American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil’s Night & Room Service 1


American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceRyan Murphy ha il grande pregio – o la maledizione – di dividere il pubblico in due fazioni contrapposte, formate da chi ama il suo stile e i suoi messaggi audaci e chi, invece, non vede sostanza nelle sue opere.

Da sempre il pensiero comune si allinea ad una di queste due correnti, che recentemente si sono fatte sempre più estreme grazie agli ultimi show firmati dall’autore: American Horror Story: Hotel – protagonista di questa analisi – e Scream Queens. Questa premessa è d’obbligo per introdurre una recensione di Hotel che si discosta dalle due precedenti lette su Seriangolo, ottime espressioni di quella linea di pensiero a favore dello show. Per questo, le parole di seguito non devono essere viste come incoerenti rispetto a quello che già avete letto, ma complementari, il risvolto della stessa medaglia che è bene tenere in considerazione.

5×04 – “Devil’s Night”

Anche questa volta, come ogni anno, intorno alla fine di ottobre AHS dedica un episodio alla festività anglosassone di Halloween; con questa puntata a tema, la trama orizzontale si prende una piccola pausa – facendoci capire che prima, invece, in pausa non era – lasciando spazio ai personaggi e alle loro paure, che diventano le vere protagoniste dell’episodio, grazie al fatto che la celebrazione di questa ricorrenza on-screen favorisce un’indagine naturale delle zone più oscure dell’animo umano.

American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceJennifer Salt, che firma l’episodio, decide di riportare in vita coloro che sono morti, rispettando lo spirito della festività: se in Coven i morti tornavano sotto forma di zombie e in Freak Show veniva evocato un demone dalla doppia faccia, quest’anno l’hotel accoglie una combriccola di serial killer ormai deceduti. L’inserimento di questi personaggi, che vediamo ora per la prima volta, pone gli autori in una posizione delicata: caratterizzare personalità così forti e allo stesso tempo poco conosciute – se non grazie alla cronaca o a trasposizioni cinematografiche – non è semplice, perché la costruzione con coerenza di personaggi così negativi e oltretutto realmente esistiti è un’impresa vicina all’impossibile, resa ancora più difficile dal pericolo di mitizzazione del male che li governava. Per questo è comprensibile che il personaggio interpretato da Lily Rabe ricordi molto la Aileen Wuornos di Charlize Theron, ruolo che le ha fatto conquistare un premio Oscar come migliore attrice nel 2003. La Wuornos di Rabe, però, ne sembra quasi una caricatura, non solo per il modo in cui l’attrice la interpreta, ma soprattutto per quello che le esce dalla bocca, che disegna un insieme di caratteristiche sommarie, frutto di quella che sembra una ricerca superficiale sul personaggio, un lavoro mediocre coerente con quello fatto su tutti gli altri protagonisti di Hotel. Degli altri serial killer presenti all’evento di James March non siamo in grado di dire niente, se non che quella tavolata è sembrata più vicina ad un contest di imitatori che a qualcosa di serio. L’unico dettaglio che avrà fatto piacere ai fan dello show è la presenza di John Carroll Lynch nei panni di John Wayne Gacy – detto anche “il clown killer” a causa della sua professione –, attore che in Freak Show ha interpretato Twisty the Clown, un altro clown killer.

American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceLa scelta di inserire diverse guest star, che interpretano celebri serial killer della storia americana, non fa altro che alimentare il citazionismo patologico di Hotel, che è diventato un aspetto rilevante in termini di quantità di riferimenti, non per la loro importanza. L’impressione è che la citazione pop sia utilizzata come contentino per lo spettatore, che si compiace del fatto di averla individuata e capita, più che per il ruolo funzionale all’interno del discorso in cui viene proposta. Per questo non c’è bisogno di caratterizzare veramente i killer, né approfondire la loro storia, che al vasto pubblico della serie – con le dovute eccezioni – non interessa. Infatti, anche durante la cena dei serial killer la citazione non va oltre se stessa, rappresentando quegli uomini solo tramite il loro nome e gli atti violenti che compiono durante la serata. È riduttivo, però, mostrare degli uomini solo tramite la loro violenza, tralasciando il fatto che delle menti deviate di questo genere contengano un universo – negativo e oscuro – da poter sviscerare. In questo modo il sensazionalismo e la provocazione la fanno da padrona, tecniche che a volte possono essere efficaci, ma solo se portano con sé una riflessione e un messaggio, che in questo caso manca.

American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceNonostante la deviazione di percorso già citata, il leitmotiv che lega i primi quattro episodi di Hotel è sempre lo stesso: un vortice di violenza, sesso, sangue e religione. La ricerca di questi quattro elementi sembra spasmodica, dato che vengono inseriti nella narrazione in abbondanza e con noncuranza sia del contesto che del pubblico: sembra che agli autori non importi della sensibilità dello spettatore e della storia stessa, che diventa tale solo come susseguirsi di eventi violenti, che compongono ogni fibra della narrazione e caratterizzano ogni evoluzione delle dinamiche tra gli inquilini dell’Hotel Cortez. Se, però, in “Mommy” quell’orgia di violenza, sesso e religione provava a darci una sorta di chiave di lettura per decifrare la debole trama di Hotel – che vede da una parte il killer dei dieci comandamenti e dall’altra la setta di vampiri –, ora, avendo messo in pausa la trama orizzontale, quel trittico di caratteristiche alimenta solo se stesso, svuotandosi così di ogni utilità narrativa.

Per questo dopo la visione di “Devil’s Night” non possiamo che essere nauseati e disgustati da tutta la violenza gratuita messa in scena: le coltellate, la carne lacerata, il rumore delle lame che affondano nella vittima inerme, il suono delle ossa che si rompono sotto il trapano contribuiscono a creare una soundtrack fatta non solo di rumori, ma anche di immagini che risuonano nella nostra testa. Il risultato è un totale distacco dalle azioni commesse e da chi le commette e un rifiuto verso delle figure che grazie ai loro gesti sono diventati delle celebrità. Questo è il vero obiettivo dell’episodio di Halloween, che rappresentando la violenza in quanto violenza la fa ripudiare dallo spettatore, che se ne distacca immediatamente.

Alla luce di ciò, perché “Devil’s Night” risulta, nel suo complesso, un episodio sufficiente? Perché l’estetica della puntata resta comunque interessante e curata; l’attenzione nei dettagli si percepisce così come la volontà di costruire una messa in scena quasi d’autore, facendo delle riprese e della fotografia il vero punto forte dello show. Se il contenuto della serie fosse allo stesso livello della forma, ci troveremmo davanti a qualcosa di veramente memorabile, che invece assomiglia ad una stupenda torta nuziale, fatta però di polistirolo.

Voto: 6

5×05 “Room Service”

Portato a termine il compitino sul tema Halloween, American Horror Story riprende in mano le redini del discorso, cercando di portare avanti la trama e tentando di creare una base su cui costruire la narrazione che verrà sviluppata in futuro. Per fare questo, “Room Service” non ha paura di sparare ulteriori fuochi d’artificio: la trasformazione di Alex e Iris, il massacro alla scuola elementare e la genesi di Liz Taylor.

American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceIniziamo parlando di Alex e Iris, due personaggi che non lasceranno il segno, ma che insieme portano l’attenzione su alcuni temi più grandi e interessanti. Il quinto episodio mette subito in scena due elementi che da sempre, in Hotel, sono in contrapposizione: la scienza, incarnata dal ruolo della dottoressa Alex Lowe, e la religione, ora rappresentata dalla donna stessa, che dopo aver bevuto il sangue della Contessa ha abbandonato la sua natura umana ed è diventata qualcosa più vicino ad una divinità. Dopo il cliffhanger di “Devil’s Night”, Alex riesce ad incarnare in modo più incisivo questa correlazione di temi perché se prima la donna non interagiva direttamente con l’hotel e con la sua sacerdotessa Elizabeth, ora invece è diventata a tutti gli effetti una sua adepta, trasformata non solo nell’animo ma anche nel corpo. Questo cambiamento porta Alex a vedere in modo diverso la scienza, in questo caso la medicina, che prima sembrava l’unica soluzione al male, almeno quello fisico, e che ora invece non serve più a nulla. Questo cambiamento è reso anche esteticamente: se prima era lucida e analitica, ora la sua visione e la sua vista sono ora offuscate; Alex vede male e non capisce come reagire alle condizioni critiche del suo giovane paziente. Nel momento stesso in cui la fede verso la contessa ha preso il sopravvento, la scienza diventa inefficace; è presente, ma inutile a risolvere i problemi, non perché la medicina non ce la possa fare, ma perché chi ha le conoscenze per farlo ha altro a cui pensare. L’unico modo in cui la medicina riesce a curare i suoi pazienti senza scienza è con la fede, metodo che di fatto porta alla morte.

Alex, oltre a sviscerare questo tema, ci permette di capire meglio Iris e il suo rapporto con Donovan: è come se le due donne vivessero due realtà parallele nate da una sorta di sliding doors. La più giovane decide di trasformarsi per stare vicino al figlio; la più anziana gli è stata accanto non condividendo la sua vita, scelta che l’ha portata ad essere odiata. Ora però, anche Iris ha portato a termine un processo di trasformazione che l’ha resa ancora più infelice rispetto a prima, al contrario di Alex, che può finalmente sentirsi chiamare di nuovo mamma e stare accanto al figlio che credeva perduto.

American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceIl secondo evento è senza dubbio il più esplicito e forte dei tre, per ovvie ragioni estetiche e di significato. AHS aveva già messo in scena una tragedia del genere per mano di Tate nella stagione uno, ma in questo caso la mente degli autori è andata oltre, manipolando in modo estremo una realtà che sfortunatamente è quella che molti giovani hanno vissuto negli Stati Uniti di oggi. Per questo, quando si elabora un tema del genere, lo si deve fare perché si ha qualcosa da dire, un messaggio forte a riguardo, una critica verso qualcuno, una denuncia ad un problema sociale che miete vittime, e lo si deve fare in modo chiaro, ponendo il messaggio al primo posto. Ad Hotel, invece, scappa di mano la situazione, e la puntata spinge l’acceleratore sulla messa in scena lasciando il messaggio ad una terza lettura, se non oltre. Se consideriamo l’incontro in ospedale tra Max e il sangue infetto di Alex una sorta di prima comunione, in cui il bambino beve il sangue della divinità – la contessa – e ne viene influenzato profondamente, allora possiamo dire che il massacro a scuola è causato per motivi religiosi da un Max diventato credente, come è accaduto realmente in diverse tragedie di questo genere. Con ciò gli autori ci vogliono mettere in guardia verso questo problema sociale, esortandoci a fare attenzione all’educazione dei più giovani sin da subito; il modo però è sbagliato, volendo puntare sulla spettacolarizzare della tragedia, sui fiumi di sangue e sui bambini che sgozzano gli insegnanti, scelte sicuramente più forti della morale che vogliono insegnare.

American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil's Night & Room ServiceL’ultimo personaggio protagonista di “Room Service” è Liz Taylor, il barista in drag dell’hotel, che incarna l’ennesima citazione pop della serie – e che sfocia quasi nel plagio: è evidente il rimando a Bruce Jenner, celebre ex atleta olimpico considerato un vero e proprio eroe americano, recentemente diventato Caitlyn. La caratterizzazione di Liz segue quasi la biografia di Caitlyn, che ha raccontato, in diverse occasioni, di aver avuto l’abitudine di vestirsi da donna in segreto nelle camere d’albergo che la ospitavano durante i suoi tour lavorativi. Proprio per questo la messa in scena del suo coming out – importante perché non tratta solo di omosessualità, ma di identità di genere – risulta di cattivo gusto e sembra quasi voler soddisfare la curiosità di coloro che avrebbero voluto vedere Caitlyn in quei momenti intimi. L’unica nota positiva è che il pubblico non guarda più tramite il buco della serratura, ma spalanca la porta e si siede direttamente sul letto accanto a Nick, questo il nome da uomo del personaggio, normalizzando il processo che non viene più considerato un taboo a cui interessarsi di nascosto. Seppur estremo e fuori dalla normalità di chi vive un’esperienza simile, raccontare la storia di Liz Taylor è senza dubbio un valore aggiunto di “Room Service”, che non lo fa con particolare tatto o attenzione, ma lo fa e questo basta.

Per questi motivi, nonostante American Horror Story sia farcito di temi alti e profondi, è difficile dire se qualcosa rimanga dentro allo spettatore, vista la superficialità che come una spada di Damocle pende su ogni scena. Tutto è farcito di violenza e sessualizzato all’ennesima potenza, tanto da farci chiedere se Murphy abbia ancora qualcosa da dire o se ci stia solo prendendo in giro.

Voto: 6/7

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)


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Un commento su “American Horror Story: Hotel – 5×04/05 Devil’s Night & Room Service

  • Teresa

    Io sono d’accordo sostanzialmente con la recensione, ma Hotel mi sta piacendo molto lo stesso.
    La cena dei serial killer mi è piaciuta da morire (ah ah), perché secondo me punta il dito proprio sul fatto che quegli individui col tempo siano diventati delle icone pop. Evan Peters (magnifico) lo dice chiaramente, a un certo punto. Solo che la cruda realtà di queste “icone” è quella mostrata senza sconti alla fine della cena: coltellate, sangue, follia. L’assurdità della celebrazione pop di individui come quelli.
    Episodio molto più incisivo e interessante di quello di Halloween di Coven, per esempio, che era di una banalità assurda.
    Tutta la faccenda della strage a scuola idem mi è piaciuta molto (oddio, detto così suona male), per i motivi detti nella recensione.
    Certo, narrativamente ci sono cose un po’ assurde, che ruotano tutte intorno a Chloe Sevigny & famigliola. Tipo: ma la dottoressa è così scema da non pensare che liberare un piccolo vampiro nel mondo possa causare una strage? E se il maritino è andato a vivere nell’hotel (il perché poi non l’ho ben capito), e lei decide di trasferirsi lì per fare la governante, allora chi pensa alla bambina? Se la sono dimenticata tutti?
    Ma diciamo che è tutto quello che ruota intorno alla dottoressa che per ora mi sta annoiando. Per me il punto debole della stagione è proprio il suo personaggio.
    Poi, Caitlyn Jenner o no, a me la parte che riguarda Liz Taylor è piaciuta moltissimo, forse per la grandezza di Denis O’Hare, che ho trovato fantastico.
    Faccio un’ipotesi: il poliziotto è stato invitato alla cena con quei bei soggetti perché il serial killer dei 10 comandamenti è proprio lui? Mi sembra una cosa fin troppo suggerita, quindi forse no. Ma boh, io mi godo lo spettacolo comunque.
    Dopo la noia delle ultime due stagioni non mi sembra vero che mi piaccia di nuovo AHS. Fosse anche solo per la regia, la scenografia e la colonna sonora. E pure per Lady Gaga, di cui non sono mai stata una fan, che devo ammettere avere un allure da diva niente male. Nonostante non cambi quasi mai espressione. Ma alle dive non è richiesta chissà quale capacità attoriale. Solo di rubare la scena ad ogni apparizione.