The Affair – 2×03 3

The Affair - 2x03 3Dopo aver raddoppiato per la prima volta i punti di vista, The Affair torna, per questo terzo capitolo, alla formula classica della divisione tra lo sguardo di Noah e quello di Alison, facendo riemergere quel grande velo di tristezza che lo show riesce a sprigionare. La stessa tristezza che è spesso sul punto di trasformarsi in patetismo, per poi far tornare le parti di nuovo in equilibrio.

Equilibrio è probabilmente la parola fondamentale nella serie di Showtime perché rappresenta, contemporaneamente, sia la sua peculiarità che la lama a doppio taglio che potrebbe esplodere nelle mani degli sceneggiatori, che continuano ad intrecciare sempre più strettamente piani temporali, narrativi e di pura descrizione. Negli scorsi episodi c’è stata, a questo proposito, l’introduzione di altri due punti di vista, cioè quello di Helen e quello di Cole, cosa che oltre a dare nuova linfa al collaudato modus narrandi, ha ovviamente stratificato ancora di più la storia – e reso ancora più delicato l’equilibrio tra le parti. E sarà forse la voglia di approfondire la novità che finora abbiamo sfiorato, ma arrivare al terzo capitolo e ritrovare solo la vecchia formula ha qualcosa di deludente, o perlomeno di ridondante.

You’re a good man. You’re kind. You wanna fix everyone, but I’m…

The Affair - 2x03 3Questa sensazione è persistente nella parte dedicata a Noah, soprattutto perché l’impressione costante è che, in qualche modo, sia lui a manipolare in maniera vistosa le circostanze e a presentarle solo ed esclusivamente a suo totale favore, senza lasciare spazio a chi gli è intorno ed in particolare ad Alison. Il nido d’amore nascosto tra i boschi è ai suoi occhi uno spazio di vita incontaminata, dove poter vivere finalmente come avrebbe voluto e perseguire le velleità letterarie senza gli intoppi di una “vita reale”, cioè senza Helen. Sin dall’inizio, grazie alla formula della parzialità, Noah ci ha raccontato delle costrizioni di una quotidianità borghese imposta, costretto tra legami familiari, aspirazioni personali soffocate e l’inarrivabile paragone con un suocero di successo – e proprio nello stesso ambito. L’empatia iniziale che si poteva provare con il suo personaggio per questi motivi si è via via trasformata, fino a rendere visibile l’auto-indulgenza che ha verso se stesso e, di conseguenza, anche l’alta considerazione delle sue potenzialità, sia in ambito professionale sia come persona tout court.

The Affair - 2x03 3Nei suoi occhi e nei suoi pensieri Alison appare indecifrabile, qualcuno che ha dentro di sé tante questioni irrisolte, cose che lei consapevolmente sceglie di omettere al compagno, trincerandosi dietro una maschera di serenità e amore ma costellata di crepe. L’ingenuità di Noah sta infatti nel credere che la sua presenza e quel luogo isolato dal mondo possano bastare per riempire i suoi vuoti, diventando lui stesso la soluzione comoda e pratica per sciogliere i nodi che si porta dentro. La proposta di matrimonio è il suggello di tale ingenuità, uno scatto d’amore talmente naturale che da solo dovrebbe bastare ad aggiustare ogni cosa. Bontà e ingenuità nei confronti della donna reggono però sempre meno, e appaiono a noi, terza entità nel gioco di prospettive, come una mossa quasi codarda: incapace di sondare le vere necessità di Alison, forse spaventato di scoprire qualcosa che potrebbe non sopportare, decide di sorvolare con la formalità dell’unione.

Are you really so naive? Do you really think that things just work out for the best?

The Affair - 2x03 3Allo stesso modo nella ricostruzione di Noah c’è costantemente una Alison più felice rispetto a come si racconta lei (e questo è comprensibile), ma anche decisa, risoluta, determinata, fino a diventare delle volte fin troppo spavalda per poterci credere fino in fondo. L’arrivo dell’uragano Whitney che sconvolge l’alcova dei due amanti è il punto su cui convertono le due parti, il momento che entrambi raccontano in maniera praticamente complementare. Per Noah, Whitney rappresenta la chiave di volta per parlare con Alison, per farle domande e sentire risposte scomode, ma è anche la sua opportunità per avere la rivincita sull’indecifrabilità della compagna denunciata quella stessa mattina. Dal loro dialogo sul pontile, vediamo lui atteggiarsi come una sorta di vittima ferita dalle parole crude e tangibili di lei, ma poi rassicurato dalla stessa che lo pensa come una brava persona, e la mattina dopo da Whitney come genitore preferito (best quote dell’episodio: Between Grandma and Mom it’s like I live in a coven of depressed witches). Ed è qui che il discorso si fa interessante: grazie anche alla questione investigativa, il personaggio di Noah viene scomposto a tutto tondo e da ogni punto di vista; sia Helen che Alison ce lo raccontano e, in un modo o nell’altro, i dubbi su di lui, sulla sua innocenza, ma anche più profondamente sulla sua persona raddoppiano, facendosi complessi ed interessanti. Sempre più, è come se la sua parte servisse “di sponda” a quelle “vere” che vediamo attraverso gli occhi di tutti gli altri.

Being alive is, essentially, a very lonely proposition.

The Affair - 2x03 3Il gioco di specchi continuo che mette in moto The Affair ha il sottinteso più reale (e realistico) che ci sia, e non solo in narrativa: l’oggettività è pura utopia, non esiste l’accadimento nudo, ma è d’obbligo fare i conti con il vestito che si sceglie per raccontare. Per quanto riguarda Alison, la vediamo come un personaggio costantemente avvolto da un alone di tristezza, un’anima attanagliata da sofferenze e da quegli irrisolti che Noah percepisce solo superficialmente. Nel sottile equilibrio messo in piedi dalla raffinata scrittura di Sarah Treem e Hagai Levi – che lasciano qui la penna alla coppia Anna Bolden & Ryan Fleck (Half Nelson, It’s a Kind of Funny Story) –, percepiamo come si stia spingendo sempre più sull’attuale inconciliabilità tra l’interiorità spezzata della donna e l’incasinato esterno dell’uomo, entrambi poggiati sulle ancora gracili gambe di un amore puro e profondo. La stessa scena sul pontile è infatti sentita in maniera diversa da Alison, che capisce ancora una volta quanto due persone, pur innamorate l’uno dell’altra, siano comunque distanti, congenitamente distanti e sole, perché è solo nella solitudine che si possono affrontare sia i fantasmi che il resto del mondo. Così Noah parla con la figlia sul pontile per conto suo, con la ragazza che qui lo accusa di aver dimenticato la sua famiglia, mentre Alison, in casa, decide finalmente di aprire la scatola di Gabriel e di iniziare magari a riconciliarsi con il suo ricordo.

The Affair - 2x03 3Altamente significativo è che la ricostruzione di Alison ometta il momento della proposta di matrimonio, partendo invece dalla cena con Yvonne e Robert, che sembrano delinearsi come lo specchio (giusto per aggiungerne altri) della storia tra lo scrittore e la cameriera. In un certo senso, l’introspezione costante di Alison, il suo ripiegarsi continuamente nel passato ma accompagnato dallo sforzo di andare avanti e vivere una nuova vita, fanno sì che sentiamo lei come la parte migliore della coppia, quella di cui poter fidarsi. La sua apertura con Robert, a cui racconta tutta la storia di Gabriel, e le parole che l’uomo ha per lei sono la materializzazione della sua condizione: la solitudine, i dubbi, il rapporto con l’altro, il vero amore, sono appunto solo parole, poiché è nello stare insieme riconoscendo i limiti di chi ti è accanto che il resto della realtà diventa meno spaventoso e il passato accettabile. Così la scena finale nella piscina rappresenta invece l’emblema del coraggio di Alison, il contraltare all’ingenuità di Noah (certificato dall’incapacità di vedere il doppio gioco della figlia che lo trascina verso un sicuramente disastroso divorzio), ma anche il primo vero passo in avanti per rendere solide le basi per quell’anello alla fine non restituito.

Intorno a loro, però, le circostanze si fanno sempre più stringenti, strane e ancora incomprensibili: perché Robert li guarda in piscina? Cosa vede nei suoi flash Noah, di cui l’ultimo non a caso nella piscina dove nuoterà poi con Allison? Cosa è davvero accaduto a Scotty? The Affair con questo episodio continua solo a fare domande, a renderle sempre più numerose, mettendo quindi in scena un episodio sì di transizione, ma nel modo affascinante che contraddistingue la serie.

Voto: 8

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

2 Risposte

  1. Birne scrive:

    E’ vero che si può provare una leggera delusione nel veder riproposta l’alternanza del passato Noah/Allison, mi aspettavo il ritorno di Helen, il suo sguardo ferito di vittima, al tempo stesso ricattatorio e malevolo. Però, a pensarci bene, era logico che rompessero lo schema, altrimenti non avremmo riavuto la mescolanza dei quattro punti di vista che è la novità di quest’anno e che, mi sembra, sia molto piaciuta un po’ a tutti. Comunque, l’episodio mi è sembrato leggermente inferiore ai precedenti, seppure di un livello molto elevato. Speriamo bene.
    Non so se l’ipotesi sia stata ufficialmente smentita, ma questo episodio mi ha fatto ritornare quella suggestione che durante la prima serie in molti abbiamo coltivato: la narrazione ha un andamento molto letterario, sembra la bozza di un libro, forse non quello di Noah, forse del suocero, star dell’editoria che da par suo – qualunque cosa vogliamo intendere – scrive sulle macerie di una storia altrui, della sua stessa figlia e dei suoi nipoti.
    Insomma, non so, probabilmente è una fesseria, però se provo a considerare la parte di Noah come la narrazione diciamo obiettiva dei fatti come sono andati, tutta svolta al tempo imperfetto indicativo e invece la parte di Allison come approfondimento e ricerca delle fratture, dei passi critici, delle ipotesi più nebulose, tutta svolta al condizionale o al futuro ipotetico, un po’ mi torna.
    Mah, idee buttate giù alla rinfusa facendo i conti con il ritorno dell’ora solare.

     
  2. Maria Rita scrive:

    Questa volta le versioni di Noah e Alison sono abbastanza simili, ma il meccanismo è sempre identico. Lui racconta che Alison non vuole entrare in piscina perchè ripensa a Gabriel, la versione di lei è opposta.
    Alison in piscina si rilassa, anzi è lei che invita Noah a nuotare, intanto (orrore) Robert da lontano li osserva.
    Il punto di vista del narratore pur riguardo le stesso evento offre una visione diversa delle cose, di conseguenza è impossibile stabilire la verità, inevitabilmente si tende a credere al personaggio che sentiamo più affine alla nostra personalità.
    Probabilmente si può affermare che la storia che Alison ha avuto con Oscar e la recente visita di Cole sono nella nuova casa sono fatti davvero accaduti perchè ci sono nelle versioni di tutti e due.
    L”errore vistoso” non manca neanche questa volta, infatti non si spiega la “visione” dell’incidente di macchina da parte di Noah, visto che è un fatto che succederà (probabilmente) due-tre anni dopo.
    Anche io sono portata a pensare che stiamo vedendo la bozza di un libro ma pare che questa teoria sia stata scartata proprio dagli autori.

     

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