Dottore (che solo nel finale comprendiamo completamente), il marchingegno narrativo si dipana attraverso il Bootstrap Paradox, già citato da Ten in “The Shakespeare Code”. L’infinito cortocircuito creato dal rompicapo vuole andare a mettere i riflettori sul rapporto tra ispirazione e originalità, utilizzando l’escamotage dei viaggi nel tempo per creare un what if tale da problematizzare questa relazione. La domanda alla base è: siamo così sicuri dell’originalità delle opere? O si tratta solo di un mito romantico? E ancor più nello specifico: quanto di originale e quanto di “copiato” c’è nei prodotti artistici? Ciò porta a una riflessione sul concetto di canone, letterario ma non solo, al quale una serie come Doctor Who non può sfuggire. Il potere metaforico del paradosso in questione rimanda alla disseminazione dell’immaginario di Who, ovvero a un universo narrativo molto fitto rispetto al quale ormai è impossibile stabilire chi ha ispirato chi e da dove questi materiali, queste idee e questi temi sono nati. Proprio come la Quinta Sinfonia, l’unica certezza è la loro esistenza, della quale non possiamo far altro che trarre giovamento.

Doctor Who – 9x04 Before The FloodNon c’è tregua tra Clara e il Dottore, mai un episodio in cui i presagi si facciano un po’ più lievi, ma si assiste viceversa a un’escalation di brutti presentimenti, a cominciare dalla separazione fisica che in questo caso è totale. Non basta una telefonata, anzi una vera e propria videochiamata, per accorciare la distanza: questo tipo di comunicazione non fa altro che sottolineare la lontananza di esistenze ormai alla deriva, che unite come una volta non lo saranno più, cosa che fa ancora più male in un momento come questo in cui il loro affetto reciproco è ai massimi livelli. L’uscita dell’attrice dalla serie e quindi il cambio di companion mette sul tavolo una serie di alternative per nulla felici e questa prima parte di stagione non fa che dare indizi della peggior specie; a questi si aggiungono le preoccupazioni nei confronti del Dottore, la cui storyline iniziata con l’arrivo di Capaldi verte su una riscrittura dell’intera mitologia all’insegna dei grandi temi, primo tra tutti la sua mortalità. Fin dalla scorsa stagione, con il cambio di Dottore, Clara ha visto il suo ruolo trasformarsi nettamente e, da personaggio femminile secondario rispetto a quelli che l’hanno preceduta (anche perché entrata in corsa dopo una figura molto amata come Amy), è diventata una vera co-protagonista, tanto da fare da perno delle situazioni narrative più complicate, specie dal punto di vista emotivo. Non è un caso se anche stavolta, quando c’è da parlare di sentimenti, lutto e perdita, si tiri in ballo il ricordo di Pink (nel parallelo con Bennett) e la ferita ancora non completamente sanata nel cuore di Clara, tanto da far immaginare un drammatico ricongiungimento tra i due.

Doctor Who – 9x04 Before The FloodL’episodio si distingue però anche per una fattura straordinaria. Non c’è solo la scrittura cristallina di Whithouse, ma anche una realizzazione tecnica davvero sopra la media, con il regista Daniel O’Hara che mette in scena alla perfezione i mostri secondari, già visti nello scorso episodio, ma che soprattutto lavora sull’assenza e sull’immaginazione per quanto riguarda il temutissimo Fisher King – che, proprio come ne Lo squalo di Spielberg, per gran parte dell’episodio non si vede. Di lui si manifesta solo la sua ombra o la paura che incute nei volti degli altri, fino al duello finale, realizzato come un film espressionista, tutto giocato sulle rifrazioni di luci e ombre e che vede metaforicamente il ritorno a un regime diurno solo quando la vittoria del Bene viene suggellata dal crollo della diga. “Before the Flood” si distingue per il lavoro che fa sull’horror, giocando con i fantasmi, le apparizioni, le proiezioni dell’inconscio e sulla materializzazione delle paure umane e lo fa con una resa visiva e un missaggio sonoro davvero stupefacenti. Tornando al Dottore e al suo paradosso, molto gira intorno alla sua volontà di darsi una scossa e affrontare un destino quasi inevitabile attraverso una sorta di sdoppiamento motivazionale che ha l’obiettivo di pluralizzare la sua personalità così come le sue paure. Ciò che rimane è il legame con Clara, che lui tenta di salvare nonostante tutti i rischi, nonostante i limiti delle timeline (I’m locked in my own time stream), proprio perché spinto dalla disperazione del dead man walking che non ha nulla da perdere.

In conclusione non ci rimane che applaudire davanti ad una chiusura tutt’altro che scontata di un dittico davvero interessante. Gli episodi doppi sono potenzialmente forieri di novità, oltre che un bacino di sperimentazione, ma spesso possono rivelare insidie difficili da superare. Non è questo il caso soprattutto grazie alla consapevolezza creativa di Toby Whithouse che tiene insieme il tutto senza passi falsi.

Voto: 8½

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".


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3 commenti su “Doctor Who – 9×04 Before The Flood

  • Salvo Bzero

    Nulla da dire sulla qualità del dittico, ma la prima parte mi aveva decisamente più colpito nel complesso. l’episodio di chiusura mi è sembrato un po’ troppo fondato su situazioni già viste, come del resto era pure massimamente evidente con l’esposizione del pardosso della predestinazione. l’abbiamo già visto settordici volte in scena, il paradosso della predestinazione.
    al netto di questo molto godibile, anche se la seconda parte pecca un po’ quanto a ritmo per me.

     
    • Joy Black

      Il problema con una serie così lunga dove ci sono i viaggi del tempo è che purtroppo prima o poi ti ritrovi a dover a che fare con dei paradossi che hai già visto: il paradosso della predestinazione è uno dei principali. Difficile non riproporlo periodicamente, a memoria però è la prima volta su cui viene applicato in un doppio episodio, che comunque ha visto diverse componenti che sono forti indifferentemente dalla presenza o meno del paradosso: il rapporto Dottore-Clara, i personaggi secondari tutti molto ben caratterizzati, la costruzione della tensione (specie nella prima parte)

       
  • Joy Black

    Ottima recensione Attilio! Un buona seconda parte anche se inferiore alla prima. Ho gradito poco la doppia spiegazione del paradosso della predestinazione, ne bastava una. L’inizio ci stava, anche perchè crea un parallelo con il cold open dello scorso quarto episodio “Listen”(come hai ben notato tu nella tua analisi), ma quello alla fine nel dialogo fra Clara e il Dottore l’avrei evitato, o, a mio parere, sarebbe stato più d’effetto se avesse dedotto tutto Clara, per poi concludere con la domanda finale del Dottore e la ripetizione della quinta di Beethoven.

    Per il resto Capaldi si fa sempre più amare come Dottore e Whithouse si conferma essere un ottimo candidato a succedere Moffat.

    Voto mio 8