The Leftovers – 2×02 A Matter of Geography

The Leftovers – 2×02 A Matter of GeographyDopo la sorprendente premiere della scorsa settimana, tutti gli occhi erano puntati sul ritorno di The Leftovers per vedere se le novità introdotte da Lindelof e Perrotta, creatori della serie, sarebbero state consolidate o se un inesorabile ritorno al passato avrebbe spazzato via tutti i buoni cambiamenti della seconda stagione.

Pur non mantenendo il focus sulla famiglia Murphy, che appare ora come comprimaria ai Garvey, si percepisce intatta una voglia di cambiamento non solo negli autori, che allargano l’universo narrativo della serie, ma anche nei protagonisti stessi, mossi da motivazioni diverse che li fanno convergere tutti nella stessa direzione.

L’episodio si apre con quello che sembra il prologo di un nuovo inizio, sensazione rafforzata dal fatto che il pubblico già sa che Kevin, Jill e Nora a breve lasceranno Mapleton; per incominciare da zero, però, la cosa migliore da fare è lasciare indietro tutti i bagagli inutili, e, visto che il loro viaggio sarà prevalentemente di carattere spirituale, è bene che alleggeriscano le coscienze, rivelando tutti i propri segreti, o almeno quelli più rilevanti. Il giro di confessioni in salotto assume un significato quasi religioso: tutti diventano i padri confessori degli altri, in grado di assolverli grazie al bagaglio di esperienze traumatiche che hanno acquisito e che li rendono un po’ più consapevoli e saggi degli altri, proprio come dovrebbe essere un prete dentro al confessionale. Il tema religioso permea insistentemente anche l’inizio di “A Matter of Geography”, che diventa l’incipit di un nuovo percorso di vita, bagnato dalle lacrime di gioia off-screen dei due adulti, che li purificano, quasi come fosse un battesimo.

The Leftovers – 2×02 A Matter of GeographySe nella premiere l’impatto con la nuova realtà raccontata ha portato una ventata di freschezza che nessuno si sarebbe immaginato, in questo secondo episodio si torna a fare i conti col vecchio The Leftovers: il lagnoso pessimismo che l’ha fatta da padrone nella prima stagione torna con un personaggio che arriva direttamente da lì: Tom. L’incontro con la sorella nel diner ci mostra la grande differenza tra i due, ancora maggiore rispetto al passato. Se lui continua a dividere la sua vita rispetto a un prima e un dopo dipartita, lei ha deciso di andare avanti, grazie alla nuova famiglia che nel frattempo si è formata. Questa visione differente della vita porta anche a delle differenze comportamentali evidenti: è come se Tom, che si ritiene più consapevole degli altri, si sentisse migliore della sorella – e della sua famiglia –, più adulto, perché in contatto più evidente con il dolore che la dipartita gli ha inferto. Per questo condanna la sorella rifiutando di vivere con lei; implicitamente rifiuta il suo modo di vivere e la giudica proprio con il suo diniego. Dall’altro lato Jill, pur dispiaciuta per l’assenza del fratello, rifiuta l’etichetta che lui le fa indossare e lo fa con un gesto che non lascia speranze di conversione: strappa la lettera della madre senza neanche leggerla. Jill, all’apparenza più fragile di Tom e di tutti coloro che hanno stravolto la loro vita dopo la dipartita, è invece molto forte e decisa, ora in modo diverso. La ribellione che l’ha fatta entrare nel gruppo della madre è svanita, rimpiazzata dalla consapevolezza che per iniziare ad essere felici bisogna innanzitutto volerlo.

The Leftovers – 2×02 A Matter of GeographyA questo si collega un passaggio molto importante nell’economia dell’episodio: la compravendita della casa di Nora. Questa sequenza, che ci spiega come abbia fatto la donna a vendere la casa, è cruciale non tanto per la trama – anche se conoscere le motivazioni della dipartita farebbe gola a molti fan dello show – quanto per l’ennesimo confronto tra chi è rimasto indietro e chi invece pensa al futuro. Seppur incuriosita dalle motivazioni della sparizione della sua famiglia, Nora non ci tiene a conoscerle, non vuole spiegazioni razionali e a tutti i costi, perché sa che questo non farebbe diminuire il dolore della perdita. Per questo è inutile porsi tante domande sul senso della vita e sul futuro; è importante invece viverlo e mantenere forte il ricordo di chi ha percorso con noi parte del tragitto. Questo non vuol dire che Nora soffra di meno rispetto agli altri: la sua è solo consapevolezza che il passato non ritornerà. “If you’re right, then what? What does it matter?” risponde Nora agli scienziati del MIT che sostengono che la dipartita sia a matter of geography; lei però, mossa dalle loro parole, non vuole rischiare di subire una seconda sparizione e decide che forse abbandonare Mapleton sia una buona idea.

The Leftovers – 2×02 A Matter of GeographyAl contrario di Nora, Kevin, ossessionato dal passato traumatico, dal suo nuovo presente e dalle difficoltà che sicuramente arriveranno nel futuro prossimo, non si sente all’altezza, provando ad auto-sabotarsi per venire meno alle sue responsabilità. Il dissotterramento di Patti e il voler essere scoperto dalla polizia rendono bene lo stato d’animo tormentato dalla poca fiducia in se stesso, ma queste azioni sono comunque eccessivamente rischiose, anche per chi vive un momento di smarrimento. Lindelof vuole farci capire che per perdere i propri cari non è necessario un fenomeno di portata globale, ma basta molto meno; tuttavia la visione è positiva: venendo a capo di questo momento di esitazione, Kevin non solo non ha perso la sua nuova famiglia, ma ha guadagnato anche un nuovo membro, il padre, che, anche se momentaneamente, gli sta vicino come non faceva da tempo. Il suo contributo ha il compito di esplicitare quello che, senza bisogno di parole, ci avevano mostrato Nora, Kevin e Jill: Garvin senior dice “I can sit around and cry about how the world fucking ended or… I could start it up again“, spazzando via con una frase il lagnoso pessimismo di cui si parlava prima. Proprio questa sembra essere una delle differenze maggiori con la prima stagione della serie: se nella premiere un velato ottimismo era da attribuire al fatto che a Miracle non fosse scomparso nessuno, ora lo stesso sentimento è frutto della crescita dei protagonisti, che loro malgrado hanno intrapreso un percorso di evoluzione che sono riusciti a governare tanto da non farsi distruggere da esso. Non è chiaro, però, se questo cambio di prospettiva sarà definitivo, soprattutto per gli strani fatti che hanno chiuso “Axis Mundi”.

The Leftovers – 2×02 A Matter of GeographyUn altro evento che oltre ad un’importanza narrativa racchiude un significato più profondo è l’arrivo della famiglia Garvey a Miracle: l’ingresso nella città, protetta come una fortezza da mura, ponti, sbarre e numerosi ranger, ha ricordato quel momento in cui, nei survival drama, i protagonisti si liberano dell’orda di zombie e si mettono al sicuro nell’unica comunità formata da gente ancora normale, viva. In questo caso gli zombie dell’esterno non hanno fame di cervello, ma allo stesso modo hanno il compito di togliere la felicità ai pochi sopravvissuti rimasti, impedendo loro di andare avanti con la propria vita, come era successo con i Guilty Remnant. Come succede in tutti i survival drama, però, chi entra a far parte di queste comunità deve sottostare alle regole preesistenti, che non possono essere infrante se non si vuole mettere in pericolo la propria sicurezza. Questo sarà un campo di confronto e di scontro dei nuovi arrivati con i nuovi vicini, in un posto che sembra nascondere diversi segreti.

The Leftovers – 2×02 A Matter of GeographyNonostante questo sia un buon episodio, costruito su diversi livelli di significato, è ancora incerto se ogni storyline possa essere letta in quest’ottica: non è chiaro se le visioni e i blackout di Kevin – che ci fanno venire in mente la condizione di suo padre –, così come l’uomo sulla torre di Miracle, i terremoti o il lago prosciugato siano da intendersi come metafore o se la passione di Lindelof nel creare ed utilizzare elementi misteriosi per accrescere la curiosità sia stata utilizzata anche in The Leftovers. Si tratta di parti di racconto che non possiamo ignorare, ma che per ora non possiamo neanche decodificare. La grande fortuna di questo esordio è che “A Matter of Geography” potrebbe sopravvivere egregiamente anche senza di essi, sottolineando quanto sarebbero inutili se non strettamente funzionali a futuri sviluppi narrativi.

Per questi motivi il ritorno di The Leftovers, che con questo episodio chiude una coppia di puntate legate strettamente tra loro, può essere considerato molto positivo, non solo per gli sviluppi della trama, ma anche per il lavoro efficace su tutti i personaggi, vecchi e nuovi, che sulla crescita, anche traumatica, stanno costruendo un futuro che era finora impossibile da immaginare.

 Voto: 7/8

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

3 Risposte

  1. winston smith scrive:

    È irragionevole il tentativo di fare tabula rasa per ripartire da zero: quella del reset è una facoltà non attribuibile ad alcuna forza del mondo terreno. Una persona è quello che è perché ha vissuto quello che ha vissuto: provare a sottrarsene è un esercizio oltremodo sterile, perché se fosse davvero possibile riuscire a fare una cosa del genere la persona “di arrivo” non avrebbe nulla a che spartire con la “persona di partenza”: si tratterebbe di un’altro essere in tutto e per tutto, dunque il risultato finale sarebbe semplicemente l’annichilamento, con tanto di damnatio memoriae, del soggetto in questione.
    Ecco perché il personaggio centrale dell’episodio è Kevin, il quale prova prima a cancellare se stesso, poi, non riuscendosi, a cancellare tutto quello che gli sta intorno, fallendo nuovamente: perché non ha accettato che le cose sono cambiate e vuole tornare nel passato, al “vecchio” stadio di normalità pre-Departure.
    Ecco perché il personaggio più equilibrato dell’episodio Kevin Sr., il quale è “guarito”, è dichiarato “sano di mente” proprio ora che ha deciso di iniziare ad ascoltare le voci che gli sussurrano nell’orecchio cosa fare: egli ha accettato che le cose sono cambiate e riparte dal presente, dal mondo post-Departure.
    Secondo me, questa è una grande serie, certamente non pensata per fare grandi ascolti, ma che ha sicuramente qualcosa da offrire che in questo momento non offre nessun’altra serie nel panorama televisivo americano in maniera così caratteristica. Mi auguro che il livello rimanga alto, giacché con un materiale così infiammabile basta un attimo di distrazione per mandare tutto in fumo. Finora, però, non mi pare che ci siano le basi per lamentarsi più di tanto, assodato chi la scrive e come la scrive.

     
  2. Michele scrive:

    Sono d’accordo che finora la seconda serie sia migliore, più fresca e più intrigante della prima!
    Ma che ci faceva Kevin nel fiume dove sono scomparse le ragazze nel cuore della notte? La scena finale e’ da brividi!!

     
    • Alberto scrive:

      Michele a me è parso abbastanza chiaro che Kevin, in uno dei suoi blackout notturni, abbia provato a suicidarsi (non so se hai fatto caso che sie era legato ad una gamba un grosso mattone), tentativo fallito proprio perché il fiume si è prosciugato, evento straordinario che sottolinea come il destino di Kevin sia palesemente segnato dalla negatività, altro che ottimismo e nuove vite..

       

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