Doctor Who – 9×05 The Girl Who Died

Doctor Who - 9x05 The Girl Who DiedDopo quattro episodi di elevata fattura tecnica e tematica, Doctor Who non rallenta ma anzi alza la posta, regalandoci una nuova avventura dalle premesse innocue, ma ricca di spunti di riflessione sul percorso di crescita del Dottore e sul suo statuto di “Dio tra gli uomini”.

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Lo sfondo della vicenda non potrebbe essere più classico (il Dottore catapultato in un’epoca arcaica, con tutte le difficoltà, comunicative e non, che questo comporta), ma Steven Moffat e Jamie Mathieson non si concentrano tanto sullo scontro tra Twelve e Odino, quanto piuttosto sul conflitto morale del protagonista che la battaglia porta alla luce.

Doctor Who - 9x05 The Girl Who DiedCome detto sopra, ad essere messa in discussione è innanzitutto la caratura divina del Dottore e come questa influenzi i suoi rapporti con il mondo (e l’universo) circostante. La sfida con il falso Odino è presentata da principio come un confronto dialettico tra due diverse visioni del potere divino e del suo utilizzo: se da un lato Odino si atteggia a dio vendicativo che vede gli esseri umani come inferiori, e quindi facilmente sacrificabili per preservare la propria invincibilità, il Dottore invece ricopre il ruolo del demiurgo, spinto dall’affetto sconfinato verso i terrestri e dalla volontà di intervenire nel loro lungo percorso evolutivo.

Come tutti gli dèi, tuttavia, anche il Dottore sa essere bizzoso. Twelve si differenzia dai suoi predecessori certamente per il carattere scorbutico e impaziente, come emerge dal suo approccio con i poco evoluti Vichinghi, ma anche per una certa dose di cinismo dai risvolti tragici: la sua missione rimane la salvaguardia dell’universo, ma questo comporta, in circostanze estreme, il sacrificio di coloro che incrociano il suo cammino e Twelve, in un misto di rassegnazione e noncuranza, si rivela spesso pronto a compiere scelte di questo genere. Ciò non cambia in “The Girl Who Died”, dove il Dottore si ritrova nuovamente a tenere in mano le sorti della battaglia: è legittimo condannare a morte certa un piccolo gruppo di individui per garantire la salvezza dell’intera umanità?

Doctor Who - 9x05 The Girl Who DiedA fare da ago della bilancia ci pensa Clara, ormai diventata più di una semplice compagna di viaggio e diretta responsabile dei mutamenti interiori di Twelve. Rispetto all’ottava stagione, il Dottore si rivela, seppur con fatica, meno distante e insensibile nei confronti dei suoi interlocutori, e questo è certamente merito di Clara, l’unica persona capace di non fargli dimenticare il suo lato umano, evitando così un suo completo distacco emotivo. Gli influssi benefici della Ragazza Impossibile, tuttavia, arrivano addirittura a influenzare le scelte tattiche di Twelve: se prima si gettava irresponsabilmente nella mischia, ora il Dottore esita a scendere in campo per paura di mettere a rischio l’incolumità di Clara; il distacco emotivo sopracitato, quindi, si rivela essere l’ultima arma di difesa del Dottore contro il dolore per l’eventuale perdita della compagna.

Doctor Who - 9x05 The Girl Who DiedUna creatura divina, dunque, divisa tra allontanamento e partecipazione, tra isolamento forzato e coinvolgimento eccessivo, ed è qui che si inserisce perfettamente la giovane Ashildr, il tanto atteso personaggio interpretato da Maisie Williams di Game of Thrones. La giovane vichinga, inizialmente presentata in maniera convenzionale, viene invece usata da Moffat come contenitore dei principali punti tematici dello show. È lei, grazie al suo contributo nella vittoria contro Odino, a portare in trionfo gli ideali del Dottore di supremazia dell’intelligenza e dell’immaginazione sulla violenza insensibile, ma al tempo stesso la sua morte funge da macabro promemoria: la lotta contro il Male comporta sempre inevitabili perdite da entrambe le parti.

La morte di Ashildr scatena un cortocircuito emozionale nel Dottore: perché un dio capace di tutto deve sempre perdere le persone a lui care? Come già successo in passato, la rabbia del Dottore lo porta a sovvertire l’ordine naturale delle cose e, in preda a un delirio di onnipotenza, decide non solo di resuscitare Ashildr, diventata un ibrido umano-alieno, ma di darle la possibilità di condividere la vita eterna con un’altra persona; ciò che Twelve in cuor suo vorrebbe fare con Clara ma senza averne il coraggio, perché nessuno meglio del Dottore conosce le infauste conseguenze dell’immortalità. Il Dottore, dunque, si rivela essere anche un dio creatore (il paragone con Frankenstein è inevitabile) incapace di prevedere che effetto avranno sul suo futuro le proprie scelte. Scelte che accrescono esponenzialmente le aspettative per gli episodi successivi e che pongono allo spettatore un quesito tutt’altro che semplice: se potessimo vivere in eterno, useremmo le nostre abilità a fin di bene?

Doctor Who - 9x05 The Girl Who DiedCome negli episodi precedenti, anche qui Moffat dimostra di saper sfruttare l’eredità storica del Dottore in maniera mai scontata. Per quanto semplicistico possa sembrare (I’m the Doctor, and I save people!), il collegamento con “The Fires of Pompeii” e l’enigma della scelta della faccia vengono finalmente rivelati al pubblico in maniera funzionale per i temi che gli sceneggiatori hanno scelto di approfondire. Gli appassionati della serie, però, non potranno fare a meno di riscontrare analogie con altri due episodi cruciali: “The Water of Mars”, in cui il Dottore si ritrovava a subire sulla propria pelle le conseguenze dello sconvolgimento delle leggi del tempo, e “Utopia”, in cui la sua cieca volontà di aiutare il prossimo non porta ad altro che alla resurrezione definitiva del Master, allora interpretato da John Simm.

“The Girl Who Died” si rivela quindi un episodio cruciale per questa nuova stagione di Doctor Who, in cui l’azione lascia spazio alla riflessione sul mito del Dottore e vengono gettate le basi per un eventuale sconvolgimento degli eventi futuri.

Voto: 8½

 

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